Feb 28

L’Autorità garante per la concorrenza del mercato ha bandito un concorso per 30 giovani laureati. I selezionati avranno l’opportunità di approfondire, per un periodo di dodici mesi, le discipline della tutela del consumatore e della concorrenza.

Per partecipare è necessario aver conseguito una laurea con votazione non inferiore a 110/110; non aver compiuto l’età di 28 anni alla data di presentazione della domanda e aver maturato esperienze di studio e/o professionali attinenti
al diritto pubblico e/o privato. E’ previsto un rimborso spese di 300 euro mensili. Le domande devono essere inviate entro il 16 marzo 2009 (scarica il bando).

L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna ha bandito alcuni concorsi per diverse figure amministrative. Le domande devono essere presentate entro l’11 marzo 2009
(vedi i bandi ).

Il Centro di ricerca per lo studio delle relazioni tra pianta e suolo di Roma ha bandito un concorso per la formazione di elenchi di tecnologi da assumere con contratto a tempo determinato. Domande entro il 23 marzo 2009
(vedi i bandi ).

L’Agenzia regionale protezione ambientale Campania ha bandito un concorso per la selezione di nove conduttori di mezzi nautici con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato. Domande entro il 12 marzo
(vedi i bandi ).

EUROPA:
Erasmus per giovani manager

SILICON VALLEY:
Ultimo giorno per partire

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Feb 28

Gestire il personale in periodo di stagflazione. Ritrovare il
gusto di fare impresa. Le azioni e le prospettive di riposizionamento. Si parlerà di questo e di molto altro al workshop “La grammatica della crisi” organizzato da ManagerItalia, organismo di rappresentanza dei dirigenti, in collaborazione con AIDP, associazione italiana per la direzione del personale, e DBM, azienda
attiva nell’outplacement.

L’incontro ha per oggetto la figura ed il ruolo del dirigente d’azienda
nell’attuale contesto di crisi. Alcuni dei temi trattati saranno anche “Il momento dell’alfabetizzazione: lettura dei segnali” e “L’approfondimento normativo: conoscenza e gestione degli aspetti contrattuali”.

Parteciperanno all’incontro, tra gli altri, Marcella Mallen, presidente di Manageritalia Roma, Paolo Iacci, vice presidente di Aidp,
Titti Fortunato, presidente Aidp Lazio, Paolo Salvatori, giuslavorista, Michele D’Amore, direttore Manageritalia Roma
e Angelo Salvatori, partner di DBM.

INFO:

La grammatica della crisi
Roma Eventi, Vicolo Alibert, 5
26 febbraio ore 16.30

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Feb 28

di PIETRO SCARNERA

I primi furono i futuristi, cento anni fa con la loro macchina intonarumori, il più famoso però è Brian Eno, che fra le altre cose ha creato il jingle che milioni di persone in tutto il mondo sentono ogni volta che avviano Windows. I sound designer, o progettisti del suono, sono una particolare categoria di creativi: il loro lavoro non si vede, ma si sente: e questo è l’importante. Armati di microfono e computer, i sound designer costruiscono suoni per campi diversissimi fra loro.

Il grande schermo. “Il più importante e il più noto – spiega Gianpaolo D’Amico, ricercatore del Micc, il Media integration and communication center dell’Università di Firenze (www.micc.unifi.it) – è senza dubbio il cinema”. Anche l’ultima cerimonia degli Oscar, in effetti, ha assegnato due statuette al miglior sound mixing (Wall-E) e sound editing (The Dark Knight): non a caso il mestiere del sound designer deriva da quello di rumorista.

La via del marketing. “Oggi però – continua D’Amico – i campi d’applicazione del sound design sono moltissimi: si va dalla sonorizzazione multimediale (software, siti web e videogiochi) a quella delle installazioni (mostre, negozi, spazi pubblici)”. Uno degli ambiti più interessanti riguarda però il marketing.“Il suono può essere usato per far ricordare meglio un marchio o un prodotto – spiega D’Amico –: in questo caso si parla di sound branding e logo sonoro. Quelli di Windows e Macintosh sono i casi più famosi, ma anche alcune case automobilistiche come Bmw e Mercedes hanno una particolare attenzione ai suoni che diffondono negli abitacoli dei loro veicoli”.

Sigle e suonerie. I casi di utilizzo commerciale del suono sono molti e spesso curiosi: la Ducati e la Ferrari, ad esempio, hanno brevettato il rombo dei loro motori, e anche alcune suonerie di cellulari (ad esempio il celebre Nokia tune) sono chiaramente opera di sound designer. Poi ci sono le sigle dei programmi tv, gli spettacoli teatrali, insomma “ogni volta che si utilizza il suono dovrebbe esserci un sound designer. Tuttavia questo non succede spesso, capita anzi che si utlizzino fonici o dj”. La differenza è sostanziale, perché il sound designer non si limita a scegliere i suoni, ma li costruisce per uno scopo preciso.

La condizione italiana. Com’è la situazione per i progettisti del suono italiani? “Siamo indietro rispetto agli altri paesi – spiega D’Amico –, anzi direi che in Italia la professione è appena agli inizi e non è ufficialmente riconosciuta”. Il sound design può essere tuttavia una buona specializzazione da esibire, soprattutto per chi già lavora in un ambito creativo. “Una strada può essere quella degli studi multimediali, ad esempio Tempo reale a Firenze (www.temporeale.it), o Studio Azzurro a Milano (www.studioazzurro.com) che ha curato la mostra su Fabrizio De André in corso a Genova a Palazzo Ducale”.

Da dove partire. E’ importante però partire da buone basi: “Un sound designer – spiega D’Amico – deve senza dubbio conoscere la teoria della musica e del suono, anche se non è necessario essere musicisti: il Conservatorio quindi può essere un ottimo punto di partenza. Fondamentali anche le conoscenze informatiche: il computer, assieme al microfono, è lo strumento di lavoro più prezioso”. Consigli e notizie sullo stato del sound design in Italia si trovano sul blog www.soundesign.info, fondato da Gianpaolo D’Amico e Sara Lenzi poco più di due anni fa.

