Feb 28

L’Autorità garante per la concorrenza del mercato ha bandito un concorso per 30 giovani laureati. I selezionati avranno l’opportunità di approfondire, per un periodo di dodici mesi, le discipline della tutela del consumatore e della concorrenza.

Per partecipare è necessario aver conseguito una laurea con votazione non inferiore a 110/110; non aver compiuto l’età di 28 anni alla data di presentazione della domanda e aver maturato esperienze di studio e/o professionali attinenti
al diritto pubblico e/o privato. E’ previsto un rimborso spese di 300 euro mensili. Le domande devono essere inviate entro il 16 marzo 2009 (scarica il bando).

L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna ha bandito alcuni concorsi per diverse figure amministrative. Le domande devono essere presentate entro l’11 marzo 2009
(vedi i bandi ).

Il Centro di ricerca per lo studio delle relazioni tra pianta e suolo di Roma ha bandito un concorso per la formazione di elenchi di tecnologi da assumere con contratto a tempo determinato. Domande entro il 23 marzo 2009
(vedi i bandi ).

L’Agenzia regionale protezione ambientale Campania ha bandito un concorso per la selezione di nove conduttori di mezzi nautici con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato. Domande entro il 12 marzo
(vedi i bandi ).

EUROPA:
Erasmus per giovani manager

SILICON VALLEY:
Ultimo giorno per partire

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Feb 28

Gestire il personale in periodo di stagflazione. Ritrovare il
gusto di fare impresa. Le azioni e le prospettive di riposizionamento. Si parlerà di questo e di molto altro al workshop “La grammatica della crisi” organizzato da ManagerItalia, organismo di rappresentanza dei dirigenti, in collaborazione con AIDP, associazione italiana per la direzione del personale, e DBM, azienda
attiva nell’outplacement.

L’incontro ha per oggetto la figura ed il ruolo del dirigente d’azienda
nell’attuale contesto di crisi. Alcuni dei temi trattati saranno anche “Il momento dell’alfabetizzazione: lettura dei segnali” e “L’approfondimento normativo: conoscenza e gestione degli aspetti contrattuali”.

Parteciperanno all’incontro, tra gli altri, Marcella Mallen, presidente di Manageritalia Roma, Paolo Iacci, vice presidente di Aidp,
Titti Fortunato, presidente Aidp Lazio, Paolo Salvatori, giuslavorista, Michele D’Amore, direttore Manageritalia Roma
e Angelo Salvatori, partner di DBM.

INFO:

La grammatica della crisi
Roma Eventi, Vicolo Alibert, 5
26 febbraio ore 16.30

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Feb 28

di PIETRO SCARNERA

I primi furono i futuristi, cento anni fa con la loro macchina intonarumori, il più famoso però è Brian Eno, che fra le altre cose ha creato il jingle che milioni di persone in tutto il mondo sentono ogni volta che avviano Windows. I sound designer, o progettisti del suono, sono una particolare categoria di creativi: il loro lavoro non si vede, ma si sente: e questo è l’importante. Armati di microfono e computer, i sound designer costruiscono suoni per campi diversissimi fra loro.

Il grande schermo. “Il più importante e il più noto – spiega Gianpaolo D’Amico, ricercatore del Micc, il Media integration and communication center dell’Università di Firenze (www.micc.unifi.it) – è senza dubbio il cinema”. Anche l’ultima cerimonia degli Oscar, in effetti, ha assegnato due statuette al miglior sound mixing (Wall-E) e sound editing (The Dark Knight): non a caso il mestiere del sound designer deriva da quello di rumorista.

La via del marketing. “Oggi però – continua D’Amico – i campi d’applicazione del sound design sono moltissimi: si va dalla sonorizzazione multimediale (software, siti web e videogiochi) a quella delle installazioni (mostre, negozi, spazi pubblici)”. Uno degli ambiti più interessanti riguarda però il marketing.“Il suono può essere usato per far ricordare meglio un marchio o un prodotto – spiega D’Amico –: in questo caso si parla di sound branding e logo sonoro. Quelli di Windows e Macintosh sono i casi più famosi, ma anche alcune case automobilistiche come Bmw e Mercedes hanno una particolare attenzione ai suoni che diffondono negli abitacoli dei loro veicoli”.

Sigle e suonerie. I casi di utilizzo commerciale del suono sono molti e spesso curiosi: la Ducati e la Ferrari, ad esempio, hanno brevettato il rombo dei loro motori, e anche alcune suonerie di cellulari (ad esempio il celebre Nokia tune) sono chiaramente opera di sound designer. Poi ci sono le sigle dei programmi tv, gli spettacoli teatrali, insomma “ogni volta che si utilizza il suono dovrebbe esserci un sound designer. Tuttavia questo non succede spesso, capita anzi che si utlizzino fonici o dj”. La differenza è sostanziale, perché il sound designer non si limita a scegliere i suoni, ma li costruisce per uno scopo preciso.

La condizione italiana. Com’è la situazione per i progettisti del suono italiani? “Siamo indietro rispetto agli altri paesi – spiega D’Amico –, anzi direi che in Italia la professione è appena agli inizi e non è ufficialmente riconosciuta”. Il sound design può essere tuttavia una buona specializzazione da esibire, soprattutto per chi già lavora in un ambito creativo. “Una strada può essere quella degli studi multimediali, ad esempio Tempo reale a Firenze (www.temporeale.it), o Studio Azzurro a Milano (www.studioazzurro.com) che ha curato la mostra su Fabrizio De André in corso a Genova a Palazzo Ducale”.

Da dove partire. E’ importante però partire da buone basi: “Un sound designer – spiega D’Amico – deve senza dubbio conoscere la teoria della musica e del suono, anche se non è necessario essere musicisti: il Conservatorio quindi può essere un ottimo punto di partenza. Fondamentali anche le conoscenze informatiche: il computer, assieme al microfono, è lo strumento di lavoro più prezioso”. Consigli e notizie sullo stato del sound design in Italia si trovano sul blog www.soundesign.info, fondato da Gianpaolo D’Amico e Sara Lenzi poco più di due anni fa.

LA STORIA:
Sara Lenzi, dal conservatorio al sound design

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Feb 28

Mi chiamo

Andrea Trisciuoglio

e ho …

Mi chiamo Andrea Trisciuoglio e ho 30 anni! Il 20 febbraio 2006 mi hanno diagnosticato una sclerosi multipla, una malattia cronica del sistema nervoso centrale(encefalo e midollo spinale) in cui la mielina (la sostanza che avvolge le fibre nervose) per motivi ancora sconosciuti viene distrutta dal sistema immunitario alterato in più zone (multipla) dove rimangono cicatrici (sclerosi) chiamate placche.

Molti ricorderanno anche questa data per quella tragica casualità che vedeva Luca Coscioni spegnersi lo stesso giorno. Quando compare una disabilità, essa insegna a sfruttare al meglio le abilità residue.

Della mia malattia, di questa intrusa, la cosa più importante è di averla trasformata in un’occasione di rinascita e lotta politica. Di aver avuto il coraggio di trasformare il mio privato in Res Publica. Di voler ribadire che la persona malata è anzitutto persona e, come tale, ha diritto a vivere un’esistenza piena. Un giorno spero che il neurologo mi chiami in seguito ad un trapianto di cellule staminali e mi dica: “Sulle lastre non riesco più a vedere le placche; la guaina mielinica che ricopre i tuoi nervi si è riformata; il tuo sistema immunitario non sarà più alterato”.

Ma qui in Italia quell’infelice legge 40 del 19 febbraio 2004 su Procreazione Medicalmente Assistita e Libertà di Ricerca Scientifica vieta l’utilizzo di cellule staminali embrionali per la ricerca. Al momento non si sa ancora se siano meglio le staminali dell’adulto, del cordone ombelicale o quelle embrionali; l’unico modo per saperlo è studiarle, studiarle tutte, riavviare anche qui la ricerca scientifica.

Si fa un gran parlare in questo paese della sacralità dell’embrione, ma mi chiedo “il malato cos’è?” Se il nostro paese continuerà ad essere vittima dell’oscurantismo anti-scientifico, milioni di cittadini come me continueranno ad essere condannati dall’irresponsabilità della politica prima che dalla gravità della malattia.sembra strano solo a me che si sia parlato di questa malattia, solo dopo che la poverina vedova Pavarotti ammise pubblicamente di averla?… e che con i suoi 180milioni di euro si sia andata a curare in america? Perchè non si è fatta curare in uno dei nostri splendidi, magnifici, meravigliosi ed efficentissimi centri di cura e ricerca??? Forse perchè noi abbiamo ancora la legge 40 e la ricerca è bloccata in questa italiuccia???

Andrea Trisciuoglio

da http://blog.libero.it/NewVagabond

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale

Mar 10

I prodotti Herbalife possono agevolare lo snellimento o la perdita di peso, se inseriti nell'ambito di una dieta ipocalorica controllata. Anche se alcuni prodotti Herbalife possono essere utilizzati in sostituzione di un pasto, essi non sono tuttavia destinati ad essere usati come sostituti dell'intera dieta di una persona, e dovrebbero essere integrati da almeno un pasto completo quotidiano.
I prodotti sono notificati al Ministero della Salute. La notifica non implica accettazione, da parte del Ministero della Salute, di qualsivoglia messaggio a carattere pubblicitario.
I prodotti non sono medicinali e non sono trattamento o cura di malattie.

Tutti o quasi, sanno che lavorare da casa è oggi in una fase di forte evoluzione e intraprendenza.
Fino a qualche anno fa una famiglia poteva vivere agiatamente in presenza di uno stipendio, ora è diventato molto difficile anche con due e le cause di questo fenomeno sono molteplici.
In primis aumenta di anno in anno il costo dei beni di prima necessità, chi fa la spesa tutti i giorni lo sa, anche le spese mediche, i trasporti e molti altri servizi aumentano generalmente di più di quanto aumentano i nostri stipendi. E c'è anche un altro motivo.
Per questo motivo Herbalife propone un sistema di lavoro da casa particolarmente utile ed efficace: provare per credere!

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale »

Feb 28

Le verità sul nucleare e la propaganda del governo alla vigilia del G8 ambiente

E’ di questi giorni la notizia di un partenariato italo-francese, un accordo di cooperazione definito dall’ Eliseo come accordo “politico”, sulla questione dell’energia nucleare, accompagnato da due memorandum of understanding tra le due compagnie energetiche Enel ed Edf.

L’intesa dovrebbe aprire la strada alla costruzione, in Italia, di almeno quattro centrali nucleari di terza generazione Epr (European pressurised reactors) entro dieci anni, con la previsione, a dir poco ottimistica, di ricavare dal nucleare circa il 25% del fabbisogno energetico italiano.

Motivi addotti: la costante crisi energetica, l’insufficienza ed il progressivo esaurimento delle risorse energetiche “tradizionali” non rinnovabili, i combustibili fossili (ma ricordiamo che anche l’uranio è una fonte non rinnovabile ed in via di esaurimento), e la conseguente dipendenza del nostro e di molti altri paesi mondiali dai paesi fornitori.

Un passo indietro di 22 anni per l’Italia.

Con un referendum abrogativo, nel 1987, gli italiani si erano già espressi in materia. Venne detto ‘No al nucleare’, avendo ritenuto troppo alto il rischio di incidenti e considerando l’irrisolto problema dello smaltimento delle scorie radioattive. Quella posizione democraticamente espressa è ritenuta, oggi, dal Presidente del Consiglio becero “ecologismo ideologico di una parte politica, sull’onda emotiva post Chernobyl”. Ma si sa: il Presidente del Consiglio ha un’idea molto personale della Democrazia nel nostro Paese, se firma un trattato di cooperazione su un tema così delicato bypassando non solo la volontà popolare, ma anche il ruolo del Parlamento che sta ancora discutendo in Senato il disegno di legge dell’Esecutivo che darebbe il via libera all’operazione.

Senza voler quindi addurre risposte meramente ecologiche (o ideologiche, direbbe LUI), all’eccezione sulla messa in sicurezza delle “nuove centrali” e sull’utilità del provvedimento, proveremo a rispondere senza tecnicismi. 

E’ ovvio che la Francia, che possiede numerose centrali (molto antiche) ed è il principale produttore europeo di energia nucleare, ha tutto l’interesse a rimanere protagonista di questo settore, anche attraverso partenariati di questo tipo.

Riproporre oggi, invece, l’idea del nucleare in Italia, praticamente ex novo, come soluzione ai bisogni di energia del Paese e ai problemi ad essa collegati, è un atto di pura propaganda.

Il nucleare è, infatti, costosissimo sia dal punto di vista economico che sociale e, checché se ne dica, continua ad essere pericoloso sia sotto il profilo della radioattività che della proliferazione.

Non serve per contrastare la recessione, visto che gli enormi investimenti necessari a costruire nuove centrali diventerebbero produttivi non prima di 5 o dieci anni.

Le prime centrali di terza generazione entrerebbero in funzione, ottimisticamente, nel 2020 (qualche decennio prima, quindi, dell’esaurimento dell’uranio sul nostro pianeta, come paventato dalla comunità scientifica internazionale); gli esorbitanti costi in fase di realizzazione e di produzione, sarebbero, quindi, a stento ammortizzati, senza reale convenienza per il Paese.

Non serve a ridurre i consumi di combustibili fossili, dato che, soprattutto il petrolio è oggi usato di gran lunga più per usi civili e nei trasporti, che per la produzione di energia.

Non serve nemmeno per combattere il surriscaldamento del globo, obiettivo principale di tutti i Paesi che hanno sottoscritto il protocollo di Kyoto; per questo scopo, bisognerebbe infatti puntare su soluzioni applicabili velocemente e con costi meno esosi per il Paese: fonti pulite e rinnovabili (a cominciare dal solare), efficienza energetica, etc.

In questo solco propagandistico, si inserisce la politica energetica del Governo Berlusconi, sin da subito in progressivo arretramento anche rispetto ai provvedimenti, non esaustivi di certo, del Governo Prodi. Una politica che, immobilizzando per una decina di anni almeno i milioni di euro che certamente verranno sottratti all’efficienza energetica ed alle fonti rinnovabili, indebolisce, di fatto, l’impegno italiano sulla ricerca di strategie energetiche davvero alternative alle fonti fossili e punta tutto sugli inceneritori – produttori di diossina (eufemisticamente chiamati termovalorizzatori) e oggi, persino sull’inutile, costoso, limitato nel tempo e rischioso Nucleare.

Senza voler creare allarmismi, anche dal punto di vista della sicurezza, le centrali Epr di terza generazione, hanno sì un’incidenza probabilistica minore di disastri e fuoriuscite, perché dotate di maggiori misure di sicurezza e in grado di produrre meno scorie, ma, come si evince da uno studio approfondito del quotidiano britannico Independent, che cita alcuni documenti di natura industriale che provengono anche dalla azienda francese Edf, la stessa che ha appena sottoscritto un accordo con Enel, “nel caso avvenga una fuoriuscita di radiazioni, questa sarebbe più consistente e pericolosa che non in passato.” Tra i documenti esaminati, "ce n’è uno secondo cui le perdite umane stimate potrebbero essere addirittura doppie".

Tutto ciò accade a pochi mesi dal G8 ambiente che sarà ospitato dall’Italia, dalla Sicilia, da Siracusa. Un summit fortemente voluto dalla Ministra Prestigiacomo, imprenditrice siracusana, che alla presentazione del vertice internazionale ha dichiarato: “Fra pochi mesi la Sicilia avrà l’occasione e l’opportunità di essere il centro del dibattito mondiale sui temi dello sviluppo sostenibile. Le nuove tecnologie per le fonti alternative e per il risparmio energetico saranno infatti uno dei temi che si discuteranno nel G8 ambiente che si svolgerà a Siracusa a fine aprile e che vedrà riuniti i ministri dell’ambiente degli 8 paesi più industrializzati ma anche quelli di Paesi come India, Cina, Brasile, Messico, Sud Africa, Australia, Indonesia, Corea del Sud che saranno co-protagonisti dello sviluppo di domani”.

Peccato che la Ministra Prestigiacomo parla di una "scelta forte del governo per le energie rinnovabili" e poi, tra nucleare e incentivi agli inceneritori, le mette all’angolo.

Paola Calì

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Feb 28

Donne per una difesa del lavoro delle donne

L’impegno del governo Berlusconi per ridurre ulteriormente i diritti del lavoro salariato sembra puntare alle donne con particolare sadismo. La detassazione dello straordinario è stata finanziata con i fondi destinati ai progetti e ai centri contro la violenza. E’ stata cancellata la legge contro le dimissioni in bianco. Si preparano l’abolizione del diritto alla pensione di vecchiaia a 60 anni, la riduzione del tempo dei congedi di maternità, un peggioramento delle condizioni del lavoro notturno.

Il problema riguarda nello stesso tempo movimento femminista e movimento sindacale, sindacati di base e CGIL, lavoratrici stabili e precarie, donne giovani e meno giovani.

Noi proponiamo prima di tutto di unire per un momento le forze, facendo cadere le obiettive distanze e pensando iniziative comuni o che vadano nella medesima direzione.

Proponiamo che le manifestazioni per l’8 marzo abbiano al centro i temi del rapporto tra donne e lavoro, respingano gli attacchi che si preparano e quelli già passati.

Non tocca a noi elaborare piattaforme, che del resto richiedono discussioni più approfondite di quelle che le nostre diverse appartenenze e i tempi stretti ci abbiano consentito. Chiediamo solo a tutte l’impegno di un mese per discutere, elaborare e propagandare un progetto femminista di difesa delle donne che lavorano, si formano, sono in pensione o si preparano ad andarvi.

Avvertiamo l’esigenza di coinvolgere nella resistenza il numero maggiore possibile di lavoratrici e giovani donne in formazione. Pensiamo per questo che le sole manifestazioni dell’8 marzo non siano sufficienti. Siamo consapevoli delle estreme difficoltà del momento e non vogliamo fare appelli velleitari per iniziative che non saremmo in grado di realizzare.

Ricordiamo solo che in altri paesi d’Europa il problema è stato affrontato (e talvolta anche con successo) facendo apparire sulla scena politica un soggetto femminista visibile. Sono stati fatti presìdi di donne. Sono state organizzate marce da un luogo di lavoro all’altro e iniziative di teatro di strada nei principali quartieri delle città.

Nei primi anni Novanta in Svizzera uno sciopero di sole donne (in alcuni settori di pochi minuti e quindi sostanzialmente simbolico) è diventato un evento anche mediatico e ha garantito la riuscita di una grande manifestazione.

La costituzione di un soggetto femminile visibile che si faccia carico anche dei problemi del lavoro delle donne ci sembra oggi l’assoluta priorità. Per questo ci proponiamo di evitare due atteggiamenti. Quello di eccessiva prudenza in un momento in cui a star ferme c’è tutto da perdere. Quello che coniuga obiettivi di grande valore e spessore con pratiche settarie che riducono ai minimi termini la possibilità di praticarli.

PRIME FIRME: Margherita Napoletano (SDL intercategoriale, RSU San Raffaele, Milano) Delia Fratucelli (direttivo CGIL Piemonte) Margherita Recaldini (SDL intercategoriale, coordinamento nazionale, RSU Comune di Brescia), Eva Mamini (Direttivo provinciale FIOM Bologna) Donatella Biancardi (SDL Intercategoriale giunta Regione Lombardia, delegata RSU) Maxia Zandonai (giornalista, esecutivo nazionale USIGRAI) Rosella Manganella (SDL intercategoriale, coordinamento nazionale) Donatella Benini (operaia RSU, FILCEM, Brescia); Licia Pera (RDB/CUB ARES 118); Rita Barbieri (RSU ITALTEL); Giuliana Righi (segreteria regionale FIOM, Emilia Romagna); Eliana Como (FIOM nazionale); Adriana Marafioti (RDB Università Statale di Milano); Vilma Gidaro (delegata RSU CGIL ICCU); Daniela Rottoli (SdL intercategoriale - segr. provinciale Milano); Geni Sardo (direttivo CGIL FVG - responsabile Coordinamento Donne Trieste); Silvia Tagliabue (CUB informazione - videogiornalista freelance); Maria Miseo (Cobas Venezia); Roberta Turi (Segreteria Fiom Cgil Roma Sud); Alina Legrottaglie (SdL intercategoriale Fasano BR, responsabile provinciale pensionati); Graziella Monacelli (delegata RSU - USI Sanità - Ospedale San Raffaele); Fabiola Bravi (Segr. Prov.le Roma SdL intercategoriale, RsA Valleverde, Coord. Donne SdL Intercategoriale); Marisa Romito (delegata SdL Ospedale S.Carlo Borromeo); Silvia Cortesi (Fisac Milano); Lea Melandri, Maria Grazia Campari, Rosa Calderazzi, Lidia Cirillo, Cecè Damiani; Floriana Lipparini (Collettivo di Porta Nuova, Milano); Daniela Pastor (università delle donne e collettivo di Porta Nuova, Milano); Danila Baldo, Laura Coci, Rita Fiorani, Daniela Garibaldi, Emanuela Garibaldi, Elisabetta Invernizzi, Roberta Morosini, Danila Verdi (IFE); Sabrina Bagnaschi (Iniziativa Femminista europea); Anita Sonego (Presidente Libera Universaità delle Donne. Milano); Nadia De Mond, Paola Manduca (Marcia Mondiale delle Donne); Maria Stella Siori (tecnica dell’Università di Torino); Chiara Bonfiglioli (ricercatrice); Giovanna Mancini (giornalista); Carmen Di Salvo (avvocata femminista); Laura Mulassano (Università Milano-Bicocca); Marilisa Verti (Associazione Lombarda Giornalisti); Francesca Zajczyk (Università Milano-Bicocca); Chiara Fornaro, Anna Maria Tallone, Stephanie Lugaldo, Iside Dogliani, Martina Riberto (Circolo Aura de Cor di Caraglio); Irene Sestili, Giulia Paparelli (Coordinamento dei Collettivi universitari, La Sapienza, Roma), Enrica Paccoi (Associazione Yakaar Italia-Senegal); Valentina Scopone, Elisa Scardaccione, Giulia Baraldi, Paola Baronchelli, Luisa Stendardi, Pina Sardella, Rosalba Casiraghi, Michela Iocca, Clotilde Langella, Eva Marino, Daniela Loiacono, Dolores Morondo (Università di Urbino); Michela Puritani, Tatiana Montella, Angelita Castellani, Claudia Lo Presti, Elisa Coccia, Laura Emiliani, Cristina Giardullo, Sara Farris, Donatella Coppola (Collettivo di femministe e lesbiche La Mela di Eva), Albina Guizzo, Renata Segalini, Anna Maria Appiano, Cristina Frongia, Grazia Musella Collettivo Femminista Primule Rosse (Cuneo); Chiara Siani, Nina Ferrante, Vera Guida, Alessandra Pirera, Lia Barillari, Tonia Cioffi(Collettivo Degeneri, Napoli); Collettivo Le Onde (Salerno); Francesca Feola, Marta Marsano, Maria Arcucci, Maria Rosaria Fiorentino, Giulia Marino (Collettivo lgbtq Tiresi@); Fiorella Bomé, Sabina Jez, Cinzia Orsi, Cristina Morcan, Patrizia Salerno (Forum permanente delle Donne Certaldo-Empolese Valdelsa, FI); Francesca Gianformaggio (Associazione Casa dei Popoli Foligno); Carmen Crispino (Collettivo lgbitq Sui generis, Roma); Roberta Martini, Valentina Violini (Famiglie Arcobaleno, Pinerolo); Tania La Tella, Daniela Amato (Centro Donna L.I.S.A.); Donne delle Sinistra (Cuneo); Associazione Corrente Alternata (FI);Valeria Damioli (SC Brescia); Maria Pia Trevisani (Collettivo italiano di IFE) Nicoletta Pirotta (Associazione per la Sinistra); Sabrina Damico (impiegata, Genova), Marina Mariani, Paola Olivo (Milano), Francesca Di Bella; Chiara Valentini (giornalista) Lucilla Salerno (Donna TV); Valeria Belli (Università di Roma La Sapienza) Valentina Valleriani (L’Aquila); Francesca Cazzaniga (Vicepresidente Ancea onlus) Amalicea Colombi (Deafal); Fernanda La Camera (pensionata); Paola Pattono (Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo - Università di Torino); Maria Cristina Coccia Laura Tonoli (Infermiera, IFE Bergamo), Monia Andreani, Giuseppina Legramanti, Ileana Montini (sociologa e psicoterapeuta), Ornella D’Orazio, Rossella Cafaro, Gianna Baresi, Vanda Bono, Cinzia Colombo, Livia Bertagnolli (Bolzano), Giovanna Russo (ricercatrice), Giannarosa Marini (insegnante liceo Stefanini di Mestre), Elisabetta Pagani, Patrizia Pompeo, Alessandra Fenoglio (Biblioteca del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo, Università degli studi di Torino), Stefania Conticini. Lorena Bianco, Anna Tallone, Susanna Berardengo, Caterina Del Torchio, Vincenza Giordano, Lorella Migliaccio, Paola Cavallo, Anna Rebuffo, Marilena Mellano, Marzia Gerno, Floriana Beraudo, Margherita Luongo, Patrizia Lerda, Antonella Potenza, Patrizia Dalmasso, Brigida Garnero, Cinzia Dutto, Enrica Traversa, Livia Bessone, Mirella Viglietti, Lisa Reviglio,Laura Genre, Silvana Ravinale, Ornella Vola, Barbara Agrusa, Gloriana Dorando, Barbara Ciaccone, Stefania Filipazzi, Silvia Vietto, Marisa Pasero, Marina Gallo, Anna Maria Vietto, Vilma Arneodo, Giuliana Costamagna, Alfina Fichera, Cristina Somà, Valentina Raccanelli, Mara Beccaria, Stefania Rosso, Sabina Belliardo, Maria Antonietta Paracone, Silvana Rabbia, Renata Ellena, Enrica Grosso, Rosalba Fina, Nadia Actis

Per le ADESIONI

difesalavorodonne@gmail.com

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Feb 28

A MEZZANOTTE VA LA RONDA…DELLA VIOLENZA

Il metodo è sempre lo stesso: abituare poco alla volta l’opinione pubblica all’idea che la proposta è positiva o al massimo neutra ovvero non causa danni, ma può portare benefici. Questa volta, sull’onda delle fobie per la sicurezza, il centrodestra ci propina le ronde.

Il termine ronda non fa pensare a niente di negativo, anzi richiama alla mente le ronde militari per sorvegliare i soldati in libera uscita o, come recitava una nota canzone, "a mezzanotte va la ronda dell’amore..".

Proviamo a sostituire il termine ronda con l’altro più attinente ovvero squadraccia.Il risultato è notevolmente più allarmante.

Basta leggere uno stralcio da Repubblica del 30 maggio 2008

Forza Nuova organizza le ronde contro i neri A Foggia ronde "contro gli zingari e gli extracomunitari". A organizzarle è Forza Nuova, secondo quanto denunciato in un documento da una serie di associazioni e partiti politici (Arci, Verdi, Legambiente e Rifondazione tra gli altri)…

Spiega Stefano Merlini, costituzionalista a Firenze:

"Giuridicamente non ci sono dubbi, la norma per come è scritta lascia la possibilità di un finanziamento privato delle ronde. Le associazioni di cittadini, riconosciute dall’articolo 18 della Costituzione, possono infatti chiedere contributi a chicchessia. Le ronde potranno dunque rivolgersi alla Confcommercio, Confesercenti, aziende o negozianti.

