Gen 31

Selezioni su Second Life, giochi interattivi per misurare gli skill di gestione e video-curriculum di presentazione. Il mondo del recruiting è in una fase di decisa trasformazione. E ora è la volta di un concorso sul web per appassionati e esperti di informatica e nuove tecnologie. Si chiama “Accendi la tua carriera” e a pensare alla nuova iniziativa è stata Accenture Technology Solutions, una società del gruppo Accenture che sviluppa soluzione applicative. In palio c’è il colloquio di selezione per una delle trecento posizioni aperte in azienda. Ma anche un voucher per un viaggio del valore di 3 mila euro e buoni per acquisti su Amazon.com, il più grande sito di e-shopping.

Il concorso si svolgerà tutto sul web e si terrà fino alla mezzanotte del 2 febbraio (al sito www.accendilatuacarriera.it). I ragazzi e le ragazze dovranno rispondere ad alcune domane e inviare il proprio cv. Sarà poi una giuria tecnica, composta da Giovanni Casi, recruiting director di Accenture, Giorgio D’Amore, presidente Giovani Imprenditori Assolombarda e Laura Mengoni, responsabile dell’Area Formazione, Scuola, Università e Ricerca di Assolombarda, a decidere chi premiare. La valutazione avverrà sulla base della completezza delle risposte, l’efficacia dei contenuti, la pertinenza rispetto al tema proposto e l’originalità del contenuto.

I migliori avranno in premio, prima di ogni cosa, la possibilità di sostenere un colloquio di selezione con Accenture Technology Solutions. Ma non è tutto però. La commissione tecnica infatti assegnerà un premio sulla base delle risposte al questionario e del curriculum vitae. Il primo premio consiste in un voucher per un viaggio del valore di 3.000 euro. Il concorso prevede anche altri 60 mini-premi, un buono di 30 euro da spendere su Amazon.com, che verranno assegnati per estrazione tra tutte le altre migliori candidature.

Al concorso possono partecipare ragazzi e ragazze con un’età compresa tra 18 e 33 anni in possesso di un diploma (liceo scientifico tecnologico, perito industriale, ragioneria indirizzo programmatori), di una laurea triennale (informatica, ingegneria elettronica, ingegneria informatica, ingegneria delle telecomunicazioni e scienze matematiche fisiche e naturali), o che hanno un’esperienza da uno a quattro anni nello sviluppo del software.

LINK:
Il sito www.accendilatuacarriera.it

IT E SISTEMI INFORMATIVI:
Tutte le selezioni nelle imprese

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Gen 31

di ERICA FERRARI

Nel suo libro, Contro l’architettura, lei lamenta uno stile di progettazione degli edifici che mira solo all’apparenza e alla moda, e che definisce a due dimensioni.
“In realtà lamento l’esistenza stessa dell’architettura, che ritengo finita come mestiere. Oggi gli architetti non fanno il lavoro che dovrebbero fare, ovvero quello di migliorare l’habitat, perché l’architettura stessa è diventata autoreferenziale e si è chiusa in un discorso che guarda alla moda e che non serve a migliorare la vita delle persone. Io penso che l’architettura così com’è semplicemente non dovrebbe esserci: si tratta di un mestiere legato al passato e a una concezione vecchia d’affrontare il problema. Per come stanno le cose, è sufficiente che gli architetti si trasformino in stilisti. Inoltre gli studi di architettura sono costruiti male: non c’è il tempo necessario per comprendere il luogo in cui si sta disegnando un progetto, il suo impatto sulla società e l’uso a cui sarà destinato l’edificio. E non solo manca il tempo, ma mancano anche le competenze perché nessuno si occupa di queste cose”.

Come è possibile cambiare il modo in cui si svolge il lavoro di progettazione?
Prima di compilare un progetto è necessario comprendere il contesto in cui esso è situato: se si deve costruire un quartiere, bisogna capire chi lo abiterà. Ma tutto ciò non viene fatto dai grandi architetti, che non sono attrezzati per queste cose. A occuparsene sono invece i grandi studi di management, che infatti si accaparrano le vittorie nei concorsi internazionali.

Se questo è lo stato delle cose, come deve formarsi un giovane intenzionato a dedicasi all’architettura?
I giovani vadano all’estero a studiare nelle facoltà di Public healt. In Italia la formazione è carente: ad esempio, non esiste nemmeno una facoltà di habitat. L’architettura, nel nostro paese, resta legata al fatto di stare in uno studio a disegnare.

Cosa deve sapere chi progetta edifici e quartieri?
Dal modo in cui si costruisce una fognatura a che cos’è un ecosistema fino alla maniera in cui è possibile scoprire i cambiamenti e le tendenze nell’andamento di una popolazione urbana: dunque, dall’analisi dei sistemi sociali al funzionamento tecnologico di una città. Il punto è che non è più possibile progettare con l’idea di costruire dei monumenti, a meno che non si faccia il designer.