LA STORIA:
Sara Lenzi, dal conservatorio al sound design

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Feb 28

Mi chiamo

Andrea Trisciuoglio

e ho …

Mi chiamo Andrea Trisciuoglio e ho 30 anni! Il 20 febbraio 2006 mi hanno diagnosticato una sclerosi multipla, una malattia cronica del sistema nervoso centrale(encefalo e midollo spinale) in cui la mielina (la sostanza che avvolge le fibre nervose) per motivi ancora sconosciuti viene distrutta dal sistema immunitario alterato in più zone (multipla) dove rimangono cicatrici (sclerosi) chiamate placche.

Molti ricorderanno anche questa data per quella tragica casualità che vedeva Luca Coscioni spegnersi lo stesso giorno. Quando compare una disabilità, essa insegna a sfruttare al meglio le abilità residue.

Della mia malattia, di questa intrusa, la cosa più importante è di averla trasformata in un’occasione di rinascita e lotta politica. Di aver avuto il coraggio di trasformare il mio privato in Res Publica. Di voler ribadire che la persona malata è anzitutto persona e, come tale, ha diritto a vivere un’esistenza piena. Un giorno spero che il neurologo mi chiami in seguito ad un trapianto di cellule staminali e mi dica: “Sulle lastre non riesco più a vedere le placche; la guaina mielinica che ricopre i tuoi nervi si è riformata; il tuo sistema immunitario non sarà più alterato”.

Ma qui in Italia quell’infelice legge 40 del 19 febbraio 2004 su Procreazione Medicalmente Assistita e Libertà di Ricerca Scientifica vieta l’utilizzo di cellule staminali embrionali per la ricerca. Al momento non si sa ancora se siano meglio le staminali dell’adulto, del cordone ombelicale o quelle embrionali; l’unico modo per saperlo è studiarle, studiarle tutte, riavviare anche qui la ricerca scientifica.

Si fa un gran parlare in questo paese della sacralità dell’embrione, ma mi chiedo “il malato cos’è?” Se il nostro paese continuerà ad essere vittima dell’oscurantismo anti-scientifico, milioni di cittadini come me continueranno ad essere condannati dall’irresponsabilità della politica prima che dalla gravità della malattia.sembra strano solo a me che si sia parlato di questa malattia, solo dopo che la poverina vedova Pavarotti ammise pubblicamente di averla?… e che con i suoi 180milioni di euro si sia andata a curare in america? Perchè non si è fatta curare in uno dei nostri splendidi, magnifici, meravigliosi ed efficentissimi centri di cura e ricerca??? Forse perchè noi abbiamo ancora la legge 40 e la ricerca è bloccata in questa italiuccia???

Andrea Trisciuoglio

da http://blog.libero.it/NewVagabond

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale

Sep 03

I prodotti Herbalife possono agevolare lo snellimento o la perdita di peso, se inseriti nell'ambito di una dieta ipocalorica controllata. Anche se alcuni prodotti Herbalife possono essere utilizzati in sostituzione di un pasto, essi non sono tuttavia destinati ad essere usati come sostituti dell'intera dieta di una persona, e dovrebbero essere integrati da almeno un pasto completo quotidiano.
I prodotti sono notificati al Ministero della Salute. La notifica non implica accettazione, da parte del Ministero della Salute, di qualsivoglia messaggio a carattere pubblicitario.
I prodotti non sono medicinali e non sono trattamento o cura di malattie.

Tutti o quasi, sanno che lavorare da casa è oggi in una fase di forte evoluzione e intraprendenza.
Fino a qualche anno fa una famiglia poteva vivere agiatamente in presenza di uno stipendio, ora è diventato molto difficile anche con due e le cause di questo fenomeno sono molteplici.
In primis aumenta di anno in anno il costo dei beni di prima necessità, chi fa la spesa tutti i giorni lo sa, anche le spese mediche, i trasporti e molti altri servizi aumentano generalmente di più di quanto aumentano i nostri stipendi. E c'è anche un altro motivo.
Per questo motivo Herbalife propone un sistema di lavoro da casa particolarmente utile ed efficace: provare per credere!

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale »

Feb 28

Le verità sul nucleare e la propaganda del governo alla vigilia del G8 ambiente

E’ di questi giorni la notizia di un partenariato italo-francese, un accordo di cooperazione definito dall’ Eliseo come accordo “politico”, sulla questione dell’energia nucleare, accompagnato da due memorandum of understanding tra le due compagnie energetiche Enel ed Edf.

L’intesa dovrebbe aprire la strada alla costruzione, in Italia, di almeno quattro centrali nucleari di terza generazione Epr (European pressurised reactors) entro dieci anni, con la previsione, a dir poco ottimistica, di ricavare dal nucleare circa il 25% del fabbisogno energetico italiano.

Motivi addotti: la costante crisi energetica, l’insufficienza ed il progressivo esaurimento delle risorse energetiche “tradizionali” non rinnovabili, i combustibili fossili (ma ricordiamo che anche l’uranio è una fonte non rinnovabile ed in via di esaurimento), e la conseguente dipendenza del nostro e di molti altri paesi mondiali dai paesi fornitori.

Un passo indietro di 22 anni per l’Italia.

Con un referendum abrogativo, nel 1987, gli italiani si erano già espressi in materia. Venne detto ‘No al nucleare’, avendo ritenuto troppo alto il rischio di incidenti e considerando l’irrisolto problema dello smaltimento delle scorie radioattive. Quella posizione democraticamente espressa è ritenuta, oggi, dal Presidente del Consiglio becero “ecologismo ideologico di una parte politica, sull’onda emotiva post Chernobyl”. Ma si sa: il Presidente del Consiglio ha un’idea molto personale della Democrazia nel nostro Paese, se firma un trattato di cooperazione su un tema così delicato bypassando non solo la volontà popolare, ma anche il ruolo del Parlamento che sta ancora discutendo in Senato il disegno di legge dell’Esecutivo che darebbe il via libera all’operazione.

Senza voler quindi addurre risposte meramente ecologiche (o ideologiche, direbbe LUI), all’eccezione sulla messa in sicurezza delle “nuove centrali” e sull’utilità del provvedimento, proveremo a rispondere senza tecnicismi. 

E’ ovvio che la Francia, che possiede numerose centrali (molto antiche) ed è il principale produttore europeo di energia nucleare, ha tutto l’interesse a rimanere protagonista di questo settore, anche attraverso partenariati di questo tipo.

