Nov 30

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Argentina, Singapore o Turchia. Sono solo alcune delle destinazioni possibili grazie al nuovo bando del ministero degli Esteri che assegna le borse di studio da utilizzare per corsi in università o istituti superiori stranieri. Le possibilità di studio sono previste anche presso gli istituti internazionali come l’Unesco e il Collegio d’Europa.<P>

Gli assegnatari delle borse svolgeranno le loro attività frequentando archivi, centri culturali, biblioteche e laboratori sparsi ai diversi poli del pianeta. Ma chi può accedere a queste borse di studio? I requisiti possono variare da paese a paese, in genere comunque sono riservate a laureandi e laureati ma anche ad artisti diplomati che non abbiano superato specifici limiti d’età. In alcuni casi però non esiste alcun un limite d’età. <p>

In ogni caso è sempre indispensabile avere un ottimo curriculum di studi e conoscere la lingua ufficiale del paese che offre la borsa di studio. Al termine del periodo, ciascun borsista dovrà elaborare una relazione sul lavoro svolto anche a livello di impressione e fruibilità.<p>

Quest’anno, per la prima volta, la compilazione della domanda per la borsa di studio viene effuettuata online sul sito del ministero (<a rel=”nofollow” target=”_blank” href=”http://borsedistudio.esteri.it/borsedistudio/” target=”_blank” class=”strillo”>vedi le istruzioni per l’uso</a>). Per alcuni Paesi (tra cui Australia, Austria, Canada Quebec, Germania, Nuova Zelanda, Portogallo, Spagna, Stati Uniti) ed Organizzazioni Internazionali (UNESCO) le domande devono essere inoltrate esclusivamente agli Uffici indicati nella relativa scheda (<a rel=”nofollow” target=”_blank” href=”http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/dossier/dettaglio/borse-di-studio-nel-mondo-dove-andare/3359346″ target=”_blank” class=”strillo”>la lista dei paesi offerenti e i singoli bandi</a>).
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Le prime selezioni avvengono attraverso le valutazioni di una commissione mista composta da elementi dell’ambasciata del paese offerente e da esperti delle diverse discipline. Successivamente il paese offerente la borsa compierà la scelta sulla base di una lista di candidati inviatagli dal ministero. In alcuni casi le selezioni vengono svolte direttamente dal paese offerente. <p>

Verranno preferiti i candidati che non hanno mai goduto di borse di studio concesse dal paese di destinazione. Solo ai candidati prescelti verrà inviata una comunicazione da parte del ministero degli Esteri.<p>

<b>IL DOCUMENTO:</b><br>
<a rel=”nofollow” target=”_blank” href=”http://www.esteri.it/MAE/IT/Ministero/Servizi/Italiani/Opportunita/Di_studio/Bando_Ordinario_20072008.htm” target=”_blank” class=”strillo”>Il bando sul sito del ministero degli Esteri</a>
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<b>DOVE ANDARE:</b><br>
<a rel=”nofollow” target=”_blank” href=” http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/dossier/dettaglio/borse-di-studio-nel-mondo-dove-andare/3359346″ target=”_blank” class=”strillo”>La lista dei paesi</a>
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<b>ISTRUZIONI PER L’USO:</b><br>
<a rel=”nofollow” target=”_blank” href=” http://borsedistudio.esteri.it/borsedistudio/” target=”_blank” class=”strillo”>Come e dove presentare la domanda</a><p>

fonte: data.kataweb.it »




Nov 30

Cari amici, ho famiglia, ho perso il lavoro, non ho soldi e perdo anche la casa

Cari amici,

tra una settimana i miei 2 figli minorenni, la mia compagna ed io saremo buttati fuori casa (giustamente a Natale visto che Lui nacque in una capanna). Il mio padrone di casa vive comodamente in un’altra e questa la usa semplicemente per lucrare sui malcapitati che non hanno risolto un bisogno primario che dovrebbe essere sancito costituzionalmente e che non lo risolveranno mai visto che le banche vogliono garanzie.

Io sono moroso quindi escluso dalla proroga. Bella cosa!!! Proprio noi che siamo i più deboli… se fosse per fine locazione avrebbe voluto dire che i soldi li avevo, ma io che non ho più potuto pagare perché cacciato dal lavoro cosa dovrei fare???

Sui mutui si interviene, quelli la casa l’hanno potuta comprare, hanno dato garanzie, perché aiutarli??? Spero che la banche si mangino quelle garanzie, così magari saremo uguali a quel maledetto 80% di italiani che la casa la possiedono. Io vivo a Roma e, forse non lo sapete, non bastano 1200 euro al mese.

Fatevi sentire, cercate almeno una proroga anche per noi. (E scusate il mio italiano approssimativo, so scrivere molto meglio, ma ora sono nervosissimo).

fonte: blog.libero.it »
Nov 30

Mi permetto di scrivervi perché sono alla canna del gas

Cari compagni,

mi permetto di scrivervi perché sono alla canna del gas. Sono un uomo di 55 anni, da alcuni anni mi trovo senza lavoro, fino a poco tempo fa vivevo insieme a mia madre, una donna di 87 anni, e campavamo con la sua pensione sociale, purtroppo il 28 febbraio di quest’anno è venuta a mancare. Per un po’ di tempo sono riuscito a barcamenarmi con i pochi soldi che avevo da parte, ma adesso la scorta è finita. Ho lavorato per dieci anni come assistente operatore tv, aiuto regista per documentari, sempre come freelance per agenzie, ultimamente ho fatto un laboratorio di sceneggiatura, scrivendo una ventina di soggetti. Chi li ha letti li ha trovati interessanti, ma i più mi hanno chiesto se ho conoscenze politiche per avere un appoggio nella loro realizzazione… Sono sfiduciato, non ho più voglia di vivere, molte volte mi verrebbe voglia di invocare l’eutanasia e farla finita: in fondo, sono una persona morente, che non ha più speranze di vita. Oppure, e cosa più dolorosa, chiedere l’assistenza della mafia, a Riina, a Provenzano: visto che lo Stato non mi soccorre, mi rivolgo all’antistato. Mi sono spinto a chiedervi un aiuto perché sono disperato, e non vedo la possibilità di uscire da questo cul de sac senza l’aiuto di qualche persona che mi dia una mano. Se volete vi invio il mio curriculum vitae, dove potete vedere tutti i lavori fatti in Rai e Mediaset. Vi prego con tutto il cuore di aiutarmi, rischio di finire in mezzo a una strada e diventare un barbone: infatti, non ho neanche i soldi per pagare l’affitto di novembre. E tutto per 300 miseri euro.