E per chi vuole restare in Italia studiando architettura, cosa consiglia?
Consiglio di affiancare al proprio corso di studio anche la frequentazione di altre facoltà, di corsi o di master che affrontino materie diverse dalla mera architettura: la mia idea è di aprire corsi in questo senso al più presto. Per il momento, ritengo che la possibilità migliore per chi resta in Italia sia l’autoformazione: bisogna intraprendere un percorso più centrato perché quella dell’architetto è ormai una figura di un secolo fa. Ai giovani consiglio di leggere molto: spesso le città sono raccontate più a fondo dagli scrittori o dai biologi. Diventare architetti richiede una vasta conoscenza e non solo in materia di architettura: bisogna essere ferrati in materie come la storia e l’antropologia, che un giovane può imparare da solo o con un buon corso di cultural studies. Tutte quelle che ho elencato sono competenze riguardanti quelli che vengono definiti urban affairs. Inoltre bisognerebbe inventare degli studi professionali diversi dagli attuali: la professione, così com’è oggi, è ricattabile da parte degli immobiliaristi, non ha alcun potere negoziale e nessun rapporto con gli utenti.

Nel suo libro lei descrive un universo abitato da pochi architetti divenuti delle ‘star’ e da una miriade di piccoli professionisti che vivono nel sogno di diventare famosi. Come deve muoversi un giovane architetto nel mondo del lavoro?
Sono convinto che per i giovani ci sia un sacco di lavoro, che però gli architetti non riescono a ottenere perché il mercato ha bisogno di altre figure. Al giorno d’oggi, in tutti i concorsi internazionali si richiedono figure miste, come gli urbanisti o gli antropologi: i giovani devono capire che il lavoro c’è, e lo si trova se si hanno competenze diverse da quelle dell’architetto classico.

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Gen 31

«Mannaggia alla miseria»

Tra i nuovi schiavi a Eboli

San Nicola Varco non poteva avere collocazione più evocativa. Una località "fantasma" fra Eboli e Battipaglia, lungo la statale 18, nel mezzo della Valle del Sele. Terra fertile che produce tutto l’anno, d’inverno carciofi e finocchi, in primavera le fragole e poi pomodoro pregiato. Terra ben coltivata, ai campi si alternano le serre, il lavoro non manca e di braccia ne servono, soprattutto per i lavori più faticosi, quelli di raccolta. Qualche masseria, una stazione dove non ferma alcun treno e poi "loro". Loro sono circa settecento lavoratori marocchini, per lo più ragazzi fra i 16 e i 25 anni, i veri invisibili ma fondamentali abitanti di S. Nicola Varco.

Lo scenario è surreale: una strada che si inoltra nei campi, un casale diroccato, pozzanghere, poi costruzioni fatiscenti, rappezzate con tavole, metallo, plastica, copertoni usati per tenere fermo ciò che funge da tetto. Passano ragazzi, chi in bici, chi con vecchi scooter, i fortunati in automobile. Il paese più vicino sorge a 7 chilometri, tanti per fare un po’ di spesa. Tutti salutano Anselmo Botte con un cenno o con un sorriso. Anselmo, sindacalista Cgil, qui è conosciuto come il "sindaco sanatoria", cerca di aiutare tutti, da anni. Non con la carità ma con l’apertura di vertenze. Si informa e segue le singole storie personali, le mille vicende di fatica e di difficoltà che ognuno di loro vive. La sede del sindacato di Battipaglia è un punto di raccolta. Poi capitano le emergenze, capita che freddo e umidità rendano impossibile la vita nei locali ricavati da quello che resta di un mercato ortofrutticolo rimasto sulla carta, quattordici gli ettari di terreno destinati a ospitarlo, parzialmente edificato negli anni ‘80, 36 miliardi di vecchie lire inutilmente spese.

Fabbricati ormai a pezzi, una lunga distesa di box e due enormi magazzini utilizzati come servizi igienici.

Gli insulti del tempo non hanno risparmiato infissi e tramezzi, alle finestre fogli di nylon o plexiglass al posto dei vetri, e poi improvvisate pareti divisorie. Poco per resistere alle intemperie, senza riscaldamenti o corrente elettrica, e allora il sindacato è intervenuto anche distribuendo centinaia di sacchi a pelo, perché è impossibile costruire relazioni e prospettive se si è lontani anche dai bisogni primari. L’impatto visivo è desolante: una sola fontanella di acqua potabile, ciuffi di erba crescono accanto a cataste di immondizia, ci vuole tempo per comprendere come un ambiente così inospitale abbia in realtà un suo ordine. In uno spazio si è attrezzato un piccolo negozio: abbigliamento e scarpe sportive sono i prodotti esposti; un soffio di vento trasporta il profumo del pane. Alcuni dei ragazzi hanno messo in piedi un piccolo forno, focacce alte e fragranti, vendute a basso costo. E poi quattro distinti locali adibiti a bar (c’è anche la corrente grazie ai gruppi elettrogeni), una moschea, quello che consente di andare oltre la sopravvivenza fisica. Il rapporto con la Asl garantisce adeguata assistenza sanitaria ma spesso non basta. Ci si ammala di lavoro, facilmente, ci si sfibra rapidamente quando si trascorrono 10 ore al giorno alle raccolte (quella dei finocchi è la più faticosa). Le cure prestate dagli ospedali a volte non sono ben comprese da chi ne usufruisce. Ahmed (il nome è fittizio) ci mostra il referto che gli diagnostica un’ulcera alla caviglia. Esibisce certificati e fasciatura con un sorriso complice e un po’ furbo, quello di chi attende una conferma. Dopo la visita è stato "adescato" da un avvocato che gli ha prospettato la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno. Ahmed non sa se crederci. Anselmo, aiutato nella traduzione da un ragazzo che parla un ottimo italiano, gli consiglia di non prendere impegni e di non cacciare un euro. La diagnosi non garantisce un permesso di soggiorno (Ahmed può essere curato anche nel proprio paese) e il legale potrebbe essere uno dei tanti sciacalli pronti ad approfittare del bisogno di una speranza.