Nella loro funzione di pubblica utilità potranno chiedere finanziamenti. Il rischio è uno squadrismo pagato da quella parte della popolazione che non si sente sufficientemente protetta. Di più, si può finire per istituzionalizzare un rapporto mafioso: io ti proteggo, tu mi paghi".

Merlini è caustico: "Per lo Stato di diritto è il primo passo verso l’abisso".

Concludo questa breve considerazione riportando quanto sull’argomento, con il suo solito stile tra l’ironico ed il sarcastico, ha scritto Michele Serra.

"Se vi ferma una ronda, sarà vostra premura accertarvi subito da che partito è ispirata. Se leghista  dovrete affrettarvi a diradare ogni sospetto sulla vostra etnia, se di Forza Nuova dovete correre molto forte, se ispirata da qualche sindaco di centrosinistra del Nord (ce n’ è ancora una mezza dozzina) sarete voi a dovere rassicurare i rondisti, spendendo qualche buona parola per loro e rinfrancandoli. Più intricata l’ interpretazione di eventuali ronde in Campania, Sicilia e Calabria, dove il rischio è mostrare i documenti alle tradizionali cosche locali che già presidiano molto validamente il territorio. Infine: se una ronda è composta da una sola persona, vuol dire che è dell’ Udc. Non esclusa l’ istituzione, sul modello della Rai, di apposite Commissioni di vigilanza che provvedano a lottizzare le ronde tra i diversi partiti, affidando il prime-time alle ronde di governo e concedendo alle ronde di opposizione solo la terza serata, dalle due del mattino fino all’ alba, quando anche i serial-killer dormono e il massimo della bella figura è aiutare un ubriaco a traversare la strada. Infine: qualora una ronda di venti o trentamila persone dovesse partire da Milano e marciare su Roma, è meglio non attardarsi a discutere sui principi costituzionali e riparare molto velocemente verso la frontiera più vicina".

-MICHELE SERRA (L’ AMACA Repubblica - 24 febbraio 2009)

Riflettete, gente, riflettete!

Giuseppe Buzzanga

Associazione Per la Conoscenza, la Difesa, l’Attuazione della Costituzione

Via Gioberti, 8 - 10064 Pinerolo                           

e-mail: perlacostituzione@gmail.com

sito: http://www.attuarelacostituzione.it

blog: http://attuarelacostituzione.blogspot.com

vignetta da www.arcoiris.tv

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Feb 28

Preferisco di no

Secondo un sondaggio online, l’85 per cento dei medici italiani è contrario all’emendamento Bricolo che abolisce il divieto di segnalare i migranti irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie.

I sindacati di polizia contestano le ronde; gli insegnanti i tagli della «controriforma» Gelmini e c’è da scommettere che né le nuove centrali nucleari né il redivivo Ponte sullo Stretto saranno ingoiati tanto facilmente dai cittadini delle zone coinvolte.

Il governo ha scelto il pennello della crisi globale per verniciare di necessità e urgenza qualsiasi grande operetta, anche quelle elaborate otto anni fa, ai tempi del contratto con gli italiani. E’ una vernice sottile, non coprente, consumata perché già usata anche per mascherare le norme dei vari pacchetti sicurezza.

Basta un graffio – gli abitanti di Lampedusa che contestano il Cie di Maroni o le Regioni che elaborano un documento contro il ddl Carfagna – per rovinare la patinatura degli spot di governo.

Accade però anche dell’altro. Per esempio che migranti e cittadini italiani si trovino assieme per protestare contro il pacchetto sicurezza. E’ accaduto a Roma e a Milano e accadrà di nuovo, in primavera. Oppure che in tutti i consultori, gli ambulatori e le Asl si moltiplichino i cartelli che dicono che «in questa struttura non si denuncia nessuno».

Medici e infermieri continuano a fare il loro lavoro come se niente fosse, e così, dicono, continueranno a farlo anche se e quando l’emendamento Bricolo diventasse legge dello stato. Una disobbedienza silenziosa, efficace, diffusa. Disarmante come la risposta di Bartleby, lo scrivano di Herman Melville. E altrettanto reiterabile davanti al Maroni o allo Scajola di turno.

Enzo Mangini

[25 Febbraio 2009]

www.carta.org

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Feb 28

"La Siciliana ribelle" Una donna contro la mafia

Non era stato un addio, nel 1992, a portare il regista Marco Amenta - classe 1970 - a trasferirsi dalla natia Palermo a Parigi, ma lo sconforto seguìto alle stragi di Falcone e Borsellino. «In Sicilia - ha raccontato ieri durante la conferenza stampa di presentazione del suo film La Siciliana ribelle , da domani al cinema con 58 copie - ho fatto il fotoreporter e sono stato un testimone diretto, avendo visto morti ammazzati e conosciuto direttamente sia personaggi positivi, quali poliziotti e magistrati, che negativi, come i figli di Riina. Se non ti metti i paraocchi, come fanno in molti, con la Mafia ti ci confronti: nella mia strada hanno sparato tre volte, uccidendo un poliziotto, quando avevo 12 anni, poi il cognato di Buscetta, ed è stato gambizzato il padre dei miei migliori amici, che abitavano sopra casa mia. Da bambino vivi tutto questo con un dolore inconscio, e più tardi ne prendi consapevolezza, capisci che tutti ne siamo vittime, della Mafia, la vita comune ne è permeata: sta nella finanza, nella politica, in una società che è marcia».

Il soggiorno in Francia (peraltro a co-produrre la pellicola c’è la parigina Roissy Film) non ha significato per il cineasta la rimozione e un’altra vita, ma una preparazione che poi lo ha visto tornare in Italia e girare diversi documentari proprio sulla Mafia: Diario di una siciliana ribelle , L’Ultimo padrino e Il Fantasma di Corleone , su Bernardo Provenzano, uscito nelle sale pochi giorni prima dell’arresto del super latitante capo dei capi.

Il primo dei citati lavori - basato su scritti privati, deposizioni processuali e interviste, vincitore di 21 premi internazionali, trasmesso da 30 televisioni nel mondo - era dedicato alla figura della 17enne Rita Atria, figlia di un boss divenuta collaboratrice di Giustizia, uno dei simboli della lotta a Cosa Nostra. Quella storia Amenta ha voluto riprenderla, elaborandola, per esordire in un lungometraggio di finzione (il quasi omonimo La Siciliana ribelle , per l’appunto) da lui co-sceneggiato, prodotto con la Eurofilm - società creata insieme alla sorella Simonetta - e diretto.

La terra di Atria era Partanna, dove lo scontro tra clan provocò 16 morti nel triennio ‘89-’91: «sono cresciuta - scriveva la giovane nel suo diario - più in fretta del tempo, e a detta di chi mi stava vicino avevo giudizio da vendere». Le furono uccisi il padre e il fratello, gli "uomini d’onore" spinsero il fidanzatino a lasciarla, lei passò dalla parte della Giustizia - perciò venne rinnegata dalla madre - contribuendo a numerosi arresti e all’apertura dei maxi-processi. Ciò comportò in lei anche una tormentata presa di coscienza rispetto ai crimini dell’amato genitore ed il dover affrontare una drammatica solitudine. Ma, dopo l’uccisione del giudice Paolo Borsellino a cui faceva riferimento, la ragazza si convinse che il tragico evento fosse la fine di tutto, anche per sé stessa.

Nel passaggio dal documentario alla drammaturgia, Amenta si è distaccato dalla cronaca secca mettendo insieme tra loro più riferimenti, tratti dalla propria esperienza personale. «Sulla Mafia - ha spiegato - esiste un’iconografia, è diventata un vero e proprio "genere", e non volevo commettere l’errore di copiare qualcosa che a sua volta è una copia della realtà. La rappresentazione romantica che ne viene data è anche sbagliata eticamente e deleteria, con il padrino bell’uomo, capofamiglia, saggio, protagonista tanto da spingere all’identificazione, interpretato da un attore famoso. Io invece è alla realtà che mi sono ispirato, con personaggi veri provenienti anche da altre vicende, e non ho voluto edulcorare o mettere un "happy end"». Anche per questo Amenta ha utilizzato tutti attori siculi e non professionisti, cui ha lasciato ampie libertà dialettali e di movimento. Per una verità più dura di quella cinematografica. «Ho conosciuto la madre di Rita, nella realtà - ha sottolineato il regista - era anche peggiore del film, dove le ho fatto baciare la lapide della figlia. Rita raccontò di lei: "mi disse che, se avessi continuato, mi avrebbe fatto fare la fine di mio fratello". Quella donna fa parte di un mondo chiusissimo, arcaico, maschilista. Detestava la scelta della figlia, la quale dimostrava un coraggio che lei non ha avuto. Accettare quel gesto avrebbe significato rimettere in discussione tutta un’esistenza». In tal senso, il regista ha inoltre sviluppato il lato sentimentale della protagonista e dato più significati alla sua ribellione. «Quella di Rita - ha concluso - è anche una storia di emancipazione femminile».

Federico Raponi

Liberazione

26/02/2009

Nella foto: Emanuela Mule e Gerard Jugnot sul set de "La Siciliana ribelle" Foto di Giulio Azzarello

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Feb 28

ITALIA ALLO SFASCIO

"A crowd of sluts and ragamuffins surges forward". (James Joyce).

Una folla di zoccole e di vociferanti cialtroni irrompe sulla scena.

E’ d’uopo ricorrere ai classici, al grande irlandese o all’Alighieri de lo strazio e ‘l grande scempio, perché vengono meno nell’odierno vernacolo le parole atte ad esprimere stupore e sdegno sull’inarrestabile degrado della politica e della società italiana.

Non basta la satira, quella sui bersaglieri scacciati dalle guardie svizzere da Porta Pia sulla Nomentana mentre il Khomeini d’oltre Tevere riprende possesso del Quirinale; su Veltroni che distribuisce latte cinese alla melanina nel Darfur; sul monarca Berlusconi nella reggia sarda della Certosa che regala agli Stati Uniti nuove basi militari a piazza della Signoria, piazza del Duomo e piazza San Marco; sui Tremonti, Draghi & Co. in volo cieco, come pipistrelli disorientati, tra i loro stessi macroscopici falsi sulla crisi economica nostrana, e via dicendo.

E la satira non basta oltretutto perché tra breve i Benigni, i Grillo, gli Albanese e le Guzzanti potranno esercitarla solo tra gli Inuit dell’Alaska, dato che il vecchio monito sui fili è stato esteso al papa, al capo del governo, a Israele e agli Usa: chi li tocca muore.

Quelle che più preoccupano sono la non reattività e l’assuefazione come suicidio quotidiano dell’opinione pubblica italiana. Le responsabilità ricadono in gran parte se non esclusivamente sui mass media che continuano a spappolare 24 ore su 24 quei quindici o sedici centimetri che separano le orecchie di chi li segue. Eccelle in questo compito devastante la RAI. Va difesa come servizio pubblico? No, perché con l’aggravante del canone, non è servizio pubblico più della Mediaset di Berlusconi che controlla la RAI. Può essere riformata? No, perché non sono riformabili i suoi dirigenti e i suoi operatori dell’informazione dei quali si può solo dire con il poeta che i migliori (pochissimi) sono privi di qualsiasi convinzione, i peggiori (quasi tutti) sono turgidi di passionale intensità. E allora? Allora, dopo avere elargito ai suoi 14.000 dipendenti un’immeritata cassa integrazione a vita, chiudiamola questa RAI; così come si chiudono o dovrebbero essere chiuse le discariche più inquinanti della Campania. Perché di inquinamento tossico dei cervelli si tratta, un inquinamento che dà assuefazione come gli oppiacei e che addormenta le coscienze. Per rendere schiavo un popolo - osservava Jean Paul Marat - prima di ogni altra cosa è necessario addormentarlo.

Prendiamo il caso del vescovo lefebvriano Richard Williamson che in coincidenza con l’abrogazione da parte del Ratzinger della sua scomunica ha negato l’olocausto. Clamore dei mass media di tutto il mondo e iniziale silenzio della RAI in attesa di un pronunciamento del Vaticano. Quando questo è arrivato ("un vescovo può parlare con autorità ecclesiastica solo di fede e di morale") il cosiddetto servizio pubblico ha riferito senza commenti di sorta, poi ha dato notizia dei successivi ravvedimenti del papa che ha chiesto perdono a Dio e in extremis alle comunità ebraiche senza peraltro scomunicare una seconda volta il prelato negazionista. Tutti i vaticanisti della RAI hanno ripetuto ad nauseam l’assurda tesi secondo cui il Ratzinger nulla sapeva degli orientamenti filo-nazisti di Richard Williamson e dei suoi accoliti lefebvriani ed hanno minimizzato le dure riprovazioni del cancelliere Merkel e delle autorità argentine senza mai citarne i testi. E’ stata la rete televisiva tedesca ZDF a porre in risalto che il Ratzinger nella sua precedente veste di dirigente della congregazione della fede e poi durante l’istruttoria durata due anni da lui stesso promossa dal soglio pontificio sulla rimozione della scomunica ai quattro vescovi "non poteva non sapere". La stessa emittente ha naturalmente ricordato i trascorsi del giovane Ratzi nella Hitler Jugend e nell’antiaerea della Verhmacht. Omettiamo i commenti dei mass media britannici notoriamente antipapisti ed eretici dai tempi di Enrico VIII e parliamo invece della televisione francese: la TF-1, sulla scia delle inchieste di Le Monde ha dedicato ampi servizi all’esodo di decine di migliaia di credenti da una chiesa già in crisi avanzata nella repubblica francese. L’esodo, secondo l’emittente, non riguarda solo l’estraneazione dai riti della mitologia giudaico-cristiana ma in molti casi l’approdo su posizioni agnostiche o la conversione a confessioni e sette di matrice luterana. Analoga crisi sconvolge la chiesa austriaca dopo l’elevazione a vescovo ausiliare di Linz, su ordine di Ratzinger, del parroco ultrareazionario Gerhard Maria Wagner che segue di pochi anni l’investitura cardinalizia di Hans Hermann Groer già noto per i suoi peccadillos pedofili e con giovani seminaristi.

Osterreiche Rundfunk (ORF), la televisione di stato austriaca, si è occupata ampiamente di questi scandali, mentre quella italiana mobilitata manu militari sul "caso Eluana" dal sontuoso erede del pescatore di Tiberiade scatenava attacchi forsennati contro la magistratura, il presidente della repubblica, la costituzione, la scienza medica e il padre della moribonda.

Prima ignorata, poi minimizzata, la condanna dell’avvocato britannico David Mills, corrotto senza menzione del corruttore, il solito ignoto Silvio B. salvato dal lodo Alfano. Quattro giorni dopo, mentre scriviamo queste note, la BBC e le altre televisioni indipendenti, non solo quelle britanniche, continuano a trasmettere reportages sulle anomalie della giustizia italiana e sulle ripercussioni della condanna nel Regno Unito.

Cosa sa di tutto questo il pubblico televisivo italiano? Nulla o quasi nulla, anche perché la nostra repubblica è fondata sull’amnesia: l’eco sinistra del All’armi siam razzisti riempie le contrade del bel paese, le ronde di vigilantes e i posse comitatus entrano nella legislazione italiana, la caccia a Rom e rumeni prosegue tra le blande e permissive critiche delle autorità e nessun cronista televisivo menziona l’allarme dell’Unione Europea, la risoluzione del suo parlamento che denunzia gli episodi razzisti e le dichiarazioni di Frattini, prima che diventasse ministro degli esteri, in difesa delle espulsioni sommarie dei rom, le critiche del Commissario per la giustizia e gli affari interni Jacques Barrot e gli analoghi, più pesanti interventi in materia del Consiglio d’Europa.

Alla RAI tutto tace, questa pace fuor di qui dove trovarla?

Appunto, non rimane altro che citare i classici. Dante sulla sua città che è poi l’Italia d’oggi: Godi Fiorenza, poi che se’ sì grande che per mare e per terra batti l’ali, e per lo ‘nferno tuo nome si spande!

Lucio Manisco

www.sinistraeuropea.it

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Feb 28

Alcuni problemi che sembrano difficili da risolvere hanno una soluzione facile se si fanno alcune considerazioni di similitudine e di dimensione.

Per esempio: gli animali di un deserto devono compiere grandi distanze tra le diverse sorgenti d’acqua. Come dipende il tempo massimo di corsa dalle dimensioni L dell’animale?

La riserva d’acqua è proporzionale al volume dell’animale (cioè a L3), la trasudazione alla sua superficie, cioè a L2. Quindi il tempo massimo di corsa da una sorgente d’acqua all’altra è proporzionale a L. In altre parole: gli animali grandi corrono per più tempo.

Altro esempio: come dipende la velocità di corsa dell’animale in un luogo pianeggiante e in montagna dalle dimensioni L dell’animale?

La potenza esercitata da un animale è proporzionale a L2; la resistenza dell’aria è proporzionale al quadrato della velocità e all’area della sezione trasversale — la potenza spesa per vincerla è proporzionale quindi a v2L2v. Quindi v3L2 deve essere proporzionale a L2, e allora v non dipende da L. In effetti la velocità di corsa in pianura per animali non più piccoli della lepre e non più grandi del cavallo non dipende praticamente dalle dimensioni.

Per correre in montagna è necessaria una potenza mgv proporzionale a L3v. Dato che la potenza esercitata è proporzionale a L2, troviamo che v è inversamente proporzionale a L. Un cane sale di corsa su un colle, un cavallo segna il passo.

Infine, come dipende dalle dimensioni dell’animale l’altezza che esso può raggiungere con un salto?

L’energia necessaria per un salto di altezza h è proporzionale a L3h, mentre il lavoro compiuto dalla forza muscolare F è proporzionale a FL. F è proporzionale a L2, dunque L3h deve essere proporzionale a L2L, e quindi h non dipende dalle dimensioni dell’animale. Effettivamente il topo delle piramidi e il canguro salto più o meno alla stessa altezza.

Tratto da V.I. Arnold, Metodi matematici della meccanica classica, che a sua volta ha tratto da J. Smith, Idee matematiche in biologia.

Compito per casa: dimostrare che King Kong non può esistere.

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 28

Azienda leader nel commercio internazionale cerca collaboratori per attività di lavoro autonomo da svolgere part-time o full-time. Requisiti: personal computer, connessione internet, capacità organizzativa. Non è richiesta esperienza specifica: il candidato potrà avvalersi degli strumenti di formazione messi a disposizione dall’azienda e del supporto offerto da consulenti esperti in materia. Per maggiori informazioni contattare stefanocaprio@gmail.com [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 28

Assointesa, il piu’ iportante portale di convenzioni d’Italia, dedicato ad associazioni e privati, e’ lito di presentare una nuova convenzione con il Centro Estetico e Benessere Aloe’ di Roma che propone uno sconto del 15% sulle tariffe ufficiali.
Il centro estetico Aloè è l’insieme dell’esperienza e dei risultati di quindici anni di servizio al cliente, ma è [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 28

La Francia è da sempre patria di scrittori, poeti e filosofi: da Charles Baudelaire a Louis-Ferdinand Céline, da Montesquieu a Marcel Proust, fino ad arrivare a Jean-Marie Gustave Le Clézio, fresco vincitore del premio Nobel per la letteratura, molti sono i letterati francesi che hanno assunto fama e importanza mondiale. I libri in questo paese [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 28

www.cedcamera.pubbliway.com
I software di CEDCAMERA (l’azienda speciale dei servizi informatici della Camera di Commercio di Milano) rivolti al settore Impiantistico, fanno parte della collana di soluzioni informatiche dedicate al mondo degli installatori professionisti.
Le loro caratteristiche di intuitività e facilità d’uso, unite alla garanzia della Camera di Commercio, li rendono degli strumenti indispensabili per tutti coloro che [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 28

MadLab, leader nella progettazione, realizzazione e installazione di software e sistemi per la logistica, è diventato “bronze partner” di Microarea S.p.A.
L’intesa raggiunta permette a MadLab di affiancare alla propria suite di prodotti e servizi per la logistica Mago Net, una soluzione Software ERP modulare, multilingua, personalizzabile e facile da usare, studiata per risolvere tutte le [...]

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Feb 28

L’utilizzo di un software CRM, acronimo di Custom Relationship Management, è una scelta obbligata per quella azienda che punti sulla fidelizzazione del cliente che è indispensabile per mantenere la propria presenza sul mercato e incrementarla. Esistono diversi soluzioni software e non mancano quelle gratuite, ne ho tirato giù una lista e sono: Vtiger CRM, CRMadar, [...]

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Feb 28

L’appuntamento è per domenica 1 Marzo ore 10.00 nel circuito di Ottobiano (PV), dove avranno inizio ufficialmente le gare della stagione del campionato 2009 Easykart.
Anche per quest’anno parteciperà al campionato della classe 125 il Dico no alla Droga Kart Team Racing, composto dal Team Manager Baroni Roberto, e dal Figlio - Pilota Niccolò Baroni (Arrivato [...]

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Feb 28

“Un solo mondo”, festival del cinema documentaristico che si tiene a Praga da più di un decennio, è molto più che una semplice mostra cinematografica: “Un solo mondo”, infatti, oltre a presentare circa 120 documentari di alta qualità realizzati in ogni parte del mondo, è soprattutto un’occasione per riflettere e discutere importantissimi temi di carattere [...]

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Feb 28

Per il secondo anno consecutivo, Innovhub - Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano – lancia “Search & Develop”: un invito a presentare proposte di servizi a supporto dell’innovazione, una metodologia di ricerca di partner qualificati per offrire alle imprese servizi ad alto valore aggiunto. Più di 1 milione di euro a disposizione per progetti [...]

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Feb 28

Dopo le affollate anteprime fiorentine che hanno creato un piccolo caso mediatico, “Cinema Universale D’essai” l’ultimo film-doc di Federico Micali, esce finalmente nelle sale italiane iniziando dal cinema Politecnico Fandango di Roma da venerdì 6 marzo.
Tra film di culto, urla verso lo schermo, fumo e vespini in sala, il Cinema Universale è stato un luogo [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 26

Non cambia molto. Se il capo è donna o uomo, per il dipendente le cose rimangono le stesse. Non importa che si tratti di concedere maggiore autonomia o dare la possibilità di applicare le proprie idee. Sempre difficile rimane. Semmai, se c’è una differenza, è solo a livello di condizioni psicologiche che si respirano nell’ufficio. Negli uffici europei, se il manager è donna, la soddisfazione sul lavoro è più bassa di quanto non accade quando è un uomo a coordinare il gruppo di lavoro. A rilevarlo è il rapporto di Eurofund pubblicato in questi giorni e che prende in considerazione un campione di oltre ventimila imprese.


Il paper analizza la situazione delle donne che ricoprono posizioni manageriali (dalle più basse alle più elevate) all’interno delle imprese europee. Gli esperti hanno indagato i dati di oltre ventimila realtà produttive per capire se le condizioni di lavoro di ciascuno sono influenzate dal genere del loro immediato responsabile. E a quanto pare le cose non cambiano affatto. I risultati mostrano come le differenze di condizioni di lavoro vengano fuori soprattutto al variare del genere dei subordinati. Infatti sono le lavoratrici, più dei loro colleghi uomini, a trovare che, indipendentemente dal sesso del capo, qualcosa che non va.


Negli ultimi dodici mesi quasi sei dipendenti su dieci (il 57 per cento) ha potuto confrontarsi con il proprio capo su argomenti legati al lavoro. Senza alcuna particolare differenza se a guidare l’ufficio sia una donna o un uomo. Sono invece le dipendenti donne a lamentare, più dei colleghi uomini, la mancata possibilità di un dialogo sulle attività da svolgere. Quanto ai cambiamenti organizzativi solo il 47 per cento ha ricevuto una comunicazione dal loro capo prima che questi siano stati messi in atto. Anche in questo caso gli autori dell’indagine non hanno rilevato differenze significative. Non importa se a guidare un ufficio sia una donna o un uomo: la metà dei dipendenti viene sempre tenuta all’oscuro di quello che accadrà.


Il 51 per cento dei dipendenti, nell’ultimo anno, ha ricevuto, se necessario, un aiuto dal proprio capo. In questo caso, gli uomini con un capo donna, o le donne con un capo uomo, hanno dichiarato di avere avuto un minore supporto di quanto non abbiano avuto i dipendenti con un boss dello stesso sesso. Poche differenze anche nel grado di autonomia dei subordinati quando si tratta di controllo del ritmo di lavoro e possibilità di apportare idee proprie al tipo di attività.


I ricercatori hanno trovato le uniche significative differenze quando sono passati ad esaminare gli aspetti psicologici dell’ambiente di lavoro. E sono state differenze sorprendenti. Quando il capo è donna, i subordinati, indistintamente uomini o donne, hanno lamentato un più elevato numero di casi di bullismo. Il risultato, dicono gli autori del report, è interessante, ma piuttosto difficile da spiegare. Lo stesso fenomeno, seppure in dimensioni minori, accade nel caso della soddisfazione del lavoro con casi di maggiore insoddisfazione di quei dipendenti che si ritrovano a lavorare in un ufficio guidato da una donna.


Gli aspetti psicologici di un ambiente di lavoro, spiegano gli autori, “possono risentire negativamente se un manager non è percepito come adatto per la sua posizione”. Questo può accadere soprattutto alle donne. Va poi detto che fenomeni di bullismo, secondo diverse ricerche, emergono in situazioni di conflitto e in caso di conflitti di ruoli e condizioni ambigue. “Non è il genere che fa gli uomini o le donne più adatti alle posizioni manageriali - concludono gli autori – ma sono piuttosto i sottili conflitti e le interazioni tra stereotipi di uomini, donne e manager a rendere più facile o più difficile che egli, o essa, riesca ad agire con successo nel ruolo di manager”.

fonte: data.kataweb.it » Vai al post originale

Feb 26

Avvicinare il mondo accademico e il mondo del lavoro. Permettere a laureandi e neolaureati di approfondire conoscenze ed esperienze in attività e interventi volti al riequilibrio economico-sociale e allo sviluppo economico di alcune regioni italiane. Sono questi gli obiettivi del nuovo progetto di formazione e lavoro lanciato dalla Fondazione Crui e dal ministero dello Sviluppo Economico.

Il periodo di stage durerà tre mesi, prenderà il via il 20 aprile del 2009 per terminare il 20 luglio del 2009 e vedrà i giovani assegnati alle sedi di Roma del Dipartimento per le politiche dello sviluppo e di coesione. Il tirocinio potrà essere prorogato fino a un massimo di due mesi.

Possono partecipare all’iniziativa sia laureandi sia laureati del vecchio come del nuovo ordinamento.

I laureandi del vecchio ordinamento dovranno avere conseguito il 70% degli esami mentre quelli del nuovo ordinamento dovranno avere ottenuto 120 crediti su 180 (per gli iscritti alla laurea di I livello) e 60 crediti su 120 (per gli iscritti alla laurea specialistica e di laurea magistrale). L’età massima sarà di 25 anni per i laureanti di primo livello e di 28 anni per quelli di laurea specialistica e del vecchio ordinamento.

Per quanto riguarda i laureati, dovranno aver conseguito il titolo di laurea da non più di 18 mesi con una votazione minimo di 100 su 110 e non avere superato i 25 anni (per i laureati di primo livello) e i 28 anni (tutti gli altri).

La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata per l’11 marzo 2009. La candidatura deve essere presentate attraverso il sito www.formazionepiu.it.

C’è invece tempo fino al 2 marzo per partecipare al progetto di tirocini e formazione promosso dalla rivista Equilibri insieme alla Fondazione Crui. I cinque ragazzi che verranno selezionati si occuperanno, presso la sede di Milano della rivista Equilibri, di progetti di ricerca legati all’area delle relazioni internazionali e della geopolitica. Viene richiesta la conoscenza dell’inglese.