Riproporre oggi, invece, l’idea del nucleare in Italia, praticamente ex novo, come soluzione ai bisogni di energia del Paese e ai problemi ad essa collegati, è un atto di pura propaganda.

Il nucleare è, infatti, costosissimo sia dal punto di vista economico che sociale e, checché se ne dica, continua ad essere pericoloso sia sotto il profilo della radioattività che della proliferazione.

Non serve per contrastare la recessione, visto che gli enormi investimenti necessari a costruire nuove centrali diventerebbero produttivi non prima di 5 o dieci anni.

Le prime centrali di terza generazione entrerebbero in funzione, ottimisticamente, nel 2020 (qualche decennio prima, quindi, dell’esaurimento dell’uranio sul nostro pianeta, come paventato dalla comunità scientifica internazionale); gli esorbitanti costi in fase di realizzazione e di produzione, sarebbero, quindi, a stento ammortizzati, senza reale convenienza per il Paese.

Non serve a ridurre i consumi di combustibili fossili, dato che, soprattutto il petrolio è oggi usato di gran lunga più per usi civili e nei trasporti, che per la produzione di energia.

Non serve nemmeno per combattere il surriscaldamento del globo, obiettivo principale di tutti i Paesi che hanno sottoscritto il protocollo di Kyoto; per questo scopo, bisognerebbe infatti puntare su soluzioni applicabili velocemente e con costi meno esosi per il Paese: fonti pulite e rinnovabili (a cominciare dal solare), efficienza energetica, etc.

In questo solco propagandistico, si inserisce la politica energetica del Governo Berlusconi, sin da subito in progressivo arretramento anche rispetto ai provvedimenti, non esaustivi di certo, del Governo Prodi. Una politica che, immobilizzando per una decina di anni almeno i milioni di euro che certamente verranno sottratti all’efficienza energetica ed alle fonti rinnovabili, indebolisce, di fatto, l’impegno italiano sulla ricerca di strategie energetiche davvero alternative alle fonti fossili e punta tutto sugli inceneritori – produttori di diossina (eufemisticamente chiamati termovalorizzatori) e oggi, persino sull’inutile, costoso, limitato nel tempo e rischioso Nucleare.

Senza voler creare allarmismi, anche dal punto di vista della sicurezza, le centrali Epr di terza generazione, hanno sì un’incidenza probabilistica minore di disastri e fuoriuscite, perché dotate di maggiori misure di sicurezza e in grado di produrre meno scorie, ma, come si evince da uno studio approfondito del quotidiano britannico Independent, che cita alcuni documenti di natura industriale che provengono anche dalla azienda francese Edf, la stessa che ha appena sottoscritto un accordo con Enel, “nel caso avvenga una fuoriuscita di radiazioni, questa sarebbe più consistente e pericolosa che non in passato.” Tra i documenti esaminati, "ce n’è uno secondo cui le perdite umane stimate potrebbero essere addirittura doppie".

Tutto ciò accade a pochi mesi dal G8 ambiente che sarà ospitato dall’Italia, dalla Sicilia, da Siracusa. Un summit fortemente voluto dalla Ministra Prestigiacomo, imprenditrice siracusana, che alla presentazione del vertice internazionale ha dichiarato: “Fra pochi mesi la Sicilia avrà l’occasione e l’opportunità di essere il centro del dibattito mondiale sui temi dello sviluppo sostenibile. Le nuove tecnologie per le fonti alternative e per il risparmio energetico saranno infatti uno dei temi che si discuteranno nel G8 ambiente che si svolgerà a Siracusa a fine aprile e che vedrà riuniti i ministri dell’ambiente degli 8 paesi più industrializzati ma anche quelli di Paesi come India, Cina, Brasile, Messico, Sud Africa, Australia, Indonesia, Corea del Sud che saranno co-protagonisti dello sviluppo di domani”.

Peccato che la Ministra Prestigiacomo parla di una "scelta forte del governo per le energie rinnovabili" e poi, tra nucleare e incentivi agli inceneritori, le mette all’angolo.

Paola Calì

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Feb 28

Donne per una difesa del lavoro delle donne

L’impegno del governo Berlusconi per ridurre ulteriormente i diritti del lavoro salariato sembra puntare alle donne con particolare sadismo. La detassazione dello straordinario è stata finanziata con i fondi destinati ai progetti e ai centri contro la violenza. E’ stata cancellata la legge contro le dimissioni in bianco. Si preparano l’abolizione del diritto alla pensione di vecchiaia a 60 anni, la riduzione del tempo dei congedi di maternità, un peggioramento delle condizioni del lavoro notturno.

Il problema riguarda nello stesso tempo movimento femminista e movimento sindacale, sindacati di base e CGIL, lavoratrici stabili e precarie, donne giovani e meno giovani.

Noi proponiamo prima di tutto di unire per un momento le forze, facendo cadere le obiettive distanze e pensando iniziative comuni o che vadano nella medesima direzione.

Proponiamo che le manifestazioni per l’8 marzo abbiano al centro i temi del rapporto tra donne e lavoro, respingano gli attacchi che si preparano e quelli già passati.

Non tocca a noi elaborare piattaforme, che del resto richiedono discussioni più approfondite di quelle che le nostre diverse appartenenze e i tempi stretti ci abbiano consentito. Chiediamo solo a tutte l’impegno di un mese per discutere, elaborare e propagandare un progetto femminista di difesa delle donne che lavorano, si formano, sono in pensione o si preparano ad andarvi.

Avvertiamo l’esigenza di coinvolgere nella resistenza il numero maggiore possibile di lavoratrici e giovani donne in formazione. Pensiamo per questo che le sole manifestazioni dell’8 marzo non siano sufficienti. Siamo consapevoli delle estreme difficoltà del momento e non vogliamo fare appelli velleitari per iniziative che non saremmo in grado di realizzare.

Ricordiamo solo che in altri paesi d’Europa il problema è stato affrontato (e talvolta anche con successo) facendo apparire sulla scena politica un soggetto femminista visibile. Sono stati fatti presìdi di donne. Sono state organizzate marce da un luogo di lavoro all’altro e iniziative di teatro di strada nei principali quartieri delle città.

Nei primi anni Novanta in Svizzera uno sciopero di sole donne (in alcuni settori di pochi minuti e quindi sostanzialmente simbolico) è diventato un evento anche mediatico e ha garantito la riuscita di una grande manifestazione.