Sandro Marconi

lettera a Liberazione

fonte: blog.libero.it »
Nov 30

La Social card di Tremonti: l’elemosina che disprezza

Socializzare i debiti e privatizzare i profitti è uno slogan pieno di futuro. La social card voluta dal ministro Tremonti ne è l’ennesima dimostrazione: 1,33 euro per chi può contare su meno di 500 euro al mese.

Il genio Tremonti ha dunque deciso: i cittadini devono pagare miliardi per i debiti Alitalia, le briciole si possono investire per la social card. L’aiuto economico, si fa per dire, della social card è pari a 1,33 euro al giorno. Elemosina che diventa uno strumento mortificante di «distinzione» sociale. Per i cittadini che ne fanno domanda e che hanno i requisiti di legge è disponibile direttamente dall’ufficio marketing del governo una Carta Acquisti utilizzabile per il sostegno della spesa alimentare e dell’onere per le bollette della luce e del gas.

La Carta Acquisti viene concessa agli anziani di età superiore o uguale ai 65 anni o ai bambini di età inferiore ai tre anni che siano in possesso di particolari requisiti. Cioè trattamenti pensionistici o assistenziali che, cumulati ai relativi redditi propri, siano di importo inferiore a 6 mila euro l’anno. Per i bambini di età inferiore a 3 anni, è necessario rispettare l’Indicatore della situazione economica equivalente inferiore a 6 mila euro.

Intanto, l’Istat fa sapere che la soglia di povertà relativa in Italia è di 987 euro al mese. Il requisito per la social card prevede, come abbiamo visto, tra l’altro, un reddito mensile di 500 euro. Dare 1,33 euro al giorno a chi è più che povero è un’elemosina! Lo Stato dovrebbe, per questi casi, attivarsi in ben altri modi; una persona che «vive» con 500 euro al mese è al limite della sopravvivenza. Tradotto: una tazza di caffé a chi ha bisogno di un primo piatto caldo.

La social card, o carta acquisti, ha spiegato Tremonti è anonima, «quindi nessuno può dire che segna i portatori ». Ma è poi serio lanciare la social card anonima, così da non mettere in imbarazzo i poveri, mostrandola, ripetutamente, su tutti i telegiornali? In Italia, le famiglie che nel 2007 si trovano in condizioni di povertà relativa sono 2 milioni 653 mila e rappresentano l’11,1 per cento delle famiglie residenti; nel complesso sono 7 milioni 542 mila gli individui poveri, il 12,8 per cento dell’intera popolazione. La social card non è nemmeno un palliativo, giacché le cure palliative leniscono almeno il dolore di chi versa in stato terminale. Nel caso della social card non otterranno nessun risultato, se non quello di fare aumentare l’esasperazione dei beneficiari. Tremonti, sembra evidente, punta sul marketing a suo favore e, con altrettanta evidenza, all’inefficacia della proposta.

Quanti la useranno? Quanti la richiederanno? Pochi, non tutti. Per diverse ragioni: la compilazione del modello obbligatorio, un senso di dignità e orgoglio molto presente negli anziani, la semplice non conoscenza della proposta del governo. E’ abbastanza evidente che Tremonti e il governo puntino a tutte queste possibilità perché altrimenti avrebbero applicato - con maggior facilità – una soluzione diversa della tessera annonaria per gli acquisti: avrebbe accreditato l’importo individuato sulla pensione/stipendio. Costava pure molto meno.

Quanto costa, infatti, l’emissione della carta rispetto a un aumento da corrispondere direttamente al pagamento della pensione? Prodi, addirittura Prodi, per semplicità e anonimato, fece pervenire agli interessati con questo metodo un migliaio di euro, pronti per essere ritirati e spesi «liberamente».

Invece un pezzo di plastica è come un numero tatuato sul braccio. Altro che anonimato: alla cassa di qualsiasi negozio, bisognerà pur mostrare quella che diventerà l’inconfondibile Carta acquisti. E poi non è facilmente prevedibile che questa tesserina, con le caratteristiche di denaro contante, è nel concreto, soggetta facilmente a cambiare di mano, soprattutto per le persone più deboli, come gli anziani senza difesa?

Eppure ci sarebbero centinaia di alternative, soluzioni concrete, vere, per cambiare la vita ai poveri, con serietà, dignità e intelligenza, e soprattutto equità.

Basterebbe leggere, copiare, almeno un anno, le proposte – pensate senza onere aggiuntivo per lo Stato – della campagna della società civile «Sbilanciamoci! Per una finanziaria capace di futuro».

Per esempio lasciando stare la facile riduzione delle spese militari. Basterebbe armonizzazione le rendite finanziarie al 23 per cento. L’armonizzazione della tassazione delle rendite porterebbe importanti entrate nella casse dello Stato [con un'aliquota al 20 per cento da un minimo di 2,5 miliardi di euro nelle stime più prudenti fino a oltre 6 miliardi di euro!]. Con l’adozione del software libero da parte di amministrazioni centrali e locali, invece, si otterrebbe un risparmio di circa 2 miliardi di euro l’anno sui costi delle licenze [di cui 680 milioni solo per Microsoft]. La carta della povertà diventa insomma uno strumento mortificante di «distinzione» sociale dal peso di 1,33 euro al giorno. Peccato che i poveri non siano in condizione di sputare su elemosine così ipocrite. La miseria è riservata sempre ai più deboli.

Paolo Trezzi

www.carta.org

fonte: blog.libero.it »
Sep 06

I prodotti Herbalife possono agevolare lo snellimento o la perdita di peso, se inseriti nell'ambito di una dieta ipocalorica controllata. Anche se alcuni prodotti Herbalife possono essere utilizzati in sostituzione di un pasto, essi non sono tuttavia destinati ad essere usati come sostituti dell'intera dieta di una persona, e dovrebbero essere integrati da almeno un pasto completo quotidiano.
I prodotti sono notificati al Ministero della Salute. La notifica non implica accettazione, da parte del Ministero della Salute, di qualsivoglia messaggio a carattere pubblicitario.
I prodotti non sono medicinali e non sono trattamento o cura di malattie.

Tutti o quasi, sanno che lavorare da casa è oggi in una fase di forte evoluzione e intraprendenza.
Fino a qualche anno fa una famiglia poteva vivere agiatamente in presenza di uno stipendio, ora è diventato molto difficile anche con due e le cause di questo fenomeno sono molteplici.
In primis aumenta di anno in anno il costo dei beni di prima necessità, chi fa la spesa tutti i giorni lo sa, anche le spese mediche, i trasporti e molti altri servizi aumentano generalmente di più di quanto aumentano i nostri stipendi. E c'è anche un altro motivo.
Per questo motivo Herbalife propone un sistema di lavoro da casa particolarmente utile ed efficace: provare per credere!

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale »

Nov 30

Sono 255 i malati

di Gaza morti dal giugno del 2007

perché non hanno ottenuto dalle autorità israeliane il permesso di uscire e farsi curare altrove, mentre le chiusure impediscono agli ospedali della Striscia di rifornirsi anche delle più basilari medicine.

Indifferenza letale. A denunciarlo è Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento Europeo che si è recata nei giorni scorsi nella West Bank e nella Striscia di Gaza con una delegazione di parlamentari europei dei diversi gruppi politici. ”La situazione permane tragica e drammatica e quello che è veramente grave è che la comunità internazionale continua ad avallare l’embargo israeliano nella Striscia - dice la Morgantini - i prezzi sono triplicati, il 95 percento delle imprese sono chiuse, dilaga il contrabbando, le persone non hanno possibilità di movimento, nemmeno quando necessitano cure sanitarie per patologie gravi”. E la gente continua a morire. L’ultimo, Ahmed Al-Shafey, un anziano di 76 anni, deceduto lo scorso 28 ottobre per un’infezione renale: per motivi di sicurezza le autorità israeliane non l’hanno fatto uscire da Gaza. Come la piccola Hani, tre anni, morta il 14 ottobre perché la proteina necessaria per il nutrimento del suo cervello e di cui era carente a Gaza non si trovava: anche per lei nessun permesso e la sua vita è stata stroncata. ”Il 35 percento di questi decessi riguarda i bambini - prosegue - morti senza un atto né una parola spesi dalla comunità internazionale per denunciare la punizione collettiva del milione e mezzo di civili della Striscia. Eppure da tempo organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali, Unrwa, Croce Rossa Internazionale, Physician for Human Rights, Amnesty International, Bet’selem e altre denunciano la crisi umanitaria senza precedenti a Gaza, le responsabilità dell’assedio israeliano. Ma cosa fanno l’Unione Europea, gli Arabi, le Nazioni Unite?”. ”In questi giorni abbiamo visto SS Dignity, la seconda nave di attivisti palestinesi e internazionali organizzata dal movimento Free Gaza arrivare nella Striscia con mezza tonnellata di medicinali e altri aiuti umanitari, nulla rispetto ai bisogni, ma molto a livello simbolico per rompere l’isolamento e la prigione a cielo aperto in cui vive la popolazione di Gaza”, racconta l’europarlamentare.

La fine dei diritti. ”Quando non esiste più il diritto di accesso alle cure sanitarie, il diritto ad una vita dignitosa, il diritto alla sicurezza e nemmeno il diritto all’infanzia, allora rimane solo la vergogna, quella di chi è responsabile di questa situazione immorale: le autorità israeliane in primis ma anche il silenzio complice della comunità internazionale, perché sarà anche colpa nostra se Jihad, 12 anni, nei prossimi mesi dovesse morire - dichiara la Morgantini - A lui circa un anno fa è stata diagnosticata una grave leucemia che non può essere curata a Gaza. Il bambino ha ottenuto il permesso di andare in Israele per fare la chemioterapia a patto di ritornare nella Striscia dopo ogni trattamento. Nonostante le forti nausee derivanti dalla terapia e sebbene il medico abbia confermato l’alto rischio di viaggi ricorrenti e ricordato la necessità di un ambiente sterile in cui il ragazzo dovrebbe vivere, le autorità israeliane si rifiutano di dargli il permesso di rimanere in ospedale. Con la paura costante che il figlio muoia nel tragitto tra l’ospedale e la casa, la madre di Jihad è disperata: non può neanche lontanamente concepire come una situazione politica possa mettere a rischio la vita di suo figlio. E perché poi dovrebbe farlo?”.

Secondo diversi studi -gli stessi che sono stati al centro della Conferenza internazionale sull’impatto dell’assedio sulla salute menale organizzata il 27 e 28 ottobre dal Gaza Community Health Program in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità- ansie, fobie, disordini ossessivi e compulsivi colpiscono in modo devastante le donne palestinesi della Striscia mentre oltre il 90 percento dei Palestinesi si sente rinchiuso in una prigione, con frustrazioni e ansie crescenti per la paura di non poter ricevere cure mediche, di non trovare medicine per i propri figli e non ottenere il permesso di farli curare all’estero, mettendo a rischio le loro vite. Di questo hanno discusso centinaia di esperti ed accademici internazionali accorsi per la Conferenza che, essa stessa sotto assedio, alla fine si è svolta a Ramallah, dato che le Autorità israeliane hanno negato agli internazionali i permessi di raggiungere Gaza.Ovviamente i minori sono i più esposti: nella Striscia dove il tasso di disoccupazione è al 45 percento e il 55 percento delle famiglie vive al di sotto della soglia della povertà, dove dal 2000 il numero di pazienti che hanno ricevuto cure dai centri per la salute mentale è aumentato del 38 percento (dati OMS) e dove i minori hanno un’esperienza diretta e devastante di morte e violenza, come possono i bambini avere fiducia nel loro futuro?

Un lungo cammino nel dolore. Di disagi e tragedie parlano le storie raccolte dal GCMHP (Gaza Community Mental Health Programme): Eisa, 14 anni, vive con i suoi genitori e 12 fratelli a Beit Lahia, nel Nord della Striscia. Il 4 gennaio 2005, giocava in un campo di fragole, un missile israeliano l’ha gravemente ferito e le sue gambe sono state amputate. Ora Eisa si muove su una sedia a rotelle, non vuole accettare l’incidente, è sempre nervoso, grida, picchia e tormenta i fratelli minori. A casa distrugge tutto, specialmente ciò che si muove, perché non vuole vedere niente capace di muoversi visto che lui ora può farlo solo con la sua sedia a rotelle, e spesso tenta di rompere anche quella. Huda, invece, ha 11 anni, anche lei vive a Beit Lahia e di anni ne aveva solo 7 quando un missile israeliano caduto sulla spiaggia le ha portato via di colpo quasi tutta la famiglia: il padre, la suocera, le sorelle di 24, quattro e un anno e mezzo e anche il fratellino di quattro mesi. Stava nuotando Huda: poi il fuoco, la morte e le sue foto che hanno fatto il giro del mondo. Il GCMHP ha raccolto la sua storia a distanza di anni: la bambina soffre di continui flashback e incubi, ha le immagini terribili di quei corpi straziati davanti agli occhi. E’ terrorizzata dal mare e dalla spiaggia, evita ogni oggetto le ricordi la tragedia, dorme con difficoltà, ha frequenti mal di testa e poca concentrazione. Difficile per lei costruire un altro futuro possibile. Per Eyad El-Sarraj, coordinatore del Gaza Mental Health Programme, "la situazione della salute mentale a Gaza è davvero grave e si teme per le future generazioni di bambini che sono stati cresciuti fino ad oggi in un tale ambiente di privazioni, sfiducia e mancanza di speranza".

La delegazione di parlamentari recatasi a Gaza ha raccolto anche la testimonianza di Tala, 10 anni di Gaza city. Il suo racconto inizia con gli incidenti che la bambina ha vissuto personalmente nel luglio del 2007 quando "in un giorno pieno di paura e di panico, sono scoppiati gli scontri tra Fatah e Hamas; gli spari sono aumentati; tutti erano spaventati, la paura era veramente tremenda; mi sono attaccata a mia madre e pregavamo per i miei nonni il cui appartamento è stato bombardato da un missile". Il corpo le tremava e Tala voleva gridare: "Basta, voi siete un unico popolo, fratelli e amici, è orribile quello che state facendo: fermatevi!". Ora Tala a volte sogna di scappare via "lontano nello spazio e di vivere nel più distante dei pianeti, Pluto, fino alla fine del conflitto. Ma la violenza potrebbe durare a lungo e nel frattempo io potrei essere congelata e morta". "Di questo - dice Luisa Morgantini - porta responsabilità anche la leadership palestinese con le divisioni territoriali e politiche tra la West Bank e Gaza e la scelta di Hamas di azioni suicide ed omicide contro la popolazione civile israeliana, che hanno influito sull’isolamento di Gaza anche se oggi, e mi auguro si mantenga, vi e una tregua che Hamas sta rispettando". "E noi movimenti, partiti dove siamo - si chiede - dopo 60 di diaspora,dopo più di 40 anni di occupazione militare non siamo ancora riusciti a far si che i nostri governi, che le Nazioni Unite mettano in pratica le risoluzioni che votano: la fine dell’occupazione militare israeliana ed uno Stato per i Palestinesi sui Territori occupati nel 1967".

PEACEREPORTER 27/11/2008

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Campagna nazionale 2008 anno della Palestina
Per informazioni :
http://www.forumpalestina.org

fonte: blog.libero.it »
Nov 30

Era poco più di un ragazzo… è morto sul lavoro

Era poco più di un ragazzo, un incidente mortale sul lavoro lo ha strappato alla vita e all’affetto dei suoi cari a soli 18 anni. Si chiamava Michele Matera, da circa un mese aveva lasciato la casa di Montale (Pistoia) per fare l’operaio nell’azienda dello zio, una fabbrica di cuscini con sede a Vaiano (Prato). I suoi sogni, le speranze, il suo entusiasmo giovanile si sono spenti ieri su un letto dell’ospedale Careggi di Firenze, dove Michele è spirato a causa delle ferite riportate in un incidente accaduto martedì scorso. Il giovane era stato colpito alla testa da un macchinario riportando un forte trauma cranico e una profonda ferita alla testa. Inutile l’intervento di neuro-chirurgia a cui era stato sottoposto poche ore dopo. I familiari del giovane hanno dato il consenso per l’espianto degli organi.

Un’altra tragedia in Toscana, l’ennesima, proprio alla vigilia della giornata che il consiglio regionale ha voluto dedicare alla memoria delle vittime sui luoghi di lavoro. Oggi a Barberino del Mugello (Firenze) ci sarà un convegno sul tema e una corona di fiori sarà deposta in memoria di Giovanni Mesiti, Rosario Caruso e Gaetano Cervicato, i tre operai morti sul cantiere dell’A1. Ma anche la morte del giovane Michele non mancherà di essere ricordata. Tra le lacrime di amici e parenti.

Quelle stesse lacrime che in queste ore bagnano gli occhi dei familiari di Ciro Cozzolino, 41 anni, folgorato ieri mattina da una scarica elettrica mentre eseguiva dei lavori nella stazione centrale di Napoli. Per gli Rsu/Rls delle ferrovie si tratta di una morte annunciata: «Solo in questi mesi del 2008 - ricordano in una nota - abbiamo contato nelle ferrovie otto morti e decine di infortuni gravi tra ferrovieri e operai delle ditte appaltatrici». L’incidente costato la vita a Cozzolino «è l’ennesimo frutto avvelenato - accusano i rappresentanti per la sicurezza - di una politica aziendale che punta tutto sull’immagine e poco sull’attenzione ai problemi relativi alla sicurezza del lavoro». Tra l’altro proprio oggi si sarebbe dovuto tenere uno sciopero contro il licenziamento del macchinista e RLS Dante De Angelis. «Uno sciopero - sottolineano ancora Rsu/Rls delle ferrovie - che per tre volte ci è stato impedito e con il quale intendevamo mettere in luce anche i problemi della sicurezza sul lavoro nelle società del gruppo FS e nelle ditte appaltatrici». C’è anche chi si accontenta di uno sciopero simbolico. Filt, Fit, Uilt, Orsa, Ugl e Fast lo annunciano per lunedi 1 dicembre con il ritardo delle partenze da Napoli Centrale dalle 9.01 alle 9.11. «Siamo stufi di contare i morti sopratutto se essi sono vittime di esternalizzazioni che presuppongono solo il risparmio di spesa», afferma Andrea Crimaldi dell’Ugl, che parla di «lavoratori mandati allo sbaraglio su sistemi complessi che presuppongono un specifica formazione».

Un governo che si preoccupa di non far restare a piedi i cittadini ma che non sembra mostrare la stessa sensibilità nei confronti di chi rischia la vita in fabbrica e nei cantieri, visto che da quando si è insediato ha come obiettivo dichiarato quello di smantellare il Testo unico per la sicurezza sul lavoro, con il pretesto che gli industriali non lo hanno condiviso perché "troppo severo". In compenso, lo stesso governo non fa nulla per aumentare i controlli.

Risultato: la strage continua.

Tragedia sfiorata a Castiglione delle Stiviere (Mantova) dove due operai sono rimasti feriti nel crollo della facciata di una vecchia fabbrica in ristrutturazione nel centro storico. Renato Cappelletti, 53 anni, è stato trasportato in neurochirurgia a Brescia per traumi alla schiena e al bacino, mentre Mohamed Fahid, 36 anni, di nazionalità tunisina, si trova all’ospedale di Mantova con una ferita ad una gamba. Entrambi non sono in pericolo di vita.

Un albero caduto ha invece causato il ferimento di un vigile del fuoco e di un medico accorsi in elicottero per soccorrere un operaio finito in un dirupo dentro la miniera di feldspato di Tremenico (Lecco). Ricovero in rianimazione con riserva sulla prognosi per L.M. (l’operaio) e per D.B. (il vigile del fuoco); ferite lievi invece per F.M. (il medico).

Roberto Farneti

Liberazione

28/11/2008

fonte: blog.libero.it »
Nov 30

 

BUON WEEK-END!

fonte: blog.libero.it »
Nov 30

Un numero infinito di matematici entra in un bar.
Il primo ordina una birra.
Il secondo ordina mezza birra.
Il terzo ordina un quarto di birra.
Il barista dice “siete degli idioti” e serve due birre.

(Via phonkmeister)
Un numero infinito di matematici entra in un bar.
Il primo ordina una birra.
Il secondo ordina mezza birra.
Il terzo ordina un quarto di birra.
Il barista dice “siete degli idioti” e serve due birre.

(Via phonkmeister)

Nov 30

Avete mai letto “I sette messaggeri”, di Dino Buzzati? No? E cosa fate ancora qua? Andate a leggerlo, via.

“Fatto. Carino, un po’ angosciante, eh”.

“Un pochino, in effetti”.

“Certo che tutti quei conti…”

“Cos’hanno?”.

“Insomma, Buzzati voleva un po’ tirarsela, ecco”.

“Guarda che non sono mica conti messi a caso”.

“No? Cioè, vuoi dire che sono… giusti?”.

“Eh sì”.

“E come fai a saperlo?”.

“Bè, dico, son domande da fare queste?”.

“Naa, hai fatto i conti?”.

“Già”.

“Ma sei un nerd totale”.

“Preferirei essere considerato un Vero Matematico”.

“Come vuoi, contento tu”.

“E non sei curioso di vedere i calcoli?”.

“Mh. Un pochino, solo perché il racconto mi è piaciuto”.

“Pronti. Allora, la carovana del figlio del re procede a 40 leghe al giorno; invece i messaggeri viaggiano una volta e mezzo più veloci, cioè 60 leghe al giorno”.

“Ok, questo lo dice anche il racconto, quindi è vero”.

“Allora, supponiamo che in un certo istante un messaggero decida di partire. La carovana ha già percorso una certa distanza, che indichiamo con x”.

“Bene. Non sappiamo quanto è, e quindi la indichiamo con x? Non potremmo fare un esempio?”.

“Se lasciamo x troviamo una legge generale”.

“Va bene”.

“Quanto tempo è passato?”.

“E come faccio a saperlo, se non conosco x?”.

“Sapendo che la carovana fa 40 leghe al giorno, se ha percorso x leghe quanti giorni sono passati?”.

“Uhm, se non sbaglio vale la relazione spazio uguale velocità per tempo”.

“Esatto. Quindi, se indichiamo con t0 il tempo trascorso, possiamo scrivere x = 40t0”.

“Ho capito. E adesso?”.

“Ora ci chiediamo dopo quanti giorni tornerà il messaggero: dobbiamo uguagliare lo spazio percorso dalla carovana, che indichiamo con 40t, con lo spazio percorso dal messaggero, che indichiamo con 60t - 2x”.

“Perché devi togliere 2x?”.

“Perché prima il messaggero deve tornare indietro, percorrendo una lunghezza x. Poi deve tornare al punto da cui era partito, percorrendo nuovamente x. Finalmente può cominciare a percorrere della strada nuova, al ritmo di 60 leghe al giorno”.

“Ho capito: dobbiamo risolvere l’equazione 40t = 60t - 2x”.

“Sì, prova a ricavare t”.

“Risulta 20t = 2x, quindi t = x/10”.

“Ricordando che x è uguale a 40t0 cosa ottieni?”.

“Ottengo che t = 4t0”.

“E dunque possiamo dire che se il messaggero parte al tempo t0, tornerà dopo 4t0, e cioè tornerà al tempo 4t0 + t0 = 5t0”.

“Ah, ma è vero! Lo dice anche il testo: Ben presto constatai che bastava moltiplicare per cinque i giorni fin lì impiegati per sapere quando il messaggero ci avrebbe ripresi”.

“Visto? Buzzati non ha sbagliato i calcoli”.

“Ma poi ne fa anche degli altri. Per esempio, calcola il distacco tra due messaggeri”.

“Possiamo farlo anche noi, con la legge appena trovata. Il racconto ci dice che il primo messaggero parte il giorno 2, il secondo il giorno 3, e così via fino al settimo, che parte il giorno 8. Ora, utilizzando la formula che abbiamo appena trovato, dimmi quando torneranno i sette messaggeri”.

“La formula ci dice che devo moltiplicare per cinque i giorni impiegati, quindi il primo messaggero torna il giorno 5×2=10, il secondo torna il giorno 5×3=15, fino al settimo che torna il giorno 5×8=40. Ognuno riparte subito, giusto?”.

“Ecco, in effetti riparte la mattina dopo, dopo essersi riposato. Ma anche la carovana è stata ferma durante la notte, quindi dovremmo considerare, come giorno di partenza di ogni messaggero, lo stesso giorno di arrivo. La carovana si mette in moto dopo, per percorrere le sue 40 leghe giornaliere”.

“Allora se il primo messaggero riparte il giorno 5×2, tornerà il giorno 52×2”.

“Bravo, e il secondo tornerà il giorno 52×3, e cioè dopo 25 giorni”.

“Ah, anche il testo lo dice! Dopo cinquanta giorni di cammino, l’intervallo fra un arrivo e l’altro dei messaggeri cominciò a spaziarsi sensibilmente; mentre prima ne vedevo arrivare al campo uno ogni cinque giorni, questo intervallo divenne di venticinque”.

“Esatto. Anche qui possiamo ricavare una legge: prova a considerare la successione dei giorni di arrivo:”.

2, 3, …, 8,
5×2, 5×3, …, 5×8,
52×2, 52×3, …, 52×8,
53×2, 53×3, …, 53×8,

“Uhm, mi sembra difficile”.

“Ragioniamo in questo modo: indichiamo con n la posizione di un valore all’interno della successione. Cioè, per n uguale a 0 abbiamo il primo valore, che è 2. Per n uguale a 1 abbiamo il secondo, che è 3, eccetera”.

“Uff, questa mania dei Veri Matematici di cominciare a contare da zero. Va bene, e poi?”.

“Vedi che il valore dell’esponente del 5 cambia dopo 7 passi: da 0 a 6 l’esponente è zero, da 7 a 13 invece vale 1, poi 2, 3, e così via. Ci basta fare la divisione di n per 7 per trovare l’esponente del 5”.

“E come facciamo coi numeri con la virgola?”.

“No, niente virgola. Devi considerare la divisione con resto: per esempio, per trovare il valore che occupa la decima posizione devi calcolare 10/7, che fa 1 con il resto di 3”.

“Questo significa che l’esponente vale 1? Ah, sì, vedo che in effetti è così”.

“Esattamente. Se poi prendi il resto della divisione, e lo aumenti di 2, ottieni il fattore moltiplicativo. In pratica alla posizione 10 troverai 5×5”.

“Giusto anche questo. Un po’ macchinoso, ma funziona. Provo a scrivere una formula generale: a(n) = 5n div 7(n mod 7 + 2)”.

“Molto bene, vedo che hai usato un linguaggio da informatico: div sarebbe il quoziente della divisione, mentre con mod ottieni il resto. Bravo; ora puoi anche verificare l’affermazione che dice che dopo 50 giorni si vede arrivare un messaggero ogni 25 giorni”.

“E come faccio?”.

“Puoi provare a esprimere 50 nella forma 5n×m”.

“Bè, è facile, 50 è 52×2. Ah, ho capito: dopo avremo 52×3, e il distacco è di 25 giorni”.

“Giusto, in pratica dato un certo numero di giorni devi trasformarlo nella forma che meglio approssima 5n×m e guardare quanto vale l’esponente del 5”.

“Vediamo: il testo dice che dopo 6 mesi l’intervallo tra un messaggero e l’altro è di 4 mesi. Allora, 6 mesi sono 180 giorni…”.

“Anche un po’ di più, qualche mese è di 31 giorni”.

“Giusto. Non posso però esprimere 180 come 5n×m”.

“Non importa: tieni presente che 180 è un valore poco preciso, e poi hai un certo periodo durante il quale i messaggeri arrivano sempre con la stessa cadenza. In pratica il settimo messaggero arriva il giorno 52×7 = 175, poi l’ottavo arriva il giorno 52×8 = 200, poi ritorna il primo il giorno 53×2=250. A questo punto comincia la cadenza di 125 giorni, che sono circa quattro mesi”.

“Ci sono, e provo ad andare avanti. Il testo dice che dopo 4 anni i messaggeri arrivano ogni 20 mesi. Quattro anni sono 1460 giorni (volendo fare i Veri Matematici, sono 1461): siamo nell’ordine di 54, cioè 625 giorni di intervallo. È giusto, sono circa 20 mesi”.

“Perfetto. Ora andiamo al finale: sono trascorsi otto anni e mezzo, cioè circa 3100 giorni. Il quarto messaggero, Domenico, è appena entrato nella tenda: i calcoli ci dicono che Domenico dovrebbe presentarsi il giorno 54×5, cioè 3125”.

“Praticamente perfetto”.

“Domenico era arrivato all’accampamento l’ultima volta sette anni fa”.

“Vediamo, la volta precedente era la numero 53×5, cioè 625. È stato 2500 giorni prima. Quasi sette anni, giusto”.

“Dovrebbe ritornare dopo 34 anni, quando chi scrive ne avrà 72”.

“Uh, qua possiamo fare un po’ di considerazioni. Verifichiamo se è vero che tornerà tra 34 anni: dovrebbe tornare al giorno 55×5, cioè 15625. Passano 12500 giorni, fanno giusto 34 anni e rotti”.

“Bene. E quali altre considerazioni vuoi fare?”.

“Per prima cosa, l’età del figlio del re, quello che scrive. Se tra 34 anni ne avrà 72, ora ne ha 38; se sono trascorsi otto anni e mezzo da quando è partito, significa che quando è partito ne aveva circa 30”.

“E infatti il testo dice che è partito poco più che trentenne”.

“Bello. Chissà quanta strada ha fatto”.

“Puoi calcolare facilmente anche questo”.

“Ah, già. Percorrendo 40 leghe al giorno, la carovana ha fatto 124600 leghe circa. Quant’è, poi, una lega?”.

“Wikipedia dice circa 5 chilometri”.

“Allora sono 623000 chilometri”.

“E questo dimostra che il regno percorso in lungo e in largo dai sette messaggeri non si trova sulla nostra terra”.

Avete mai letto “I sette messaggeri”, di Dino Buzzati? No? E cosa fate ancora qua? Andate a leggerlo, via.

“Fatto. Carino, un po’ angosciante, eh”.

“Un pochino, in effetti”.

“Certo che tutti quei conti…”

“Cos’hanno?”.

“Insomma, Buzzati voleva un po’ tirarsela, ecco”.

“Guarda che non sono mica conti messi a caso”.

“No? Cioè, vuoi dire che sono… giusti?”.

“Eh sì”.

“E come fai a saperlo?”.

“Bè, dico, son domande da fare queste?”.

“Naa, hai fatto i conti?”.

“Già”.

“Ma sei un nerd totale”.

“Preferirei essere considerato un Vero Matematico”.

“Come vuoi, contento tu”.

“E non sei curioso di vedere i calcoli?”.

“Mh. Un pochino, solo perché il racconto mi è piaciuto”.

“Pronti. Allora, la carovana del figlio del re procede a 40 leghe al giorno; invece i messaggeri viaggiano una volta e mezzo più veloci, cioè 60 leghe al giorno”.

“Ok, questo lo dice anche il racconto, quindi è vero”.

“Allora, supponiamo che in un certo istante un messaggero decida di partire. La carovana ha già percorso una certa distanza, che indichiamo con x”.

“Bene. Non sappiamo quanto è, e quindi la indichiamo con x? Non potremmo fare un esempio?”.

“Se lasciamo x troviamo una legge generale”.

“Va bene”.

“Quanto tempo è passato?”.

“E come faccio a saperlo, se non conosco x?”.

“Sapendo che la carovana fa 40 leghe al giorno, se ha percorso x leghe quanti giorni sono passati?”.

“Uhm, se non sbaglio vale la relazione spazio uguale velocità per tempo”.

“Esatto. Quindi, se indichiamo con t0 il tempo trascorso, possiamo scrivere x = 40t0”.

“Ho capito. E adesso?”.

“Ora ci chiediamo dopo quanti giorni tornerà il messaggero: dobbiamo uguagliare lo spazio percorso dalla carovana, che indichiamo con 40t, con lo spazio percorso dal messaggero, che indichiamo con 60t - 2x”.

“Perché devi togliere 2x?”.

“Perché prima il messaggero deve tornare indietro, percorrendo una lunghezza x. Poi deve tornare al punto da cui era partito, percorrendo nuovamente x. Finalmente può cominciare a percorrere della strada nuova, al ritmo di 60 leghe al giorno”.

“Ho capito: dobbiamo risolvere l’equazione 40t = 60t - 2x”.

“Sì, prova a ricavare t”.

“Risulta 20t = 2x, quindi t = x/10”.

“Ricordando che x è uguale a 40t0 cosa ottieni?”.

“Ottengo che t = 4t0”.

“E dunque possiamo dire che se il messaggero parte al tempo t0, tornerà dopo 4t0, e cioè tornerà al tempo 4t0 + t0 = 5t0”.

“Ah, ma è vero! Lo dice anche il testo: Ben presto constatai che bastava moltiplicare per cinque i giorni fin lì impiegati per sapere quando il messaggero ci avrebbe ripresi”.

“Visto? Buzzati non ha sbagliato i calcoli”.

“Ma poi ne fa anche degli altri. Per esempio, calcola il distacco tra due messaggeri”.

“Possiamo farlo anche noi, con la legge appena trovata. Il racconto ci dice che il primo messaggero parte il giorno 2, il secondo il giorno 3, e così via fino al settimo, che parte il giorno 8. Ora, utilizzando la formula che abbiamo appena trovato, dimmi quando torneranno i sette messaggeri”.

“La formula ci dice che devo moltiplicare per cinque i giorni impiegati, quindi il primo messaggero torna il giorno 5×2=10, il secondo torna il giorno 5×3=15, fino al settimo che torna il giorno 5×8=40. Ognuno riparte subito, giusto?”.

“Ecco, in effetti riparte la mattina dopo, dopo essersi riposato. Ma anche la carovana è stata ferma durante la notte, quindi dovremmo considerare, come giorno di partenza di ogni messaggero, lo stesso giorno di arrivo. La carovana si mette in moto dopo, per percorrere le sue 40 leghe giornaliere”.

“Allora se il primo messaggero riparte il giorno 5×2, tornerà il giorno 52×2”.

“Bravo, e il secondo tornerà il giorno 52×3, e cioè dopo 25 giorni”.

“Ah, anche il testo lo dice! Dopo cinquanta giorni di cammino, l’intervallo fra un arrivo e l’altro dei messaggeri cominciò a spaziarsi sensibilmente; mentre prima ne vedevo arrivare al campo uno ogni cinque giorni, questo intervallo divenne di venticinque”.

“Esatto. Anche qui possiamo ricavare una legge: prova a considerare la successione dei giorni di arrivo:”.

2, 3, …, 8,
5×2, 5×3, …, 5×8,
52×2, 52×3, …, 52×8,
53×2, 53×3, …, 53×8,

“Uhm, mi sembra difficile”.

“Ragioniamo in questo modo: indichiamo con n la posizione di un valore all’interno della successione. Cioè, per n uguale a 0 abbiamo il primo valore, che è 2. Per n uguale a 1 abbiamo il secondo, che è 3, eccetera”.

“Uff, questa mania dei Veri Matematici di cominciare a contare da zero. Va bene, e poi?”.

“Vedi che il valore dell’esponente del 5 cambia dopo 7 passi: da 0 a 6 l’esponente è zero, da 7 a 13 invece vale 1, poi 2, 3, e così via. Ci basta fare la divisione di n per 7 per trovare l’esponente del 5”.

“E come facciamo coi numeri con la virgola?”.

“No, niente virgola. Devi considerare la divisione con resto: per esempio, per trovare il valore che occupa la decima posizione devi calcolare 10/7, che fa 1 con il resto di 3”.

“Questo significa che l’esponente vale 1? Ah, sì, vedo che in effetti è così”.

“Esattamente. Se poi prendi il resto della divisione, e lo aumenti di 2, ottieni il fattore moltiplicativo. In pratica alla posizione 10 troverai 5×5”.

“Giusto anche questo. Un po’ macchinoso, ma funziona. Provo a scrivere una formula generale: a(n) = 5n div 7(n mod 7 + 2)”.

“Molto bene, vedo che hai usato un linguaggio da informatico: div sarebbe il quoziente della divisione, mentre con mod ottieni il resto. Bravo; ora puoi anche verificare l’affermazione che dice che dopo 50 giorni si vede arrivare un messaggero ogni 25 giorni”.

“E come faccio?”.

“Puoi provare a esprimere 50 nella forma 5n×m”.

“Bè, è facile, 50 è 52×2. Ah, ho capito: dopo avremo 52×3, e il distacco è di 25 giorni”.

“Giusto, in pratica dato un certo numero di giorni devi trasformarlo nella forma che meglio approssima 5n×m e guardare quanto vale l’esponente del 5”.

“Vediamo: il testo dice che dopo 6 mesi l’intervallo tra un messaggero e l’altro è di 4 mesi. Allora, 6 mesi sono 180 giorni…”.

“Anche un po’ di più, qualche mese è di 31 giorni”.

“Giusto. Non posso però esprimere 180 come 5n×m”.

“Non importa: tieni presente che 180 è un valore poco preciso, e poi hai un certo periodo durante il quale i messaggeri arrivano sempre con la stessa cadenza. In pratica il settimo messaggero arriva il giorno 52×7 = 175, poi l’ottavo arriva il giorno 52×8 = 200, poi ritorna il primo il giorno 53×2=250. A questo punto comincia la cadenza di 125 giorni, che sono circa quattro mesi”.

“Ci sono, e provo ad andare avanti. Il testo dice che dopo 4 anni i messaggeri arrivano ogni 20 mesi. Quattro anni sono 1460 giorni (volendo fare i Veri Matematici, sono 1461): siamo nell’ordine di 54, cioè 625 giorni di intervallo. È giusto, sono circa 20 mesi”.

“Perfetto. Ora andiamo al finale: sono trascorsi otto anni e mezzo, cioè circa 3100 giorni. Il quarto messaggero, Domenico, è appena entrato nella tenda: i calcoli ci dicono che Domenico dovrebbe presentarsi il giorno 54×5, cioè 3125”.

“Praticamente perfetto”.

“Domenico era arrivato all’accampamento l’ultima volta sette anni fa”.

“Vediamo, la volta precedente era la numero 53×5, cioè 625. È stato 2500 giorni prima. Quasi sette anni, giusto”.

“Dovrebbe ritornare dopo 34 anni, quando chi scrive ne avrà 72”.

“Uh, qua possiamo fare un po’ di considerazioni. Verifichiamo se è vero che tornerà tra 34 anni: dovrebbe tornare al giorno 55×5, cioè 15625. Passano 12500 giorni, fanno giusto 34 anni e rotti”.

“Bene. E quali altre considerazioni vuoi fare?”.

“Per prima cosa, l’età del figlio del re, quello che scrive. Se tra 34 anni ne avrà 72, ora ne ha 38; se sono trascorsi otto anni e mezzo da quando è partito, significa che quando è partito ne aveva circa 30”.

“E infatti il testo dice che è partito poco più che trentenne”.

“Bello. Chissà quanta strada ha fatto”.

“Puoi calcolare facilmente anche questo”.

“Ah, già. Percorrendo 40 leghe al giorno, la carovana ha fatto 124600 leghe circa. Quant’è, poi, una lega?”.

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Nov 30

La Risoluzione n. 444/E del 18/11/2008 chiarisce il trattamento tributario relativo al Bollo da applicare su Fatture o ricevute mediche.

L’Agenzia delle Entrate ricorda che il cliente che riceve una fattura o ricevuta, è autorizzato a portare la spesa in detrazione  solo se su di essa è stato applicata la marca da bollo. Nel caso in cui il medico sia inadempiente, il cliente è autorizzato a pagare l’ imposta di bollo in sua vece. E’ inoltre consentito addebitare al cliente, in aggiunta al compenso, l’importo del Bollo.

Si ricorda che l’Imposta di Bollo è dovuta anche su : fatture, note, ricevute e quetanze, conti o documenti simili recanti addebiti o accrediti (Art.13-n.1 del DPR 642/1972) che superino la somma di Euro 77,47.

                  Per  info  mail tofisco-blog@libero.it

La Risoluzione n. 444/E del 18/11/2008 chiarisce il trattamento tributario relativo al Bollo da applicare su Fatture o ricevute mediche.

L’Agenzia delle Entrate ricorda che il cliente che riceve una fattura o ricevuta, è autorizzato a portare la spesa in detrazione  solo se su di essa è stato applicata la marca da bollo. Nel caso in cui il medico sia inadempiente, il cliente è autorizzato a pagare l’ imposta di bollo in sua vece. E’ inoltre consentito addebitare al cliente, in aggiunta al compenso, l’importo del Bollo.

Si ricorda che l’Imposta di Bollo è dovuta anche su : fatture, note, ricevute e quetanze, conti o documenti simili recanti addebiti o accrediti (Art.13-n.1 del DPR 642/1972) che superino la somma di Euro 77,47.

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fonte: blog.libero.it »
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Per tutte le info, leggi il comunciato sulle offerte di capodanno 2009 allo Skipass.
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Un pezzo di terra costituito da oltre 2000 isole [...]
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Nov 30

Sipro presenta il sistema completo di gestione dell’energia e degli elettrodomestici che aiutera’ l’utente a sfruttare al meglio i contratti stipulati con i fornitori di energia.
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