La speranza si chiama infatti "permesso di soggiorno" o meglio, regolarizzazione.

La situazione dei 700 lavoratori di S. Nicola è infatti inchiodata a un pezzo di carta, le loro braccia servono, se se ne andassero l’agricoltura nell’area si perderebbe, la loro presenza non intralcia e non crea allarmi sociali, vivono lontani dai centri abitati, ma al 90% sono irregolari. Ogni tanto, si crea l’allarme, la minaccia di uno sgombero dettata dall’ennesimo progetto speculativo sull’area. L’idea partorita in Regione, proprietaria degli stabili, è quella di un polo agroalimentare per l’intera valle. Un polo che comprende prodotti e produttori ma non chi, su quella terra ci si spezza la schiena. Altre decine di milioni di euro destinati a finire nei meandri dell’affarismo immobiliare. Regolarizzare chi lavora, garantire il minimo sindacale, consentirebbe di abbandonare quei tuguri, permettergli un affitto e una residenza, mandare "qualcosa" di più a casa. La ricerca del profitto e l’ottusità delle leggi negano questa soluzione. Anselmo ha ripreso le storie individuali e la complessità di un contesto che per certi versi è unico nel Mezzogiorno. Sono pochi qui quelli che seguono la rotta dei raccolti spostandosi di regione in regione. Si lavora tanto, da primavera ad inverno inoltrato, un lavoro che potrebbe permettere stabilità ma che farebbe saltare le condizioni di neoschiavismo. A metà febbraio Anselmo pubblicherà "Mannaggia la miserìa" con l’accento sull’ultima sillaba, come lo pronunciano quei lavoratori, un libro che racconta i loro quotidiani drammi di sopravvivenza.

Quei lavoratori provengono quasi tutti dalle zone agricole interne del Marocco, da province come Beni Mellal, hanno un basso livello di istruzione e in Italia fanno quello che sanno fare, coltivare la terra. Vengono in cerca di un futuro migliore, di un salario per mandare soldi a casa, trovano un ghetto e uno stipendio da fame, 25 euro al giorno. La mattina percorrono il tratto di strada che li separa dalla Statale, i caporali passano in continuazione, a volte sono italiani a volte conterranei che li sfruttano. Passano con furgoni e station wagon, li caricano e li depositano nei campi di raccolta.

Si paga per lavorare e si deve sottostare alle condizioni dei caporali, opporsi o sfuggire sembra impossibile. Un ragazzino, 16 anni al massimo, corre fra le pozzanghere su un vecchio "Ciao", un altro su una bicicletta si barcamena con una enorme tanica di acqua che sembra sempre lì per cadere. In questi giorni non c’è lavoro per tutti e una parte dei ragazzi bighellona in piccoli gruppetti. Sono in molti ad aver voglia di parlare, ma non di lavoro, non oggi. In uno dei bar servono thè fumante e dolce, come si usa in Marocco, versato con maestria. Una sala piena di volti attenti, la tv con la parabola è ferma su "Al Jazeera" le immagini di Gaza, quelle vere, quelle che i media occidentali evitano di mostrare, fanno salire la rabbia. Difficile non cogliere un nesso fra il rancore per le condizioni di vita e di lavoro, l’apartheid vissuto sulla propria pelle perché il diritto è quello di esserci come braccia ma non come persone. E l’odio, per chi uccide in Palestina. Il fango dei campi a Gaza e quello del "ghetto" sono troppo simili. Hamid domanda cosa ne pensiamo della guerra, rispondiamo che quella non è una guerra ma un massacro. «Allora - ci chiede con forza - non lasciateci da soli».

Stefano Galieni

Liberazione

30/01/2009

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Gen 31

Cure odontoiatriche d’élite

Le cure dentarie in Italia si caratterizzano come assistenza d’élite, con un accesso condizionato dallo status sociale e dal titolo di studio, con la maggioranza dei cittadini costretta a pagare di tasca propria e a rivolgersi al dentista privato ed il Sud decisamente in posizione arretrata. E’ questo il dato che emerge dal rapporto breve dell’Istat su “Ricorso alle cure odontoiatriche e salute dei denti in Italia”, realizzato nell’ambito dell’Indagine multiscopo “Condizione di salute e accesso ai servizi sanitari”, su un campione di 60.000 famiglie.

Il rapporto registra le disuguaglianze di accesso all’odontoiatria: il 10,9% della popolazione over 14 dichiara di non avere più in bocca un solo dente naturale, una condizione più diffusa al Nord, per il maggior ricorso a protesi ed impianti, e che interessa soprattutto gli over 44 (il 60% è ultra ottantenni), le donne e gli adulti di status meno elevato (il 29,4%, contro il 2,6% di chi ha titoli di studio più elevati).

Nemmeno il 39,7% della popolazione si era rivolto ad un dentista o ad un ortodonzista nel 2004 (il 47% al Nord, il 40,4% al centro e meno del 30% al Sud). L’accesso al servizio pubblico resta una chimera: solo il 12,5% ha usufruito di servizi pubblici o convenzionati, che curano clienti prevalentemente molto giovani o anziani, così come la gratuità delle cure, che riguarda solo i bambini fino a 5 anni e grandi anziani.