La costituzione di un soggetto femminile visibile che si faccia carico anche dei problemi del lavoro delle donne ci sembra oggi l’assoluta priorità. Per questo ci proponiamo di evitare due atteggiamenti. Quello di eccessiva prudenza in un momento in cui a star ferme c’è tutto da perdere. Quello che coniuga obiettivi di grande valore e spessore con pratiche settarie che riducono ai minimi termini la possibilità di praticarli.

PRIME FIRME: Margherita Napoletano (SDL intercategoriale, RSU San Raffaele, Milano) Delia Fratucelli (direttivo CGIL Piemonte) Margherita Recaldini (SDL intercategoriale, coordinamento nazionale, RSU Comune di Brescia), Eva Mamini (Direttivo provinciale FIOM Bologna) Donatella Biancardi (SDL Intercategoriale giunta Regione Lombardia, delegata RSU) Maxia Zandonai (giornalista, esecutivo nazionale USIGRAI) Rosella Manganella (SDL intercategoriale, coordinamento nazionale) Donatella Benini (operaia RSU, FILCEM, Brescia); Licia Pera (RDB/CUB ARES 118); Rita Barbieri (RSU ITALTEL); Giuliana Righi (segreteria regionale FIOM, Emilia Romagna); Eliana Como (FIOM nazionale); Adriana Marafioti (RDB Università Statale di Milano); Vilma Gidaro (delegata RSU CGIL ICCU); Daniela Rottoli (SdL intercategoriale - segr. provinciale Milano); Geni Sardo (direttivo CGIL FVG - responsabile Coordinamento Donne Trieste); Silvia Tagliabue (CUB informazione - videogiornalista freelance); Maria Miseo (Cobas Venezia); Roberta Turi (Segreteria Fiom Cgil Roma Sud); Alina Legrottaglie (SdL intercategoriale Fasano BR, responsabile provinciale pensionati); Graziella Monacelli (delegata RSU - USI Sanità - Ospedale San Raffaele); Fabiola Bravi (Segr. Prov.le Roma SdL intercategoriale, RsA Valleverde, Coord. Donne SdL Intercategoriale); Marisa Romito (delegata SdL Ospedale S.Carlo Borromeo); Silvia Cortesi (Fisac Milano); Lea Melandri, Maria Grazia Campari, Rosa Calderazzi, Lidia Cirillo, Cecè Damiani; Floriana Lipparini (Collettivo di Porta Nuova, Milano); Daniela Pastor (università delle donne e collettivo di Porta Nuova, Milano); Danila Baldo, Laura Coci, Rita Fiorani, Daniela Garibaldi, Emanuela Garibaldi, Elisabetta Invernizzi, Roberta Morosini, Danila Verdi (IFE); Sabrina Bagnaschi (Iniziativa Femminista europea); Anita Sonego (Presidente Libera Universaità delle Donne. Milano); Nadia De Mond, Paola Manduca (Marcia Mondiale delle Donne); Maria Stella Siori (tecnica dell’Università di Torino); Chiara Bonfiglioli (ricercatrice); Giovanna Mancini (giornalista); Carmen Di Salvo (avvocata femminista); Laura Mulassano (Università Milano-Bicocca); Marilisa Verti (Associazione Lombarda Giornalisti); Francesca Zajczyk (Università Milano-Bicocca); Chiara Fornaro, Anna Maria Tallone, Stephanie Lugaldo, Iside Dogliani, Martina Riberto (Circolo Aura de Cor di Caraglio); Irene Sestili, Giulia Paparelli (Coordinamento dei Collettivi universitari, La Sapienza, Roma), Enrica Paccoi (Associazione Yakaar Italia-Senegal); Valentina Scopone, Elisa Scardaccione, Giulia Baraldi, Paola Baronchelli, Luisa Stendardi, Pina Sardella, Rosalba Casiraghi, Michela Iocca, Clotilde Langella, Eva Marino, Daniela Loiacono, Dolores Morondo (Università di Urbino); Michela Puritani, Tatiana Montella, Angelita Castellani, Claudia Lo Presti, Elisa Coccia, Laura Emiliani, Cristina Giardullo, Sara Farris, Donatella Coppola (Collettivo di femministe e lesbiche La Mela di Eva), Albina Guizzo, Renata Segalini, Anna Maria Appiano, Cristina Frongia, Grazia Musella Collettivo Femminista Primule Rosse (Cuneo); Chiara Siani, Nina Ferrante, Vera Guida, Alessandra Pirera, Lia Barillari, Tonia Cioffi(Collettivo Degeneri, Napoli); Collettivo Le Onde (Salerno); Francesca Feola, Marta Marsano, Maria Arcucci, Maria Rosaria Fiorentino, Giulia Marino (Collettivo lgbtq Tiresi@); Fiorella Bomé, Sabina Jez, Cinzia Orsi, Cristina Morcan, Patrizia Salerno (Forum permanente delle Donne Certaldo-Empolese Valdelsa, FI); Francesca Gianformaggio (Associazione Casa dei Popoli Foligno); Carmen Crispino (Collettivo lgbitq Sui generis, Roma); Roberta Martini, Valentina Violini (Famiglie Arcobaleno, Pinerolo); Tania La Tella, Daniela Amato (Centro Donna L.I.S.A.); Donne delle Sinistra (Cuneo); Associazione Corrente Alternata (FI);Valeria Damioli (SC Brescia); Maria Pia Trevisani (Collettivo italiano di IFE) Nicoletta Pirotta (Associazione per la Sinistra); Sabrina Damico (impiegata, Genova), Marina Mariani, Paola Olivo (Milano), Francesca Di Bella; Chiara Valentini (giornalista) Lucilla Salerno (Donna TV); Valeria Belli (Università di Roma La Sapienza) Valentina Valleriani (L’Aquila); Francesca Cazzaniga (Vicepresidente Ancea onlus) Amalicea Colombi (Deafal); Fernanda La Camera (pensionata); Paola Pattono (Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo - Università di Torino); Maria Cristina Coccia Laura Tonoli (Infermiera, IFE Bergamo), Monia Andreani, Giuseppina Legramanti, Ileana Montini (sociologa e psicoterapeuta), Ornella D’Orazio, Rossella Cafaro, Gianna Baresi, Vanda Bono, Cinzia Colombo, Livia Bertagnolli (Bolzano), Giovanna Russo (ricercatrice), Giannarosa Marini (insegnante liceo Stefanini di Mestre), Elisabetta Pagani, Patrizia Pompeo, Alessandra Fenoglio (Biblioteca del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo, Università degli studi di Torino), Stefania Conticini. Lorena Bianco, Anna Tallone, Susanna Berardengo, Caterina Del Torchio, Vincenza Giordano, Lorella Migliaccio, Paola Cavallo, Anna Rebuffo, Marilena Mellano, Marzia Gerno, Floriana Beraudo, Margherita Luongo, Patrizia Lerda, Antonella Potenza, Patrizia Dalmasso, Brigida Garnero, Cinzia Dutto, Enrica Traversa, Livia Bessone, Mirella Viglietti, Lisa Reviglio,Laura Genre, Silvana Ravinale, Ornella Vola, Barbara Agrusa, Gloriana Dorando, Barbara Ciaccone, Stefania Filipazzi, Silvia Vietto, Marisa Pasero, Marina Gallo, Anna Maria Vietto, Vilma Arneodo, Giuliana Costamagna, Alfina Fichera, Cristina Somà, Valentina Raccanelli, Mara Beccaria, Stefania Rosso, Sabina Belliardo, Maria Antonietta Paracone, Silvana Rabbia, Renata Ellena, Enrica Grosso, Rosalba Fina, Nadia Actis