CANDIDATURE
Progetto ministero Sviluppo Economico
Progetto rivista Equilibri

CONTATTI:
Le università che partecipano al progetto del ministero Sviluppo
Le università che partecipano al progetto della rivista Equilibri

I contatti per il progetto presso ministero Sviluppo
I contatti per il progetto presso Equilibri


DOCUMENTI E OFFERTE:
Il bando (.doc) per il progetto presso ministero dello Sviluppo

Il bando (.doc) per il progetto presso la rivista Equilibri

fonte: data.kataweb.it » Vai al post originale

Feb 26

UN FOLLIA INUTILE E DANNOSA

“In caso d’incidente mettetevi

al riparo e ascoltate

la radio”

Apprendiamo dalla TV che i presidenti Berlusconi e Sarkozy si sono accordati per avviare una collaborazione fra Italia e Francia in campo nucleare.

E’ una notizia che conferma quanto sostenuto dall’attuale governo italiano, che ha assunto per il futuro energetico del nostro paese carbone e nucleare, chiamandoli “carbone pulito” e “nucleare sicuro”. Dal momento che tali obiettivi vengono dichiarati dal presidente Berlusconi, saremmo tentati di prenderla come la solita battuta da cabarettista, ma purtroppo non è così.

Lo si capisce dagli interessi in campo, con in testa l’Enel, che da monopolista di Stato è divenuta la seconda multinazionale energetica d’Europa con oltre il 70% di capitale privato, al quale intende rispondere garantendo profitti a costo di calpestare la volontà degli italiani che, in grande maggioranza hanno votato contro le proprie centrali nucleari, costringendole allo spegnimento definitivo già nel 1987. Anche se la stessa Enel già nei primi anni ’90 dilapidò oltre 4.000 miliardi di lire nell’impresa del Superphenix, fatta chiudere in malo modo dalla Corte dei Conti francese per gli elevati costi e i risultati quasi nulli.

Cos’è capitato da allora? Abbiamo trovato dove mettere le scorie? Non si direbbe, visto che brancoliamo nel buio da oltre 20 anni per quelle accumulate delle vecchie centrali. Abbiamo ridotto i costi per gli impianto? Pare di no, visto che per il 25% di energia elettrica, come voluto da Berlusconi, si prevede una spesa per oltre 30 miliardi di euri. Del resto l’impianto, a tecnologia francese, in costruzione in Finlandia è già in ritardo di quasi tre anni, con una lievitazione dei costi di quasi 2,5 miliardi di euri (pensate cosa accadrebbe per l’Italia!).

E’ aumentata la sicurezza? Per non ripetere l’esperienza di Cernobyl? A Flamanville, in Normandia dove stanno costruendo una nuova centrale francese di terza generazione, in tutti i locali ci sono cartelli con scritto: “In caso d’incidente mettetevi al riparo e ascoltate la radio”.

Potrei continuare a lungo nell’elencare le controindicazioni per il nucleare, anche se di III generazione, ma non cambia di molto la pericolosità intrinseca e la conseguente militarizzazione del territorio.

Preferisco invece ricordare che abbiamo una centrale a fusione nucleare, totalmente gratuita, che ci dà quotidianamente una enorme quantità di energia, funzionante ad una notevole distanza di sicurezza, che non ci lascia scorie da governare: il SOLE. Usiamolo insieme a politiche serie di efficientamento del sistema energetico per ridurre molto i consumi e risparmiare soldi ed energia.

Gianni Naggi

Torino

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Feb 26

Contro le ronde maschiliste e fasciste http://www.quasap.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/9f905_DSC_0004.png

A Milano compare su un cavalcavia uno striscione femminista che recita questo slogan: . "La sicurezza delle donne è una città viva. Via i militari da Milano". L’azione la condivido parecchio perchè una città svuotata è una città dove la paura e il rischio sarà moltiplicato. E sapete poi il rischio e la paura delle donne dove verrà alimentata, nelle case italiane.

Alessandro Robecchi, che vuole noi donne fossimo difese da altrettanti stupratori italiani  di ronda o chi ci malmena o ci uccide in famiglia, perchè lo stupratore italiano o qualsiasi marito violento potrà essere trasformato da eroe che difende le "donne degli altri" e da a loro così un diritto in piu’ di abusare in famiglia in quanto proprietario di corpi secondo la cultura che viene alimentata, altro che terapia. 

E se venissimo stuprate da una ronda? Chi da la certezza che siano affidabili in quanto a loro volta stupratori?
Se uno è misogino lo è anche fuori casa non c’è terapia che tenga se non quella di gettare la chiave e affidare a scuole ed istituzioni la purificazione del Paese dalla misoginia.

Ma poi chi ha detto che in ronda ci devono arruolarsi solo uomini?
L’origine culturale degli stupri e la violenza sessuata la si nota nella convizione che noi donne siamo considerate esseri deboli quindi da tutelare e non in grado di difenderci da chi ci abusa, perchè come sempre chi deve disporre del nostro corpo o nel "bene" o nel male sono sempre loro, uomini. Le donne arruolate vengono in poche parole considerate un optional. 

In India sono avanti anni luce dal nostro paese. Ci sono le Pink Gang. E sopratutto non sono milizie politicizzate stile ventennio fascista ma sono femministe e sopratutto donne che hanno subito nella loro stessa pelle la violenza maschile che volontariamente si arruolano e si fanno giustizia da sole.

Le cifre spese con le ronde sono da capogiro. Potrebbero trattarsi dei soldi sottratti ai centri antiviolenza (la cifra è la stessa tra l’altro) perchè come si sa in famiglia per il Governo le violenze sono lecite e che ancora il reato di stupro sia considerato un reato contro la morale pubblica, contro l’onore maschile dele famiglie o contro il decoro urbano. Come ogni cosa che riguarda i nostri corpi, vi ricordate la questione delle prostitute?

Per non parlare della propaganda fascista  fatta in televisione. I City Angel, sembra quasi si stia parlando di un film di fantascienza. Poi annunciano che non saranno armati,  della serie non saranno vere ronde. E allora perchè si sono spese quelle cifre?

Vi porto le cifre degli stupri in italia e come potete vedere la maggioranza sono italiani e in casa e quindi le ronde sono solo un inutile provvedimento maschilista che vale stabilire su noi donne un vincolo di proprietà e vuole stabilire leggi di decoro urbano, che non farà che isolarci dentro le nsotre case in silenzio propio come è accaduto alle vititme di racket, anche perchè queste cifre le ha emesse il Viminale.
Il Viminale: solo il 7 % è romeno ROMA
Gli autori delle violenze sessuali sono italiani in più di sei casi su dieci. È quanto rivela il Viminale in una nota rilasciata in occasione della tavola rotonda intitolata «Violenza sulle donne». Secondo i dati del ministero dell’Interno risulta di nazionalità italiana il 60,9% degli autori di stupro. Solo il 7,8% dei violentatori, invece, è di nazionalità romena, mentre il 6,3% risulta marocchina. Le vittime, precisa il ministero dell’Interno, sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e di nazionalità italiana (68,9%). 

Poi compare la campagna fascista antistupri dell’anno. Viene di nuovo ribadito esplicitamente che solo gli stranieri stuprano o non si capisce se si riferisce alla intolleranza contro gli stupri compiuti solo da stranieri, troviamo la foto di una donna dal vestito bianco insanguinata (che nell’originale era vino) che di sicuro conosciamo già, ma usata da loro per "combattere gli stupri", lo metto ta virgolette perchè a me pare l’ennesima propaganda razzista attuata strumentalizzando i nostri corpi, dato che il nostro corpo ormai si usa per vendere tutto.

L’allusione che viene proposta è quella della donna vergine secondo il binomio maschile della donna santa o puttana che se è vergine merita piu’ tutele. Della serie guai a chi svergina le nostre donne. Il senso è questo ed è sempre lo stesso che non solo accomuna i fascisti ma l’opinione pubblica dominante. Ed è anche per questo che il piu alto tasso di stupri di consuma in famiglia.

A proposito di verginità e pudicizia imposta a noi donne sulla Repubblica ci si stupisce quando una collezione di moda ci sveste. Anzi peggio, vi riporto proprio il titolo che parla proprio della tendenza a svestire anziche coprirci. Qui.

Del talebanesimo italiano e il giornalismo scadente vi devo proprio parlare, dei media sempre piu’ scandalizzati dell’audacia dell’abbigliamento femminile che ci propongono oggi dove dall’altra parte sono spesso gli uomini che propongono e ci impongono le mode, sempre piu’ vicine ai modelli di seduzione dell’immaginario maschile ma che ancora fanno scandalo, sarà proprio per questo no? .

I media hanno sempre avuto potere sulla gente. Nonostante la pubblicazione delle immagini, il titolo che colpisce speso l’attenzione piu’ del contenuto gioca molto a allarmare noi lettori e diffondere una cultura misogina dove le donne sono piu’ svestite e per questo non dobbiamo giudicarle sante.

Tornando alle ronde vi incollo documento del Comitato Madri per Roma Città Aperta.

Il nostro comitato “Madri per Roma Città Aperta” si è formato intorno a Stefania Zuccari, madre di Renato Biagetti, giovane di 26 anni accoltellato nel 2006 a Focene alla fine di un concerto di musica reggae per mano di due giovani aggressori animati da una sottocultura di violenza e di intolleranza.
L’assassinio di Renato è stato il culmine tragico di una lunga serie di aggressioni verificatesi nella nostra città e inutilmente denunciate. Dopo la morte di Renato, a Roma le aggressioni continuano, sono aumentate le disparità sociali, i disagi alloggiativi e il precariato selvaggio, con un ritardo da parte delle istituzioni nella valutazione delle condizioni di degrado createsi nella città e un’inefficacia degli interventi risolutivi offerti. Tutto questo crea un’impressione diffusa di “disordine”, di incertezza e di paura alimentata in questo dai media, che non aiutano a leggere i fatti di violenza in un contesto reale, scegliendo di volta in volta una visuale di comodo. Come nel caso in cui a delinquere sono cittadini stranieri o come nel caso degli stupri, che avvengono per la quasi totalità tra le mura di casa.
Perche MADRI
Anche il nostro Comitato nasce dalla paura di una madre che perde il proprio figlio.
Ci siamo domandate cosa si potesse fare di costruttivo non potendo più tollerare altre morti né situazioni che diventavano sempre più violente.
Le donne e le madri non vogliono figli uccisi, né al loro posto si accontentano di lapidi alla memoria, piazze, vie e sale intitolate. Le madri generano, e vogliono rigenerare le vite dei figli spezzate dalle lame, spezzate sulle strade rincorrendo la precarietà del lavoro, come quella di Antonio, amico di Renato ad un posto di blocco, come quella di Federico Aldovrandi durante una manifestazione, come quella di Carlo Giuliani.
La parola d’ordine che ci ha proposto Stefania è stata: RITORNO ALLA VITA
Ma come ritornare alla vita?
Rigenerando i sogni dei nostri figli, spezzati dalle lame, da contratti non rinnovati, da spazi e case negate, dall’impossibilità di amarsi e generare. Le madri argentine, a cui abbiamo pensato costituendo il nostro comitato, hanno rigenerato la memoria dei figli e delle figlie scomparse, continuando a chiedere giustizia, le madri dei paesi violentati dalla guerra continuano a generare figlie e figli garantendo la vita ai popoli del mondo.
Abbiamo scelto una maternità vissuta come forza generatrice permanente di impegno, di azioni, con l’obiettivo di costruire una società tollerante e rispettosa della vita altrui che si arricchisce della diversità di ognuna e di ognuno.

Perché ROMA CITTA APERTA
Come far ritornare alla vita i sogni dei propri figli? Costruendo e percorrendo la via della convivenza perché Roma continuasse ad essere una città aperta e mai più luogo di vili aggressioni mortali e azioni violente. Anche il nostro Comitato di Madri si è costituito sul tema della sicurezza, partendo proprio dalla morte violenta di Renato. Quale idea di sicurezza ci siamo fatte e quale sicurezza abbiamo chiesto alle nostri istituzioni?

Noi madri, non disponiamo di apparati come vigili urbani armati e soldati, né tantomeno intendiamo costruire ronde fratricide, per proteggere le nostre figlie e i nostri figli e quelli degli altri. Abbiamo scelto di lavorare in un altro modo.

Abbiamo scelto il piano di lavoro di difesa delle forme democratiche, abbiamo scelto di lavorare con il dialogo e con gli approfondimenti, mettendo al primo posto il rispetto della vita e delle diversità. Tentando di risolvere il problema della sicurezza prioritariamente attraverso il confronto con le tante realtà che compongono il corpo sociale della nostra città.

Le nostre iniziative hanno trattato il tema della memoria, che rafforza una comunità, trasmettendo i valori democratici della nostra costituzione, soprattutto nella rivendicazione delle libertà dei cittadini e delle cittadine.

Abbiamo riflettuto sulle nuove progettualità urbane che nascono dagli spazi abbandonati e occupati nella città, e su come ad una maggiore restrizione degli spazi di espressione, di pensiero e di movimento, corrisponde una maggiore restrizione dello spazio della democrazia.

A fronte di leggi razziste e liberticide abbiamo aderito con i nostri contenuti ai movimenti che stanno cercando di contrastarli come nel caso del cosiddetto “pacchetto sicurezza” che di fatto sta portando alla militarizzazione reale e strisciante delle nostre città, con vigili urbani armati e militari prima, adesso con le ronde cittadine a contrasto degli stupri che nella loro quasi totalità avvengono tra le mura domestiche.
Abbiamo maturato in questo nostro percorso di madri una specificità di genere che ci caratterizza, sia sul tema del razzismo che su quello della sicurezza.

E così, lavorando sul razzismo, abbiamo individuato il tema della maternità negata alle lavoratrici di altri paesi che lasciano i propri figli, spesso per accudire i nostri. E su questo tema abbiamo aperto un dialogo dove il tema è la maternità di ognuna di noi, perché quando ad una donna di una qualsiasi parte del mondo viene negato di crescere il proprio figlio, il suo problema sia un nostro problema.

E così vogliamo che la sicurezza dallo stupro non sia materia di ronde poliziesche, di vigili armati, di soldati che hanno regole di ingaggio, come a Bagdad o a Kabul, ma nasca dalla sconfitta di una cultura sessista e violenta di cui questi stessi apparati e le stesse istituzioni che li hanno generati, le stesse famiglie sono permeati.
Partendo dal sangue di un figlio, un gruppo di donne si è messo in cammino per ritrovare il loro impegno civile, ora percorrendo strade nuove con nuovi compagni di viaggio, ora ripercorrendo anche strade già percorse e che avevamo abbandonato, pensando che le conquiste degli anni passati, potessero diventare automaticamente patrimonio delle generazioni future. Non è così, e un figlio perduto, le nostre figlie, i figli delle altre stanno aiutando noi madri, noi donne a crescere.

Comitato Madri per Roma Città Aperta

madrixromacittaperta@libero.it
madrixromacittaperta.noblogs.org

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Feb 26

Salute e immigrati: meno accessi in ospedali

Rischio epidemiologico? Gli immigrati preoccupati di essere segnalati come clandestini già disertano i Pronto soccorso e gli ambulatori pubblici. La rilevazione è stata effettuata dall’agenzia di stampa Adnkronos che ha contattato dieci strutture sanitarie di Roma e Milano. Quindi hanno già provocato allarme, e pertanto un allontanamento dagli ospedali, le notizie diffuse nei giorni scorsi relative all’emendamento del pacchetto sicurezza che prevede la possibilità dei medici di segnalare i clandestini alle forze dell’ordine. Negli ospedali di Milano e Roma si e’ infatti registrato un calo degli accessi di stranieri tra il 10% e il 15%. In particolare se a Roma questo si e’ verificato solo nei giorni appena successivi al via libera del Senato alla norma, a Milano la riduzione e’ rimasta costante, stabilizzandosi intorno al 15%. E in alcune strutture del Nord di recente ha sfiorato il 50%. Nessuna variazione nel numero degli accessi si e’ invece registrata in alcuni ospedali e ambulatori di riferimento per gli immigrati. Non mancano, inoltre, i primi casi di pazienti che sono arrivati al Pronto soccorso già in condizioni gravi, spiegando di aver rimandato la richiesta di cure il più possibile, proprio perchè clandestini.

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Feb 26

Il testo dell’appello ai Parlamentari:

Le organizzazioni firmatarie esprimono preoccupazione ed allarme per le conseguenze della possibile approvazione dell’emendamento 39.306 presentato in sede di esame del DDL 733 all’Assemblea del Senato, volto a sopprimere il comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) che sancisce il principio di "non segnalazione alle autorità".

Il suddetto comma 5 attualmente prevede che "l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali n.d.r.) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".

Questa disposizione normativa è presente nell’ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l’art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega. La "logica" della norma non è solo quella di "aiutare/curare l’immigrato irregolare", ma anche quella di dare piena attuazione all’art. 32 della Costituzione, in base al quale la salute è tutelata dalle istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese - nello specifico - quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero. Il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerebbe nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa "marginalizzazione sanitaria" di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, anche aumentando i fattori di rischio per la salute collettiva. Il citato obbligo di non segnalazione risulta quindi essere una disposizione fondamentale al fine di garantire la tutela del diritto costituzionale alla salute. Appare pertanto priva di significato l’ipotesi di affidare alla libera scelta del personale sanitario se procedere o meno alla segnalazione dello straniero poiché ciò, in contrasto con il principio della certezza della norma, lascerebbe al mero arbitrio dei singoli l’applicazione di principi normativi di portata fondamentale.

La cancellazione di questo comma vanificherebbe inoltre un’impostazione che nei 13 anni di applicazione ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri testimoniato, ad esempio, dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale…). E tutto questo con evidente effetto sul contenimento dei costi, in quanto l’utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più "efficiente" in termini di economia sanitaria.

Riteniamo pertanto inutile e dannoso il provvedimento perché:

  • spingerà verso l’invisibilità una fetta di popolazione straniera, che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria;
  • incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie "parallele", al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti…);
  • creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile;
  • avrà ripercussione sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e della probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione;
  • produrrà un significativo aumento dei costi, in quanto comunque le prestazioni di pronto soccorso dovranno essere garantite e, in ragione dei mancati interventi precedenti di terapia e di profilassi, le condizioni di arrivo presso tali strutture saranno significativamente più gravi e necessiteranno di interventi più complessi e prolungati;
  • spingerà molti operatori ad una "obiezione di coscienza" per il primato di scelte etiche e deontologiche.

Hanno espresso posizioni analoghe gli Ordini ed i Collegi che rappresentano, su base nazionale, le principali categorie di operatori impegnati nell’assistenza socio-sanitaria alle persone immigrate: Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FnOMCEO), Federazione Nazionale Collegi Infermieri (IPASVI), Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche (FNCO), Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali (CNOAS).

Per le ragioni sopraesposte rivolgiamo un sentito appello affinché i Parlamentari di qualunque schieramento respingano la citata proposta emendativa all’art. 35 del Dlgs.286/98 e comunque, nell’incertezza di una eventuale riformulazione di emendamenti specifici, chiediamo che l’articolo 35 del Dlgs.286/98 rimanga per intero nella sua attuale formulazione.

FIRMA L’APPELLO!!

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Feb 26

Le reti Mediaset promuovono la propaganda elettorale del loro padrone in vista delle prossime amministrative 

Nel servizio "Non chiamatele ronde cittadine", trasmesso dal Tg5 del 21/02/2008, si propone l’elogio dei cittadini che si mobilitano per pattugliare le città, preda della delinquenza comune. Nel servizio, si contrappone l’esperienza delle città di Padova e di Assisi. Di Assisi si raccontano la pace e la sicurezza che si respirano in città grazie alle ronde attive dal 2003 grazie alla giunta di centro-destra.

A Padova invece, città amministrata da una giunta di centro-sinistra, viene dipinta come una "città in una situazione di assoluto abbandono, serve riprendere il controllo del territorio, servono più forze di  polizia come ha fatto ultimamente il governo, serve anche questa iniziativa dei cittadini, che va sostenuta" (Domenico Menorello, consigliere comunale PDL). "Questo è un momento importante di riconoscimento che il volontariato può essere utile per la sicurezza della città" (Maurizio Acconti, consigliere regionale Lega Nord).

In ogni modo, a Padova, le ronde sono iniziate la sera del 21 febbraio verso le 21.30 e dopo il necessario promo per le reti  Mediaset, già alle 22.30 non c’era più nessuno! Guardate questo video tratto da Youreporter.it. Se questa non è propaganda di bassa macelleria…!?!

Ma la questione delle ronde merita qualche riflessione in più. Che civiltà e sicurezza ci aspettano in una città nella quale i cittadini sono elogiati nel momento in cui si muovono per farsi giustizia da soli? Per il momento, i politichesi del centro destra dicono che assolutamente le ronde non devono venire a contatto fisico con i soggetti che pretenderebbero di controllare… magari tra qualche tempo, si giustificherà anche l’uso di una sorta di nuovo principio di "legittimo intervento"… e magari ancora l’uso della forza (o della violenza) nei confronti di coloro che in qualche modo rappresentano un "problema", gli spacciatori, gli scippatori, gli stupratrori, le prostitute, i balordi… Magari domani anche semplicemente coloro che oseranno mettere in discussione quel particolare modello di convivenza e di "protezione" civile. A quel punto, anche il sottoscritto che sta scrivendo questi ragionamenti, potrà essere considerato un sovversivo e fatto legalmente tacere perchè racconta cose sconvenienti. Non sarebbe meglio prendersela con la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra,  di cui non parla più nessuno, che quelli sono criminali veri e seri?

A me sembra di vedere un film già visto. Ma gli italiani hanno purtroppo una memoria molto, molto corta. E quel poco che  rimane è sopito con massicce dosi di ingredienti soporiferi conditi nelle televisioni, nei giornali, nei libri, negli  spettacoli di regime. Pensate: quanto tempo sprecato nei telegiornali per parlare di notizie insignificanti, quanti spettacoli che sono un insulto all’intelligenza umana (grande fratello e le decine di varie declinazioni), il calcio che è diventato la distrazione collettiva che un tempo era gestito dai gladiatori nelle arene, la pubblicità martellante che ci invita a comprare un sacco di cose inutili (e a volte addirittura dannose per la nostra salute). Non siamo più liberi di  scegliere, nemmeno chi ci deve degnamente rappresentare all’interno delle istituzioni! Credete sia un’esagerazione? 

C’è da scommetterci che nella campagna elettorale per le prossime amministrative, il tema della sicurezza sarà uno dei principali cavalli di battaglia del centro destra per screditare l’operato delle attuali amministrazioni di centro sinistra, come nell’esempio di Padova. Una città il cui tenore di vita, il tessuto socio-economico, la cultura sono ai massimi livelli

europei. Una città con qualche problema, come tante altre città medio-piccole. Ma Padova - nei mesi scorsi - è assurta spesso agli onori della cronaca anche nazionale grazie alle iniziative - a volte discutibili, è vero - del sindaco Flavio Zanonato (il muro  anti-spaccio, la chiusura del "ghetto" di via Anelli, le ordinanze anti prostitute e anti spaccio, etc.). E la pubblicità che  Zanonato  si è accidentalmente procurata va cancellata con ogni mezzo, prima di arrivare alle elezioni, dipingendo la città  da lui amministrata come un luogo infernale.

Il sottoscritto non intende elogiare l’operato delle amministrazioni di centro sinistra, alle quali vanno pure addebitate politiche a volte ambigue e non sempre trasparenti. Non sono rari i casi nei quali sono stati sperimentati dei "regimi" di connivenza tesi alla reciproca convenienza, a livello di politica centrale, come in molte amministrazioni locali.

Mi piacerebbe dunque vedere le persone che si mobilitano, ma non per le ronde, alla ricerca della giustizia fai da te… piuttosto, i cittadini devono muoversi in contesti organizzati all’interno di movimenti di cui sia riconosciuta una storia fatta di passione per la giustizia e la legalità, ma anche per la solidarietà e la cultura, il rispetto degli esseri umani e del creato.

Buona fortuna, a tutti noi, ne abbiamo veramente bisogno.

Nicola Furini

direttore responsabile di Criticamente.it e Padovanews.it

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Feb 26

L’ordine dei medici: sanzionabile chi denuncia i clandestini

Presa di posizione importante ma ininfluente se non sarà accompagnata da mobilitazioni sui luoghi di cura e nei quartieri, per rassicurare i migranti

Valuto molto importante il documento del Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), disegno di legge sulla sicurezza che abroga il divieto di denuncia, da parte del medico, degli immigrati irregolari in occasione di prestazioni sanitarie, veramente importante in questo clima di sudditanza psicologica di ampi settori intellettuali e professionali nei confronti delle porcherie del governo. Un documento che esprime il “forte dissenso all’emendamento al Ddl Sicurezza”, già passato al Senato, “che abroga il divieto per i medici di denunciare alle autorità gli immigrati irregolari che si rivolgono, per essere curati, alle strutture sanitarie pubbliche” in quanto la procedura di segnalazione “è in netto contrasto con i principi della deontologia medica, espressi in particolare dal giuramento professionale e dall’art. 3 del codice deontologico, che impongono ai medici di curare ogni individuo senza discriminazioni legate all’etnia, alla religione, al genere, all’ideologia, di mantenere il segreto professionale e di seguire le leggi quando non siano in contrasto con gli scopi della professione”.

Però, conoscendo nel profondo i comportamenti pilateschi della generalità della classe medica dall’interno dei luoghi di cura mi chiedo basta questa presa di posizione? No, non basta per fermare il prevedibile comportamento di moltissimi medici di fronte ad una legge quando questa verrà definitivamente approvata. Non basta neanche la stessa protezione offerta “Qualora un medico, non segnalando e dunque non rispettando il contenuto dell’emendamento, dovesse essere sanzionato, “il Consiglio nazionale - si legge nel documento - sarà vicino ai colleghi che dovessero incorrere in procedimenti sanzionatori per aver ottemperato agli obblighi deontologici”. Nel contempo non serve la “minaccia” rivolta ai medici che segnalano gli immigrati irregolari, i quali potranno (chissà perché non si è scritto “saranno”) essere sanzionati dagli Ordini professionali di appartenenza per aver violato il Codice deontologico. Non serve perché la difesa dei membri della corporazione prevale sempre sulla stigmatizzazione degli atti di un singolo ed è facilmente immaginabile che non s’intaccherà l’immagine di un proprio aderente “solo” per difendere il giuramento d’Ippocrate e la deontologia professionale a causa di un clandestino!

Dunque, apprezzabile il valore civile del documento quando “…..segnala comunque che la possibilità di denuncia creerà percorsi clandestini di cura, sottraendo al controllo della sanità pubblica le patologie diffusive emergenti che rappresentano un grave pericolo per ogni individuo e per la società tutta e che oggi sono monitorate e controllate”. Però limitarsi a sollecitare “un’audizione urgente presso le sedi istituzionali competenti, allo scopo di motivare compiutamente la posizione espressa dai medici e dagli odontoiatri italiani” segnala nel concreto una preoccupante sottovalutazione della barbarie insita in quel provvedimento del governo, mentre materialmente incidenti sarebbero atti di mobilitazione quali l’affissione in tutti gli ospedali e ambulatori di avvisi visibili, nei quali i medici ci mettono la loro faccia e il loro nome nel rassicurare l’utenza migrante. Momenti di discussione pubblica con gli organismi istituzionali nei quartieri atti a sensibilizzare la popolazione italiana e gli stessi amministratori politici del territorio di competenza delle asl.

Due “piccoli” atti di difesa del proprio ruolo di operatori e difensori della salute pubblica, due “piccoli” atti di prevenzione dall’oblio mediatico nel quale si cadrà dopo l’approvazione della brutale legge, lasciando in impotente solitudine la deontologia medica, lasciando nei guai i migranti e la salute di tutti.

In merito bene ha fatto il Gruppo Consiliare di Rifondazione Comunista nel Consiglio regionale del Piemonte, con il sostegno dell’Assessore alla sanità, a presentare un Ordine del giorno che ritiene questo provvedimento governativo una grave lesione dei diritti universali dell’uomo e un impedimento allo svolgimento della professione medica il cui obbligo è solo quello della prestazione di cura senza alcuna distinzione di classe sociale, etnia, credo religioso o politico.

Sottolineando che l’approvazione da parte del Parlamento di una così pesante discriminazione razziale e sociale farebbe piombare l’Italia in coda tra i Paesi che rispettano le convenzioni e i trattati internazionali, ricacciandoci nella cupa e triste storia di quando esistevano durante il ventennio le leggi razziali, si ricorda che i medici, anche per giuramento, e le strutture sanitarie devono, sulla base della Costituzione repubblicana, garantire le prestazioni sanitarie gratuite a tutti coloro che ne hanno necessità e, per deontologia, rispetto della riservatezza, nonché pratica umanitaria, non sarebbero tenuti nemmeno a conoscere l’identità del paziente, se ciò avviene, è principalmente in ragione di un’eventuale continuità di cura.

Nel far presente che l’attuazione del provvedimento produrrebbe tra gli immigrati, una reazione di paura, allontanandoli dalle cure necessarie alla loro stessa sopravvivenza, con rischi sanitari anche per il resto della popolazione, chiede al Consiglio regionale di invitare il Parlamento della Repubblica a respingere tale modifica normativa.

Altresì impegna il Presidente della Giunta e l’Assessore competente a predisporre ed inviare a tutte le strutture sanitarie e ai medici, nel caso in cui la proposta fosse tramutata in legge dal Parlamento, una circolare in cui sulla base del rispetto dei diritti universali dell’uomo, sia considerato il mantenimento dello stato e delle procedure attuali, che non prevedono la possibilità di denuncia, un atto di OBIEZIONE di COSCIENZA, pertanto non sanzionabile sul piano amministrativo da parte della Regione e degli enti ad essa collegati del settore sanitario, prevedendo, nel contempo, la difesa degli aderenti all’obiezione di coscienza anche dinnanzi alle autorità giudiziarie penali.

Se a questo operare concreto della politica si accompagnerà la mobilitazione del corpo medico e infermieristico la civiltà sarà meno molestata dagli atti di questo governo oscurantista e reazionario.

franco cilenti

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Feb 26

Andare oltre la repressione. Appello alla partecipazione

Dal 12 al 14 marzo si terrà a Trieste la Conferenza Nazionale sulle droghe, organizzata dal governo. Verrà sigillata la linea repressiva e di esteso controllo sociale che in tanti anni ha prodotto i risultati che si conoscono: maggiore repressione e maggiori consumi. Le modalità con cui è stata preparata [con tempi ridottissimi, con numerosissime sessioni pensate come brevi spot, con interventi preordinati e «blindati», senza il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei servizi pubblici e del privato sociale, degli operatori, dei consumatori, dei cittadini] sono una conferma che questa Conferenza: non sarà il luogo di un confronto approfondito, partecipato, libero e democratico non sarà il luogo dove verranno laborate politiche condivise non sarà il luogo dove si potrà esprimere liberamente posizioni critiche e proposte. non sarà il luogo delle decisioni erchè tutto è già deciso dalla politica ideologica del governo.

Dalla Conferenza di Palermo il quadro complessivo è sicuramente peggiorato: è ormai critica la situazione dei servizi, sempre più poveri e precari di fronte al continuo aumento del carico di lavoro, delle richieste e dei molteplici bisogni; è ogni giorno più difficile il ruolo degli operatori, schiacciati da un mandato di controllo sociale sempre più pesante ed insopportabile [legge 49 del 2006, accertamenti di tossicodipendenza sui lavoratori, decreto legge che elimina il divieto di denuncia da parte dei medici degli immigrati clandestini che vengono assistiti dal Servizio sanitario nazionale]; è messa in discussione la libertà di scelta dei comportamenti, mediante campagne colpevolizzanti che fanno leva su un’emotività negativa e violenta e che criminalizza le persone. Va sempre più affermandosi un approccio di tipo neurobiologico, che semplifica fino a negare le complessità che stanno alla base delle storie personali e dei fenomeni di consumo o dipendenza.

Con queste premesse si disegna un quadro di reclusione, normalizzazione e controllo dei comportamenti, di riduzione ad «uno» e «normale» della vita.

A partire dall’appello lanciato da Forum Droghe in gennaio, si è sviluppata in regione Friuli Venezia Giulia la volontà di costruire iniziative e dibattiti in occasione della Conferenza Nazionale, con i tanti che saranno presenti in quei giorni a Trieste. Noi, come operatori ed operatrici, crediamo alla necessità di andare oltre a questo scenario. Crediamo ad un confronto che parta da basi radicalmente diverse: accoglienza, libertà ed autodeterminazione. Non criminalizzare i consumi ed accogliere i consumatori per non condannarli a nascondersi.

Pertanto, tutti coloro i quali, a vario titolo, hanno voglia di costruire un dibattito libero, democratico, laico, non ideologico, obiettivo, senza pregiudizi, onesto, trasparente, rispettoso dei vari punti di vista intorno alle politiche sulle droghe, ai nuovi consumi, alle nuove tendenze, al diritto alla salute e alla cura di tutti i cittadini, siano essi regolari o irregolari, sono invitati a riempire il 12 e il 13 marzo il teatro Miela [nei pressi della stazione ferroviaria e della Stazione Marittima, sede della Conferenza governativa] e gli altri luoghi della città con lo spirito di nimare momenti di discussione libera, di promuovere incontri di approfondimento tematico, di sensibilizzare la popolazione e i mass media.

Sarà possibile ed auspicabile scambiare le esperienze di lavoro, le buone pratiche, i progetti più innovativi. Il teatro Miela sarà anche uno spazio di accoglienza aperto ed orizzontale e potrà facilitare l’esposizione e lo scambio di eventuali materiali, documenti, depliant, unità di strada, ecc. Non sarà la contro-conferenza, ma un’occasione di confronto libero tra gli operatori, i consumatori, tra tutti coloro che avranno voglia di partecipare.

Per aderire: morenocastagna@gmail.com

Vanessa Padoan – operatrice sociale – Monfalcone (GO)

Capaldo Luciano- educatore – Monfalcone (GO)

Alfredo Racovelli – operatore sociale – Trieste

Alessandro Metz – cooperatore – Trieste

Gianni Cavallini – medico – Gorizia

Pino di Pino – operatore sociale – Venezia

Genni Fabrizio – operatrice sociale – Monfalcone (GO)

Gianugo Fabris – operatore sociale – Monfalcone (GO)

Tonia Contino Ser.t – Trieste

Severino Gergolet – operatore sociale – Trieste

Ana Rosa Barros da Silva – psicologa – Trieste

Claudia Dominguez – psicologa – ser.t – Gorizia

Isabel Sanchez – ICS – Ufficio rifugiati Trieste

Gianfranco Schiavone – Ics – Ufficio rifugiati Trieste

Caterina Zorzi – consumatrice

Eugenio Solla- operatore sociale – Ascoli Piceno

Giampaolo Paticchio responsabile comunità – educativa minori “casa di mattoni”. Monteleone di Fermo

Simonetta Olivo – psicologa consultorio famigliare – Trieste

Ileana Zumbo – operatrice sociale – Trieste

Daniela Cerretti – operatrice sociale – Trieste

Roberto Pagliara – professore e formatore – Palermo

Moreno Castagna – operatore sociale e formatore – Trieste

Stefano Dorigo – studente – militante del collettivo formAzione

Markab Matossi – Collaboratore di spazi Canaposi sul web

Tamara Izzi

Matteo Solla – Operatore Sociale EdS – Monza Brianza

Ivan Bormann – educatore, operatore sociale – Trieste

Daniela Cerretti – operatrice sociale – Trieste

Cecilia Donaggio – formatrice – Trieste

Rossella Malinconico – cittadina e pensionata

Paola Di Vaia – operatrice sociale – Trieste

Giampiero Onor – lavoratore portuale – collaboratore del Teatro Miela di Trieste

Jessica Beele – consulente legale immigrazione e rifugiati – Trieste

don Andrea Gallo – coordinatore Comunità San Benedetto al Porto Genova

Fabio Scaltritti – Comunità San Benedetto al Porto Genova

Domenico Chionetti – Comunita’ San Benedetto al Porto Genova

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Feb 26

Un emendamento al pacchetto sicurezza tenta di restringere le libertà in rete

Dalla Francia arriva la cosiddetta «dottrina Sarkozy» che tenta di chiudere i rubinetti della rete agli "utenti cattivi" e sta prendendo piede in vari paesi europei per minacciare e criminalizzare tutti quelli che condividono materiali culturali in rete senza guadagnarci un centesimo, proprio come fanno le biblioteche pubbliche, ma pagando di tasca propria i costi di connessione e delle bollette telefoniche.

Ma noi italiani dobbiamo sempre distinguerci, anche nelle misure illibertarie e stupide al tempo stesso. Ed ecco quindi l’ultimo «bavaglino politico» con cui si e’ cercato di piegare la rete alla visione di un singolo: l’articolo 50-bis del Ddl n° 773 già approvato dal Senato, un emendamento del pacchetto sicurezza varato dal governo e presentato dal senatore Udc Gianpiero D’Alia che servirebbe a reprimere l’utilizzo di internet per commettere reati di opinione. Alcune bestialità saltano subito all’occhio già dalla prima lettura: se c’è una apologia di reato su una pagina web si oscura tutto il sito [un po' come oscurare tutte le reti Mediaset perché hanno esaltato in una specifica trasmissione l'eroismo del mafioso Vittorio Mangano] e non è la magistratura che dispone "l’interruzione dell’attività" di un sito, ma il ministero dell’Interno con apposito decreto. Il tutto con una formulazione talmente vaga da lasciare ampi e prevedibili margini di discrezionalità politica al «censore» di turno, che a seconda dei suoi orientamenti deciderà se censurare «da destra» i filmati che mostrano i reati e le violenze commesse dalle forze dell’ordine durante il G8 genovese del 2001.

In merito è interessante leggere la dettagliata analisi giuridica di questo stupido bavaglino giuridico fatta da Elvira Berlingieri sulle pagine di [http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/11/ fact-check-il-50-bis-secondo-dalia] in cui si afferma che gli abusi in rete sono già sanzionate «da adeguati strumenti già presenti nel nostro ordinamento.

Altrettanto interessante e chiarificatrice dell’intenzione repressiva insita nell’emendamento è la lreazione di Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia: «invece di oscurare internet - sostiene la Alfano – si potrebbero ad esempio riaprire le inchieste sulle stragi di Ustica, Via D’Amelio, Capaci, Piazza Fontana, e molte altre, e far avere alle vittime delle molteplici stragi italiane la giustizia che non hanno mai ottenuto».

Dopo essere stata demolita sul versante giuridico, l’invenzione di D’Alia è stata attaccata anche sul fronte tecnico dal blogger Stefano Quintarelli (http://blog.quintarelli.it/blog/2009/02/quelbiiip- di-biiip-ha-biiip-una-biiip-.html). Oltre a rilevare «una sproporzione colossale tra il garantismo relativo alle intercettazioni telefoniche e il filtraggio di qualunque comunicazione internet» richiesto dall’emendamento D’Alia, Quintarelli dimostra con dati tecnici alla mano che «quanto richiesto dalla norma non è tecnicamente fattibile. Almeno non più di quanto sia fattibile combattere le inondazioni facendo evaporare l’acqua». Quintarelli prosegue affermando che «la rete non è un luogo diverso dal mondo reale; la rete è uno strumento che fa parte del mondo e quindi per i comportamenti attuati con questo strumento valgono già le leggi esistenti! Ma forse il legislatore lo ignora. Sequestri di contenuti, imputazioni di reati, condanne di persone che hanno compiuto reati usando lo strumento Internet, avvengono già, su provvedimento delle autorità».

Di fronte alla superficialità cialtrona con cui si stanno affrontando nel nostro paese i problemi delle nuove tecnologie, viene voglia di rileggere la «Dichiarazione di Indipendenza del Ciberspazio», scritta nel 1996 da John Perry Barlow, pioniere della difesa dei diritticivili in rete e cofondatore della «Electronic Frontier Foundation».

Di fronte alle prime leggi che mettevano le briglie alla comunicazione elettronica, Barlow affermava che «queste misure sempre più ostili e coloniali ci mettono nella stessa posizione di quegli antichi amanti della libertà e dell’autodeterminazione che furono costretti a rifiutare l’autorità di poteri distanti e poco informati. Noi dobbiamo dichiarare le nostre coscienze virtuali immuni dalla vostra sovranità, anche se continuiamo a permettervi di governare i nostri corpi.

Noi ci espanderemo attraverso il Pianeta in modo tale che nessuno potrà fermare i nostri pensieri». Tredici anni dopo, questa sfida è ancora attuale.

Sintesi a cura della redazione di un articolo

di Carlo Gubitosa

www.carta.org

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Feb 26

Con Pillolissima 2009 libertà e autodeterminazione!

Pillolissima 2009 - Un’iniziativa di donne a Roma lo scorso 14 febbraio 

La scorsa notte i più grandi ospedali di Roma sono stati oggetto di un blitz-inchiesta da parte di circa 50 studentesse (di alcune scuole di Roma e delle due università La Sapienza e Roma 3) e precarie. 
L’obiettivo è quello di tracciare una mappa di quegli ospedali in cui illegalmente si esercita l’obiezione di coscienza sulla contraccezione di emergenza. Verso le 22.00 piccoli gruppi di donne sono entrati contemporaneamente nelle sale dei pronto soccorso richiedendo la cosidetta "pillola del giorno dopo", che deve essere assunta entro le 72 ore dal rapporto sessuale ma la cui efficacia diminuisce col passare delle ore.

I dati raccolti la scorsa notte sono i seguenti.

Il policlinico Gemelli e l’ospedale S.Pietro Fate Bene Fratelli non prescrivono la pillola. 
Difronte alle insistenze delle studentesse, il personale risponde che questi sono ospedali cattolici (come se si fossero dimenticati di essere convenzionati con lo stato italiano), giustificando, in questo modo l’omissione di soccorso.

L’ospedale CTO rifiuta la prescrizione della pillola e al momento di rilasciare la dichiarazione del rifiuto, la dottoressa chiede di pagare il ticket di 25 euro, indirizzando poi la richiedente ad un altro ospedale per avere la prescrizione della pillola, dopo aver pagato un altro ticket.

I pronto soccorsi degli ospedali Policlinico Umberto I, San Filippo Neri, San Camillo Forlanini, S.Eugenio, Pertini e S.Giovanni prescrivono la pillola solo dietro pagamento del ticket di 25 euro. 
In particolare l’ospedale S.Eugenio viene indicato da più ospedali come il luogo in cui viene prescritta la pillola "senza problemi". 
Nel pronto soccorso del S.Giovanni viene negata in un primo momento a seguito di insistenze da parte delle studentesse, viene prescritta.

Negli ospedali S.Andrea, Policlinico Casilino, Policlinico Tor Vergata si segnala la presenza di obiettori ma, allo stesso tempo, la possibilità di ottenere la prescrizione della pillola, anche se con tempi di attesa non prevedibili e sempre dietro il pagamento del ticket.

Denunciamo l’omissione di soccorso e l’interruzione di un pubblico servizio degli ospedali, laddove è illegale che i medici ricorrano all’obiezione di coscienza. 
La contraccezione di emergenza infatti ha un effetto prefertilizzante e non abortivo, non prevede restrizioni d’uso (è un farmaco che rientra nella "classe 1" dell’ OMS) e deve essere prescritta senza diagnosi.

Ribadiamo inoltre che la salute deve essere un sevizio pubblico e gratuito per tutti e tutte, migranti e cittadini/e italiani/e: per questo riteniamo inaccettabile il costo del ticket (solo per farsi prescrivere una pillola) pari a 25 euro che devono essere sommate al costo del farmaco(circa 13 euro).

La nostra azione è volta a rimettere al centro del dibattito pubblico la libertà delle donne nella gestione del proprio corpo, troppo spesso utilizzato strumentalmente per dare avvio a provvedimenti dettati dalla morale cattolica e che limitano la possibilità di scegliere una sessualità e una maternità consapevole.

Per questo noi obiettiamo gli obiettori.

Tutte le donne devono avere accesso ad un’informazione laica e libera su sessualità e prevenzione, che agendo prima dell’emergenza educhi a una sessualità consapevole; a un sistema di welfare universale che consenta prestazioni sanitarie gratuite e servizi che ne sostengano l’autodeterminazione, a partire da consultori, asili pubblici e centri antiviolenza.

La libertà e i diritti delle donne non saranno il prezzo da pagare in questa crisi. Né ora né mai.

http://ogo.noblogs.org

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Feb 26

Oggi mi vesto color *nero stupro*

Post in Corpi & Pensatoio & Omicidi sociali 

Mentre arriva l’immancabile e idiota ricerca scientifica (o è idiota e fazioso il modo in cui è stata illustrata) che ci mostra l’esistenza di un ormone definito "antifemminista" che indurrebbe le donne ad essere più "portate" per i lavori di cura, proseguono le "ronde" - ora legalizzate - a cura delle milizie per la sicurezza targate "la destra". Scoprono povertà, baracche e non si curano di avere rispetto della privacy di individu* cui già la vita ha tolto tutto. Invece svolgono perquisizioni (ma non dovevano solo "osservare" e riferire?), ci mostrano attraverso le telecamere i giacigli freddi e di fortuna di persone probabilmente impiegate per poche lire per qualche ricco imprenditore locale, frugano senza averne alcun diritto e mostrano ancora i frigoriferi con un minimo di spesa (l’hanno buttata via o hanno avuto pietà di lasciargliela?).

Scene di una razza che non potrebbe definirsi esattamente umana, spot promozionali dello spray antistupro da spruzzare al primo baraccato dagli occhi impauriti, perciò sgranati e dunque inevitabilmente ciechi. Nei dintorni della capitale uomini e donne giocano a fare i rambo con chi pare stesse tentando un furto d’auto. Rom per l’appunto. Rimediano qualche ferita. Poi intervengono i carabinieri e rambo e forze dell’ordine si feriscono tra di loro. Non fosse così tragico ci sarebbe da sedersi con popcorn in mano per assistere allo spettacolo e sbellicarsi dalle risate. Poco più in la’ c’e’ la milizia a salvaguardia dei comportamenti morali o i guardiani della morale pubblica che esigono la fine della vitalità nel centro romano. Valori fascisti, equilibrio, mens sana in corpore sano, per il duce…

E in Sicilia c’e’ l’ennesima violenza contro moglie e figlia. Un marito le faceva prostituire entrambe. Ma di queste cose la stampa nazionale non si occupa, giusto? Per fortuna c’e’ il carcere di Bollate a spiegare che la maggior parte dei violentatori in galera sono italiani. 

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/

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Feb 26

STUPRO GOVERNATIVO

In definitiva consiste in un bieco stupro di tipo istituzionale. Sulla pelle delle donne stuprate il presidente del consiglio afferma la necessità dei decreti d’urgenza, di fare modifiche alla costituzione, di riorganizzare lo Stato come gli pare.

Sulla pelle delle stesse donne si rafforza un regime militare che arruola persino i gendarmi in pensione affinché essi possano unirsi ai cittadini “meritevoli” per andare in giro a sorvegliare la nostra sessualità.

Immaginateli per strada, montagne di testosterone che hanno bisogno di sfogarsi e che tornerebbero a casa con un vago senso di inutilità e frustrazione se non trovassero qualcuno da punire, una giovane donzella da salvare. Io bianca e il mio uomo, per esempio, di colore nero, si potrà fare? Camminare da sola la notte potrò farlo? Non mi si avvicinerà nessuno che con la scusa di riaccompagnarmi a casa, naturalmente per la mia sicurezza, mi rimprovererà se porto una gonna troppo corta perchè "sa signorina, le potrebbero succedere delle cose brutte, anche lei perciò faccia qualcosa, si copra eh!!!", e mi chiederà un numero o ne approfitterà per invadere la mia privacy?

D’altro canto già succede. Voi lo sapete. A me è successo di rientrare tardi la notte e di trovare il solito gruppo di poliziotti che fermavano me e le mie amiche per attaccare bottone, alludendo al fatto che le ragazze sole a quell’ora non stava bene stessero per la strada, che per fortuna c’erano loro e noi allegre, ciglia lunghe e scollatura da serata pub li prendevamo per il culo. Solitamente finiva che una di noi, la più disinvolta e paracula, consegnava al poliziotto un numero di telefono falso. Altrimenti non ci lasciavano in pace.

Divise, ronde, sempre di uomini si tratta. Se sono armati di pregiudizi, come le camicie verdi, che di diverso da quelle nere non hanno nulla, sono uomini che di sicurezza ne ispirano ben poca. In ogni caso, come scrive Ely, con il decreto antistupri si è affermato il principio secondo cui gli stupri avvengono solo per strada e soprattutto per mano degli stranieri. Delle violenze che riceviamo in casa ce ne freghiamo (il 70% da italiani). Di quelle per le quali non c’e’ ronda o polizia che tenga, perché la violenza degli uomini sulle donne non si sconfigge con decreti che criminalizzano intere etnie, che salvano “i nostri ragazzi”, per dirla come la signora di destra delle ronde rosa, non ci occupiamo.

Altrimenti la donna rumena che è stata violentata più volte nella provincia di imperia da un imprenditore italiano non avrebbe impiegato così tanto tempo per essere creduta e per vedere responsabilizzato l’autore di quelle violenze.

Altrimenti ogni volta che un marito picchia la moglie o la uccide, o un fidanzato stupra una donna, o – apriti cielo – qualcun@ stupra una lesbica (sempre con intento educativo s’intende) o un uomo, un gay, un@ trans, non si incontrerebbero così tante difficoltà per vedersi restituito riconoscimento sociale e dignità.

Hanno deciso: la violenza socialmente illecita è quella fatta dagli stranieri, alle donne italiane e fuori casa. Per gli altri cadaveri in fondo a destra, nell’angolo delle “non ci importa!”.

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Feb 26

Il cavaliere e i sette … Leader

“ Berlusconi: "Ho mandato a casa sette leader diversi" Silvio Berlusconi è preoccupato di non aver di fronte un’opposizione strutturata per quanto accade nel Pd dopo le dimissioni di Walter Veltroni? "No. Ormai è un’abitudine - risponde il Premier, a margine dell’incontro con il premier britannico Gordon Brown a Villa Madama - Sono 15 anni che sono in politica e mi sono confrontato con sette leader diversi, che sono andati a casa…. ”

C’era una volta un principe che era maltrattato dalla sua matrigna, la Repubblica, nata da una costola della Dittatura Rossa Sovietica. Costei lo aveva relegato al mestiere di intrattenitore musicale, tenendolo nascosto agli occhi dei cittadini mentre ogni giorno interrogava il suo specchio: "Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più democratico del reame?" e si tranquillizzava con la risposta che la poneva al primo posto.

Fu allorché scese in campo il principe che la matrigna escogitò di eliminarlo; ma un amico di vecchia data, incaricato di tenerlo a bada, si era già commosso della sua sorte regalandogli l’etere; lo aveva così salvato dalla bancarotta facendolo districare tra la foresta delle leggi italiane.

Qui rimase nascosto finché, quindici anni fa, fu accolto da sette Leader che - a turno - gli consentirono di riprendersi dallo spavento del fallimento alle porte e … il resto lo sapete già con la variante che il principe eliminò la Repubblica (democratica) ed instaurò la Monarchia. Regime dove il Re, già principe, ed anche i sette Leader vissero per sempre felici e contenti, tutti intorno alla torta del Potere, spartita in percentuale di voti; attorniati dai sudditi ex-cittadini.

di e=mc2

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Feb 26

La TAV, le banane dei prestigiatori ed i nostri risparmi.

Il dimensionamento finanziario dei progetti strategici del cosiddetto “Piano di sviluppo” collegato alla Torino-Lyon risulta ormai una enorme lotteria mediatica. Una ruota della fortuna, una sorta di gratta e vinci messo subdolamente a disposizione degli enti pubblici locali (che gratteranno probabilmente senza vincere mai nulla a parte una bella Banana Blu fornita dal Mago Zurlì).

Leggi l’analisi riguardante il progetto strategico di alcuni nostri amici ed esperti che si occupano da anni dell’argomento:

http://www.ambientevalsusa.it/gratta%20e%20vinci.pdf 

E se volete capire meglio aprite il file con l’elenco dei progetti presentati al Comitato di Pilotaggio ed il futuribile  piano finanziario della progettazione su: http://www.ambientevalsusa.it/

Ancora un nostro nuovo video: “Tav? Sono solo i nostri soldi!” nel quale l’Ingegner Francesco Ramella, dell’IBL, Istituto di studi economici Bruno Leoni (di scuola liberista), smonta pezzo per pezzo tutti i luoghi comuni della propaganda a favore della Torino Lyon: http://www.ambientevalsusa.it/notavtv.htm

GUARDATELO!

A proposito: Non avete mai visto una banana Blu? Eccola qui!http://www.ambientevalsusa.it/sintesi_lavori_25giugno08.jpg

Guardate un pò dove sta Lyon…

A sarà dura!

Grazie a tutti per l’attenzione.

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Feb 26

LARGHE INTESE SULLA GUERRA

Il Parlamento ha approvato senza obiezioni e con voto plebiscitario un aumento di spesa del 38 percento nei finanziamenti alla guerra in Afghanistan.

 

40 milioni al mese. Ieri sera il Senato ha approvato all’unanimità il decreto legge (n.209 del 30 dicembre 2008) che rifinanzia tutte le missioni militari italiane all’estero. La Camera dei Deputati l’aveva approvato lo scorso 21 gennaio con due soli voti contrari e quattro astenuti.

Per la partecipazione italiana alla missione Nato in Afghanistan (Isaf) sono stati stanziati oltre 242 milioni di euro per i prossimi sei mesi, ovvero circa 40 milioni al mese - nel 2008 la missione era costata 29 milioni al mese.

2.500 parà della Folgore. L’incremento dei costi è dovuto al consistente aumento di truppe e mezzi mandati al fronte dal governo su richiesta degli Stati Uniti - senza contare l’invio di rinforzi temporanei per le elezioni presidenziali di agosto. Nei prossimi mesi, con l’arrivo di 2.500 paracadutisti della ‘Folgore’ (in sostituzione degli alpini della ‘Julia’) e di altri elicotteri da guerra (con relativi equipaggi), il contingente italiano supererà quota 3.000. I costi saliranno ulteriormente quando diventerà effettiva la già annunciata rimozione delle ultime limitazioni che impedisce ai nostri soldati di condurre operazioni offensive e ai nostri Tornado di sganciare di bombe.

“Le Ong se ne vadano”. L’approccio militarista della nuova politica italiana in Afghanistan risulta evidente anche dall’invito informale che ieri la Farnesina ha rivolto alle Ong italiane che lavorano in Afghanistan con la Cooperazione Italiana (Cesvi, Gvc e Intersos), suggerendo loro di ritirare dal Paese tutto il personale italiano per motivi di sicurezza. Invito che le Ong hanno già rimandato al mittente, chiedendo che il governo metta al centro della sua strategia “la risposta ai bisogni e alle aspettative degli afgani”, perché puntando tutto sulla forza militare “non saranno solo i talebani a cacciare gli stranieri, ma tutto il popolo afgano”, come ha dichiarato Nino Sergi, segretario generale di Intersos.

“Italia protagonista”. “L’invito alle Ong italiane a lasciare il Paese ci sgomenta”, si legge sul sito dell’associazione Afgana.org. “Questo sembra essere l’epilogo di una strategia di emarginazione costante e mirata di ogni presenza civile, dopo il maldestro tentativo di cancellare dal decreto missioni, che rifinanzia la presenza militare all’estero, anche i pochi denari riservati ad attività civili di riconciliazione e costruzione della pace”.

Ma il governo italiano si preoccupa solo di far bella figura con gli Usa e gli alleati europei: l’invio di rinforzi, ha detto Frattini, “è il segnale di un impegno da protagonista che l’Italia sente come un dovere morale nei confronti della comunità internazionale”.

Enrico Piovesana

www.peacereporter.net

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Feb 26

Servizio civile, laicità e democrazia. Alle Chiese valdesi e metodiste italiane

Vorremo, in questo giorno in cui si celebra nelle nostre Chiese la libertà civile raggiunta il 17 febbraio 1848 raccontarvi una vicenda che ci è capitata non solo come Diaconia valdese, ente che gestisce per conto delle Chiese valdesi e metodiste in Italia diverse decine di giovani volontari del Servizio civile nazionale, ma anche, pensiamo, come cittadini.

Ripercorriamo brevemente i fatti:

• La settimana scorsa l’Ufficio nazionale del Servizio civile (Unsc), che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, ha divulgato l’invito a tutti i giovani volontari di Servizio civile a partecipare il 28 marzo a un’udienza dal papa. Nell’invito si diceva che l’udienza era valevole per i volontari come “formazione generale” (cioè rientrava tra la formazione che è per legge obbligatoria e a carico degli enti).

• Il 6 febbraio la Csd-diaconia valdese ha diffuso una nota per manifestare il proprio stupore per l’iniziativa ed evidenziava come questa “marchi una disuguaglianza e ancora una volta la mancanza di un corretto riconoscimento dei relativi ambiti di azione della religione e dello Stato”.

• Subito sono state numerose le segnalazioni di condivisione alla presa di posizione della Csd diaconia valdese e della Federazione delle chiese evangeliche in Italia che contemporaneamente ha manifestato il proprio sconcerto per l’iniziativa dell’Unsc.

• Il 10 febbraio dall’Unsc è giunta alla Csd-diaconia valdese la seguente nota: “Con riferimento al Comunicato Stampa del 6 c.m. corre l’obbligo di precisare che non è consentito a chi è ispirato da pregiudizi ideologico-religiosi, valutare la portata formativa dell’incontro dei giovani del SCN con Sua Santità Benedetto XVI, illustre cattedratico, indipendentemente dal suo carisma di Sommo Pontefice. L’udienza dei giovani con Sua Santità, perciò, non inficia i valori fondanti del SCN citati - laicità compresa…”.

Faceva effetto leggere queste parole tra l’altro mentre ci si preparava a ricordare le libertà civili concesse ai valdesi con le lettere Patenti il 17 febbraio 1848.

• Increduli, ma agguerriti e pronti a rispondere, l’11 febbraio abbiamo chiesto alla direzione generale del Servizio civile nazionale di confermare o smentire queste parole inammissibili in un Paese non solo laico ma anche democratico.

• Il 12 mattina il sottosegretario Carlo Giovanardi con delega al Servizio civile, ha deciso di prendere in pugno la situazione telefonando al presidente della Csd-Diaconia valdese, Marco Armand Hugon, intanto per smentire quanto affermato nella nota del 10 febbraio, affermazioni ritenute anche dal lui inammissibile, e per comunicare la decisione presa di non dare più valore di “formazione” all’udienza papale.

• Nella mattina stessa del 12 febbraio la dicitura “l’Udienza, è riconosciuta quale formazione generale” è scomparsa dall’annuncio pubblicato sul sito Internet dell’Unsc. Ora siamo in attesa, ma confidiamo che arriverà presto come del resto promessa e preannunciata dal sen. Giovanardi, la lettera ufficiale di scuse per la nota del 10 febbraio.

Il nostro racconto finisce, per il momento, qui: una vicenda inquietante conclusa meglio di come era iniziata.

Ma ci chiediamo: se tacevamo avrebbe imboccato la stessa strada?

La Commissione sinodale per la diaconia della Chiesa valdese

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Feb 26

CONTRO LA DITTATURA OSCURANTISTA

"La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive. Il decreto legge di Berlusconi, trasformato in disegno di legge dopo che il presidente Napolitano, da custode della Costituzione, ha rifiutato di firmarlo, vuole sottrarre al cittadino il diritto sulla propria vita e consegnarlo alla volontà totalitaria dello Stato e della Chiesa. Rendendo coatta l’alimentazione e l’idratazione anche contro la volontà del paziente, impone per legge la tortura ad ogni malato terminale.

Pur di imporre questa legge khomeinista, Berlusconi ha dichiarato che intende sovvertire la Costituzione repubblicana. E’ arrivato ad oltraggiare una delle costituzioni più democratiche del mondo, la nostra, definendola “filosovietica”, mentre non perde occasioni per elogiare il suo “amico Putin”, ex-dirigente del Kgb. Al governo Berlusconi che ha ormai dichiarato guerra alla Costituzione repubblicana, è dovere democratico di ogni cittadino opporre un fermo “ora basta!”.

Per dire sì alla vita e no alla tortura, per dire sì alla Costituzione e no al progetto di dittatura oscurantista, per dire sì al Presidente che sostiene la Costituzione contro chi la viola, la svilisce, la insulta, chiediamo a tutti i democratici di auto-organizzarsi per una grande e pacifica manifestazione, senza bandiere di partito, solo con la passione e l’impegno civile di liberi cittadini, a Roma, a piazza Farnese, sabato 21 febbraio alle ore 15.

Passa parola, la democrazia dipende anche da te".

Firma l’appello di Lorenza CARLASSARE, Andrea CAMILLERI, Furio COLOMBO, Umberto ECO, Paolo FLORES D’ARCAIS, Margherita HACK, Pancho PARDI, Stefano RODOTA’

 

www.micromega.net

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Feb 26

Save the children, dossier sui minori migranti soli

Provengono da 78 paesi, la maggior parte da Marocco, Egitto e Albania. Hanno vissuto traumi terribili, spesso sono vittime di sfruttamento, tratta, violenze. La loro accoglienza in Italia non è adeguata. Il rapporto della ong

Sono 7.797 i minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia nel 2008. Lo rivela il Dossier sulle condizioni di vita dei minori migranti in Italia, presentato stamattina da Save the Children. Per minori non accompagnati si intendono i ragazzi al di sotto dei 18 anni lontani dal proprio paese, separati dai genitori o comunque senza un tutore. Molti di loro sono vittime di sfruttamento e tratta, altri scappano dalla povertà.

La gran parte ha vissuto traumi difficili dal superare. Secondo l’organizzazione i minori provengono da 78 paesi diversi, ma la maggior parte di loro giunge dal Marocco col 15,29 per cento, dall’Egitto col 13,75 per cento e dall’Albania col 12,49 per cento. Seguono la Palestina e l’Afghanistan con il 9,47 per cento e l’8,48 per cento. Di età compresa tra i 16 e i 17 anni, quasi la totalità dei minori è di sesso maschile, contro una sparuta presenza di minori di sesso femminile [9,54 pr cento]. Sono numeri da prendere con le pinze, come ammette Save the Children: dalla ricerca sono esclusi i minori richiedenti asilo, le vittime della tratta, quelli provenienti da paesi dell’Unione europea e coloro che non hanno mai avuto contatti con istituzioni o organizzazioni.

Il sistema accoglienza per i minori non accompagnati è sotto-dimensionato rispetto alle esigenze e non dispone delle risorse necessarie a garantire standard e servizi conformi a quelli previsti dalla normativa nazionale. Le principali problematiche del sistema di accoglienza sono dovute «alla mancanza di un efficace coordinamento tra i soggetti istituzionali a vario titolo incaricati dell’accoglienza dei minori a livello nazionale e locale». Per la legge italiana, i minori stranieri non accompagnati dovrebbero ricevere un collocamento adeguato subito dopo il loro ingresso sul territorio nazionale. Le norme impediscono la loro espulsione e anche la loro permanenza in centri per immigrati, a meno che non abbiano un genitore o dopo essere stati erroneamente identificati come maggiorenni.

Secondo Save the Children, gli standard minimi di accoglienza dovrebbero garantire la custodia in un luogo sicuro, l’accesso ai beni essenziali, ai servizi sanitari, all’assistenza legale gratuita, l’istruzione, la protezione e le procedure per la regolarizzazione del minore. Ma i diritti sono disattesi: «Molti subiscono una pregiudiziale violazione del loro diritto alla protezione, a causa del mancato accesso effettivo ad adeguate opportunità di accoglienza, oppure perché le condizioni di accoglienza dei centri e comunità a ciò preposti non sono in linea con gli standard minimi». Sono proprio le difficoltà incontrate nei centri di accoglienza a determinare l’allontanamento di circa i due terzi dei minori dalle comunità di prima accoglienza. INelle comunità di accoglienza Save the

Children ha rilevato una carenza generalizzata di informazioni fornite ai minori sui loro diritti, come la possibilità di presentare la domanda di asilo politico e sullo status di minori non accompagnati. Particolare preoccupazione ha destato la mediazione culturale: solo un terzo delle comunità dispone di educatori in grado di parlare una lingua straniera.

Le strutture inoltre sono quasi sempre sovraffollate, arrivando ad ospitare un numero pari a cinque, sei volte quello consentito. Altro aspetto negativo la mancata nomina del tutore per rappresentare il minore.«Nel mese di maggio del 2008 – si legge nel documento – sul totale di 1.117 minori presenti nelle comunità siciliane convenzionate con la Prefettura, Save the Children ha ricevuto conferma dell’avvenuta regolare assegnazione di un tutore solo per 181 ragazzi». Ai ministeri del Lavoro, della Salute e delle politiche sociali ed al ministero dell’Interno Save the Children chiede un piano nazionale di accoglienza che tenga conto del numero di minori presenti sul territorio e gli arrivi previsti.

Giovanni Augello

www.redattoresociale.it

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Feb 26

Stupri che fanno comodo al Paese. Ecco come strumentalizzare il nostro dolore

Mentre in Italia, le minorenni vedono dalle istituzioni sempre piu’ negata la loro libertà,  in Spagna finalmente anche le sedicenni potranno liberamente disporre del proprio corpo e decidere se abortire o non abortire.

Ho detto altrove che la  libertà femminile viene negata sin dalla sua più tenera età. Visto che tra Capodanni e S.Valentino alla fine alcuni uomini ci fanno la festa a prescindere dalla loro etnia.

Stanno dando la caccia al rumeno, ma le loro pressioni solo sull’etnia continuano ad istigare persecuzioni razziali ad opera di fascisti. E i media hanno pure il coraggio di coprirli negando che queste aggressioni sono di matrice politica.

La rilevanza mediatica a questi fatti reputandoli preferibili (o utili?) rispetto ad altri simili (anzi peggiori) come questo perchè ad opera di un padre di famiglia, perchè alla fine un padre di famiglia ragiona come ragiona la nostra classe politica.

Un bravo padre di famiglia italianissimo violentava la figlia 14enne perchè reputava che è meglio lo faccia lui che gli altri. Della serie non desiderate le donne degli altri. Come si fa a non capire come mai certa "gente" arriva a pensarla in questo modo dopo che il governo e  i media si sono basati proprio su una politica che sembra ricalcare il nono comandamento?

Non pensate che siano dopotutto responsabili?

Le donne, per un fattore culturale continuano ad essere viste nel nostro paese come una proprietà su cui si sente legittimati ad abusare di loro rubando noi la libertà e la nostra integrità di persona negati in cambio di un prezzo da pagare che in un normale Paese se non ci fosse una visione distorta del sesso non avrebbe seguito.

I padri di famiglia, diciamolo sono anche quelli che hanno una visione distorta della sessualità delle figlie. Vedendole come una proprietà reputano strano che potessero avere rapporti con altri, anche se non tutti stuprano ovviamente.

Intanto vi pubblico una raffica di stupri italici:

A Fano un 34enne adesca 15enne in chat e la violenta. L’ha portata in un albergo e poi l’ha violentata. L’ha presentata all’albergo come sua figlia.

Un caso ecclatante a Bolzano. Una ragazzina straniera 13enne stuprata rimane incinta e dopo un aborto qualcuno fa sparire le prove della violenza.

A Palermo una bambina è stata violentata a soli 9 anni. Erano sei: due adulti e quattro ragazzini poco più grandi di lei. Capitò nella primavera di due anni fa ma solo ieri i carabinieri hanno messo le manette agli aguzzini. Gente di Palermo che abitava nel quartiere della bambina, che conosceva i suoi genitori.

In Piemonte, intanto si vota una proposta di legge per istituire centri antiviolenza con case segrete. Le femministe stanno seguendo questa proposta, spero che passi, con buonapace della Carfagna che nonostante  le violenze domestiche crescono continua a dire che non ha un bilancino per misurarle e che in poche parole non gliene frega una beneamata pippa. E i padri di famiglia brindano.

A proposito di autodifesa sentite le splendide chicche che ci propone il governo oltre i soldatini:

-La castrazione chimica:

La Lega Nord l’appoggia lanciando un odiosa strumentalizzazione dei media approfittando che anche la gente che scrive su facebook la vuole. Se per quello fino a pochi giorni fa qualche utente su Facebook voleva stuprarci in gruppo.

Ma come si può essere così ottusi da continuare a pensare che lo stupro si fa solo con il pene ?

E gira e rigira si pensa di nuovo che sia una forma di omaggio alla nsotra apetibilità sessuale.

Che bello! Un altra scusa per lasciarli in libertà. La castrazione fisica è un metodo inefficace e serve ad incrementare il femminicidio pochè lo stupratore è un impotente che stupra solo perchè non riesce ad aprociarsi sessualmente in nessun altro modo.

- le colonnine antistupro:

Magari dentro sono contenuti dei splendidi gadget sessuali o gli attrezzi per ricostruirci la verginità o magari un bel burka visto il clima ostile che si respira contro le donne belle dipinte come istigatrici dello stupro.

Le colonnine? diciamolo a che servono?

L’accostamento della donna ai motori continua ad avere successo nel nostro Paese. Scatoline antistupro, antifurti e tante altre chicche varie appoggiate perfino dal Telefono Rosa, che scopriamo pure essere contro il movimento femminista di Perugia. 

Ma io mi chiedo, tutte  le anomalie sono in Italia? Se perfino un associazione femminile contro la violenza sulla donne si dichiara antifemminista immaginiamoci come è il resto del Paese. Certo che noi donne siamo proprio sole abbandonate al nostro triste ruolo di vittime sic.

Se vogliamo consolarci ancora ci sono i cosidetti siti Antifemministi che sostengono che gli stupri ce li inventiamo, di cui si parlava in questo post o per non andare molto lontano cè sempre wikipedia.

http://nonsiamobambole.blogazza.com

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Feb 26

Lavoro, a Roma i migranti muoiono 5 volte più degli italiani. Soprattutto se sono rumeni

 In provincia di Roma si muore molto più spesso sul lavoro se si è immigrato. E’ quanto emerge dal quinto rapporto dell’osservatorio romano sulle migrazioni, realizzato in collaborazione fra la Caritas romana, la Provincia e con la Camera di commercio di Roma. Oltre a fotografare le condizioni di vita e di lavoro degli oltre 400mila cittadini immigrati che vivono nella provincia romana, il Rapporto presenta una sezione dedicata agli infortuni sul lavoro realizzata attraverso l’elaborazione dei dati Inail. Tra il 2000 e il 2007 a Roma si è registrato un aumento degli incidenti sul lavoro complessivamente pari al 42,2%. Un incremento enorme, che riflette solo in parte la crescita dell’occupazione del 15,1% che si è verificata nello stesso periodo nella Capitale. I più colpiti sono però i lavoratori stranieri. Infatti mentre per gli italiani, sempre fra il 2000 e il 2007, la frequenza è aumentata del 34,8%, per gli immigrati il rischio è salito del 198%. Tale incremento è dovuto solo in parte al rapido aumento di manodopera immigrata avvenuto negli ultimi anni. Nell’anno 2007, inoltre, a Roma gli incidenti sul lavoro occorsi agli immigrati sono stati 3.027, ovvero il 9,4% del totale, di cui 7 mortali. In altre parole 245 casi in più rispetto all’anno precedente. Tra gli italiani, invece, gli incidenti sul lavoro sono diminuiti: 421 in meno. Questo vuol dire - spiega il Rapporto - che la riduzione complessiva degli infortuni dello 0,5% registrata tra il 2006 e il 2007 è il risultato della contrazione delle denunce tra gli italiani (-1,4%) e dell’aumento di quelle degli stranieri (+8,8%).

Le vittime arrivano soprattutto da Romania (27,1% del totale), Polonia (5,7%), Perù (4,4%), Egitto (4,3%), Albania (3,8%) e Filippine (3%), che insieme assommano quasi il 50% degli incidenti subiti da lavoratori stranieri nel corso del 2007. I settori maggiormente colpiti sono invece quello delle costruzioni e quello di alberghi e ristoranti che da soli totalizzano circa un terzo del totale delle denunce. Notevole, infine, il dato relativo agli incidenti avvenuti tra lavoratori addetti ai servizi domestici: l’82,6% del totale si è verificato tra gli immigrati.

A livello nazionale sono invece le Acli a stilare i dati: 912.615 infortuni sul lavoro registrati nel corso del 2007. Infortuni ed esperienze che le Acli hanno raccolto e trasformato in un libro,realizzato in collaborazione con l’Inail: «Bastava poco. Storie di vite invisibili». L’obiettivo di fondo è quello di mettere in luce le conseguenze che gli infortuni hanno sulla vita delle persone che li subiscono ma anche le loro ricadute all’interno della famiglia; di seguire queste persone per un percorso più lungo di quello necessario a «liquidare il danno», con ciò individuando i limiti e le inadeguatezze del nostro sistema di tutela della salute, fino ai casi paradossali e imprevisti dalle norme, ma non per questo unici e rari. «Un infortunio sul lavoro può sconvolgere la vita di tante persone, ma non deve mai essere considerato una fatalità ineluttabile - afferma il presidente del Patronato Acli Michele Rizzi - ogni spazio di intervento per evitarlo deve essere individuato». Come testimoniano le storie raccolte, molto spesso «Bastava poco».

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Feb 26

"Lavavetri" (Lorenzo Guadagnucci, Terre di Mezzo-Edizioni Piagge, pp. 186 pagine, euro 7), del quale pubblichiamo degli stralci, racconta la lunga stagione dell’ossessione per la sicurezza, tuttora in corso, individuando nella famosa ordinanza del Comune di Firenze che vietava l’esercizio del "mestiere girovago di lavavetri" un punto di svolta: la cultura democratica e progressista, le amministrazioni di centrosinistra accettavano il terreno d’elezione della destra. Il libro racconta l’evoluzione delle politiche sulla sicurezza fino all’ultimo "pacchetto" e alle "ordinanze creative" di molti Comuni. Oltre all’intervista con Paola Reggiani e Patrizia Barabanotti, il volume include un’intervista a don Alessandro Reggiani, prete delle Piagge.

Giovanna, nel suo nome una campagna indecente

Intervista a Paola Reggiani, sorella della donna violentata e uccisa a Roma nell’ottobre del 2007. Malgrado il dolore la sua famiglia sostenne un progetto per il contatto con le comunità Rom residenti in Toscana.  

L’aggressione a Roma di Giovanna Reggiani da parte di un cittadino romeno, il 30 ottobre 2007, e la sua morte due giorni dopo, furono all’origine di un caso mediatico e politico con pochi precedenti nel nostro paese. [...] La famiglia di Giovanna Reggiani, investita da una tragedia inimmaginabile, in quel frangente scelse il silenzio. Nel frattempo a Firenze, città di residenza di Paola Reggiani, sorella minore della donna uccisa a Roma, prendeva forma un progetto di contatto e dialogo con le comunità rom arrivate anche in Toscana dalla Romania. Era un modo per affrontare in modo diverso, attraverso la relazione diretta e il dialogo, il tema di questa "nuova immigrazione" che tanto inquietava l’Italia. Il progetto nasceva all’interno della comunità valdese, alla quale i Reggiani appartengono. Ne parliamo con Paola Reggiani e con Patrizia Barbanotti De Cecco, che per prima ebbe l’idea di "incontrare" i rom.

Patrizia e Paola, com’è nato il progetto? In che contesto, con quali finalità?

Patrizia

E’ nato come reazione al lutto che aveva colpito Paoletta. E anche dalla sensazione terribile che provavamo ogni volta che il nome di sua sorella veniva associato al discorso politico sul pacchetto sicurezza. Questo abbinamento era una costante e creava un’atmosfera inquietante, un atteggiamento repressivo nei confronti dei rom e dei cittadini romeni. A me questo clima dava molto fastidio e intuivo che il fastidio fosse anche di Paoletta e dell’intera comunità valdese. Perciò proposi, durante un’assemblea di chiesa, che per ricordare sua sorella si facesse qualcosa di positivo, indirizzato ai bambini rom, e ai bambini rom romeni in particolare.

Perché pensavi proprio ai bambini rom romeni?

Patrizia

Proprio perché loro apparivano come altre vittime di questa cosa terribile che era successa. Volevamo agire e muoverci verso il superamento del grande dolore che tutti provavamo, e volevamo farlo nello spirito di chi si impegna per affrontare e risolvere i problemi. Chiaramente nessuno di noi poteva pensare a una soluzione immediata, né a qualcosa di definitivo. Volevamo però mettere un primo mattoncino verso la costruzione di qualcosa di positivo. Questo poteva avvenire solo con l’incontro, quindi andando verso i bambini rom romeni, cercando di dialogare con la loro comunità. Volevamo capire dove loro si trovavano, che cosa stava realmente succedendo. L’idea del progetto è venuta fuori così, durante un’assemblea di chiesa, quando si pensò a un comunicato di solidarietà con la famiglia Reggiani. In quel contesto venne anche approvata - all’unanimità - l’idea del progetto. Subito dopo parlai con Paoletta, per sapere che cosa ne pensasse. Lei non era presente a quell’assemblea, e io naturalmente volevo sincerarmi che la nostra idea non fosse una violenza nei suoi confronti.

Paola, tu come hai vissuto questa iniziativa?

Paola

All’epoca l’aggressione a mia sorella era accaduta da poco. Stiamo parlando, credo, di metà novembre 2007. Da parte mia non c’è stato mai nessun pensiero contro. Anzi, sentivo che doveva essere fatto qualcosa di costruttivo, anche perché c’erano stati tanti episodi di xenofobia nei confronti dei romeni subito dopo l’aggressione di mia sorella. C’era, nella popolazione, un modo di reagire… di pancia. Doveva essere fatto qualcosa e perciò appoggiai subito l’idea di Patrizia. In questi mesi ci sono stati anche altri progetti. Mio cognato, che è un ammiraglio della Marina militare, ad esempio ha invitato in Italia un gruppo di bambini di un istituto romeno per minori. Lui ha lavorato per un periodo in Romania, proprio nei mesi precedenti la morte di mia sorella. In quel periodo ha stabilito dei contatti con organizzazioni impegnate in campo sociale e benefico. Successivamente ha ripreso questi contatti e ha invitato in Italia i bambini. Li ha portati alla Spezia, al porto, a visitare le navi militari. Sono state scattate delle foto e ne è venuto fuori un calendario, con tutte le storie, le riflessioni di quei giorni. Il ricavato della vendita dei calendari è stato utilizzato a favore dei bambini romeni. Anche questo è stato un modo per testimoniare che non c’era alcun desiderio di rivalsa, o un sentimento di astio, verso una popolazione o un gruppo etnico. Non è questo il principio sul quale si può fondare la sicurezza di un paese o la costruzione di un rapporto con persone che sono diverse da noi. Quindi, rispetto al progetto pensato da Patrizia, da parte mia è mancata solo la partecipazione attiva. Io ho detto subito: sì, facciamo. Ma poi se ne sono occupate altre persone. [...]

Paola, è possibile spiegare qual era l’esigenza che avvertivate nelle settimane seguenti l’aggressione di tua sorella? Qual è la cosa che ti ha ferito e poi ti ha spinto ad agire nella direzione che abbiamo detto?

Paola

Le bugie, la falsità.

Le bugie da parte di chi?

Paola

Da parte dell’informazione. L’informazione non capiva la nostra scelta, la nostra posizione da un punto di vista familiare, di non parlare pubblicamente. Per cui c’era insistenza, nella totale incomprensione. Noi avevamo il fastidio di trovare i giornalisti sotto casa e di non poter in alcun modo intervenire. Quando mi trovavo qualche cronista sotto casa e dicevo: grazie, ve ne potete andare, loro tornavano. Dopo una volta, due volte, tre volte, chiami i carabinieri, perché speri che l’istituzione pubblica possa intervenire in qualche modo. Ma i carabinieri ti dicono: noi non possiamo intervenire, perché c’è il diritto di cronaca. L’unica cosa che si può fare, se loro chiedono un’intervista, è dire di no.

Ma non c’è solo questo. Mi ha colpito la strumentalizzazione della vicenda di mia sorella, nelle varie campagne elettorali, sia a livello amministrativo che politico, e sotto vari aspetti. Ogni volta che si parlava di sicurezza, tornava sempre il nome di mia sorella, per fortuna non la storia, ma era come una goccia che cadeva regolarmente, in determinate situazioni. [...]

Tu oggi cosa pensi di quella reazione della politica, del meccanismo che si innescò?

Paola

Io dico che non c’è coerenza, perché agendo così non garantisci sicurezza a nessuno. Non dai delle alternative alle persone che hai cacciato dalla città, dai luoghi in cui abitano, e così crei nuovi ostacoli alla possibilità di costruire delle cose insieme. E non dai sicurezza alle altre persone, che diventano vittime a loro volta di reazioni estreme, frutto di situazioni contingenti. Non è questa la sicurezza, né il modo di reagire a fatti così gravi. Non si può distruggere, si deve costruire. E con la violenza non costruisci, da qualsiasi parte questa provenga.

Che rapporto può esserci fra la famiglia Reggiani e le istituzioni? C’è da parte vostra il desiderio di stabilire una relazione?

Paola

C’è stata una forma di solidarietà verso di noi da parte delle istituzioni, questo non si può negare, tutt’altro. Io non credo che oggi ci vogliano degli interventi forti. A questo punto bisogna cercare di costruire, per cui ben vengano proposte, progetti che possano costruire qualcosa di duraturo.

Liberazione

19/02/2009

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Feb 26

http://www.talentfinder.it/blog-lavoro/index.php/all/2009/24/02/p272

La guida alle 100 professioni più nuove e più richieste. Come costruire o inventare la propria carriera
di Alessandro Rimassa e Antonio Incorvaia
UN MANUALE SULLE PROFESSIONI DEL FUTURO. LA CONTINUAZIONE IDEALE DI GENERAZIONE MILLE EURO, FILM IN USCITA IL 24 APRILE 2009.

GLI AUTORI
Alessandro Rimassa è nato il 19 ottobre 1975. Giornalista professionista e autore televisivo, lavora tra carta stampata, web, radio e Tv, occupandosi di attualità, società e media. Oggi vive al centro degli ingranaggi del mensile
maschile Riders ed è columnist di Affaritaliani.it. Il suo sito è http://www.alessandrorimassa.com/.

Antonio Incorvaia è nato il 22 maggio 1974. Laureato in Architettura, ha collaborato con numerose testate nazionali di cinema, spettacolo e cultura. Attualmente lavora a Blogosfere come Web Project Manager.
Il suo sito è http://www.inc-anto.net/.

Insieme hanno scritto Generazione Mille Euro (Rizzoli, 2006), romanzo generazionale tradotto in sette lingue da cui è stato tratto l’omonimo film. Jobbing è il loro primo libro per Sperling & Kupfer ( http://www.jobbingweb.com/ )

Leggi Tutto! »

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Feb 26

Domenica 22/02/09 la PROCIVICOS di Verona assieme alla PROCIVICOS di Milano e Torino, hanno contribuito a fare sicurezza durante il maestoso carnevale di Cento in provincia di Ferrara. I volontari si sono presentati in 38 per aiutare le autorità locali a far fronte all’esigenza.
Un responsabile della sicurezza del carnevale ha affermato: << è il primo [...]

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Feb 26

Un pezzo di storia: quanti di voi l’avranno canticchiata prima di andare in vacanza. Riprovate a canticchiarla  nuovamente, è ritornate a trascorrere le vacanze a Gallipoli. per rivedere i tanti amci conosciuti la stagione scorsa. Ogni anno sempre piu’ bella, ogni anno sempre piu’ affascinante. Se poi avete voglia di cambiare, in questo caso, scegliete [...]

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Feb 26

Sabato 14 marzo 2009 la Bel-Ami Edizioni organizza a Roma un workshop di scrittura creativa a cura del giallista Paolo Roversi.
Il workshop intende percorrere le diverse fasi in cui si articola lo sviluppo dell’impianto narrativo di un romanzo: dall’importanza di un incipit efficace alla definizione dei personaggi, dalla scelta del punto di vista a quella [...]

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Feb 26

24 febbraio 2009, Liverpool. Di
Mobile Privacy
 
E’ arrivato ZRTP, il software che negli anni a venire modificherà profondamente la confidenza degli utenti per le conversazioni al telefono cellulare.
 
Dopo anni di lavoro del team di Philip Zimmermann (inventore di PGP®, il programma per la cifratura email più diffuso nel mondo) e dei [...]

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Feb 26

www.cedcamera.pubbliway.com
I software di CEDCAMERA (l’azienda speciale dei servizi informatici della Camera di Commercio di Milano) dell’area Edilizia fanno parte della collana di soluzioni informatiche dedicate a geometri, studi tecnici, architetti, agenzie immobiliari, consulenti, datori di lavoro delle imprese appaltatrici, ecc. Le loro caratteristiche di intuitività e facilità d’uso, unite alla garanzia della Camera di Commercio, [...]

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Feb 26

www.wamaja.com - Il nuovo social network per la telefonia mobile
che permette di creare un blog, condividere foto, incontrare persone, chattare, include un messenger e’ anche ottimizzato per iPhone
Milano, 25 febbraio 2009 - Icona Spa, società italiana indipendente e leader nella realizzazione di soluzioni di Instant Messaging & Chat per il mondo consumer (C6 Messenger, Wind [...]

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Feb 26

CLICCA QUI PER ISCRIVERTI 
Proposito del corso
Il corso nasce per dare strumenti al ciclista, al trekker o allo sportivo delle attività outdoor; la conoscenza della fisiologia dell’alimentazione, degli alimenti e dei processi a cui vengono sottoposti sono la base per poter affrontare in maniera consapevole e ragionata le attività di questo tipo.
Qualche cenno alla competizione è [...]

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Feb 26

ACCOMPAGNATOREDI
MOUNTAIN BIKE
clicca qui per iscriverti

NEWS: La maglia ciclo AMI è inclusa !

Programma corsi per “Accompagnatore mtb” (80 punti C.f.)
Questi corsi sono realizzati esclusivamente dalla Scuola Nazionale Maestri di Mountain bike sull’intero territorio nazionale. Il criterio della scelta delle località di svolgimento è vincolato dal numero di richieste pervenuto da parte di appassionati interessati, dalle richieste da parte di [...]

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Feb 26

Su ogni cucina completa, sconto del 33% e
in regalo un TV color LCD HD da 37”.
Finanziamento in due anni a tasso 0%
 
L’azienda conferma la sua forte attenzione a offerte sempre più vantaggiose e vicine al consumatore
 
Pesaro,  febbraio 2009. Berloni, marchio storico nel mercato nazionale e internazionale delle cucine e dell’arredamento, continua la [...]

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Feb 26

Mucko è il primo esempio in Italia di plug&play advertising, che mette insieme la creatività delle agenzie di pubblicità, le potenzialità dell’animazione 3D e del motion graphic, l’operatività delle case di produzione.
Il nostro punto di forza è poter saltare un passaggio. Da noi non c’è un soggetto che pensa e uno che realizza [...]

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Feb 26

Lo so, sono stata assente. I lettori più affezionati di questo blog ne saranno stati delusi, qualcuno si sarà anche disamorato. Però servono pause di riflessione, per poi affrontare nuove sfide, per navigare in nuovi mari.
E’ un po’ di tempo che il tema di questo blog mi sta stretto. I giovani, il lavoro, la flessibilità… sono temi che mi appassionano ma che sono come una finestra, che alla fine invita ad andare fuori. Questi temi ci portano a riflettere su argomenti più vasti: sulla esclusione dal mercato del lavoro e dal potere di giovani, donne, immigrati; sulla integrazione e l’uguaglianza; su tutto ciò che tocca le donne, nel loro rapporto con il resto della società, sui cambiamenti del nostro costume, su ciò che avviene in altri paesi. Naturalmente restano i temi della flessibilità, della cosiddetta precarietà, ma non sarà più solo questo.
Nel nome del blog in fondo c’era già tutto: cambiamondo, era già una parola ambiziosa. Ora la trasformazione deve avvenire. E vorrei che avvenisse in queste direzioni:
1) Gli argomenti, che saranno più ampi di quelli iniziali, più aperti, e anche più liberi.
2) I tempi meno stretti. Purtroppo gli impegni si moltiplicano e non si riesce a stare dietro a tutto con la stessa frequenza di un tempo. Ci sarò. ma forse un po’ meno frequentemente.
3) L’autrice. Sarò sempre io ma vorrei aprire di più ad altri contributi. Anzi, mi piacerebbe più spesso pubblicare dei contributi strutturati, sia di lettori afezionati che di nuovi. I commenti sono sempre liberi. Ma chi vuole pubblicare un post può mandarmi il testo e poi, se lo riterrò opportuno, lo pubblicherò qui, con firma e tutto (magari anche foto e note biografiche, perché no).
Vorrei insomma fare qualche passo avanti. Ecco perché questo blog d’ora in poi si chiamerà cambiamondo 2.5.Add to Technorati Favorites

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Feb 26


”Forse noi uomini dovremmo fare un po’ di autocritica. Finora abbiamo costretto le donne a farci da badanti, da infermiere e da baby sitter. E’ ora che le cose cambino”. E se la fa un uomo, questa riflessione finisce per avere un peso, ahimé, maggiore. Il ministro Renato Brunetta lo ha dichiarato, giustificando la sua scelta di allinearsi il prima possibile alla sentenza della Corte di Giustizia Europea sull’equiparazione dell’età pensionabile per le donne nella pubblica amministrazione.
L’età della pensione anticipata per le donne è una doppia fregatura. Fa diventare le donne più povere. E le rinchiude nel loro ruolo di dispensatrici di welfare gratuito. Viceversa, spingere le donne a lavorare di più sul mercato, significa riequilibrare i ruoli di cura in famiglia, spingere gli uomini a occuparsi di più di figli, genitori anziani (e anche di se stessi), e garantire alle donne livelli di reddito più alti. Significa anche, un passo più in là, garantire una maggiore crescita alla ricchezza del Paese, una crescita dei posti di lavoro nei servizi, una crescita del tasso di natalità (che infatti è più alto nei paesi dove le donne lavorano di più) e alla fine più libertà per tutti.
Ecco perché le donne dovrebbero essere le prime a chiede l’innalzamento dell’età pensionabile. Ma. Ma, con i soldi risparmiati, devono pretendere che sia agevolata la vita delle famiglie e quindi reso più facile il lavoro delle donne stesse. Questo significa: asili nido, assistenza agli anziani, congedi parentali per gli uomini, e azioni positive per agevolare il lavoro delle donne nelle aziende. Siamo pronti per questo. C’è poco da fare: Brunetta sembra di sì, ma per ora non sono molti quelli che lo seguono fino in fondo.Add to Technorati Favorites

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Feb 26


La crisi economica mondiale morderà soprattutto i lavoratori più deboli Leggetevi sull’Economist di questa settimana questo articolo: “Generation Y goes to work“. I giovani in Occidente hanno un atteggiamento verso il lavoro diverso da quello dei loro padri e dei loro fratelli maggiori. La tesi dell’articolo è che però, con la crisi, anche i ragazzi della generazione Y, notoriamente poco inclini alla fatica e al sacrificio, ora si mostrino più disponibili, a causa della crisi. E siano più disposti a rimboccarsi le maniche, pur di trovare uno straccio di posto. Succede anche in Italia?By the way, vi segnalo anche la pagina da cui ho tratto la vignetta qui sopra, con la classificazione delle diverse generazioni che si sono succedute nel Ventesimo secolo: the Silent generation, The Baby Boomers, the X generation and the Y generation. Add to Technorati Favorites

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Feb 26


Parlavo, giorni fa, con dei professori universitari. Tutti si lamentano ormai da trent’anni, e con foga crescente, del basso livello degli studenti che arrivano dalle scuole superiori: non sanno l’italiano, non sanno la matematica, ma soprattutto sono poco motivati, sono disorientati, o non sanno studiare…tranne qualche mosca bianca. Noi già sappiamo che circa la metà di chi si iscrive dopo il liceo in una università non la finirà mai. Si chiama tasso di dispersione, e in Italia è più alto che in qualunque altro ateneo, forse dell’intero globo (azzardo!). Tra gli studenti che, bontà loro, si laureano, i fuori corso sono la maggioranza. E così perfino il 3+2, che inizialmente aveva fatto impennare il numero dei laureati e aveva fatto sperare che il sistema almeno servisse ad abbassare l’età media, ora si scopre (da Repubblica di oggi) che non ha migliorato la situazione: ”Oltre 4 studenti su 10 sono ripetenti o fuori corso, crescono gli abbandoni dopo il primo anno e si impenna il numero di chi ciondola tra le aule universitarie senza dare neppure un esame. Il tutto mentre cresce a dismisura il numero degli insegnamenti, aumenta quello dei prof e di conseguenza la spesa universitaria. E’ il quadro che emerge dall’ultimo rapporto annuale del Cnvsu, il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario, ente del ministero che a 6 anni dall’introduzione del 3 più 2 fa un primo bilancio della riforma. (…) Su oltre un milione e 800 mila studenti che hanno frequentato i 58 atenei italiani nell’anno accademico 2006/2007 solo un milione è in regola con gli studi. Il 40,7 per cento di ripetenti o fuori corso segna “il valore più alto registrato in tutto il periodo considerato”, si legge nel rapporto. E quelli che ce la fanno? Il 30 per cento si laurea con un ritardo di un anno e il 29 per cento con due o tre anni di ritardo. Per la laurea triennale la durata media degli studi è record: 4,6 anni. Lasciamo stare la spesa che è cresciuta a dismisura, il numero degli insegnamenti monstre, i risultati grotteschi. Guardiamo la cosa dal punto di vista degli studenti che mediamente finiscono il 3+2 tra i 27 e i 28 anni. Davvero il basso livello delle tasse universitarie, la libertà di frequentare, fare gli esami, finire in tempo oppure no giova a qualcuno? Questi ex-giovani-28enni-neolaureati avranno tutti i problemi del mondo a trovare un lavoro, ad entrare nel mercato, ad essere credibili, a un’età in cui i loro coetanei europei hanno già anni di esperienza lavorativa e magari ripagano, con il loro stipendio, il prestito contratto per pagare tasse universitarie ben più alte. Ma in altri paesi, se sbagli un esame, se fallisci un anno lo ripeti una volta, nel migliore dei casi. Poi, fine. A casa, a fare qualcos’altro. E il valore della laurea ”si pesa”, non si vive nell’illusione (che il mercato si incaricherà di sfatare) che una laurea valga come un’altra. Non è così. Ma gli studenti italiani si rendono conto di essere le prime vittime di un populismo che li danneggia? O ancora pensano che questo sistema sia il vertice più alto della democrazia, quello che permette a un asino di diventare dottore?:-S Buon AnnoAdd to Technorati Favorites

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Feb 26

Perdonerete una certa apparente pigrizia degli ultimi tempi, ma spero che sia foriera di novità interessanti. Comunque sto lavorando ad altri testi e … non ce la faccio a fare tutto.
Vi regalo questa bella vignetta di Arnald e speriamo che nel 2009 ci potremo inventare qualcosa di ancora più bello
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
BUON ANNO A TUTTI:
DONNE, PRECARI, GIOVANI, VECCHI, VICINI E LONTANI Add to Technorati Favorites

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Feb 26

Là dove anche chi è in cuor suo d’accordo, si è messo paura e sta zitto, è partito lancia in resta Renato Brunetta. Alzare l’età delle pensioni per le donne, portarla a parità con quella degli uomini. Ce lo chiede l’Unione Europea, ce lo impone una sentenza della Corte di Giustizia Europea, lo chiede l’equità e l’interesse stesso delle donne.

Eppure è una delle battaglie più impopolari che si possa combattere. A destra come a sinistra. Però ha ragione Brunetta: studiate, leggete, informatevi, cercate di capire come stanno le cose. La pensione anticipata non è un favore alle donne. E’ l’ennesima discriminazione per mandarle a casa (da oltre un secolo, il solito posto dove si vuole tenere le donne in Italia) a fare da badanti in primis ai poveri mariti, poi agli anziani e magari anche ai figli bamboccioni, che quando le madri hanno sessant’anni i figli ormai sono autonomi e si spera che facciano la loro vita, lavino, stirino e buttino la spazzatura.

Naturalmente quelle donne che gli ipocriti a destra e a sinistra vogliono ”proteggere” mandandole in pensione prima, hanno delle pensioni da fame, perché durante la loro vita hanno cominciato a lavorare (mediamente) tardi, avevano stipendi bassi, contributi ancora più bassi, carriere discontinue e comunque stoppate verso l’alto. Ecco perché molte donne se può già restano al lavoro oltre la data in cui potrebbero andarsene.
Chi dice di fare il loro interesse, chi gli vuole lasciare questo piccolo privilegio fa solo carità pelosa. No grazie.

I radicali, ”rompiballe” in senso buono della destra e della sinistra, lo vanno dicendo da un paio d’anni: alziamo l’età della pensione. rendiamo anche in questo le donne uguali, ma diamogli più opportunità durante la vita ativa: congedi obbligatori per i padri (sapete quanto io personalmente batta su questo tasto), asili nido per tutti, assistenza agli anziani, e un vero welfare per chi perde il lavoro o è precario. Tutto si può discutere, ma questo è quello che anche Brunetta intende. Io la chiamo modernizzazione.

Per chi ama le sintesi: ecco il commentino sul Messaggero di domenica 14/12/2008Add to Technorati Favorites

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Feb 26

(pubblicato sul Messaggero di mercoledì 10/12/2008)

L’ETÀ della pensione per le donne, per ora, non si tocca. La condanna della Corte di Giustizia Europea, che bacchetta l’Italia per la diversa età minima alla quale donne e uomini possono prendere la pensione di vecchiaia nel settore pubblico, non basta a spingere il governo italiano a modificare le regole. Però ha spinto Destra e Sinistra a trovarsi unite di fronte alla malattia che affligge il lavoro delle donne in Italia: un livello già bassissimo (intorno al 47%) rispetto a tutti gli altri Paesi europei (media al 60%) in anni di crescita e che adesso, con la Crisi, rischia di scendere ancora di più. Toccato il fondo, a quanto pare, alle donne italiane non resta che ”scavare”.
«Abbiamo dimenticato l’emancipazione economica delle donne», ha provocato Emma Bonino, che sul tema ”In pensione quando, al lavoro come?” ha messo insieme nella stessa sala del Senato non solo il ministro Maurizio Sacconi e il suo opponente ”ombra” Pietro Ichino, ma anche l’economista Fiorella Kostoris e il giuslavorista Michel Martone, Valeria Fedeli della Cgil e Renata Polverini dell’Ugl, Luca Paolazzi della Confindustria e Milena Carone dell’Udi, e poi Anna Bonfrisco, Benedetto Della Vedova, Giuliano Cazzola del Pdl, e Francesca Marinaro e Donatella Poretti del Pd. Ospite d’onore perfino la centenaria Rita Levi Montalcini. Tutti, sostanzialmente, d’accordo che la situazione del lavoro delle donne in Italia è insostenibile e che l’arrivo della Crisi avrà due effetti: 1)la situazione delle donne peggiorerà; 2) si aprirà un’opportunità per cambiare qualcosa. Si sente il bisogno di una ”spallata” ha detto Ichino, difendendo la proposta di ridurre le tasse sul lavoro femminile. E anche chi non era d’accordo con lui ha apprezzato l’immagine della spallata.
In Italia ci sono 4 milioni di donne che sono fuori dal mercato del lavoro e che per questo non hanno gli stessi diritti degli uomini. Ci sono milioni di altre donne che lavorano e non ricevono nessun supporto dallo Stato, perché mancano gli asili nido, perché gli orari di lavoro delle aziende non sono flessibili e mal si adattano alla gestione della vita familiare, perché le donne faticano a fare carriera, guadagnano mediamente meno degli uomini, e infine, quando vanno in pensione, rischiano di ritrovarsi sull’orlo della povertà.
Se con un colpo di bacchetta magica, le donne italiane lavorassero nella stessa misura delle altre europee, il Pil dell’Italia farebbe un balzo del 15%, ha detto Luca Paolazzi, direttore del Centro Studi di Confindustria. Anche Emma Marcegaglia lo disse nel suo primo discorso da presidente. Anche alle imprese il lavoro delle donne serve. Anzi, servirebbe se ci credessero con convinzione.
Di più, ha sottolineato Milena Carone dell’Udi, la si smetta di parlare di ”aiuti alle donne”. Perché si continua a dire che gli asili nido sono ”per le donne”, quando in realtà sono per i bambini e per un’intera società che deve investire su di loro? Valeria Fedeli ha rincarato: «Dico no alla ”conciliazione”, (cioè a quelle politiche che dovrebbero permettere alle donne di lavorare e allo stesso tempo farsi carico degli impegni familiari), ma dico sì alla ”condivisione”». Che tradotto vuol dire: donne e uomini dovrebbero imparare a condividere carichi di lavoro e carichi familiari. Alla pari.
Ecco, tutto questo è venuto a galla a partire da quella sentenza sull’età pensionabile delle donne. Tema che Emma Bonino e i radicali utilizzano da tempo come ”leva” per affrontare un problema che è una vera emergenza nazionale e che, invece, spesso viene trattato come ” colore”.
Il ministro Sacconi non si è sottratto. Di mettere mano alle pensioni però non vuole parlare. Fa i calcoli e afferma che nel pubblico impiego le donne già tendono a lavorare più del minimo necessario e che, in fondo, l’equiparazione per legge dell’età tra donne e uomini, sarebbe una piccola cosa anche in termini di risparmio per il bilancio dello Stato: non più di 250 milioni di euro.
Sacconi però sa che in Italia il numero dei lavoratori è troppo basso e che questo, oltre a essere ingiusto nei confronti delle categorie penalizzate (le donne in primis), danneggia il nostro sistema economico. «Dobbiamo puntare alla flessibilità dell’orario di lavoro - ha sottolineato - e sull’offerta di servizi per le madri». Cioè asili nido, ma non solo: anche tagesmutter dice lui, cioè baby sitter di condominio o di quartiere, sulle orme dell’esperienza tedesca.
Ma basta? Sul Corriere della Sera di ieri Maurizio Ferrera ha messo in guardia dal rischio che la crisi penalizzi ancora di più gli outsider (donne e giovani), mentre partiti e sindacati continuano a pensare a chi già è protetto. Meno tasse alle donne, più ammortizzatori sociali per i lavoratori che rischiano il posto e non hanno cassa integrazione (e sono soprattutto donne), asili nido e servizi all’infanzia, congedi di paternità obbligatori. Tutto ciò servirebbe a fare argine contro un rischio sul mercato del lavoro delle donne. Le “tagesmutter” non bastano di certo.Add to Technorati Favorites

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Feb 26

Torno sull’argomento donne e pensioni, per riportare qui l’articolo che ho scritto in proposito sul Messaggero.
Aggiungo, rispondendo ad alcuni commenti al post precedente, alcune osservazioni:
1) nessuno può essere “compensato” per tutto ciò che gli tolgono durante la vita, soprattutto se c’è ancora tempo per rimediare. Meglio dare prima il giusto e poi trattare tutti uguali.
2) le donne (e non “la donna” che per fortuna non esiste) sono per l’appunto stufe di fare il doppio o il triplo lavoro, consentendo così a qualcun altro di dedicarsi completamente a uno solo, e èpoi magari fare carriera o coltivare i propri hobby
3) è necessario che tutti vengano trattati in modo paritario, rimuovendo gli ostacoli che impediscono alle donne, nel corso della loro vita, di avere le stesse chance dei maschi anche sul lavoro
4)anche i maschi dovrebbero fare tutta la loro parte di secondo e terzo lavoro, occupandosi di figli e anziani parenti
5) le donne alle quali viene graziosamente concesso di andare in pensione prima non si rendono conto che poi saranno povere, perché gli assegni sono bassi e lo diventeranno ancora di più dopo 20 anni.Add to Technorati Favorites

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Feb 26


La Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per la discriminazione tra uomini e donne, dovuta alla diversa età di accesso alle pensioni di vecchiaia: 60 er le donne 65 per gli uomini. Ne avevamo già parlato qui a proposito della campagna dei radicali: equiparare, innalzare.
Riporto la sentenza della Corte EuropeaAdd to Technorati Favorites

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Feb 26



Il nuovo presidente degli Stati Uniti, nella nottata della sua vittoria, ha fatto un discorso nel quale non ha citato Martin Luther King, non ha sottolineato il fatto di essere il primo presidente di colore della storia americana. Non ha parlato della sua opponente, Hillary Clinton, che pure avrebbe fatto storia se fosse stata eletta, ma che lo ha aiutato ad ottenere il supporto delle donne democratiche.
Ma, alla fine del suo discorso Barack Obama ha raccontato la storia di Ann Nixon Cooper, una signora di 106 anni, che per lungo tempo nella sua vita non ha potuto votare, per due motivi: perché donna e perché nera. Stavolta lo ha fatto. Sarebbe stato bello che Obama rendesse omaggio più esplicitamente alle donne, ai neri, ai giovani, che lo hanno portato alla Casa Bianca. Lo ha fatto solo indirettamente e in modo molto soft. Vuole essere, giustamente, il presidente di tutti. Speriamo, però, che non dimentichi coloro che hanno messo in moto il cambiamento e che più ne hanno bisogno.Add to Technorati Favorites

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Feb 26

Ho ipotizzato in quest giorni che gli studenti siano caduti in un grande equivoco e stiano infatti protestando “contro se stessi”. I maestri e prof, invece protestano per difendere i propri interessi. I genitori…mi astengo da illazioni. Vi giro il link al commento di Gianluca Salvatori, centrato più sull’università che sulla scuola, e che condivido quasi parola per parola. Add to Technorati Favorites

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Feb 26


Nuova provocazione di Brunetta: tornelli anche per i magistrati, perché alcuni lavorano scandalosamente poco. Certo, altri invece lavorano il giusto e molti altri, ovvio, lavorerano anche più del dovuto. E io? Sono anni che lavoro troppo, sono anni che sogno un tornello che arrivi a liberarmi dall’incubo di una vita passata in ufficio! Se avessi avuto il tornello, tutti questi anni, avrei facilmente totalizzato in tre giorni le mie ore di lavoro settimanale e mgari avrei guadagnato il doppio, o avrei avuto diritto a più giorni di vacanza. Invece niente tornelli. Lo so anche io che molti giornalisti non lo potrebbero mai sopportare: il nostro lavoro non è tutto uguale e c’è chi lavora duramente anche senze essere presente al giornale (sia detto senza ironia). Viceversa, la maggior parte di quelli che lavora poco non si alza mai dalla sedia. Eppure, un bel tornello… :-P Basta, sapete come finirà? Che prima o poi i tornelli li metteranno anche ai giornalisti. Ma allora sarò così stanca per aver lavorato tanto, che alla fine non ci guadagnerò niente. Anzi, il tornello certificherà che anche io sarò finalmente diventata fannullona. Una libeazione.A proposito, come farà il tornello a dimostrare che ho anche lavorato per il blog?Add to Technorati Favorites

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Feb 26


L’ex ministro Tiziano Treu ha visto crescere la sua “creatura”, ed era quasi entusiasta. L’ho visto a una presentazione del nuovo contratto nazionale delle agenzie di somministrazione di lavoro, di cui qui si è già parlato con il video di Bocchieri. L’evento era organizzato da Adecco, tra i leader del settore.

Treu nel ‘97 era ministro del Lavoro quando fu introdotta per la prima volta una legge che prevedeva la nascita delle agenzie di lavoro temporaneo e una riforma organica del mercato del lavoro, per consentire al mercato un po’ di flessibilità. L’occupazione era a livelli bassissimi, e da allora è costantemente aumentata, perfino nei periodi di scarsa crescita. Allora però le agenzie di lavoro interinale nascevano proprio come dei brutti anatroccoli e in tutti questi anni hanno mantenuto una cattiva fama. Sono state prese a simbolo della precarietà, della mercificazione del lavoro e simili. Avrebbero dovuto avere invece un’importante funzione di fluidificare il mercato, renderlo più trasparente e accessibile.

Fatto sta che ora con il nuovo contratto, le agenzie si candidano a svolgere in futuro una funzione di protagonisti sul mercato del lavoro, sostituendo così la mano pubblica, che finora si è dimostrata del tutto inadeguata. Non più solo lavoro a termine o temporaneo, temporaneissimo, ma anche assunzioni a tempo indeterminato, pensione, malattia, maternità, e perfino indennità di disoccupazione e politiche attive di ricerca del lavoro. Insomma, le agenzie del lavoro propongono la loro flexicurity, il loro piccolo welfare privato. In cambio, scrivono nel loro contratto che hanno la possibilità di licenziare il lavoratore per il quale , per vari motivi, non ci sia disponibilità di lavoro. Il contratto si può migliorare, ha sottolineato Treu, ma intanto fa un grande passo avanti. Peccato solo che in Italia le agenzie del lavoro rappresentino una piccola fetta del mercato: la maggior parte della gente continua a cercare e trovare lavoro attraverso una rete informale, fatta di legami familiari, amicali e altro. Altro che trasparenza.Add to Technorati Favorites

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Feb 26


Mia figlia mi ha comunicato di avere preso un bellissimo voto in Geografia, un 8. ”Otto corrisponde a Distinto, lo sai mamma? E Distinto non lo danno quasi mai!” Ecco come i ragazzi reagiscono alle novità della scuola, niente di clamoroso, loro si adattano a tutto anche se ogni cambiamento un po’ li spiazza” E dire che noi invece traducevamo il ”distinto” in voti.
Tutto questo per dire che le riforme della Gelmini, su cui si sta scatenando l’inferno, al punto che i professori arringano gli studenti e li montano contro il ministro, mi sembra una tempesta in un bicchiere d’acqua. Lo stesso per un altro refrain dell’anno: ”Quest’anno i professori saranno più severi, colpa della Gelmini”. Davvero? Ma allora prima non facevano il loro lavoro, si potrebbe obiettare. La verità, mi sembra è che il nocciolo duro della questione scuola non sia stato affrontato: come garantire la qualità degli insegnanti e il valore delle ore passate a scuola? Questo è il punto vero della discussione sulla scuola, tutto il resto ha un sapore terribilmente marginale. Perfino la discussione sul maestro unico, che ha certamente un fondamento, si dovrebbe ricondurre alla domanda: come facciamo a sapere se i maestri sono all’altezza del compito che svolgono? Non è un delitto di lesa maestà domandarselo, spero, oppure tutti i maestri e professori si sentono offesi solo dalla domanda? Intanto assistiamo alla sollevazione di insegnanti e soprattutto sindacati, che hanno proclamato lo sciopero per il 30. Ma io stento a capire veramente intorno a cosa ci si accapigli. Si vuole ridurre il numero degli insegnanti, si sottolinea. Qualcuno addirittura ci legge un ”attacco” all’occupazione femminile, visto che nella scuola gli insegnanti sono quasi tutti donne. Ma stiamo scherzando? La scuola non è un ufficio di collocamento per disoccupati. Negli altri Paesi, nei quali i prof sono pagati meglio che da noi, il loro numero è più basso, e la mole di lavoro forse superiore. Ripeto: non dovremmo piuttosto chiedere che vengano reclutati e valutati secondo quei criteri di merito e di valore che si vorrebbero poi ritrovare nelle classi? Il ministro Brunetta getta un ennesimo sasso nello stagno, come è suo costume: gli insegnanti lavorano poco e, per quello che fanno, guadagnano anche troppo. Può sembrare una provocazione, perché gli stipendi degli insegnanti sono veramente bassi. Ma discutiamone, se siamo capaci.Add to Technorati Favorites

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Feb 26

Per la prima volta dopo molti anni, la disoccupazione riparte anche in Italia. E’ arrivata al 6,7%, dal 5,7% dell’anno scorso. Un pessimo segnale, doopo che negli ultimi anni il numero dei disoccupati da noi è stato a livelli estremamente bassi, direi record per l’Italia, e più bassi di altri paesi europei, come la civile Francia. L’Italia però ha un peccato originale: il numero degli occupati, e di coloro che cercano lavoro, storicamente è molto più basso che in altri paesi. Il motivo è presto detto: mentre la percentuale di uomini che lavora è più o meno uguale al resto d’Europa, da noi le donne non lavorano. O comunque quelle che lavorano sono pochissime, se si fa il confronto con l’estero. Il dato nazionale è intorno al 46% (corretto) ma nel Sud si precipita a poco oltre il 30%. Questo è il nostro buco nero.
Tenendo fermi questi dati, va detto che negli ultimi anni i miglioramenti ci sono stati (nonostante la bassa crescita e la bassa produttività): il numero degli occupati negli ultimi dieci anni è costantemente aumentato. E’ aumentato un po’ anche il numero delle donne occupate, ma in misura estremamente più bassa di ciò che si potrebbe e dovrebbe aspettare (e che ci viene richiesto dagli accordi europei). Anche questa volta il numero degli occupati aumenta dell’1,2%. E’ poco, meno degli anni precedenti. Ma il mercato del lavoro comunque non ha l’encefalogramma piatto.
Però il dato della disoccupazione è preoccupante, ed è in linea con la tendenza di altri Paesi: pochi giorni fa l’allarme è suonato anche in Spagna, dove il tasso di disoccupazione sta schizzando verso l’alto e preoccupa un’economia che negli ultimi anni aveva fatto gridare al miracolo. Il rallentamento della crescita in tutto l’Occidente non può non avere riflessi su l mercato del lavoro. Quindi succede ciò che era facile aspettarsi.
Tuttavia nell’aumento della dicossupazione c’è anche un altro fattore: l’aumento di quelli che cercano lavoro. Magari poi non lo trovano, ma sempre più persone, soprattutto donne, si mette in cerca di un posto. Quest’anno sono 291 mila persone in più. Anche questo è un dato che può essere a doppio taglio. C’è chi lo legge come un segno di crisi: le famiglie non ce la fanno ad andare avanti e quindi alcuni membri tradizionalmente non occupati (vedi le casalinghe) si cercano uno stipendio per ”arrotondare”. Tuttavia questa interpretazione è riduttiva. E’ da paese moderno che sempre più donne entrino nel mercato del lavoro. E’ in questa direzione che vanno storicamente le economie industrializzate contemporanee, e sempre più questo fenomeno dovrebbe avvenire anche in Italia. Che poi alla domanda di posti di lavoro non corrisponda un’offerta adeguata e molte aspettative vadano deluse è esattamente ciò intorno a cui ci si dovrebbe interrogare. Infatti sono le donne le più penalizzate in questo momento, lo rilevano esattamente le cifre Istat: i nuovi disoccupati sono esattamente loro, le donne, e in particolare le donne del Sud.
Allora ci dobbiamo chiedere: cosa stanno facendo le nostre imprese, il governo, le istituzioni pubbliche e private, per favorire l’incontro di domanda e offerta di lavoro? Cosa si sta facendo per aiutare le donne a entrare nel mercato del lavoro e a rimanerci, senza atti di eroismo? Cosa si sta facendo per favorire le famiglie in maniera moderna a conciliare lavoro e vita privata, per tutti, uomini e donne? Un esempio solo: quanti nuovi posti negli asili nido sono stati creati negli ultimi mesi? Quanti posti saranno creati nei prossimi 2-3-5 anni? La Ue ci chiede di dare un posto nei nidi almeno al 30% dei bambini. Attualmente da noi ce l’ha solo uno su dieci. le mamme degli altri 9, per lavorare, devono arrangiarsi.
Al di là dei freddi numeri, che pure dobbiamo tenere presenti, queste sono le domande chiave che dovrebbero guidare l’interpretazione delle cifre. Altrimenti i dati possiamo anche giocarceli al lotto, e sperare così di risolvere quei problemi che sembrano insolubili.Add to Technorati Favorites

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Feb 26

aggiornato link
Domanda: ma se i piloti Alitalia dicono no all’accordo, e se poi quando la nuova società proporrà loro un posto di lavoro alle nuove condizioni loro rifiuteranno, è giusto che godano della cassa integrazione? Il ministro Sacconi aveva detto che no, secondo lui non andrebbe applicata (anche se poi lo sarà). Pietro Ichino, giuslavorista e senatore Pd oggi dai microfoni di Radio Radicale, insiste anche lui: in nessun paese chi rifiuta un posto di lavoro ha diritto agli ammortizzatori sociali. Naturalmente nessuno di noi vorrebbe che i piloti o altri dipendenti siano sottoposti a condizioni capestro…insomma, il problema è fondamentale per il modo in cui non solo si intendono i rapporti di lavoro, ma soprattutto gli ammortizzatori sociali. In Italia hanno sempre favorito solo alcuni, trascurando tutti gli altri e rendendo il mercato del lavoro italiano particolarmente “bastardo”. Allora?
Segnalo, nel corso dell’intervista che abbiamo fatto a Ichino in “In ginocchio da te“, con Valeria Manieri e Michel Martone, anche la questione del lavoro femminile, tema di cui in questi mesi non si discute più. Sottolinea Ichino: su 5 milioni di lavoratori che in Italia mancano all’appello, 4 milioni sono donne. E questo descrive sinteticamente alcuni fra i più gravi problemi strutturali della nostra economia.Add to Technorati Favorites

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Feb 26

Dobbiamo tutti lavorare di più, e meglio! Difficile pensare a un contesto nel quale questa frase non venga ripetuta e sottolineata con enfasi. Ma cosa vuol dire esattamente? In Italia i lavoratori già svolgono un numero di ore maggiore di quello di altri paesi industrializzati avanzati (tranne gli Stati Uniti, dove effettivamente si fanno più ore e meno ferie). Certo, da noi sono tanti quelli che non lavorano. E non parlo dei disoccupati, ma proprio di quelli che non si accostanto al lavoro per vari motivi. Tra questi soprattutto le donne, e chi mi legge sa che in Italia abbiamo la percentuale di donne al lavoro più bassa d’Europa. Una vera vergogna. Uno dei motivi di tutto ciò è che è sempre più difficile lavorare e, al tempo stesso, far funzionare la vita privata delle persone, perché il lavoro sembra costruito intorno all’idea che chi lavora faccia quasi solo quello mentre a, tutto il resto dei suoi bisogni ci penserà qualcun altro: una moglie, magari. Ovvio che con un’immagine del genere tutto diventa praticamente impossibile. Attorno a questi temi e all’utilizzo del tempo tra lavoro e vita privata , mi sono molto arrovellata negli ultimi tempi, tanto che avevo anche buttato giù l’impalcatura di un libro. Tuttavia, strada facendo, l’obiettivo mi era sembrato fin troppo ambizioso e, per l’Italia, quasi impossibile da portare in cima all’agenda del mondo politico e imprenditoriale.
Tuttavia il tema assedia il mondo del lavoro e lo dimostra questo libro uscito in America e ora tradotto anche da noi: “Perché IL LAVORO FA SCHIFO e come migliorarlo”, di Cali Ressler e Jody Thompson, edizioni Elliot. Non per caso, le autrici sono donne. Le donne hanno una acuta percezione del bisogno di gestire in modo più efficiente il tempo, anche per non rimanere vittime dell’impossibilità di fare tutto. Il libro è tipicamente americano: scritto in uno stile piano, semplice e ripetitivo, destinato a un pubblico molto meno raffinato ma anche molto più numeroso di quello europeo. Parte dall’analisi di un esperimento in una azienda americana, la Best Buy, dove le autrici hanno collaborato a introdurre un nuovo sistema di lavoro, detto ROWE: results-only work environment. Ambiente di lavoro basato sui risultati. Il TEMPO è il vero protagonista del libro. Il tempo di lavoro viene attaccato, bombardato e sgretolato dal nuovo modello. Le briciole poi vengono reimpastate insieme al resto della vita privata, condite con dosi massicce di moderna tecnologia ormai comune nelle nostre case e nei nostri uffici, fino a modellare un nuovo tipo di azienda e di lavoratore. La chiave di quest’opera di smontaggio e rimontaggio sono gli OBIETTIVI e i RISULTATI. L’azienda deve fissare gli obiettivi, i lavoratori portare i risultati. Tutto il tempo che di solito c’è nel mezzo di questo operazione, e lo spazio in cui l’azione si svolge, non esistono più.
Scrivono le autrici: “Se il nostro capo dovesse scegliere tra concederci una mezz‘ora per sbrigare le nostre faccende personali o farci partecipare a una riunione di un’ora dove la nostra presenza non è necessaria, è probabile che la maggior parte dei dirigenti opterebbe per la riunione. Anche di fronte alla certezza che alla riunione non si combinerà niente e che potrebbe durare più di un’ora, molti dirigenti preferirebbero senz’altro avere i propri dipendenti in ufficio, magari a non fare niente, piuttosto che non averli sott‘occhio mentre sono fuori a fare qualcosa di concreto” (p. 116) La rivoluzione introdotta dalle due autrici alle Best Buy è che invece le riunioni sono facoltative (sta al lavoratore giudicare se siano utili) e che l’orario di lavoro non esiste più. Fine. Ciò che conta sono i risultati. Se il lavoratore produce risultati entro le scadenze previste, tutto il resto all’azienda non deve interessare. Può lavorare da una spiaggia, in casa in mutande, durante la notte, assistere la mamma malata in un altro Stato, seguire la propria band preferita in giro per il mondo per tre settimane, senza prendere neanche un giorno di ferie. Basta che nel frattempo “produca”. E tutto ciò è possibile grazie al fatto che la maggior parte dei lavoratori oggi non avvita bulloni a una catena di montaggio, ma produce idee, conoscenza, applica saperi, e lavora con computer e cellulare. Scrivono ancora le autrici: “Tutto è ammissibile purché il lavoro sia portato a compimento. Inaccettabile semmai è l’assenza dei risultati. E non la scarsa presenza in ufficio o la timidezza durante le riunioni, oppure un tatuaggio o uno strano modo di ridere. Se non si porta a termine un certo incarico, si perde il lavoro. In caso contrario, si conquista la libertà” (p. 117) Nel libro ci sono anche alcune testimonianze. Come quella di Trey, 30 ani, esperto di e-learning: “Faccio ciò che voglio, quando e quanto voglio. Perlopiù lavoro in base alle mie esigenze. E, considerato che porto sempre a termine i miei incarichi, mi godo la vita al massimo e al contempo lavoro per una grande azienda” (p.101) La conseguenza di tutto ciò è che “il personale diventa proprietario del proprio lavoro. Viene pagato per i risultati e, quindi, comincia a d agire da imprenditore, sente quasi di avere una quota del capitale dell’azienda” (p. 136). Qui il discorso si fa molto complesso. Almeno in Italia. Gli esperimenti di responsabilizzazione del lavoratore rispetto al risultato sono ancora scarsi, ma hanno gli imprenditori tra i principali sostenitori. Da parte del lavoratore si potrebbe preferire la sicurezza dell’orario alla responsabilità dei risultati. Ma il libro sottolinea come questo sia un atteggiamento infantile, nel quale il lavoratore si fa trattare come un bambino minorenne, cui i genitori danno i premi se si comporta secondo le regole. Insomma, qui tratta di mettere in discussione una cultura del lavoro vecchia di un paio di secoli, figlia della rivoluzione industriale e ormai anacronistica nell’era digitale del web. Una cultura nella quale la produttività, la responsabilità e i risultati andrebbero esaminati e ridefiniti. Inoltre ogni azienda, e ogni tipo di lavoro, hanno certamente esigenze e difficoltà intrinseche. Bacchette magiche per rivitalizzre la nostra asfittica “vita privata” non esistono. Però il tema è gigantesco e nel futuro credo che se ne discuterà sempre più spesso. Add to Technorati Favorites

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Feb 26


Anche l’Università italiana e i suoi meccanismi di valutazione finiscono nel mirino di chi chiede più serietà e selezione negli studi. Un articolo di Paolo Balduzzi su la voceLa lotteria Italia degli esami“, attacca il sistema tutto italiano degli appelli mensili e della ripetibilità degli esami, nonché la facilità con cui viene dato il massimo dei voti ai laureandi. Sembra strano, ma nelle tante discussioni sull’università, la necessità di rilanciare il “merito”, il valore dei professori e la loro propensione a essere presenti e disponibili per gli studenti, questo tema non è mai stato toccato. Eppure, qualunque studente universitario che abbia avuto contatti con altri ragazzi di università straniere, sa che l’Italia rappresenta una vera anomalia. Come dice Balduzzi, di solito all’estero gli esami si fanno una volta l’anno, alla fine del corso. Se l’esame va bene, si prende il voto e basta, se va male sono dolori. Nessuno può prolungare all’infinito la durata del corso di laurea e nessuno si può permettere di “rifiutare” un voto. In Italia si crea la situazione paradossale che il 30% dei laureati strappa il 110 e lode (una percentuale molto alta), ma abbiamo la media di durata degli studi più lunga. Va ricordato che l’appello mensile, è una “conquista” decennale, voluta fortemente dagli studenti. Ma è veramente nel loro interesse? Cioè, è nell’interesse di chi crede che gli studi universitari dovrebbero rappresentare la propria “dote” e quindi essere adeguatamente valutati poi nel mercato del lavoro? Si dirà che ci sono gli studenti lavoratori, che ci sono mille problemi, che c’è chi è più lento e chi è più veloce…ma tutto ciò non cambia il fatto che il confronto con i sistemi universitari stranieri lascia perlomeno perplessi. Una modifica di questi meccanismi probabilmente sarebbe utile anche a ridare dignità e valore al diploma di laurea.Add to Technorati Favorites

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Feb 26

Se è vero che oggi a Roma genitori e professori di 70 scuole si presenteranno al suono della campannella con il lutto al braccio, per quello che la povera Gelmini sta tentando (e sottolineo tentando), cioè di ridare un senso a una scuola che quasi non ce l’ha più….bè, vedremo se veramente lo faranno. Della serie: la fiera dell’autolesionismo.

Approfitto dell’occasione per segnalare l’articolo di Claudia Mancina sul Riformista di qualche giorno fa, che mi era sfuggito e invece merita di essere letto, sottolineato e conservato. Titolo “Caro Pd, la Gemini ha ragione”. Chi avrà la pazienza di leggerlo vedrà come un politico e intellettuale di sinistra, che conosca i problemi della scuola, non possa evitare di prendersela con i lunghi anni delle riforme della scuola della sinistra e con gli equivoci nei quali è caduta. Per esempio, quello che qui dico sempre, l’errore di considerare la scuola come l’insieme dei problemi sindacali dei docenti, invece che come l’insieme dei diritti e dei doveri degli studenti; o il malinteso egualitarismo, che ha prodotto mancanza di promozione sociale per i più svantaggiati; o semplicemente l’impreparazione sempre più diffusa degli studenti, che come al solito danneggia chi è già più impreparato.

Mi sembra poi che valga la pena seguire lo Scuola@day del Sole24Ore che oggi dedica una lunga non stop all’argomento sul proprio sito webAdd to Technorati Favorites

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Feb 26

Seconda media, primo giorno di scuola dell’era Gelmini.

La scuola comincia mentre infuriano le polemiche su giornali, radio, tv e web. I genitori e i ragazzi hanno scoperto fortunosamente che il rientro in classe era stato fissato, durante l’estate, al 10 settembre. Peccato che alla fine dell’anno scolastico tutti pensavano che le scuole a Roma ricominciassero il 15. Tanto peggio per chi aveva deciso di fare le vacanze nella prima metà di settembre (negli uffici le vacanze si pianificano verso maggio). I giorni precedenti al rientro sono stati occupati dai preparativi e, per molte famiglie, dalla pianificazione dei pomeriggi che ci aspettano, con incroci difficili tra orari scolastici, palestra, musica, e altre attività che la scuola non garantisce a sufficienza (per esempio lingua straniera, gruppi scout, eccetera), nonché orari di lavoro dei genitori, arruolamento di baby sitter, nonni, eccetera. Ma il primo scoglio si è presentato proprio oggi: a che ora usciranno i ragazzi? Ci sarà un orario provvisorio, si sono detti i genitori, che si illudevano di basarsi su un empirica esperienza pluridecennale (la propria di studenti e di genitori). Nessuna comunicazione ufficiale della scuola, nessun cartello sul portone (perfino Martin Lutero, in tempi ante-internet aveva usato questo sistema per diffondere le proprie tesi e lo aveva trovato abbastanza comodo). Diciamo il minimo. No, l’unica era svolgere un’inchiesta personale e, stamattina, la voce ufficiale della scuola è stata un gentile bidella (ma forse chiamarla così è scorretto, me ne scuso) che, interrogata, comunicava gioiosamente che la scuola faceva subito l’orario pieno con la mensa e tutto. I ragazzi delle sezioni a tempo pieno, quindi, usciranno alle 16,10. Il motivo di tanta efficienza? “Gli insegnanti quest’anno ci sono tutti!” La Gelmini ha fatto il miracolo, e questa sembra una bella notizia.
Però. Però ci potremo chiedere se per i ragazzi sia giusto cominciare fin dal primo giorno con un orario così lungo, o se invece, non fosse meglio partire con tre-quattro ore di lezione e poi passare, nel giro di pochi giorni, all’orario pieno. Questo non se lo chiede nessuno. “Gli insegnanti ci sono”. Gelmini o non Gelmini, la scuola ruota, questo è il punto, intorno agli insegnanti: se loro non ci sono, tanto peggio per i ragazzi e le famiglie; se ci sono, tutti sui banchi per otto ore fin dal primo giorno. Ma cosa è meglio per gli studenti? Vogliamo chiedercelo?
L’Ocse intanto ci informa per l’ennesima volta che la scuola italiana ha prestazioni scadenti, che gli insegnanti da noi sono più numerosi che in altri paesi, che guadagnano meno, lavorano meno e, aggiungiamo noi, nessuno sa più come vengano selezionati. Si parla ora tanto di merito, di qualità…ma chi e come scoprirà se un insegnante è capace di insegnare, se è competente, se sa trasmettere entusiasmo, regole, capacità ai suoi alunni? Su questo, purtroppo, c’è un notevole silenzio. Però si dibatte sul maestro unico. Chiaro che negli anni tutti siamo giunti a pensare che era meglio dividere il rischio attraverso più docenti piuttosto che puntare su un solo maestro che, se incapace, ci sarebbe rimasto sul groppone per molti anni. Insomma il problema vero è la competenza e l’autorevolezza degli insegnanti. Non la divisa, i voti o altri dettagli. Agli studenti, dei problemi dei prof, che siano personali o sindacali, importa poco. Sono i prof che devono interessarsi dei problemi degli studenti e non sarà certo aumentando le ore di lezione fino allo svenimento che migliorerà la preparazione. Lo dimostra il fatto che nelle scuole straniere si passa più tempo a ricreazione e meno sui banchi. Eppure si impara di più. Per approfondimenti, due interessanti articoli in merito al maestro unico sulla voce.info qui e qui.Add to Technorati Favorites

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Feb 26


Le vacanze sono quasi finite. E’ ora di riprendere a lavorare e a discutere. Sono due i temi sui quali quest’anno si concentrerà l’attenzione di Cambiamondo: la scuola e le donne. Oltre, naturalmente, ai soliti, i giovani, il lavoro, la produttività, la conciliazione tra lavoro e vita. E chissà che quest’anno non si impongano anche altre questioni. Per esempio, non mi negherò delle incursioni nelle elezioni americane, che potrebbero cambiare il panorama politico non solo negli Usa ma in tutto il mondo.

Intanto, però, la scuola, le donne. Due temi che sembrano avere poco in comune, o forse “troppo”. Ma che rappresentano due territori nei quali la politica deve toccare per forza la realtà. E sporcarsi le mani. Sui giornali di questi giorni se ne parla molto. Delle donne, per esempio, su La Stampa Barbara Spinelli tratta con una certa sufficienza e sdegno questa irruzione delle donne nella politica contemporanea. Vi ci vede una sopravvalutazione del “corpo”, cui contrappone una politica nella quale la fisicità, il corpo, lo stesso gossip, erano esclusi. Una politica fatta da intellettuali, da politici “puri”. Ma ricordiamoci che quella era la politica in cui dominavano le ideologie tradizionali, il fascismo, il comunismo. Oggi l’ideologia non ha più diritto di vita e di morte sulla politica, il che non vuol dire che sia finita. Si può fare idologia su ttto, sulla pancia delle donne, come sulla falce e martello. Un bel groviglio, testimoniato da una visione completamente opposta, che è quella di Antonella Boralevi su Il Messaggero. Se la Spinelli storce la bocca per l’ideologia della “femmina portatrice di novità”, la Boralevi ne saluta l’aspetto salvifico. Purtroppo, quando ci sono di mezzo le donne, non si riesce mai a essere normali. Però io non riesco a rimpiangere nemmeno la “normalità” di barbogi incravattati, che parlano di politica come se non riguardasse la vita delle persone.

Un discorso simile vale per la scuola. Qui si deve mettere il dito nella piaga e cercare di toccare la realtà. Ma ci si accorge subito quanto la realtà ci sfugga, annegata nella nebbia dei luoghi comuni, delle inezie, di problemi marginali, di grandi tabu. Un esempio per tutti: sul Corriere della Sera c’è un’inchiesta sugli insegnanti, vecchi, mal pagati, precari a vita. Una fotografia purtroppo esatta, che però vede la realtà solo da una parte di un immaginario vetro magico: quello degli insegnanti. E il punto di vista degli studenti, la loro esigenza di avere in classe professori bravi, preparati, autorevoli, divertenti (e sottolineo divertenti) ? Ignorato. Si racconta solo la triste solfa di professori che hanno cominciato a lavorare a 34 anni, che a 54 ancora non hanno una cattedra fissa (ma siamo proprio sicuri che agli studenti non faccia bene cambiare insegnante ogni anno?), che non sappiamo quanto siano preparati, che selezioni abbiano superato, con quale punteggio, con quali risultati tra i ragazzi. Di ciò nulla si dice. Anzi, è un tabù. Come si potrebbe mai osare di mettere in discussione la preparazione di un insegnante che lavora da 20 anni? Eppure tutti noi conosciamo chi, lavorando da una vita, lavora sempre male. Ecco, come sempre, farò arrabbiare qualcuno, speriamo. Add to Technorati Favorites

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Feb 26


Se uno è malato, è malato. Ma se il numero dei malati crolla del 77% in un ufficio, e ciò avviene dopo che il responsabile del ministero ha annunciato una stretta sulla assenze, che cosa se ne deduce? Il 77%! In una amministrazione potrebbe essere un caso: magari l’anno scorso c’era stata un’epidemia di varicella…ma se quella percentuale si replica anche in altri uffici, evidentemente qualche malato si è spaventato, e lo spavento gli ha fatto bene.
Ora, ai precari voglio dire: quanti di voi lavorano anche per quei “malati”, che finora non hanno avuto nulla da temere?
Attenzione, però, se uno è malato, è malato, e su questo non si scherza…

A proposito, ecco la tabella. La cifra rappresenta la percentuale di assenti 2008 calcolata su luglio 2007:
======================================
Cnel -77%
Aran -71%
Comune Torino -60%
Regione Liguria -55%
Ministero Istruzione -54%
Regione Lazio -52%
Enea -50%
Ministero Economia -44%
Cnr -44%
Inpdap -43%
Ministero Lavoro -42%
Istituto sanità -41%
Ministero Esteri -39%
Comune Genova -39%
Agenzia Entrate -38%
Istat -38%
Regione Sardegna -38%
Regione Campania -37%
Agenzia Territorio -35%
Agenzia Farmaco -34%
Comune Milano -33%
18 province (**) -32%
Ministero Difesa -31%
Istituto C. estero -28%
Ministero Giustizia -28%
Regione Veneto -28%
Aci -27%
Comune Napoli -25%
Inail -24%
Ministero Sviluppo -22%
Monopoli -19%
Regione Lombardia -6,6%
Regione Friuli V.G. -0,6%
Ministero Ambiente +2,0%

(**) = Pordenone, Cagliari, Lecco, Imperia, Brescia, Perugia, Pisa, Venezia, Frosinone, Ancona, Reggio Emilia, Pesaro e Urbino, Rieti, Piacenza, Rimini, Biella, Forlì-Cesena, Ravenna.Add to Technorati Favorites

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Feb 26


Si è aperto ieri un tavolo di discussione parlamentare sul tema dell’occupazione femminile. Intorno a questo punto sono convinta che si giochi una bella fetta del futuro dell’Italia. Sviluppo, competititvità, modernizzazione, nuovo welfare, scuola…lo stesso dibattito sul merito e la valorizzazione delle competenze, ha molto a che fare con un mercato del lavoro nel quale siano inserite a pieno titolo le donne, e dal quale le donne non siano discriminate.
Non ci possiamo aspettare risultati immediati, questo è chiaro. Ma tenere gli occhi puntati su questo gruppo e su questo tema, sì. E’ un impegno. Riporto qui il link al post di Valeria Manieri e alla notizia con i nomi dei parlamentari che hanno deciso di mettere la loro faccia in questa intrapresa. Sono parlamentari sia di destra che di sinistra, maggioranza e opposizione: Emma Bonino, Donatella Poretti, Elisabetta Zamparutti, Cincia Bonfrisco, Maria Ida Germontani, Laura Bianconi, Ombretta Colli, Benedetto Della Vedova, Annamaria Carloni, Maria Leddi Maiola, Pietro Ichino, Marianna Madia, Valeria Manieri, Cristina Ricci. Al prossimo incontro, fissato per il 24 settembre, tutti dovranno dimostrare di avere fatto i compiti delle vacanze.Add to Technorati Favorites

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Feb 26

Un welfare delle opportunità, dedicato ai giovani e con l’obiettivo di ricostruire la fiducia nel futuro.
Sono questi i primi concetti chiave espressi nella prefazione al Libro verde sul lavoro del ministro Maurizio Sacconi. “La vita buona nella società attiva- Libro verde sul futuro del modello sociale” è il titolo. Come si vede, il lavoro è sullo sfondo. Come scrive Sacconi nella prefazione , la questione del lavoro si inserisce in un contesto di cambiamento sociale, economico e culturale, e “un aumento della qualità dell’occupazione e delle occasioni di lavoro per un arco di vita più lungo si traduce in maggiore salute, prosperità e bene essere per tutti”. Si pensa, aggiunge Sacconi, “a un welfare delle opportunità, che si rivolge alla persona nella sua integralità”. Un welfare che “potrà offrire migliori prospettive soprattutto a giovani e donne, oggi penalizzati da una società bloccata e incapace di valorizzare il proprio capitale umano”.
In questa cornice si sottolinea che il lavoro non deve essere considerato “una maledizione o, peggio, una attesa delusa, ma costituisca fin da subito nel ciclo di vita la base dell’autonomia sociale delle persone e delle famiglie”.
La prefazione si conclude indicando come obeiettivi e temi da discutere: le disfunzioni, gli sprechi e i costi attuali; la sfida della transizione verso un nuovo modello che accompagni le persone nell’intero ciclo di vita; la sostenibilità finanziaria di qualunque politica; un sistema di protezione universale, selettivo e personalizzato che misuri su giovani, donne e disabili, in termini di vera parità di opportunità, l’efficacia delle politiche; la possibilità di fondare su questa base grandi programmi di natalità, di politiche della famiglia, della formazione e dell’occupabilità, di prevenzione sanitaria.
Il ministro apre una consultazione su questo libro, che ora tutti possono leggere. Vorrei raccogliere qui , nel nostro piccolo un minimo di dibattito. Mi pare che si prefiguri un modello di flexicurity. Una flexicurity all’italiana forse. Comunque credo che valga la pena leggersi tutto il libro verde (io lo farò nelle prossime ore) e approfondire. Lo trovate sul sito della Fondazione Marco Biagi Adapt.Add to Technorati Favorites

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Feb 26


Segnalo la discussione che si è accesa su JobTalk a proposito di meritocrazia (assente) e di raccomandati.

Lo spunto è il bel libro di Roger Abravanel, Meritocrazia, che raccomando a tutti i lettori, per le informazioni, i racconti, i suggerimenti. E’ una vera e propria miniera, raccontata da una persona che per tutta la vita ha veramente vissuto nel mondo del lavoro e conosce i meccanismi, in Italia e all’estero. Per alimentare la discussione segnalo anche il post sulle imprese familiari, pregi e difetti, di un collega blogger, L’Imprenditore. tema che peraltro è ben analizzato anche nel libro di Abravanel.

Io ho sempre odiato raccomandazioni e raccomandati. Anzi, a dire il vero, ho sempre temuto le raccomandazioni come la peste: in due sensi. Primo, che mi fregasse qualche raccomandato. Secondo, che se avessi cercato una raccomandazione, sarei potuta incappare in qualcuno che odiando il raccomandante, avrebbe “bocciato” anche me. Meglio sbagliare da soli, è sempre stato il mio motto. (Presunzione?!)

Tutte le ricerche dicono che gli italiani invece credono nelle raccomandazioni… soprattutto sono convinti che servano agli altri. Lo sport nazionale è accusare i raccomandati di avere penalizzato “il sottoscritto”. A volte ho sentito anche racconti di raccomandazioni finite male, cioè di promesse non mantenute. Quanti, invece, sono in grado di raccontare una raccomandazione andata “a buon fine”? Perché non provate a farlo? Sarebbe interessante. magari ci spiegherete che spesso é “una necessità”…Anonimamente, certo.

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Feb 24

Ci sono agenti, ausiliari del traffico, infermieri, contabili esperti, product manager e informatici tra le figure ricercate dalla imprese questa settimana. L’area di attività con il maggior numero di offerte di lavoro è quella del commerciale e delle vendite (1.236 offerte) che mostra una lieve ripresa rispetto ai valori della settimana scorsa. Al secondo posto troviamo l’area dell’amministrazione e controllo (585). Seguono l’area ricerca e sviluppo /area tecnica (541) e la produzione (536) che risale al quarto posto e l’erogazione di servizi (346).

A livello regionale, in testa si trova sempre la Lombardia con 1.340 offerte. Dietro si trovano il Veneto (918 offerte), la Toscana (712 offerte), l’Emilia Romagna (611 offerte) e il Lazio (423 offerte).

Se si guarda ai titoli di studio, i direttori del personale preferiscono anche questa settimana i diplomati (3175 offerte). Quanto ai laureati, vengono preferiti gli specialistici (”3+2″) e quelli del vecchio ordinamento, con 1682 offerte. Poco sotto i laureati “brevi” con 1672 offerte.

Di seguito le offerte e le selezioni delle imprese italiane:

AIA, azienda leader nel settore avicolo, ricerca agenti di vendita monomandatari
(vedi le offerte).

Mo.Ver Spa indice una selezione pubblica per 16 posti di ausiliario del traffico con un contratto a tempo determinato
(vedi le offerte).

AWS corriere espresso, operante in Italia con oltre 120 filiali, è alla ricerca di esperti venditori che gestiranno in autonomia il processo di vendita, dal primo contatto con il cliente, alla definizione del contratto
(vedi le offerte).

Il Gruppo Autogrill cerca laureandi e neolaureati per stage come addetto area paghe e contributi, catagory manager/buyer, channel controller, design and architecture e nell’area contabilità e nelle relazioni industriali
(vedi le offerte).

ISMETT, Istituto mediterraneo per trapianti e terapie ad alta specializzazione, seleziona 3 infermieri
(vedi le offerte).

Red Bull, azienda attiva nel settore degli energy drink, seleziona figure da inserire nel ruolo di regional KA Horeca e Superhoreca Puglia
(vedi le offerte).

Metis S.p.A., agenzia per il Lavoro - filiale di Firenze, ricerca contabile senior per un’azienda cliente, operante nel settore edilizia, con sede a Firenze
(vedi le offerte).

LOMBARDINI, azienda del Gruppo Kohler e importante gruppo industriale meccanico operante nei settori Automotive, Construction, Industria e Macchine Agricole, ricerca product manager per il completamento della propria struttura
(vedi le offerte).

Coes, marchio di riferimento dell’industria termosanitaria, ricerca area manager centro Italia, area manager sud Italia, consulenti tecnico commerciali e project engineer
(vedi le offerte).

Il Golf Hotel, esclusivo e storico albergo di Madonna di Campiglio, facente parte della prestigiosa catena alberghiera italiana Atahotels, ricerca per la prossima stagione estiva 2009 le seguenti figure professionali: maitre, chef de rang, capi partita, commis di partita, commis di bar, segretari di ricevimento/booking, massoterapista e pasticcere
(vedi le offerte).

Obiettivo Lavoro SpA, società specializzata nella gestione delle risorse umane, seleziona controller con esperienza per società operante nello sviluppo, istituzione ed amministrazione di fondi previdenziali ed assistenziali
(vedi le offerte).

Manpower seleziona, per azienda produttrice macchine serigrafiche per la decorazione ad umido di prodotti ceramici, un responsabile amministrativo e finanziario
(vedi le offerte).

Importante realtà industriale operante nella produzione di sistemi di riscaldamento, per il potenziamento della propria struttura, ricerca addetto back office per i paesi di lingua francese con il compito di gestire il rapporto con i clienti,
(vedi le offerte).

Nuova Simat Srl, azienda con sede a Livorno che da anni opera in Italia e all’estero nel settore delle manutenzioni e dei montaggi industriali, ricerca tecnico operativo di service
(vedi le offerte).

Società di rilevanza nazionale che opera nel campo delle bonifiche ambientali ricerca neolaureati tecnici (vedi le offerte).

Sintex, per importante gruppo industriale operante a livello internazionale, seleziona esperto di design al quale affidare, in costante contatto con il responsabile sviluppo prodotto, lo studio e la realizzazione di occhiali e maschere
destinate al settore sportivo e della protezione
(vedi le offerte).

GIGROUP SPA, agenzia per il lavoro autorizzata, seleziona 40 infermieri ricerca per conto di diverse RSA nella città di Reggio Emilia . I candidati offriranno una pronta accoglienza alle persone e interverranno sulla varietà di situazioni clinico-assistenziali da gestire secondo le priorità
(vedi le offerte).

Exellere, società di consulenza attiva nel settore della ricerca, selezione e valutazione del personale, ricerca process engineer per importante gruppo a respiro internazionale, leader nella progettazione e realizzazione di impianti nel settore petrolchimico
(vedi le offerte).

Metis S.p.A., filiale di Bussolengo, ricerca operatori call center (no vendita) per 24 ore settimanali dal lunedì al venerdì dalle 17.00 alle 21.00 e il sabato dalle 11.00 alle 15.00. Contratto a tempo determinato
(vedi le offerte).

Unix Profumerie, catena pluriregionale di profumeria selettiva moderna, ricerca buyer senior al quale affidare la gestione degli assortimenti e degli ordini commerciali ai fornitori
(vedi le offerte).

Bridgestone, uno dei più grandi produttori di pneumatici e gomma al mondo, ricerca un marketing intelligence specialist al fine di potenziare la propria struttura organizzativa in Italia
(vedi le offerte).

Ancora Servizi, cooperativa attiva nei settori socio-assistenziale, sanitario ed educativo, cerca educatore per assistenza educativa domiciliare minori nell’ambito di un importante piano di sviluppo per il potenziamento del proprio organico
(vedi le offerte).

Società internazionale operante nel settore dell’energia eolica ricerca un project manager. Sede di lavoro è Roma
(vedi le offerte).

TRS Evolution SPA, azienda leader nel settore dell’abbligliamento informale-casual, presente su tutto il territorio nazionale con negozi monomarca TRU TRUSSARDI, ricerca store manager e addetti vendita
(vedi le offerte).

L’azienda Wenatex, multinazionale nel settore del sistema letto, cerca telefonisti per l’apertura di una nuova filiale a Padova
(vedi le offerte).

MeD, azienda titolare brevetto innovativo inedito ed unico per la traspirabilità area riposo, a seguito riconoscimento da parte del Ministero della Salute come dispositivo medico, seleziona un responsabile commerciale e collaboratori per la provincia di Vicenza
(vedi le offerte).

Recfin, società recupero crediti, cerca recuperatori per le province della Toscana

(vedi le offerte).

T-Systems (www.t-systems.it), brand dedicato alla clientela business - medie e grandi Aziende del Gruppo Deutsche Telekom, ricerca SAP CONSULTANTS MODULO HR per le sedi di Milano e Roma
(vedi le offerte).

Multinazionale operante nel settore del marketing, promotion e media services ricerca financial supervisor per la nuova start-up con base a Milano
(vedi le offerte).

Società operate nei servizi integrati per l’ambiente, supervisionare tutte le attività afferenti alla valutazione di conformità dei rifiuti solidi, ricerca tecnico senior della gestione dei rifiuti(vedi le offerte).

ASSICOM S.p.A., azienda leader nei servizi di gestione del credito e informazioni commerciali in Italia e all’estero, ricerca programmatore
(vedi le offerte).

Arkopharma, multinazionale leader europea nella ricerca, produzione e commercializzazione di prodotti di fitoterapia, ricerca agenti esclusivi e agenti plurimandatari
(vedi le offerte).

La multinazionale tedesca Hottinger Baldwin Messtechnik GmbH ricerca un sales engineer che avrà la responsabilità di sviluppare nuove opportunità di business e di consolidare i rapporti con i clienti già acquisiti sul
territorio nazionale
(vedi le offerte).

Áncora Servizi, Cooperativa Sociale nata nel 1994 ed in continua crescita, oggi è attiva nei settori socio-assistenziale, sanitario ed educativo, rivolti ad anziani, disabili e minori, seleziona coordinatore di servizio di assistenza domiciliare
(vedi le offerte).

Azienda del settore del legno (mobili) cerca disegnatori Cad 2D e 3D
(vedi le offerte).

Bosch Rexroth Oil Control, uno dei produttori leader di idraulica compatta, attivo nello sviluppo, produzione e commercializzazione di valvole idrauliche/oleodinamiche, blocchi integrati e minicentraline, ricerca tecnico commerciale senior
(vedi le offerte).

ITALCREDI SpA, società del Gruppo Bancario Cassa di Risparmio di Ravenna, seleziona 3 giovani diplomati per la provincia di Mantova (vedi le offerte).

THD LAB, primario gruppo industriale, presente in Italia e all’estero ed operante nel settore medicale, ricerca sales specialists(vedi le offerte).

TUTTE LE OFFERTE CLASSIFICATE PER AREA:

Amministrazione, controllo e impiegati
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Finanza e credito/banche
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Assistenza clienti, call center, telemarketing
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Acquisti e logistica
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Commerciale e vendite
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Marketing e comunicazione
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Direzione generale e top management
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Erogazione di servizi
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IT e sistemi informativi
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Manutenzione e operai
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Produzione
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Qualità e sicurezza
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Regioni, autonomie locali ed enti pubblici
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Ricerca e sviluppo e area tecnica
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Risorse umane e organizzazione
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Turismo ed esercizi pubblici
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fonte: data.kataweb.it » Vai al post originale

Feb 24

I social media hanno cambiato per sempre il modo di interagire degli utenti, ma attualmente non sono ancora  del tutto capaci di soddisfare i bisogni delle persone. Basti pensare al fatto che la diffusione dei social media porta con sé, come abbia già detto negli ultimi post, una gran quantità di rumore (informazione poco utile, ridondante, ecc), tanto che per ogni applicazione si progettano filtri che aiutino a gestire il sovraccarico di informazione.

Le capacità fondamentali dei social media, quella di mettere in connessione e fornire informazioni, alle persone sono intaccate dall’incapacità degli utenti di organizzare le loro esperienze online e di ottenere da loro informazioni significative. Per questo, su Read&Writeweb, si parla di come  i social media dovranno evolversi in modo da creare un’esperienza olistica che parli alle persone in modo diverso. Ecco i punti salienti dell’articolo:

  1. Poichè i social media riguardano le persone, non bisognerà più rivolgersi a utenti, acquirenti o clienti, ma alle persone nella loro interezza con interessi, gusti e percezione globali. Infatti gli utenti online ricercano sempre di più connessioni significative, possibilità di esprimere se stessi e comunità ricettivae con cui interagire che dovranno offrire esperienze di interazioni complete agli utenti. Questo comporterà la necessità di individuare tecniche di segmentazione basate sul comportamento, capaci di tener conto dell’evoluzione dei bisogni degli utenti e di basarsi sul contesto dei social media.
  2. Non sarà sufficiente aggiungere nuove applicazioni ai social media, si dovrà creare valore reale per le persone ad esempio permettere loro di gestire il proprio network di relazioni sociali indipendentemente dalla piattaforma o di discutere di topic significativi in tempo reale.
  3. Favorire la convergenza tra piattaforme e social media diversi, cioè la possibilità di aggregare più flussi informativi, sarà un elemento determinante, come dimostrato dalla crescita di Friendfeed (nonostante la scarna interfaccia).
  4. Non basterà unificare l’interazione tra più social network, ma sarà necessario costruire un’esperienza attraverso più piattaforme, come permette di  fare dell’ Iphone e come hanno intenzione di realizzare Google con Android e Palm. Gli utenti, infatti, hanno bisogno di soluzioni che mettano insieme il web, la telefonia mobile e l’interazione dal vivo.
  5. Le persone dovranno poter creare, unirsi, cercare dei social network che permettano loro di avere esperienze significative online. Ad esempio con la creazione di social network specifici su argomenti con estrema semplicità, come permette di fare Ning, che si basa sull’idea di riunire l’altissima possibilità di replica permessa da internet intorno a specifici argomenti.
  6. Anche i pubblicitari potranno ottenere significativi vantaggi in termini di revenue se si impegnaranno a capire chi sono gli utenti che interagiscono sui social media. In questo modo, infatti, potranno ottenere informazioni su nicchie ben segmentate di utenti e ottenere migliori risultati, come realizzato dalla startup israeliana Nuconomy, che grazie allo studio del targer ha ottenuto un click through dalle sei alle nove volte più alte delle campagne non targetizzate.
  7. Saranno necessarie piattaforme che permettano di mettere ordine nelle informazioni già a disposizione degli utenti: ad esempio la possibilità di taggare i video, di archiviare le conversazioni, di fare ricerche più rilevanti.
  8. I social media si diffonderanno sempre di più tra gli utenti (non solo gli early adopters, come insegni il caso di Facebook) fino a diventare mainstream, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo, spingendo le aziende ad occuparsi delle specificità di ciascun Paese.
  9. Anche le professioni nell’ambito dei social media dovranno cambiare: saranno necessarie persone capaci di pianificare e realizzare interazioni all’interno e tra piattaforme diverse in modo da mettere in relazione prodotti, servizi, ma soprattutto le persone.
  10. Solo grazie a tutti questi cambiamenti si arriverà ad una fase di maturità dei social media in cui questi investimenti saranno anche fruttuosi: aumenterà la pubblicità personalizzata su ciascun utente, la diffusione di prodotti gratuiti, la suddivisione delle revenue tra partner strategici e un aumento dell’importanza del social engagement online.

Innovative companies that are able to listen to these needs and deliver products based on them will not only survive but thrive in the coming months and years as people eagerly advance on the inviting waters of the new social alchemy.

Condividiamo.

p.s. a proposito di nuovi social media…anche in Italia stanno nascendo alcuni social network molto  interessanti…oggi vi segnaliamo mammecheblog.com (vietata ai single!)



fonte: mediameter.wordpress.com » Vai al post originale

Feb 24

Il termine per la presentazione della comunicazione annuale dei dati IVA  relativa al 2008 sta per scadere. Entro il 2/03  c.a., i titolari di partita  IVA  sono tenuti a comunicare , unicamente per via telematica, mediante il Modello  disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, i propri dati IVA.

La presentazione del Modello dovrà avvenire nel mese di Febbraio di ciascun anno; per il 2009  slitterà al 2/03  poichè il 28/02 cadrà di sabato.

La comunicazione dei dati  ha un utilizzo differente da quella della Dichiarazione IVA: quest’ultima è finalizzata alla determinazione dell’ Imposta dovuta o del Credito spettante, la prima, invece è necessaria per il calcolo delle risorse che ogni Stato membro è tenuto a versare all’ Unione Europea.

La natura non dichiarativa della comunicazione fa sì che siano inapplicabili le sanzioni previste in caso di omessa o infedele Dichiarazione e che, non sia valido il " ravvedimento operoso". Restano valide però le sanzioni amministrative ( da Euro 258,00 a  E.2.065,00) per omessa comunicazione di dati inesatti e incompleti.

                 Per  info  mail tofisco-blog@libero.it

fonte: http://blog.libero.it/Contabilizzando » Vai al post originale

Feb 24

Herbalife, nota multinazionale americana leader mondiale nel settore del benessere fondata nel 1980 e presente in ben 70 paesi, ha da pochi giorni annunciato di essere diventata Fornitore Nutrizionale Ufficiale dell’Inter per la stagione calcistica 2008/2009.
Parte dell’accordo prevede che l’H3O Pro, l’innovativa bevanda isotonica di Herbalife da poco lanciata sul mercato, diventi la bevanda dell’Inter.
I [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 24

 Dopo una straordinaria e affollatissima performance all’Edizione 2008 della rassegna orobica, torna a Trescore il mitico trio veneziano, carico di novità

Comunicato stampa:
 
Comune di Trescore Balneario (BG) - Assessorato alla Cultura
Cinema Teatro Nuovo
Frame Events
 
sono lieti di presentare
 
 
LE ORME
 
 
Quarta serata di:
PROG E DINTORNI 2009
 
6 marzo 2009
ore 21.00
Cinema Teatro Nuovo
Via Locatelli 104,
Trescore Balneario (BG)
 
Ingresso: 20 euro
 
Venerdì 6 marzo 2009: [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 24

www.cedcamera.pubbliway.com
I “Promemoria” sono due circolari informative inviate quindicinalmente dalla Camera di Commercio di Milano (Cedcamera): una su contabilità e fisco, l’altra sul tema del lavoro.
Si tratta di un documento Word in cui sono contenute, in un’unica pagina, informazioni essenziali e immediate in tema di lavoro, novità fiscali, soluzioni contabili e termini di scadenza.
Sono essenziali perché [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 24

“Psychoeventi” offre per tutti gli uomini di affari che si trovano in Italia, Svizzera, Francia ecc. servizi migliori di consulenza psicologica, immobiliare, marketing,pubblicita,vendite vari,guida turistica, alloggio, consigli per le miglior offerte-richieste per loro affari. Se volete aprire un’azienda/associazione/fabbrica/mercato ecc. in Romania, la nostra azienda offre la mano ottima di lavoro. Per tutti i dettagli potete [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 24

“Psychoeventi” offre per tutti gli uomini di affari che si trovano in Italia, Svizzera, Francia ecc. servizi migliori di consulenza psicologica, immobiliare, marketing,pubblicita,vendite vari,guida turistica, alloggio, consigli per le miglior offerte-richieste per loro affari. Se volete aprire un’azienda/associazione/fabbrica/mercato ecc. in Romania, la nostra azienda offre la mano ottima di lavoro. Per tutti i dettagli potete [...]

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Feb 24

Lo stress da ufficio è una cosa che ormai quasi tutti conosciamo e proviamo ogni giorno sulla nostra pelle. È un fatto ormai accettato, ogni impiegato, dallo stagista al più alto dirigente deve farci i conti tutti i giorni, nessuno è salvo.
Lo stress è il modo in cui il nostro corpo e la nostra mente [...]

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Feb 24

Red Earth Software ha messo appunto la quinta generazione del filtro antispam Policy Patrol; un sistema avanzato di filtraggio delle email, che lavora in perfetto abbinamento ai server Microsoft Exchange e Lotus Domino, gli ambienti più utilizzati dalle utenze professionali.
Policy Patrol ottimizza, regola e gestisce il flusso di comunicazioni email ed allegati. Il software è [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 24

A Marzo 2009 il via alla nuova iniziativa BariAffari: una comunità commerciale rivolta a negozi e piccole imprese del Nord Barese.
BariAffari utilizzerà strumenti moderni, studiati appositamente per le esigenze commerciali locali.
La comunità nasce con l’intento di creare fiducia in un mercato rallentato dall’attuale situazione economica, in linea con le proposte degli attuali governi che auspicano [...]

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Feb 24

Al Teatro 7 di Roma la Rassegna “PASPARTU’ * 100 artisti per una Jam session teatrale”
Luigi Tabita tra gli artisti con un monologo su Billie Holiday di Erika Barresi “Ma il mio cuore non sa parlare – dalla musica alla vita di Lady Day “.
Roma - Lo spettacolo, un corto di 10 minuti prodotto dalla [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 24

Mentre tutti si aspettavano un vero antagonista dell’iPhone dal colosso finlandese, il primo vero antagonista del terminale di casa Apple lo presenta Samsung. Infatti, anche se sia il Nokia N86 che il Nokia N97, ognuno per motivi diversi, sono degli ottimi terminali, non sembra che Nokia possa impensierire l’azienda americana, che con il proprio iPhone [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 22

Siamo diventati famosi anche negli States: il carnevale della matematica è stato notato anche là.

Si sono accorti che non è il nostro primo carnevale, dato che il titolo del post parla del numero 1010. Ma in quale base deve essere considerato il secondo 10? Forse 101010? Ma, in questo caso, il terzo 10 in quale base è scritto…?

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 22

E’ per domenica 22 febbraio, a Modena,  l’appuntamento con  ”Gioventù per i Diritti Umani”, progetto dell’Associazione per i Diritti Umani e la Tolleranza onlus. Nella rinomata piazza Mazzini sarà allestito un gazebo da dove verrà distribuito materiale informativo gratuito sui dritti umani e saranno mostrati su grande schermo i 30 diritti in versione video.
 
Lo scopo [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 22

In Sardegna, una delle spiagge che meritano di essere visitate, è senza dubbio la splendida Cala Girgolu.Vi si arriva facilmente, SS 125.
Lo scenario che si presenta davanti agli occhi è mozzafiato, si potrà ammirare un vero paradiso. Di fronte si ha l’isola di Tavolara, costituita da candida roccia calcarea che spicca tra i graniti galluresi, [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Feb 22

INVERNI RoundAboutJazz è il titolo della rassegna che prenderà il via il prossimo febbraio. Organizzata dall’associazione culturale Suoninversi e finanziata dal Comune di Siniscola, la rassegna conta due appuntamenti musicali di altissimo livello.
°°°
sabato 28 febbraio 2009 h.21.00-aula magna istituto tecnico commerciale e geometri luisu ozzanu-GAVINO MURGIA TRIO
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sabato 21 marzo 2009 h.21.00-aula magna istituto tecnico commerciale [...]

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Feb 22

Molti di voi avranno sicuramente trascorso una vacanza nel salento, altri ne avranno sentito parlare, da amici e conoscenti. Il salento, è una terra antica, dimostrabile da tanti segni e tracce lasciati dai nostri predecessori. Sicuramente molti avranno visto tra le campagne, delle strane costruzioni in pietra, le così chimate “Pajare”. L’origine di queste costruzioni [...]

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Feb 22

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Oggi i dottori commercialisti hanno un’opportunità in più: il trasferimento di quote di srl.
A decorrere dal 22 agosto 2008 anche i dottori commercialisti e gli esperti contabili  iscritti all’Albo possono curare il deposito telematico degli atti di cessione quote di srl sottoscritti mediante firma digitale.
Cessione Quote, studiato appositamente per i dottori commercialisti, è il software [...]

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Feb 22

Astemania presenta in questi giorni aste al ribasso con oggetti molto interessanti. E’ sicuramente il caso del Ipod touch, uno dei lettori Mp3 più completi in termini di prestazioni multimediali. E’ possibile infatti ascoltare musica con il  lettore multimediale connettersi ad internet grazie alla scheda di rete Wi-Fi, mediante la quale è possibile accedere alla [...]

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Feb 22

Oltre 10 anni di esperienza pratica di Web Marketing e Posizionamento al Corso Internazionale di Roma, Milano e Londra
A Roma, Milano e Londra si terra’, tra poche settimane, la nuova Edizione Internazionale del Seo Web Marketing Experience, un corso avanzato di Web Marketing e Posizionamento organizzato da Madri Internet Marketing e tenuto direttamente da Enrico [...]

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