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Sep 03

I prodotti Herbalife possono agevolare lo snellimento o la perdita di peso, se inseriti nell'ambito di una dieta ipocalorica controllata. Anche se alcuni prodotti Herbalife possono essere utilizzati in sostituzione di un pasto, essi non sono tuttavia destinati ad essere usati come sostituti dell'intera dieta di una persona, e dovrebbero essere integrati da almeno un pasto completo quotidiano.
I prodotti sono notificati al Ministero della Salute. La notifica non implica accettazione, da parte del Ministero della Salute, di qualsivoglia messaggio a carattere pubblicitario.
I prodotti non sono medicinali e non sono trattamento o cura di malattie.

Tutti o quasi, sanno che lavorare da casa è oggi in una fase di forte evoluzione e intraprendenza.
Fino a qualche anno fa una famiglia poteva vivere agiatamente in presenza di uno stipendio, ora è diventato molto difficile anche con due e le cause di questo fenomeno sono molteplici.
In primis aumenta di anno in anno il costo dei beni di prima necessità, chi fa la spesa tutti i giorni lo sa, anche le spese mediche, i trasporti e molti altri servizi aumentano generalmente di più di quanto aumentano i nostri stipendi. E c'è anche un altro motivo.
Per questo motivo Herbalife propone un sistema di lavoro da casa particolarmente utile ed efficace: provare per credere!

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Gen 31

Vi scrivo da…Rubaya

Riportiamo la testimonianza di Federico, infermiere, appena rientrato dal Kivu, Repubblica Democratica del Congo

Sono passati quasi due mesi dal mio arrivo in Congo. Di certo, il lavoro non manca e sono tornato a fare le consultazioni con le cliniche mobili, come a Gonaives, quando sono stato per l’uragano che ha colpito Haiti lo scorso autunno.

La situazione della zona è tranquilla anche se a volte ci sono dei combattimenti sporadici. Alcuni giorni fa, ho raccolto un ragazzino ferito. Già, un ragazzino, è pieno di bambini e ho lasciato parte del mio cuore tra di loro, specialmente tra i miei piccoli pazienti. È la mia prima missione come infermiere di MSF da quando mi sono licenziato dall’Ospedale italiano dove lavoravo con un contratto a tempo indeterminato. Ho una moglie e una figlia è vero, ma l’amore per il mio lavoro con MSF è troppo forte e mi ha portato a seguire questo sogno…

Una mattina sono partito alle 5, accompagnato dal tepore di un’alba che rendeva il lago Kivu più bello di un quadro, ho caricato i pazienti da riportare a casa, tutti già visitati e stabilizzati, ognuno con la propria terapia da seguire. Una volta arrivato a Rubaya, un villaggio in collina dove andiamo con le cliniche mobili due volte alla settimana, i miei piedi non hanno avuto il tempo di toccare terra che sono stato chiamato dal farmacista del Centro di salute per visitare una ragazza.

In realtà, non si tratta di una ragazza, ma di una bambina di 13 anni che respira a fatica. Nei suoi occhi leggo che la sua vita è appesa a un filo e i suoi parametri vitali me lo confermano. Non c’è tempo e, caricata in jeep, parto alla volta dell’ospedale di Kirotshe, ospedale dove riferisco i pazienti più gravi. Il viaggio non è privo di momenti di tensione, temo un arresto respiratorio, ma anche se la piccola respira malissimo continua a sorridermi come se già sapesse cosa l’aspetta.

Non so se voglia dirmi che ormai è tardi o ringraziarmi perché c’è ancora una speranza. La strada è dissestata e in salita e rischiamo di rovesciarci ma l’autista riesce ad evitare il peggio e ci facciamo una grossa risata…lei però no, non ne ha la forza e io le accarezzo il viso dicendole “Pole, pole…Stai tranquilla”.

Il viaggio sembra interminabile ma laggiù qualcuno mi attende, è un grande amico oltre che un caro collega: Hippolyte, il chirurgo con cui da subito mi sono trovato benissimo e con il quale abbiamo instaurato un bel rapporto di amicizia… gli dico che non c’è tempo da perdere e gli presento il caso, anche gli infermieri mi seguono rapidamente, è davvero incredibile, tutti corrono per darsi immediatamente da fare.

Ma per noi si è fatto tardi, dobbiamo rientrare e abbiamo ancora un’ora di viaggio, non possiamo proprio rimanere.

L’ho salutata e l’ho pensata tutta la notte. Purtroppo, al mattino mi arriva la notizia che non speravo: la bambina non ce l’ha fatta.

Ho pianto, non mi vergogno a dirlo. Un uccellino si è posato sulla nostra jeep e non è scappato quando mi sono avvicinato. Mi piace pensare che quel cinguettio fosse il suo saluto. Quell’uccellino forse era lei che prima di partire aveva deciso di salutarmi. Non l’abbiamo potuta intubare perché qui non ci sono le strutture adatte, ma avrei potuto fare di più? Mentre mi arrovellavo il cervello per trovare una risposta, scorgo uno sguardo di rabbia, gratitudine e paura. È la mamma della bambina che mi dice Asante!!! Ma forse quel grazie non me lo merito e chiudo gli occhi verso Rubaya…

Federico, infermiere

27/01/2009

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Gen 31

Divieto di segnalazione

 

Il 3 febbraio prossimo il Senato voterà un emendamento volto a sopprimere il principio di “non segnalazione” alle autorità per il migrante irregolare che si rivolge ad una struttura sanitaria. Medici Senza Frontiere, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale hanno lanciato oggi un appello alla società civile per chiedere ai Senatori di non abrogare il suddetto principio, perché spingerà verso l’invisibilità una fetta di popolazione straniera che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria, incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie “parallele”, al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica, creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile, avrà ripercussioni sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili e produrrà un significativo aumento dei costi. Le associazioni propongono il 2 febbraio dalle 17.30 alle 20 una fiaccolata della società civile perché negli ospedali ci sono medici e infermieri, non ci sono spie.