Per le ADESIONI

difesalavorodonne@gmail.com

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Feb 28

A MEZZANOTTE VA LA RONDA…DELLA VIOLENZA

Il metodo è sempre lo stesso: abituare poco alla volta l’opinione pubblica all’idea che la proposta è positiva o al massimo neutra ovvero non causa danni, ma può portare benefici. Questa volta, sull’onda delle fobie per la sicurezza, il centrodestra ci propina le ronde.

Il termine ronda non fa pensare a niente di negativo, anzi richiama alla mente le ronde militari per sorvegliare i soldati in libera uscita o, come recitava una nota canzone, "a mezzanotte va la ronda dell’amore..".

Proviamo a sostituire il termine ronda con l’altro più attinente ovvero squadraccia.Il risultato è notevolmente più allarmante.

Basta leggere uno stralcio da Repubblica del 30 maggio 2008

Forza Nuova organizza le ronde contro i neri A Foggia ronde "contro gli zingari e gli extracomunitari". A organizzarle è Forza Nuova, secondo quanto denunciato in un documento da una serie di associazioni e partiti politici (Arci, Verdi, Legambiente e Rifondazione tra gli altri)…

Spiega Stefano Merlini, costituzionalista a Firenze:

"Giuridicamente non ci sono dubbi, la norma per come è scritta lascia la possibilità di un finanziamento privato delle ronde. Le associazioni di cittadini, riconosciute dall’articolo 18 della Costituzione, possono infatti chiedere contributi a chicchessia. Le ronde potranno dunque rivolgersi alla Confcommercio, Confesercenti, aziende o negozianti.

Nella loro funzione di pubblica utilità potranno chiedere finanziamenti. Il rischio è uno squadrismo pagato da quella parte della popolazione che non si sente sufficientemente protetta. Di più, si può finire per istituzionalizzare un rapporto mafioso: io ti proteggo, tu mi paghi".

Merlini è caustico: "Per lo Stato di diritto è il primo passo verso l’abisso".

Concludo questa breve considerazione riportando quanto sull’argomento, con il suo solito stile tra l’ironico ed il sarcastico, ha scritto Michele Serra.

"Se vi ferma una ronda, sarà vostra premura accertarvi subito da che partito è ispirata. Se leghista  dovrete affrettarvi a diradare ogni sospetto sulla vostra etnia, se di Forza Nuova dovete correre molto forte, se ispirata da qualche sindaco di centrosinistra del Nord (ce n’ è ancora una mezza dozzina) sarete voi a dovere rassicurare i rondisti, spendendo qualche buona parola per loro e rinfrancandoli. Più intricata l’ interpretazione di eventuali ronde in Campania, Sicilia e Calabria, dove il rischio è mostrare i documenti alle tradizionali cosche locali che già presidiano molto validamente il territorio. Infine: se una ronda è composta da una sola persona, vuol dire che è dell’ Udc. Non esclusa l’ istituzione, sul modello della Rai, di apposite Commissioni di vigilanza che provvedano a lottizzare le ronde tra i diversi partiti, affidando il prime-time alle ronde di governo e concedendo alle ronde di opposizione solo la terza serata, dalle due del mattino fino all’ alba, quando anche i serial-killer dormono e il massimo della bella figura è aiutare un ubriaco a traversare la strada. Infine: qualora una ronda di venti o trentamila persone dovesse partire da Milano e marciare su Roma, è meglio non attardarsi a discutere sui principi costituzionali e riparare molto velocemente verso la frontiera più vicina".

-MICHELE SERRA (L’ AMACA Repubblica - 24 febbraio 2009)

Riflettete, gente, riflettete!

Giuseppe Buzzanga

Associazione Per la Conoscenza, la Difesa, l’Attuazione della Costituzione

Via Gioberti, 8 - 10064 Pinerolo                           

e-mail: perlacostituzione@gmail.com

sito: http://www.attuarelacostituzione.it

blog: http://attuarelacostituzione.blogspot.com

vignetta da www.arcoiris.tv

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Feb 28

Preferisco di no

Secondo un sondaggio online, l’85 per cento dei medici italiani è contrario all’emendamento Bricolo che abolisce il divieto di segnalare i migranti irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie.

I sindacati di polizia contestano le ronde; gli insegnanti i tagli della «controriforma» Gelmini e c’è da scommettere che né le nuove centrali nucleari né il redivivo Ponte sullo Stretto saranno ingoiati tanto facilmente dai cittadini delle zone coinvolte.

Il governo ha scelto il pennello della crisi globale per verniciare di necessità e urgenza qualsiasi grande operetta, anche quelle elaborate otto anni fa, ai tempi del contratto con gli italiani. E’ una vernice sottile, non coprente, consumata perché già usata anche per mascherare le norme dei vari pacchetti sicurezza.

Basta un graffio – gli abitanti di Lampedusa che contestano il Cie di Maroni o le Regioni che elaborano un documento contro il ddl Carfagna – per rovinare la patinatura degli spot di governo.

Accade però anche dell’altro. Per esempio che migranti e cittadini italiani si trovino assieme per protestare contro il pacchetto sicurezza. E’ accaduto a Roma e a Milano e accadrà di nuovo, in primavera. Oppure che in tutti i consultori, gli ambulatori e le Asl si moltiplichino i cartelli che dicono che «in questa struttura non si denuncia nessuno».

Medici e infermieri continuano a fare il loro lavoro come se niente fosse, e così, dicono, continueranno a farlo anche se e quando l’emendamento Bricolo diventasse legge dello stato. Una disobbedienza silenziosa, efficace, diffusa. Disarmante come la risposta di Bartleby, lo scrivano di Herman Melville. E altrettanto reiterabile davanti al Maroni o allo Scajola di turno.

Enzo Mangini

[25 Febbraio 2009]

www.carta.org

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Feb 28

"La Siciliana ribelle" Una donna contro la mafia

Non era stato un addio, nel 1992, a portare il regista Marco Amenta - classe 1970 - a trasferirsi dalla natia Palermo a Parigi, ma lo sconforto seguìto alle stragi di Falcone e Borsellino. «In Sicilia - ha raccontato ieri durante la conferenza stampa di presentazione del suo film La Siciliana ribelle , da domani al cinema con 58 copie - ho fatto il fotoreporter e sono stato un testimone diretto, avendo visto morti ammazzati e conosciuto direttamente sia personaggi positivi, quali poliziotti e magistrati, che negativi, come i figli di Riina. Se non ti metti i paraocchi, come fanno in molti, con la Mafia ti ci confronti: nella mia strada hanno sparato tre volte, uccidendo un poliziotto, quando avevo 12 anni, poi il cognato di Buscetta, ed è stato gambizzato il padre dei miei migliori amici, che abitavano sopra casa mia. Da bambino vivi tutto questo con un dolore inconscio, e più tardi ne prendi consapevolezza, capisci che tutti ne siamo vittime, della Mafia, la vita comune ne è permeata: sta nella finanza, nella politica, in una società che è marcia».

Il soggiorno in Francia (peraltro a co-produrre la pellicola c’è la parigina Roissy Film) non ha significato per il cineasta la rimozione e un’altra vita, ma una preparazione che poi lo ha visto tornare in Italia e girare diversi documentari proprio sulla Mafia: Diario di una siciliana ribelle , L’Ultimo padrino e Il Fantasma di Corleone , su Bernardo Provenzano, uscito nelle sale pochi giorni prima dell’arresto del super latitante capo dei capi.

Il primo dei citati lavori - basato su scritti privati, deposizioni processuali e interviste, vincitore di 21 premi internazionali, trasmesso da 30 televisioni nel mondo - era dedicato alla figura della 17enne Rita Atria, figlia di un boss divenuta collaboratrice di Giustizia, uno dei simboli della lotta a Cosa Nostra. Quella storia Amenta ha voluto riprenderla, elaborandola, per esordire in un lungometraggio di finzione (il quasi omonimo La Siciliana ribelle , per l’appunto) da lui co-sceneggiato, prodotto con la Eurofilm - società creata insieme alla sorella Simonetta - e diretto.

La terra di Atria era Partanna, dove lo scontro tra clan provocò 16 morti nel triennio ‘89-’91: «sono cresciuta - scriveva la giovane nel suo diario - più in fretta del tempo, e a detta di chi mi stava vicino avevo giudizio da vendere». Le furono uccisi il padre e il fratello, gli "uomini d’onore" spinsero il fidanzatino a lasciarla, lei passò dalla parte della Giustizia - perciò venne rinnegata dalla madre - contribuendo a numerosi arresti e all’apertura dei maxi-processi. Ciò comportò in lei anche una tormentata presa di coscienza rispetto ai crimini dell’amato genitore ed il dover affrontare una drammatica solitudine. Ma, dopo l’uccisione del giudice Paolo Borsellino a cui faceva riferimento, la ragazza si convinse che il tragico evento fosse la fine di tutto, anche per sé stessa.

Nel passaggio dal documentario alla drammaturgia, Amenta si è distaccato dalla cronaca secca mettendo insieme tra loro più riferimenti, tratti dalla propria esperienza personale. «Sulla Mafia - ha spiegato - esiste un’iconografia, è diventata un vero e proprio "genere", e non volevo commettere l’errore di copiare qualcosa che a sua volta è una copia della realtà. La rappresentazione romantica che ne viene data è anche sbagliata eticamente e deleteria, con il padrino bell’uomo, capofamiglia, saggio, protagonista tanto da spingere all’identificazione, interpretato da un attore famoso. Io invece è alla realtà che mi sono ispirato, con personaggi veri provenienti anche da altre vicende, e non ho voluto edulcorare o mettere un "happy end"». Anche per questo Amenta ha utilizzato tutti attori siculi e non professionisti, cui ha lasciato ampie libertà dialettali e di movimento. Per una verità più dura di quella cinematografica. «Ho conosciuto la madre di Rita, nella realtà - ha sottolineato il regista - era anche peggiore del film, dove le ho fatto baciare la lapide della figlia. Rita raccontò di lei: "mi disse che, se avessi continuato, mi avrebbe fatto fare la fine di mio fratello". Quella donna fa parte di un mondo chiusissimo, arcaico, maschilista. Detestava la scelta della figlia, la quale dimostrava un coraggio che lei non ha avuto. Accettare quel gesto avrebbe significato rimettere in discussione tutta un’esistenza». In tal senso, il regista ha inoltre sviluppato il lato sentimentale della protagonista e dato più significati alla sua ribellione. «Quella di Rita - ha concluso - è anche una storia di emancipazione femminile».

Federico Raponi

Liberazione

26/02/2009

Nella foto: Emanuela Mule e Gerard Jugnot sul set de "La Siciliana ribelle" Foto di Giulio Azzarello

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Feb 28

ITALIA ALLO SFASCIO

"A crowd of sluts and ragamuffins surges forward". (James Joyce).

Una folla di zoccole e di vociferanti cialtroni irrompe sulla scena.