Foto Reuters

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Gen 31

Paura…della morte…della malattia…

 

Non sapevo nulla dell’esistenza della Sindrome del QT Lungo fino a che non  ha colpito la mia famiglia…è morta mia sorella Moira il 28 Giugno 2005 in pochi secondi…

per il medico legale la causa del decesso è stata “morte naturale”  dal referto autoptico non sono state trovate tracce nè di droghe, nè di farmaci, nè d’alcool… (non nascondo che invece io speravo in un referto del tipo s’è drogata, voleva suicidarsi…avrei avuto un perchè…). Invece…niente: morte naturale…

…morte naturale…???…

…a 29 anni impossibile!!!

Una paura insopportabile mi ha invaso proprio da quel momento…paura… perchè non c’era un motivo, non c’era un perchè…paura che succedesse di nuovo e magari ai suoi figli (Daiana, ora ha un defibrillatore impiantato, Claudio è portatore silente ed è sotto controllo)…a me (prendo il betabloccante e sono sotto controllo), a nostra sorella (portatrice silente, mantenuta sotto controllo), ai nostri genitori (nostro padre ha un pacemaker dopo varie cardioversioni), etc etc etc…la lista è lunga…

…è cominciato tutto da lì…da quella paura insopportabile…ricerche in internet, colloqui con medici finchè ho trovato chi poteva darmi le risposte a quelle domande che solo il dolore in quel momento guidava in ogni direzione…:

- mio padre che era andato in arresto cardiaco mentre lo operavano in anestesia locale per una ciste;

- le forti emozioni (Moira era molto emotiva…aveva anche avuto attacchi di panico);

- la celiachia, altra malattia genetica presente nella nostra famiglia, stavolta per ereditarietà materna (Moira ne era affetta, come lo è Daiana) che guarda caso dà problemi di assorbimento col potassio (sale che fa parte dell’elettrofisiologia del cuore);

-         il QT Lungo segnalato come ai limiti superiori della norma in vari elettrocardiogrammi sia di mia sorella che nostri…

( … ma perchè nessuno s’era fatto queste domande prima ??? … )

Il quadro si è composto e i nostri esami hanno confermato i sospetti…li avremmo potuti anche fare prima questi accertamenti…dall’episodio di mio padre (8 Marzo 2002)…per esempio…

Scusate la franchezza ma esistono regole non scritte che si leggono solo col sangue che ci scorre nelle vene, e a me quel sangue ribolliva letteralmente…dovevo dare un nome a quella “bestia” che aveva ucciso mia sorella…e magari anche delle responsabilità…

La sindrome del QT Lungo è silente e asintomatica; colpisce i giovani e molto spesso giovani atleti e sportivi amatoriali (per intenderci quelli della partitella di calcio della domenica mattina o del calcetto del dopolavoro in palestra…); spesso non è nemmeno d’obbligo il certificato medico…e quando lo è magari viene rilasciato dietro richiesta telefonica (giusto un proforma)…quando vengono invece fatte le visite spesso sono superficiali, infatti è capitato e capita ancora purtroppo che ci siano addirittura medici sportivi a cui sfuggono dei segnali che invece dovrebbero essere accertati (ne conosco molti di questi casi…vi lascio  qualche nome - trovate articoli anche in questo blog - : Corinne, Luca, Giorgio…ragazzi che sono morti… per superficialità, negligenza, soccorsi inagueti)…

Eccolo un altro punto fondamentale…imparare le semplici manovre di rianimazione…

A prescindere dal motivo per cui un cuore smette di battere, chiunque deve essere in grado di fare una rianimazione cardio-polmonare nell’attesa dei soccorsi…solo preservando l’individuo colpito da arresto cardiocircolatorio…è possibile poi indagare sul/i motivo/i per cui quel cuore s’è fermato… (30 a 2 - trenta compressioni e due insufflazioni…da ripetere fino alla ripresa naturale o  all’arrivo dei soccorsi…anche il vostro medico di base è in grado di istruirvi…)

Altro punto riguarda la perdita di sali minerali dall’organismo. (potassio, magnesio, calcio, sodio …)… capita anche solo con l’influenza, forte sudorazione, disidratazione da dissenteria … il medico prescrive un integrazione con i fermenti lattici (che a volte addirittura sono di autoprescrizione…) nulla viene detto sulla reintegrazione salina…

il battito cardiaco è generato da impulso elettrico che agisce sulla pompa meccanica (il cuore)…i sali sono gli artefici del battito cardiaco, fanno parte del suo “impianto” …

Se sono carenti il cuore ne risente a prescindere da una patologia diagnosticata o presunta…e se si verifica la mancanza ecco il famigerato “corto circuito”…

 

Sonia Francescato

 

…un semplice geometra che ha avuto paura…

…che vive col dolore per la morte di sua sorella…

…e che convive con la “bestia” che ha ucciso sua sorella…

 

http://blog.libero.it/DASDEFA

 

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Gen 31

Chiaiano, il governo ammette: l’amianto c’è

Avevano ragione i cittadini picchiati dalla polizia

 

Stanziati da Palazzo Chigi 850mila euro per rimuovere l’amianto dalla cava di Chiaiano. L’ordinanza numero 8 del 2009 è stata emessa una settimana fa ma solo ieri è stata resa pubblica grazie ai comitati che si battono contro la discarica e in difesa del parco metropolitano delle colline flegree.

Avevano ragione loro. Avevano ragione i cittadini e gli amministratori locali (della circoscrizione napoletana che comprende Chiaiano e di due comuni di Marano e Mugnano) che hanno sempre denunciato non solo i rischi di una discarica in un sito così delicato ma pure i traffici che già erano avvenuti nell’area utilizzata come Poligono fino alla decisione di Berlusconi di imprimere una svolta autoritaria alla vicenda già losca dello smaltimento dei rifiuti campani.

E anche l’amianto erano stati i tecnici dei comitati a denunciarne la presenza. E’ stato tre mesi fa e i firmatari di un esposto s’erano sentiti minacciare di querela per calunnia e vilipendio delle forze armate. La loro risposta è consistita nella consegna di ulteriori elementi di prova, per lo pià materiali video e rilievi fotografici. L’amianto era nella discarica abusiva ed è stato movimentato con metodologie per nulla rispettose di norme estremamente precise in materia di rifiuti speciali. Chi comanda, dopo la militarizzazione dell’affare rifiuti, è sempre stato reticente sulla tracciatura della destinazione del materiale rimosso dalla collina e del terreno tossico al fondo della cava. La trasparenza non è una virtù militare nemmeno quando è in ballo la salute dei cittadini. Dal 13 ottobre, la cava è off limit ai tecnici “not embedded”.

Comunque, resta che aveva ragione la gente di Chiaiano, da mesi criminalizzata per l’ostinazione dimostrata nella difesa del territorio.

L’ordinanza conferma che quei rifiuti sono temibili e la rimozione «costituisce una misura di estrema urgenza per la salvaguardia della salute pubblica». Un ritardo «genererebbe gravi ripercussioni anche di ordine sociale». Ma allora perché si sono persi tre mesi? si chiede Franco Ortolani, geologo alla Federico II: «E come mai sono stati rimossi irregolarmente per spostarli di alcuni metri?». Da allora sono esposti all’aria e alle piogge con conseguenze inquietanti. «La blindatura della cava continua a nascondere cose non buone per i cittadini e l’ambiente». Aveva ragione chi fu travolto dalle cariche di polizia: quel sito non è idoneo per la realizzazione di una discarica e non c’è stata una messa in sicurezza adeguata.

 

 

Checchino Antonini

Liberazione

29/01/2009

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Gen 31

A Londra, è  stato siglato un  accordo per la trasparenza fiscale tra Regno Unito e Guernsey. Lo scambio di informazioni  per  la Convenzione  Internazionale sulle doppie imposizioni, riguarderà la tassazione dei Redditi da pensione e le doppie imposizioni.

L’accordo siglato con la Gran Bretagna si aggiunge a quelli già sottoscritti con  gli Stati Uniti, l’Olanda, la Danimarca, la Finlandia, la Groenlandia, la Svezia e la Norvegia. Tutti seguiranno l’accordo predisposto dall’ OCSE per lo scambio di informazioni Fiscali che mirano ad una maggior trasparenza nelle transazioni finanziarie.

Il Regno Unito fornirà, quindi, informazioni sull’Imposta sul Reddito e quella delle Società, su l’IVA, sulle successioni e Capital Gain. Guernsey, attraverso Governi autonimi della Gran Bretagna, è considerata un "paradiso Fiscale" avendo una particolare  tassazione ma dovrà fornire al fisco della regina le informazioni bancarie  riguardanti Compagnie e partnership.

            Per  info  mail tofisco-blog@libero.it

fonte: http://blog.libero.it/Contabilizzando » Vai al post originale

Gen 31

Dopo la cospicua raccolta autunnale e l’accurata molitura delle olive con metodi tradizionali, il nuovo olio biologico extravergine di oliva prodotto dall’Antica Tenuta Il Casalino è disponibile sul mercato.
“Come azienda, siamo particolarmente soddisfatti non soltanto della quantità, ma anche e soprattutto dell’ulteriore salto di qualità della nostra produzione”, afferma Mirco Ragni, responsabile commerciale dell’azienda assisana, “già [...]

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Gen 31

La bontà dei salumi calabresi: naturalezza, artigianalità e rispetto dei canoni di produzione.
Senza ombra di dubbio la sagra dei suini rappresenta uno delle occasioni più importanti nella produzione dei salumi calabresi, ricercatezze annoverate di buon grado tra i più rinomati prodotti tipici calabresi.

In questa regione, ancora una volta, è la saggezza popolare che riesce a [...]

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Gen 31

La Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli in collaborazione con l’Associazione SPORTFORM, rendono noto che è stato attivato il Corso di Perfezionamento Post-laurea in “Organizzazione e Gestione delle attività sportive e del tempo libero”, che si svolgerà a Napoli a partire dal prossimo mese di marzo.
Il Corso è diretto a fornire conoscenze [...]

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Gen 31

L’origine del genere poliziesco, molto amato dal pubblico sia che si parli di letteratura che di cinema, viene fatta risalire al XIX secolo, in particolare alla pubblicazione, nel 1841, del racconto I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe. Il XIX secolo vide anche la nascita di Sherlock Holmes, probabilmente l’investigatore più famoso [...]

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Gen 31

Ritorna la tendenza dei villaggi turistici, che contava su soggiorni montati sull’intrattenimento quasi ossessivo di animatori ed istruttori pronti a concedere ogni stravaganza ludica e ad insegnare giochi nuovi ed originali.
Ma assistiamo a piccole differenze: gli animatori oramai protendono per attività meno fragorose, scegliendo addirittura di impegnarsi presso ricettività quali alberghi e resort a 4 [...]

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Gen 31

 
MYMUSICSHOP.IT ditta innovativa specializzata nell’importazione di strumenti musicali ed accessori correlati, propone per la prima volta in Italia una gamma di oltre 300 miniature di chitarre, bassi, batterie, stage e riproduzioni degli articoli custom di varie band internazionali.
Mai più dover andare all’estero per trovare questi spettacolari articoli. Ora si possono visionare ed acquistare [...]

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Gen 31

Medieval Workshop   

www.bottegadartetoscana.it
Art reproduction
Silvia Salvadori nasce nel 1978 a Sinalunga, nel cuore della Toscana; Diplomata presso l’Istituto d’Arte “Duccio di Buoninsegna” e Laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena, vive a lungo nella città del Palio dove stabilisce un legame, [...]

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Gen 31

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Gen 31

Cercate idee per il prossimo e imminente giorno di San Valentino? Visitate il sito Melaspasso www.melaspasso.it e avrete a disposizione una vasta scelta di esperienze di coppia tra cui scegliere.
Alcuni esempi?
Speciali trattamenti benessere per rigenerare il corpo e la mente, per rivitalizzare la propria energia di coppia. Oppure dei romantici fine settimana in diverse località [...]

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Gen 29

Partecipazione nelle fiere, esposizioni, sagre…
-far conoscere se stessi, vendere qualcosa, parlare con i consumatori, conoscere i competitori, i grossisti, raggiungere un auditorio specifico.
-far conoscere un nuovo prodotto, far vedere come funziona, trovare i distributori, i clienti etc.
Scegliere mostre molto specifiche. E’ molto importante di partecipare almeno una volta all’anno, crearsi il nome etc.

Quando partecipi, non dimenticare:
-che la coperta del tavolo rappresenta il colore della compania o sua immagine
-organizare con molta cura un stand-alone con il nome della compania, logo, fotografie che spiegano il beneficio per il cliente di avere questo prodotto.
-il tavolo dev’essere organizzato in vari livelli, facendo attenzione alle misure dei prodotti.
-preparare una rappresentazione virtuale con PowerPoint per mettere il computer sul tavolo.
-preparare oggetti con il nome della compania per regalare e distribire ai visitatori.
-offrire qualcosa che si può mangiare con il nme della compania,logo etc sulla confezione,
-preparare i premi e raccogliere business cards in un sacchetto speciale, firme nel registro, compilare i ticket -con lo scopo di usare queste informazioni dopo la mostra.
-esporre il portfolio -le foto dei prodotti messe nella plastica in modo che le possono tutto.

Annunci
Questo è il modo più economico ed efficace di vendere il proprio prodotto, ma spesso usato in maniera sbagliata.
Come scrivere? Prima preparare un messaggio normale. Una lista di benefici e caratteristiche. Nel titolo il più importante aspetto del prodotto. Finire con una richiesta di maggiori informazioni.

Dominio
keywords per i motori di ricerca, parole specifiche come il luogo, il brand name.

Programmi di affiiliazione
crea proprio programma di affiliazione:
-libera per chi vuole affiliarsi
-offri statistica che i affiliati possono controllare che hanno venduto e che hanno guadagnato senza contattarti
-dalli tutto il necessario per lavorare:lettere, banners, articoli, inserzioni
-supporto technico 24/7
-stai in contatto con loro per tenerli motivati,
-dalli le comissioni più alti possibile

www.synergyx.com
www.marketerschoice.com
www.assoctrac.com

Autorispoditore
perchè la stragrande maggioranza di visitatori non compra alla prima visita del sito, è molto importante di mantenere contatto con loro in modo automatico.
-offerte valide a tempo determinato,
-offri sempre qualcosa a che non si può resistere: mini-corsi gratis, e-books gratis, rapporti gratis, etc
-includi sondaggi per conoscere che cosa piace e che cosa vogliono ancora sapere

www.getresponse.com
www.aweber.com

 Bonus

A tutti piace ricevere qualcosa gratis. A volte compriamo qualcosa per avere questo bonus. Prepara articoli,e-books etc che si trovano tanti in internet.

 Apri Gruppi di discussione (Newsgroup) dove si può discutere questioni che interessano tutti sul tuo business. Le informazioni più interessanti devono essere solo moderate. Questo per

-sondaggi

-nuovi clienti,

-promuovere il sito,

-trovare amici

 

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Il Mondo Mistico Delle Pietre Semipreziose

Mystic Gemstones

 

fonte: blog-lavoro-internet.myblog.it » Vai al post originale

Gen 29

di FEDERICO PACE

Alla fine del 2009 il numero di persone che nel mondo avranno perduto il lavoro, dal 2007, potrà arrivare a toccare i 51 milioni. Per un totale di “senza lavoro” sul pianeta che potrebbero raggiungere, nel complesso, i 230 milioni. Con altre 200 milioni di persone, soprattutto nelle economie in sviluppo, sospinte verso condizioni di povertà estrema. I numeri sono quelli del Rapporto annuale “Tendenze Globali dell’Occupazione” dell’Organizzazione internazionale del lavoro presentato oggi a Ginevra. La crisi di questi mesi, pari solo a quella degli anni ’30 del secolo scorso, rischia di aggravarsi e di coinvolgere un numero crescente di persone.

“Dati realistici e non allarmistici”, hanno tenuto a precisare gli esperti dell’Ilo. Così se è vero che nel 2007 il tasso di disoccupazione era il 5,7 per cento, nel 2008 la quota di lavoratori senza impiego che cercavano un posto ha toccato il 6 per cento e a fine 2009 rischia di arrivare fino al 7,1 per cento. Una crescita rapida e senza freno. Le imprese in ogni parte del mondo hanno smesso di assumere. E tante, già da qualche mese, hanno cominciato a licenziare. Ma gli autori del rapporto evidenziano come ci sia da attendersi anche che molti di quelli che riusciranno a mantenere un posto, ci riusciranno a condizioni peggiori. E non solo in termini retributivi. Juan Somavia, direttore generale dell’Ilo, ha sottolineato come siano necessarie azioni “più decise e coordinate su un piano internazionale per scongiurare una recessione sociale globale”. Per questo ha chiesto che in occasione del prossimo G20, che si terrà a Londra il 20 aprile, si trovi un accordo sulle misure per promuovere “investimenti, obiettivi di lavoro dignitoso e di protezione sociale”.

Quello che sta succedendo è ormai sotto gli occhi di tutti e sta toccando da vicino molti di quelli che fanno parte della popolazione attiva. Da un lato, la crisi ha spinto, e sta spingendo, spiegano dall’Ilo, un crescente numero di imprese a prendere decisioni mirate alla riduzione dei costi operativi che includono il rinvio di investimenti e la riduzione della dimensione della forza lavoro. Dall’altro, i consumatori, divenuti incerti riguardo le proprio condizioni economiche o perduto l’impiego, si trovano impossibilitati a sostenere gli stessi livelli di spesa. Una specie di spirale negativa. Gli effetti sul mercato del lavoro e sulla società, tengono a sottolineare da Ginevra gli esperti dell’Ilo, dipenderanno dalla efficacia delle misure che verranno prese dai governi e dal tempo che l’economia globale impiegherà per “trovare un percorso verso una crescita sostenibile e socialmente equa”.

Crescita e occupazione: tre scenari. Data l’incertezza e le variabili in campo, l’Ilo questo anno ha costruito tre diversi scenari che risentono delle diverse stime della crescita economica e dell’impatto di questa sull’occupazione. Non passa giorno, da qualche mese a questa parte, che istituti internazionali ed esperti rivedono al ribasso queste cifre. Per primo il Fondo monetario internazionale. Nel primo scenario, più ottimistico, se l’economia globale crescesse a un tasso del 2,2 per cento (come previsto a novembre 2008 dal Fondo monetario) il tasso di disoccupazione nel 2009 dovrebbe toccare il 6,1 per cento con un numero complessivo di senza lavoro pari a 198 milioni unità. Questo vorrebbe dire che rispetto al 2007 la crescita del numero dei disoccupati sarebbe di 18 milioni. Purtroppo però il Fondo monetario già a dicembre 2008 ha annunciato che per il 2009 la crescita del 2,2 per cento sarà difficilmente raggiunta.

Più realistico quindi rivolgere lo sguardo altrove. Il secondo scenario prefigurato dall’Ilo che si basa sulle proiezioni della relazione storica tra la crescita economica e il tasso di disoccupazione in tempi di crisi. In questo caso il tasso di disoccupazione a fine 2009 toccherà il 6,5 per cento con un aumento dello 0,8 in termini percentuali rispetto al 2007. Questo vorrebbe dire quantificare in 30 milioni il numero di lavoratori che si sono ritrovati senza un impiego.

Ma cosa può succedere se l’involuzione della crescita economica dispiegherà i suoi peggiori effetti sull’occupazione di tutti i paesi coinvolti dalla crisi? In questo caso allora il tasso di disoccupazione mondiale raggiungerà il 7,1 per cento E nelle economie sviluppate toccherà il 7,9 per cento. Nel complesso, saranno così 51 i milioni di persone senza un impiego.

La povertà e i lavoratori
Ma il tasso di disoccupazione da solo non basta a descrivere le conseguenze che la crisi può avere sulle società del pianeta. Soprattutto nelle economie in sviluppo. Qui il segmento dei “vulnerable workers”, uomini e donne impiegate in attività famigliari o in proprio, dovranno misurarsi con condizioni di lavoro sempre più svantaggiate. Secondo i dati resi noti dell’Ilo, una persona su due si ritrova ad essere vulnerabile e coinvolta in impieghi di bassa qualità, con un rischio elevato di non avere tutele mentre si è privi di previdenza sociale e di alcun diritto sul lavoro.

Gli scenari suggeriscono poi che la quota dei lavoratori “poveri”, quelli che guadagnano meno di due dollari al giorno, rischia di crescere di una proporzione compresa tra l’1,5 per cento e il 4,8 per cento ( vedi tabella). Qualora si avverasse questa ultima ipotesi, vorrebbe dire ritornare alla situazione in cui più della metà della forza lavoro globale sarebbe disoccupata o costretta in condizioni di estrema povertà.

LA CRISI E IL MONDO DEL LAVORO:

I tre scenari del Rapporto dell’ILo

INDICE DI POVERTA’:
I lavoratori sotto i 2 dollari al giorno

fonte: data.kataweb.it » Vai al post originale