E’ d’uopo ricorrere ai classici, al grande irlandese o all’Alighieri de lo strazio e ‘l grande scempio, perché vengono meno nell’odierno vernacolo le parole atte ad esprimere stupore e sdegno sull’inarrestabile degrado della politica e della società italiana.

Non basta la satira, quella sui bersaglieri scacciati dalle guardie svizzere da Porta Pia sulla Nomentana mentre il Khomeini d’oltre Tevere riprende possesso del Quirinale; su Veltroni che distribuisce latte cinese alla melanina nel Darfur; sul monarca Berlusconi nella reggia sarda della Certosa che regala agli Stati Uniti nuove basi militari a piazza della Signoria, piazza del Duomo e piazza San Marco; sui Tremonti, Draghi & Co. in volo cieco, come pipistrelli disorientati, tra i loro stessi macroscopici falsi sulla crisi economica nostrana, e via dicendo.

E la satira non basta oltretutto perché tra breve i Benigni, i Grillo, gli Albanese e le Guzzanti potranno esercitarla solo tra gli Inuit dell’Alaska, dato che il vecchio monito sui fili è stato esteso al papa, al capo del governo, a Israele e agli Usa: chi li tocca muore.

Quelle che più preoccupano sono la non reattività e l’assuefazione come suicidio quotidiano dell’opinione pubblica italiana. Le responsabilità ricadono in gran parte se non esclusivamente sui mass media che continuano a spappolare 24 ore su 24 quei quindici o sedici centimetri che separano le orecchie di chi li segue. Eccelle in questo compito devastante la RAI. Va difesa come servizio pubblico? No, perché con l’aggravante del canone, non è servizio pubblico più della Mediaset di Berlusconi che controlla la RAI. Può essere riformata? No, perché non sono riformabili i suoi dirigenti e i suoi operatori dell’informazione dei quali si può solo dire con il poeta che i migliori (pochissimi) sono privi di qualsiasi convinzione, i peggiori (quasi tutti) sono turgidi di passionale intensità. E allora? Allora, dopo avere elargito ai suoi 14.000 dipendenti un’immeritata cassa integrazione a vita, chiudiamola questa RAI; così come si chiudono o dovrebbero essere chiuse le discariche più inquinanti della Campania. Perché di inquinamento tossico dei cervelli si tratta, un inquinamento che dà assuefazione come gli oppiacei e che addormenta le coscienze. Per rendere schiavo un popolo - osservava Jean Paul Marat - prima di ogni altra cosa è necessario addormentarlo.

Prendiamo il caso del vescovo lefebvriano Richard Williamson che in coincidenza con l’abrogazione da parte del Ratzinger della sua scomunica ha negato l’olocausto. Clamore dei mass media di tutto il mondo e iniziale silenzio della RAI in attesa di un pronunciamento del Vaticano. Quando questo è arrivato ("un vescovo può parlare con autorità ecclesiastica solo di fede e di morale") il cosiddetto servizio pubblico ha riferito senza commenti di sorta, poi ha dato notizia dei successivi ravvedimenti del papa che ha chiesto perdono a Dio e in extremis alle comunità ebraiche senza peraltro scomunicare una seconda volta il prelato negazionista. Tutti i vaticanisti della RAI hanno ripetuto ad nauseam l’assurda tesi secondo cui il Ratzinger nulla sapeva degli orientamenti filo-nazisti di Richard Williamson e dei suoi accoliti lefebvriani ed hanno minimizzato le dure riprovazioni del cancelliere Merkel e delle autorità argentine senza mai citarne i testi. E’ stata la rete televisiva tedesca ZDF a porre in risalto che il Ratzinger nella sua precedente veste di dirigente della congregazione della fede e poi durante l’istruttoria durata due anni da lui stesso promossa dal soglio pontificio sulla rimozione della scomunica ai quattro vescovi "non poteva non sapere". La stessa emittente ha naturalmente ricordato i trascorsi del giovane Ratzi nella Hitler Jugend e nell’antiaerea della Verhmacht. Omettiamo i commenti dei mass media britannici notoriamente antipapisti ed eretici dai tempi di Enrico VIII e parliamo invece della televisione francese: la TF-1, sulla scia delle inchieste di Le Monde ha dedicato ampi servizi all’esodo di decine di migliaia di credenti da una chiesa già in crisi avanzata nella repubblica francese. L’esodo, secondo l’emittente, non riguarda solo l’estraneazione dai riti della mitologia giudaico-cristiana ma in molti casi l’approdo su posizioni agnostiche o la conversione a confessioni e sette di matrice luterana. Analoga crisi sconvolge la chiesa austriaca dopo l’elevazione a vescovo ausiliare di Linz, su ordine di Ratzinger, del parroco ultrareazionario Gerhard Maria Wagner che segue di pochi anni l’investitura cardinalizia di Hans Hermann Groer già noto per i suoi peccadillos pedofili e con giovani seminaristi.

Osterreiche Rundfunk (ORF), la televisione di stato austriaca, si è occupata ampiamente di questi scandali, mentre quella italiana mobilitata manu militari sul "caso Eluana" dal sontuoso erede del pescatore di Tiberiade scatenava attacchi forsennati contro la magistratura, il presidente della repubblica, la costituzione, la scienza medica e il padre della moribonda.

Prima ignorata, poi minimizzata, la condanna dell’avvocato britannico David Mills, corrotto senza menzione del corruttore, il solito ignoto Silvio B. salvato dal lodo Alfano. Quattro giorni dopo, mentre scriviamo queste note, la BBC e le altre televisioni indipendenti, non solo quelle britanniche, continuano a trasmettere reportages sulle anomalie della giustizia italiana e sulle ripercussioni della condanna nel Regno Unito.

Cosa sa di tutto questo il pubblico televisivo italiano? Nulla o quasi nulla, anche perché la nostra repubblica è fondata sull’amnesia: l’eco sinistra del All’armi siam razzisti riempie le contrade del bel paese, le ronde di vigilantes e i posse comitatus entrano nella legislazione italiana, la caccia a Rom e rumeni prosegue tra le blande e permissive critiche delle autorità e nessun cronista televisivo menziona l’allarme dell’Unione Europea, la risoluzione del suo parlamento che denunzia gli episodi razzisti e le dichiarazioni di Frattini, prima che diventasse ministro degli esteri, in difesa delle espulsioni sommarie dei rom, le critiche del Commissario per la giustizia e gli affari interni Jacques Barrot e gli analoghi, più pesanti interventi in materia del Consiglio d’Europa.

Alla RAI tutto tace, questa pace fuor di qui dove trovarla?

Appunto, non rimane altro che citare i classici. Dante sulla sua città che è poi l’Italia d’oggi: Godi Fiorenza, poi che se’ sì grande che per mare e per terra batti l’ali, e per lo ‘nferno tuo nome si spande!

Lucio Manisco

www.sinistraeuropea.it

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Feb 28

Alcuni problemi che sembrano difficili da risolvere hanno una soluzione facile se si fanno alcune considerazioni di similitudine e di dimensione.

Per esempio: gli animali di un deserto devono compiere grandi distanze tra le diverse sorgenti d’acqua. Come dipende il tempo massimo di corsa dalle dimensioni L dell’animale?

La riserva d’acqua è proporzionale al volume dell’animale (cioè a L3), la trasudazione alla sua superficie, cioè a L2. Quindi il tempo massimo di corsa da una sorgente d’acqua all’altra è proporzionale a L. In altre parole: gli animali grandi corrono per più tempo.

Altro esempio: come dipende la velocità di corsa dell’animale in un luogo pianeggiante e in montagna dalle dimensioni L dell’animale?

La potenza esercitata da un animale è proporzionale a L2; la resistenza dell’aria è proporzionale al quadrato della velocità e all’area della sezione trasversale — la potenza spesa per vincerla è proporzionale quindi a v2L2v. Quindi v3L2 deve essere proporzionale a L2, e allora v non dipende da L. In effetti la velocità di corsa in pianura per animali non più piccoli della lepre e non più grandi del cavallo non dipende praticamente dalle dimensioni.

Per correre in montagna è necessaria una potenza mgv proporzionale a L3v. Dato che la potenza esercitata è proporzionale a L2, troviamo che v è inversamente proporzionale a L. Un cane sale di corsa su un colle, un cavallo segna il passo.

Infine, come dipende dalle dimensioni dell’animale l’altezza che esso può raggiungere con un salto?

L’energia necessaria per un salto di altezza h è proporzionale a L3h, mentre il lavoro compiuto dalla forza muscolare F è proporzionale a FL. F è proporzionale a L2, dunque L3h deve essere proporzionale a L2L, e quindi h non dipende dalle dimensioni dell’animale. Effettivamente il topo delle piramidi e il canguro salto più o meno alla stessa altezza.

Tratto da V.I. Arnold, Metodi matematici della meccanica classica, che a sua volta ha tratto da J. Smith, Idee matematiche in biologia.

Compito per casa: dimostrare che King Kong non può esistere.

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 28

Azienda leader nel commercio internazionale cerca collaboratori per attività di lavoro autonomo da svolgere part-time o full-time. Requisiti: personal computer, connessione internet, capacità organizzativa. Non è richiesta esperienza specifica: il candidato potrà avvalersi degli strumenti di formazione messi a disposizione dall’azienda e del supporto offerto da consulenti esperti in materia. Per maggiori informazioni contattare stefanocaprio@gmail.com [...]

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Feb 28

Assointesa, il piu’ iportante portale di convenzioni d’Italia, dedicato ad associazioni e privati, e’ lito di presentare una nuova convenzione con il Centro Estetico e Benessere Aloe’ di Roma che propone uno sconto del 15% sulle tariffe ufficiali.
Il centro estetico Aloè è l’insieme dell’esperienza e dei risultati di quindici anni di servizio al cliente, ma è [...]

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Feb 28

La Francia è da sempre patria di scrittori, poeti e filosofi: da Charles Baudelaire a Louis-Ferdinand Céline, da Montesquieu a Marcel Proust, fino ad arrivare a Jean-Marie Gustave Le Clézio, fresco vincitore del premio Nobel per la letteratura, molti sono i letterati francesi che hanno assunto fama e importanza mondiale. I libri in questo paese [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 28

www.cedcamera.pubbliway.com
I software di CEDCAMERA (l’azienda speciale dei servizi informatici della Camera di Commercio di Milano) rivolti al settore Impiantistico, fanno parte della collana di soluzioni informatiche dedicate al mondo degli installatori professionisti.
Le loro caratteristiche di intuitività e facilità d’uso, unite alla garanzia della Camera di Commercio, li rendono degli strumenti indispensabili per tutti coloro che [...]

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Feb 28

MadLab, leader nella progettazione, realizzazione e installazione di software e sistemi per la logistica, è diventato “bronze partner” di Microarea S.p.A.
L’intesa raggiunta permette a MadLab di affiancare alla propria suite di prodotti e servizi per la logistica Mago Net, una soluzione Software ERP modulare, multilingua, personalizzabile e facile da usare, studiata per risolvere tutte le [...]

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Feb 28

L’utilizzo di un software CRM, acronimo di Custom Relationship Management, è una scelta obbligata per quella azienda che punti sulla fidelizzazione del cliente che è indispensabile per mantenere la propria presenza sul mercato e incrementarla. Esistono diversi soluzioni software e non mancano quelle gratuite, ne ho tirato giù una lista e sono: Vtiger CRM, CRMadar, [...]

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Feb 28

L’appuntamento è per domenica 1 Marzo ore 10.00 nel circuito di Ottobiano (PV), dove avranno inizio ufficialmente le gare della stagione del campionato 2009 Easykart.
Anche per quest’anno parteciperà al campionato della classe 125 il Dico no alla Droga Kart Team Racing, composto dal Team Manager Baroni Roberto, e dal Figlio - Pilota Niccolò Baroni (Arrivato [...]

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Feb 28

“Un solo mondo”, festival del cinema documentaristico che si tiene a Praga da più di un decennio, è molto più che una semplice mostra cinematografica: “Un solo mondo”, infatti, oltre a presentare circa 120 documentari di alta qualità realizzati in ogni parte del mondo, è soprattutto un’occasione per riflettere e discutere importantissimi temi di carattere [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 28

Per il secondo anno consecutivo, Innovhub - Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano – lancia “Search & Develop”: un invito a presentare proposte di servizi a supporto dell’innovazione, una metodologia di ricerca di partner qualificati per offrire alle imprese servizi ad alto valore aggiunto. Più di 1 milione di euro a disposizione per progetti [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale