Mag 31

Sono 62 i laureandi e laureati che potranno partecipare al programma di formazione lavoro avviato dalla Fondazione Crui insieme al ministero dell’Economia e delle Finanze. I posti disponibili sono presso le sedi di tutta Italia. Dal Nord al Sud.

Il periodo di stage prenderà il via il 21 settembre del 2009 e terminerà, salvo eventuali proroghe, il 21 gennaio 2010. Sono 9 i posti per i tirocini che si svolgeranno al Nord Italia, 21 al Centro e 32 al Mezzogiorno. Le persone verranno inserite in un progetto di formazione che li porterà a comprendere il funzionamento delle aree del trattamento giuridico ed economico del personale, della comunicazione, della pianificazione e controllo e dell’analisi e miglioramento processi e sistemi amministrativi.

Possono partecipare all’iniziativa sia laureandi sia laureati del vecchio come del nuovo ordinamento che conoscano una seconda lingua.

I laureandi del vecchio ordinamento dovranno avere conseguito il 70% degli esami mentre quelli del nuovo ordinamento dovranno avere ottenuto 120 crediti su 180 (per gli iscritti alla laurea di I livello) e 60 crediti su 120 (per gli iscritti alla laurea specialistica e di laurea magistrale). L’età massima sarà di 25 anni per i laureanti di primo livello e di 28 anni per quelli di laurea specialistica e del vecchio ordinamento.

Per quanto riguarda i laureati, dovranno aver conseguito il titolo di laurea da non più di 18 mesi con una votazione minimo di 100 su 110 e non avere superato i 25 anni (per i laureati di primo livello) e i 28 anni (tutti gli altri). Le domande devono essere presentate entro il 16 giugno.

I CONTATTI:
Fondazione CRUI
Ufficio Progetti e Tirocini
Programma di Tirocinio MEF IV Dip. - Università Italiane”
Referente: Maddalena Leone
tirocini.mefIVdip@fondazionecrui.it
Fax +39-06.68.441.399
Piazza Rondanini, 48 - 00186 ROMA

Ministero dell’Economia e delle Finanze
Dipartimento dell’Amministrazione Generale e del Personale e dei Servizi del Tesoro
Programma di Tirocinio MEF IV Dip- Università Italiane
Dirigente Ufficio Formazione:
Dott. A.Laganà
Referenti: Marina Cuneo, Elisabetta Doro, Caterina Procopio
email: marina.cuneo@tesoro.it - elisabetta.doro@tesoro.it - caterina.procopio@tesoro.it

DOCUMENTO:
Il bando

I LINK:
Il sito del Programma tirocini al ministero Economia e Finanze

fonte: data.kataweb.it » Vai al post originale





Mag 31

Tetraplegico costretto in un letto, finisce in cella

E’ stato prelevato da casa sua e trasferito nel carcere napoletano di Poggioreale per scontare una pena detentiva diventata definitiva per un reato del 1995, ma lui nel frattempo è diventato tetraplegico e giace in un letto da anni.

A denunciare la vicenda è Stefano Anastasia, difensore civico dell’associazione Antigone che si batte per i diritti nelle carceri. L’uomo è stato condannato a sette anni e sei mesi per ricettazione e riciclaggio «e già non è tanto normale - dice Anastasia - andare in carcere quattordici anni dopo. Ma in Italia succede». «Ciò che invece è stupefacente è - aggiunge Anastasia - portare in carcere un tetraplegico. Come fa un uomo in quelle condizioni ad affrontare una carcerazione neanche tanto breve (più di quattro anni, grazie al benedetto indulto)?». «Dunque viene avanzata domanda di scarcerazione per motivi di salute: sospensione della pena o detenzione domiciliare - spiega Anastasia - Il Tribunale di sorveglianza nell’udienza fissata al 25 maggio non decise. Non può farlo. Manca la perizia richiesta alla direzione sanitaria dell’Istituto penitenziario». «E’ passato un mese dalla carcerazione di quest’uomo e il Tribunale si aggiorna al 22 di giugno: un altro mese, in carcere, da tetraplegico».

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Mag 31

Sicurezza lavoro, aumentano tra i migranti i morti e i feriti

Lavoratori migranti più a rischio per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro. A dirlo sono i dati dell’Inail, che ha stimato un incremento del 20% al 2007 della presenza in Italia di lavoratori provenienti da altri paesi.

Nello stesso periodo sono state 140.785 le denunce di infortuni che li riguardano, 178 delle quali mortali. Rispetto all’anno precedente (129.303 infortuni, di cui 167 mortali) l’incremento è stato dell’8,9% circa.

Si tratta soprattutto di rumeni, marocchini e albanesi. E, subito dopo, senegalesi, indiani ed ex-jugoslavi. In tutto, 3 milioni circa. Ancora più evidente l’andamento nel confronto tra il 2001 e il 2007: gli infortuni dei a danno dei migranti sono saliti da 82.662 a 140.785; i casi mortali sono cresciuti da 138 a 178.

Il dato analitico parla di 23.350denunce di incidenti relativi alla popolazione marocchina pervenute all’istituto nel 2007 (di cui 23 mortali) rispetto ai 22.617 dell’anno precedente; 17.874 quelle relative alla popolazione rumena (41 mortali, la percentuale più alta, il 3,4%, sul totale) a fronte dei passati 11.256; 15.036 a quella albanese (19 mortali). Di fatto queste tre comunità totalizzano insieme quasi il 40% degli incidenti e quasi il 50% dei casi mortali sul totale complessivo relativo ai residenti stranieri. Prendendo come riferimento l’intera comunità di lavoratori stranieri il settore di attività nel quale si realizzano più incidenti è quello delle costruzioni: 15,7% del totale degli infortuni, con 22.064 denunce e, soprattutto, il 28,1% degli incidenti mortali (50 casi nel 2007). Per tentare di invertire tale trend negativo, l’Inail ha dato il via al progetto "Lavorare sicuri". «Di fronte a questi dati - ha detto il presidente dell’Istituto Marco Fabio Sartori - non potevamo stare fermi e per questo investiremo 450 mila euro in formazione ed informazione nei luoghi di lavoro. Dobbiamo fare un salto di qualità - ha aggiunto - e anche cambiare l’approccio culturale». Il progetto pilota partirà coinvolgendo inizialmente sette regioni (Lombardia, Piemonte, Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Campania) per essere poi esteso a tutto il territorio nazionale. L’iniziativa coinvolgerà circa 600 tra operatori e mediatori culturali e prevede la diffusione di 900.000 pieghevoli, 6.000 locandine e 10.000 gadget.

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Mag 31

Per gentile concessione dell’editore Ponte Alle Grazie pubblichiamo un capitolo dal nuovo libro di Marco Aime La macchia della razza. Lettera alle vittime della paura e dell’intolleranza (pp. 96, euro 8,00) in libreria da oggi. Il libro è pensato come una lettera a Dragan, un bambino rom preso a simbolo di tutte le vittime del razzismo che attraversa oggi il nostro paese.

Terra e sangue

E - vi preghiamo - quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: è naturale in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile.

Bertolt Brecht, L’eccezione e la regola

«Verona ai veronesi »: con questo slogan Flavio Tosi è stato eletto sindaco della sua città. Terra e sangue, ecco i nuovi valori. E soldi. Qualche sindaco è arrivato a dire che solo chi supera un certo reddito può risiedere nel comune che lui amministra. Aveva ragione Arthur Rimbaud: « C’è infine, quando si ha fame e si ha sete, qualcuno per scacciarvi ».

Terra e sangue, Dragan. Ci vantiamo di avere inventato la democrazia. Ne abbiamo fatto un genere da esportazione. Democrazia: bella parola, dal suono autorevole, sa di cose buone, come il profumo del pane, il biancore del latte. Facciamo a gara per essere più democratici dell’altro. Ci siamo avvolti nello stendardo della democrazia, l’abbiamo sbandierata, fino a ridurla a slogan quasi vuoto, marchio di fabbrica di un’officina che ha cambiato operai, produzione e modo di produrre.

Democrazia significa saper accettare la diversità, accoglierla al proprio interno, discutere con l’altro, riconoscerlo. In una democrazia tutti i valori sono ugualmente legittimi, purché non ledano i diritti degli altri. Devono esserlo. Una vera democrazia non può essere attraversata da un pensiero unico, deve convivere con le sue molte identità, saperle gestire. Deve arrendersi alla lenta e tormentata pratica della discussione, attraverso la quale costruire una forma di convivenza. «Democrazia e verità assoluta, democrazia e dogma sono incompatibili» ha scritto a parole chiare Gustavo Zagrebelsky. Bisogna saper praticare la difficile arte del dubbio.

E’ faticosa la democrazia, quella vera, Dragan. E’ molto più facile accettare lo slogan da esportazione, il marchio pubblicitario che esalta la bellezza e la convenienza del tuo prodotto. Il migliore, l’unico possibile.

Ecco, l’unico possibile. Lo sguardo si restringe, come a guardare dallo spioncino della nostra porta, fino a ritagliare un piccolo frammento di vita. E’ vero, si può vedere il mondo attraverso un granello di sabbia ed è bello farlo, è poetico. Non lo è, però, se pensi che quel granello sia il mondo. L’unico possibile. E che quel mondo sia nostro.

Terra e sangue, Dragan, e radici. Ci siamo ridotti a piante, condannate a rimanere aggrappate a un terreno, a quel terreno che dà loro di che vivere. Eppure abbiamo piedi, Dragan, piedi, non radici e lo sappiamo. Lo sanno i fanatici della tradizione, che ci vorrebbero tutti come alberi? E poi un albero ha fiori e frutti e foglie, che si rinnovano ogni anno. Può accadere che un giorno la terra da cui ci sfamiamo si inaridisca, si faccia crosta inutile. Dobbiamo allora morire sul posto? Lo abbiamo fatto quando è stata la nostra terra a seccare?

Terra e sangue.

Non basta più nascere per esistere, bisogna avere una cittadinanza. Non esistono i diritti dell’uomo. Hai o non hai diritti, non perché sei un essere umano, ma perché sei un cittadino, perché hai un passaporto. Abbiamo trasformato la nascita in nazione. Quando c’è un disastro aereo o una qualche catastrofe che conta decine, centinaia di morti, i nostri media si affrettano a sottolineare « nessun italiano ». Un sollievo, gli altri morti contano meno, sono solo esseri umani.

Tu non lo sai, Dragan, ma il verbo che usiamo quando si concede a qualche straniero la nazionalità italiana è naturalizzare , Dragan, naturalizzare, rendere naturale. Come se fosse la natura a dotarci di una cittadinanza. Come fosse impossibile farne a meno. Fingiamo che tutto ciò sia naturale. Ecco un’altra menzogna. Abbiamo tessuto ragnatele di confini e ora ne siamo impigliati. Incapaci di liberarci, di pensare in modo diverso.

La gente come te, gli immigrati, gli stranieri, i rifugiati diventano inquietanti, perché svelate la finzione, spezzate la continuità tra uomo e cittadino, fra natività e nazionalità . «Non appartengo a nessuna nazionalità prevista dalle cancellerie» scriveva Aimé Césaire. Parlava di schiavi.

Terra e sangue. Piante, che si nutrono dei succhi assorbiti dal sottosuolo, ci avvinghiamo con le radici a quella terra, che abbiamo deciso essere nostra. «Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli». C’è saggezza in questo proverbio masai. La terra ci è solo data in prestito, c’era prima di noi, ci sarà dopo. «Si nasce, si muore, la terra cresce» cantano i pigmei della foresta. Eppure l’idea di proprietà si è fatta talmente strada in noi, ha condizionato in modo così forte le nostre menti, da non riuscire nemmeno più a immaginare che esistano beni comuni, collettivi. Tutto deve appartenere a qualcuno e quel qualcuno non sempre ne concede l’uso. Calpestare il sacro suolo diventa colpa, se non sei del sangue giusto.

Clandestino! Ecco il nuovo marchio dell’infamia, Dragan. La nuova lettera scarlatta, cucita sulla vita di chi è colpevole non solo di non essere nato qui, ma di non avere il timbro dell’autorità. Una colpa che diventa sempre più grave, via via che ci rinchiudiamo nei nostri recinti. Essere investiti da un rumeno fa più male che esserlo da un italiano. Il reato diventa più grave, se a commetterlo è uno straniero: l’autoctonia diventa un’attenuante, la clandestinità una colpa, fino a trasformarsi in reato essa stessa.

Porto il nome di tutti i battesimi, ogni nome il sigillo di un lasciapassare, per un guado una terra una nuvola un canto, un diamante nascosto nel pane per un solo dolcissimo umore del sangue, per la stessa ragione del viaggio, viaggiare.

Che belle parole aveva scritto De André a quelli come te, Dragan! Ma chi comanda non ama la poesia, non ama i nomadi e neppure i poveri. Crede di «tenere in bocca il punto di vista di Dio». Non basta vivere per esistere, occorre un documento che dica chi sei. Un timbro che affermi che tu sei vivo ora, qui. «Le carte sono importanti, sono tutto… per sapere chi sei…» recitava un personaggio di Giorgio Gaber. «Guardi, senza offesa, ne ho quattro borse, ci dormo sopra. Sa com’è… nella confusione tutti ti fregano le carte. Lasci lì il tuo atto di nascita e… non lo trovi più. Sei rovinato. è difficile rifarsi una vita… senza essere nato».

Abdul Guibre, ucciso a Milano il 15 settembre 2008, per aver rubato un pacco di biscotti, era del Burkina Faso «ma con cittadinanza italiana» hanno sottolineato ossessivamente i media dopo il suo assassinio. Anche di Tong Hong-shen, il giovane cinese picchiato da un gruppo di bulli romani, i giornali hanno subito scritto che «era in regola con i documenti di soggiorno». Come a dire: è davvero una vittima.

Perché, Dragan, perché? Puoi morire senza un nome scritto sulla carta, non vivere. No, Dragan, non sei una persona se non ce l’hai. Non sono stati tuo padre e tua madre a darti la vita, è il documento che fa di te qualcuno. Per questo ti hanno macchiato il dito di nero, te l’hanno premuto su quel foglio. Ora non sei più una nullità, quella macchia nera sul foglio è il segno che lo Stato sa chi sei, che può controllarti, rintracciarti, mandarti via.

Ora esisti, Dragan.

Marco Aime

Liberazione

28/05/2009

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Un antropologo contro la xenofobia

Marco Aime, torinese, insegna Antropologia Culturale presso l’Università di Genova. Saggista e scrittore ha partecipato alle edizioni 2007 e 2008 del Festival della Mente di Sarzana e ha partecipato al Festivaletteratura di Mantova nelle edizioni 2004 e 2007. Ha vinto il Premio Chatwin. Collabora con La Stampa e con Liberazione . Tra i suoi ultimi libri: Eccessi di culture (Einaudi, 2004); L’incontro mancato (Bollati Boringhieri, 2005); Sensi di viaggio (2005); Il primo libro di antropologia (Einaudi 2008); Timbuctu (Einaudi, 2008); Il lato selvatico del tempo (2008).

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale

Sep 03

I prodotti Herbalife possono agevolare lo snellimento o la perdita di peso, se inseriti nell'ambito di una dieta ipocalorica controllata. Anche se alcuni prodotti Herbalife possono essere utilizzati in sostituzione di un pasto, essi non sono tuttavia destinati ad essere usati come sostituti dell'intera dieta di una persona, e dovrebbero essere integrati da almeno un pasto completo quotidiano.
I prodotti sono notificati al Ministero della Salute. La notifica non implica accettazione, da parte del Ministero della Salute, di qualsivoglia messaggio a carattere pubblicitario.
I prodotti non sono medicinali e non sono trattamento o cura di malattie.

Tutti o quasi, sanno che lavorare da casa è oggi in una fase di forte evoluzione e intraprendenza.
Fino a qualche anno fa una famiglia poteva vivere agiatamente in presenza di uno stipendio, ora è diventato molto difficile anche con due e le cause di questo fenomeno sono molteplici.
In primis aumenta di anno in anno il costo dei beni di prima necessità, chi fa la spesa tutti i giorni lo sa, anche le spese mediche, i trasporti e molti altri servizi aumentano generalmente di più di quanto aumentano i nostri stipendi. E c'è anche un altro motivo.
Per questo motivo Herbalife propone un sistema di lavoro da casa particolarmente utile ed efficace: provare per credere!

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale »

Mag 31

«Ora sì che siamo sicuri…»

«Ci mancava solo l’accordo sul contratto dei ferrovieri firmato da Trenitalia con i sindacati confederali che prevede la cancellazione del secondo macchinista a bordo. Ora sì che ci sentiamo sicuri». Sicuri di morire. Queste le parole dei lavoratori del settore di Firenze a margine dell’incontro pubblico sui trasporti organizzato ieri, all’interno del Dopo Lavoro Ferroviario della stazione di Santa Maria Novella, dal circolo Prc "Spartaco Lavagnini" al quale hanno partecipato i candidati al Parlamento Europeo Andrea Cavola, segretario nazionale trasporti Sdl, Vincenzo Simone, presidente dell’Unione Inquilini, Anna Nocentini, consigliera comunale e capolista al Comune di Firenze, Andrea Calò, candidato Presidente alla Provincia e Dante De Angelis, macchinista delle ferrovie, "licenziato per sicurezza". Si è parlato di Alta Velocità, di privatizzazioni e lavoro nell’ambito delle ferrovie dello stato e di strenua opposizione al sottoattraversamento di Firenze della Tav, un inutile spreco di fondi pubblici (un tunnel di quasi 8 km, l’ennesima "grande opera" devastante per l’ambiente».

Ma in questo periodo l’attenzione di tutti i ferrovieri è incentrata sul nuovo contratto firmato dai confederali: «Un accordo che lede gravemente la sicurezza a bordo dei treni - ha denunciato Andrea Cavola - Così facendo si è deciso di allineare l’Italia a paesi come la Germania, in cui da anni c’è un unico macchinista a bordo dei treni. Peccato che in Italia gli incidenti nel 2006 siano stati 166 mentre in Germania 1150». Numeri che parlano da soli «ed evidenziano la volontà del Governo di allinearsi a gestioni più fruttuose dal punto di vista economico» spiega Raniero Casini, responsabile trasporti Prc della Regione Toscana «ma a scapito della sicurezza dei lavoratori ma anche degli utenti».

Una decisione che ha aperto le porte a una mobilitazione del comparto che fa riferimento alle sigle del sindacalismo di base: un’assemblea nazionale è infatti in programma per il prossimo 8 giugno proprio a Firenze. Quel giorno si deciderà la data dello sciopero generale in nome della sicurezza, contro la privatizzazione del settore e il rischio licenziamento per oltre 10 mila lavoratori. Una mobilitazione che avrà anche l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’assurda volontà del Governo di bloccare definitivamente il già inesistente trasporto merci su ferro in favore di quello su gomma. Una conseguenza dettata dalla privatizzazione di Trenitalia che reputa, ormai, non "remunerativo" l’utilizzo dei treni e non vede l’ora di disfarsene. Con tanti saluti all’ambiente e alle sorti del comparto.

Decisioni inaccettabili «e che come tali avverseremo. Non possiamo accettare di sacrificare la nostra vita e quella dei passeggeri in nome del "Dio Profitto"». «E’ arrivato il momento che sindacati e forze politiche si muovano con uno sciopero generale contro gli omicidi sul lavoro» ha dichiarato Andrea Cavola. «Dobbiamo necessariamente porre un freno a tutto questo: un paese come il nostro, che si straccia le vesti ogni volta che si parla di diritto alla vita su temi come aborto o ricerca embrionale, non può continuare a tacere sul tema del diritto alla vita dei lavoratori».

Daniele Nalbone

Firenze

28/05/2009

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale

Mag 31

Aaa dog-sitter cercasi per l’estate. Ecco l’albo

Ogni anno, alle porte dell’estate, si presenta un problema spinoso: l’abbandono degli animali domestici. Sono migliaia infatti i cani e i gatti che gli italiani decidono di lasciare lungo le strade e nelle città del Paese per trascorrere in tranquillità e senza problemi le proprie vacanze al mare o in montagna.

Il destino di questi animali, in balia di caldo, fame e insidie del genere umano, il più delle volte appare segnato.

È proprio per far fronte a questa emergenza che l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) ha deciso di istituire un albo di "badanti" per cani e gatti. Un’iniziativa partita circa due mesi fa e che ha visto coinvolte già oltre 3mila persone, a fronte di circa 400 richieste pervenute.

«Ora siamo alla vigilia dell’estate - ha spiegato Lorenzo Croce, presidente nazionale dell’Aidaa - e crediamo sia il momento di rilanciare il servizio di badante di condominio per animali domestici. Chiunque vorrà, potrà dare la propria disponibilità scrivendo una e-mail all’indirizzo badante. aidaa@libero.it . In questo modo cercheremo di mettere in contatto le richieste con le offerte. Si tratta di un servizio di contatto senza alcun costo per chi si offre e per chi richiede il servizio. Abbiamo a cuore il benessere degli animali, - ha concluso Croce - e crediamo che questa possa essere un’occasione da non sottovalutare per chi ami gli animali e voglia guadagnare un poco di soldi. O per chi, a spesa modica, voglia garantirsi un servizio di dog o cat-sitter di alta qualità a costi contenuti».

Da due mesi a questa parte, secondo i dati forniti dall’Aidaa, sono pervenute in tutto 3.107 offerte di disponibilità. Di queste, 3.088 sono arrivate da donne, la maggior parti delle quali in età compresa tra i 18 ed i 35 anni. Molte le studentesse con precedenti esperienze professionali con animali. Solamente 19 invece dagli uomini, quasi tutti pensionati. Tra le persone che si sono offerte come dog o cat-sitter per animali, circa 2.500 hanno avuto esperienze passate con i cani, le rimanenti sia con i cani che con i gatti.

Non tutte le candidature appartengono a persone di nazionalità italiana: ce ne sono 200 di origine sudamericana, una trentina dell’Est Europa e un piccolo gruppo di altre nazionalità.

Gli iscritti all’albo dell’Aidaa inoltre risiedono soprattutto nel Nord Italia: in testa vi sono le province di Milano, Torino e Parma, seguite da Verona, Brescia, Bologna e Roma. Per quanto concerne le richieste, quelle pervenute ammontano a 500 e arrivano in gran parte dalle regioni Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. Molte quelle arrivate anche dal Lazio, ma in questa regione c’è ancora una forte carenza di personale disponibile. Infine sono già circa 350 i casi in cui la collaborazione è andata a buon fine.

La creazione di un albo di "badanti" si inserisce dunque tra le diverse iniziative per la lotta contro il randagismo e l’abbandono estivo degli animali domestici (in particolare dei cani) messe in atto dall’Associazione italiana difesa animali e ambiente, ma offre anche un’opportunità concreta di lavoro per tutte le persone amanti degli animali che nei mesi estivi vogliano arrotondare il loro stipendio. Allo stesso tempo è un’opportunità per coloro che vogliano trovare un dog-sitter o un cat-sitter collettivo a poco prezzo.

Liberazione "pagina Animale

28/05/2009

Simone Carletti

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Mag 31

Esternalizzati in sciopero della fame al Policlinico

Sciopero della fame a rotazione per i 450 esternalizzati infermieri ed ausiliari della cooperativa Osa della Compagnia delle Opere, con migliaia di lavoratori in Italia e all’estero, presso il Policlinico Umberto primo a Roma. Hanno occupato, pochi giorni fa, una parte della direzione; sono stanchi di aspettare di essere assunti come dipendenti pubblici, cosa che farebbe risparmiare 3 milioni di euro l’anno e che permetterebbe una migliore efficienza della sanità pubblica.

Il costo di un lavoratore va dai 7 ai 10 euro l’ora lordi, ma alla Regione costano il doppio [più iva] con lauti guadagni per i privati, che legati a carrozzoni politici gestiscono da decenni, ormai, il vero e proprio mercato degli esternalizzati delle cooperative.

La loro lotta è infatti condivisa dal direttore generale dell’azienda Policlinico Umberto, Ubaldo Montaguti, il quale ha inviato un documento al presidente della Regione Lazio e commissario alla sanità Piero Marrazzo, che è stato letto ai lavoratori in assemblea sindacale. Parla, con dati alla mano, del «risparmio che verrebbe dalle internalizzazioni e da logiche organizzative funzionali con il piano sanitario del Policlinico».

Policlinico che continua a perdere posti letto [dai 1500 del 2007 ai 1177 previsti per l’anno in corso] mentre aumentano le criticità organizzative dovute alle disparità di trattamento e ai turn over non controllabili da parte dell’azienda sanitaria.

Gli esternalizzati, a differenza dei precari della pubblica amministrazione, sono considerati, come da contratto stabilito dall’Osa con il Policlinico, «ore di lavoro», mentre i precari sono considerati «unità di lavoro» come i dipendenti pubblici. Una differenza formale che è anche sostanziale e che aggrava la posizione degli esternalizzati per le richieste di maternità o delle 150 per il diritto allo studio, e permette ai privati ogni tipo di abuso e vessazione sul lavoro, per non parlare di uno stipendio da 700, 800 euro al mese comprese le notti e gli straordinari.

Molti lavoratori Osa aderiscono ai Cobas, sindacato di base da sempre molto forte all’interno del Policlino romano, che ha organizzato lo sciopero della fame. Tra i sindacati confederali il più presente è la Cisl.

Dei 450 lavoratori della cooperativa Osa, il 20 per cento è costituito da immigrati dal Sud America o dall’Africa, con promesse di affitto pagato dalla cooperativa mai mantenute e corsi di lingua non effettuati. Chi può, appena trovato un posto più decente scappa, e questo causa una perdita di «capitale intellettuale» e problemi alla qualità del servizio offerto ai pazienti.

Tutto ciò non fa che aumentare il potere delle «pseudo cooperative» private, e nello stesso tempo fa diminuire l’efficienza del pubblico rendendo possibili nuovi guadagni del privato, che incassa due volte con le cliniche convenzionate. Sono alcune delle conseguenze delle esternalizzazioni e del risparmio solo teorico per lo Stato e le regioni, nella sanità come in altri settori essenziali.

Vincenzo Serra

[28 Maggio 2009]

www.carta.org 

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Mag 31

Inceneritore di Acerra sforati i valori di Pm10 previsti dalla legge

Altro che inquinare “come due automobili” e “prototipo da esportare” come sostenuto dal Presidente del Consiglio. I primi dati pubblicati dall’ARPAC, resi noti oggi da organi di stampa di rilievo nazionale, confermano le nostre ragioni e le nostre preoccupazioni per la salute dei cittadini di un intero territorio già compromesso dal punto di vista ambientale.

Per 17 volte, nei pochi giorni di funzionamento dell’inceneritore di Acerra (inaugurato il 26 Marzo), non ancora a regime, sono stati sforati i valori di Pm 10 consentiti dalla legge e sono state riscontrate nell’aria alte concentrazioni medie di Monossido di Carbonio e Idrocarburi Policiclici Aromatici. Il dato significativo è che il valore giornaliero di PM 10 non può superare i limiti di legge per più di 35 volte nel corso dell’anno civile.

E’ questo quanto riscontrato dall’Agenzia regionale in una nota trasmessa all’Osservatorio Ambientale che dovrebbe informare la popolazione e che a quanto ci risulta non ha ancora pubblicato alcunché sul proprio sito né intrapreso alcuna iniziativa tesa a tranquillizzare le popolazioni interessate. Questa notizia segue di poche ore quanto appreso sempre dalla stampa e riguardante l’operazione della Guardia di Finanza nella sede della Fibe che, sebbene sotto processo per truffa aggravata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture continua a lavorare per il completamento dell’impianto.

L’inceneritore di Acerra resta un ferro vecchio che nessuno voleva, definito nel parere di compatibilità ambientale del 1999 “a tecnologia non particolarmente innovativa”, emblema di un piano di smaltimento il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti, voluto a tutti i costi, sebbene non siano rispettate le prescrizioni dell’aggiornamento della valutazione di impatto ambientale dettate nel 2005 dalla Commissione ministeriale VIA tra cui quella, ritenuta fondamentale dalla stessa commissione che nell’impianto si bruciasse solo il CDR conforme alle normative e non il rifiuto tal quale come sta avvenendo.

Tutto ciò mentre decine di camion provenienti da tutta la provincia continuano a scaricare tonnellate di rifiuti “tal quale” non nell’inceneritore ma su un’area ritenuta dal Consiglio di Stato non idonea allo stoccaggio delle ecoballe. Altro che fine dell’emergenza rifiuti! Che fine ha fatto la raccolta differenziata? Si stanno forse esaurendo le discariche di rifiuti indifferenziati? Gli ex impianti di CDR, oggi chiamati STIR, continuano ad andare in tilt? E dove è finita la bonifica?

Non sarà la militarizzazione del territorio ed il congelamento dei diritti democratici costituzionalmente garantiti altrove tranne che in Campania, a zittire la protesta civile che in questi anni abbiamo portato avanti lasciando tracce in tutte le sedi, da quelle istituzionali a quelle politiche e religiose, alle testate giornalistiche nazionali e internazionali, perché domani nessuno possa accampare l’alibi di non sapere.

Un elementare principio, quello di “precauzione” imporrebbe di fermare immediatamente i test dell’impianto e fare una vera e seria Valutazione di impatto ambientale e contemporaneamente ogni indagine utile a tutela della salute dei cittadini!

Noi intanto continueremo a tenere alta la nostra attenzione e la nostra vigilanza, proprio in queste ore di campagna elettorale perché la politica si assuma le proprie responsabilità. Ci siamo già attivati per richiedere un incontro immediato con il Commissario prefettizio del Comune di Acerra e con i responsabili delle competenti strutture sanitarie per conoscere le iniziative che intendono intraprendere a tutela della salute e a salvaguardia dell’ambiente perché a nessuno sia consentito, soprattutto in campagna elettorale, di sfuggire alle proprie responsabilità.

“Comitato Contro il Mega Inceneritore di Acerra” aderente al Movimento Campano per Rifiuti Zero

Per contatti 3358167020

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale

Mag 31

Per la serie gli esami non finiscono mai, da oggi posso fregiarmi del titolo di nidan.

Anche noi avevamo i debiti: con una materia insufficiente, ma la media almeno pari a sei, vieni promosso. Con due o tre materie insufficienti (ma sempre con la media del sei), sei rimandato.

Oggi ho compreso per bene l’importanza di uno scrutinio: perché non puoi rimandare un ragazzo con due cinque e mezzo, quando con un cinque e mezzo e un sei sarebbe stato promosso. Dagli quattro, se vuoi, ma abbi un minimo di decenza. Così lo prendi in giro: sarebbe come bocciare uno all’esame di stato con cinquantanove.

(No, io niente debiti, eh)

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 31

Il grande rock sinfonico a Lugagnano: la band bergamasca del fenomenale Michele Mutti e il tributo a Emerson Lake & Palmer di Mauro Aimetti per la seconda serata al Giardino
Comunicato stampa:
Il Club Il Giardino
in collaborazione con il Comune di Sona (VR)
è felice di presentare la seconda serata di:
VERONA PROG FEST
IV Edizione
Giovedì 4 giugno 2009 [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Mag 31

Il Gruppo PmsEuropa/GtnItalia - medical production Italy
Leader nella progettazione e produzione di elettromedicali professionali, Terapia a Biorisonanza - Elettromagnetoterapia, Elettrostimolazione, Tens Diadinamiche, Ionoforesi, Ultrasuonoterapia. Presenterà prossimamente a Milano, il Dispositivo Medico ” MAGNETO CLINIC “, un autentico gioiello in campo fisioterapico, per contrastare rapidamente ed efficacemente, ogni problema legato al dolore, alle lesioni traumatiche, ai [...]

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Mag 31

L’estate è alle porte e la voglia di vacanza prende il sopravvento. Il Salento e le sue meravigliose località turistiche sono pronte ad accogliere i turisti provenienti da tutto il mondo. Gallipoli, da sempre meta ambita, non solo dei turisti, ma anche della gente locale, si prepara a offrire il meglio con eventi di ogni [...]

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Mag 31

L’Estate, calda e luminosa, strizza l’occhio a lavoratori, scolari e casalinghe che, intenti a svolgere i propri compiti, non mancano di osservare dalla finestra il cielo limpido e sognare una settimana o week end in completo relax lungo le coste del nostro bellissimo mare!
La lunga Estate salentina, ricca di eventi folkloristici e mondani, di iniziative [...]

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Mag 31

Ci sono alcune canzoni che rimangono impresse nella memoria di almeno una generazione, marchiando un periodo e andando al di là delle distinzioni di genere e delle diversità dei gusti personali.
Una delle canzoni che più hanno segnato gli anni Novanta, diventando un classico della musica, è Killing me Softly, reinterpretazione dei Fugees del brano cantato [...]

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Mag 31

29.05.2009
COMUNICATO STAMPA
 
Esce oggi il singolo I won’t Back Down .Dopo mesi di successi sul web tramite il personaggio The Cigarette Man che ha spopolato sul web partendo da You Tube,passando per Myspace e Facebook approdato in tv (Music Box e All Music) grazie alla promozione digitale nei social networks. 
“ I won’t back down” la cui [...]

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Mag 31

Sono dette materie plastiche quei materiali artificiali con struttura macromolecolare che in determinate condizioni di temperatura e pressione subiscono variazioni permanenti di forma. Si dividono in termoplastici, termoindurenti ed elastomeri. Le gomme, pur avendo chimicamente e tecnologicamente molti aspetti in comune con le materie plastiche, non sono normalmente considerate tali.
Molte materie plastiche (nylon, teflon, plexiglass [...]

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Mag 31

 
SARZANA, 31 MAGGIO 2009 ORE 15,30 –
Piazza Matteotti Sarzana
Il Gruppo Albatros Il Filo presenta
Profumo di Sarzana di Susanna Musetti
 
 
 
Il giorno più bello nella vita di una donna: il giorno del proprio matrimonio. La mattina dei preparativi è sempre piuttosto indaffarata, ma è anche il momento giusto per riflettere, ricordare e andare indietro con la [...]

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Mag 31

 
PESCARA, 30 MAGGIO 2009 ORE 18 – Edison Bookstore
via Carducci, 102/104
interverrà
Alda D’Eusanio
Americo Carissimo
 
 
Barbara da due anni e mezzo combatte contro un tumore, un killer silenzioso che si è annidato nel suo corpo e contro il quale è necessario ingaggiare ogni giorno una strenua lotta.
Purtroppo la guerra non è aperta solo contro il male: ci si [...]

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Mag 29

di MANFREDI LIPAROTI

A volte inizia tutto con un’e-mail della direzione aziendale che in poche righe annuncia un piano di ristrutturazione (tagli al personale?) per aumentare la competitività sui mercati internazionali. Ma può bastare anche una parola detta di sfuggita che lascia intendere il mancato rinnovo di un contratto a termine, oppure un nuovo incarico lavorativo, uno spostamento di ufficio, l’ennesimo colloquio per trovare finalmente impiego. O, ancora, che all’improvviso ci si renda conto che il proprio lavoro non è quello dei sogni e che sarebbe proprio il caso di cambiare, ma in tempi come questi, con la crisi, la disoccupazione, la cassa integrazione, come lasciare un posto sicuro? Meglio mandar giù qualche boccone amaro, continuare a fare un lavoro che non piace, ma con la certezza dello stipendio a fine mese. E invece no, perché è così che può iniziare una vita fatta di insonnia, mancanza di appetito, tachicardia, senso di inadeguatezza, frustrazione. In una parola: stress.

Mettendo a frutto le esperienze maturate nella ricerca, nella pratica clinica e nella gestione dello stress in ambito lavorativo, la psicoterapeuta Daniela Lucini, medico e professore alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano, ha scritto “Superstress. Come superare la crisi senza che il tuo lavoro ti rovini la salute” (Rizzoli, 18 euro): un libro che scorre come un romanzo, anche se non mancano riflessioni teoriche, commenti terapeutici, schemi sul funzionamento del sistema nervoso e consigli per riprendere il controllo della situazione e di se stessi. Come? Per esempio, non considerando l’evento stressante - licenziamento compreso - come un fallimento personale, ma come la fine di un percorso e l’inizio di uno nuovo: autocommiserarsi non serve a nulla, meglio confrontarsi con colleghi, amici e familiari, soppesando opportunità e alternative e fissando obiettivi precisi, cadenzati nel tempo.

Lo stress, spiega l’autrice, influisce negativamente su alimentazione, fumo e inattività fisica, i principali fattori di rischio per malattie come l’infarto, la pressione alta e il diabete. Ecco, allora, l’invito a fare sport con regolarità e a tenere sott’occhio gli input trasmessi dal proprio corpo. Nelle situazioni di ansia, la respirazione è l’unica cosa che realisticamente è possibile controllare: da un respiro superficiale e veloce bisogna imparare a passare a uno lento, profondo e regolare. Anche una giusta alimentazione può aiutare: evitare grassi, fritti, alcool e caffeina, niente eccessi nella pausa pranzo o a cena, bere in abbondanza e scegliere cibi sani.

Dottoressa Lucini, ma che cos’è esattamente lo stress?
Lo stress può avere mille definizioni. Da un punto di vista clinico, quella più completa è che lo stress è una reazione molto complessa di tipo fisiologico (mi manca il fiato e il cuore batte veloce), psicologico (sono nervoso, insicuro) e comportamentale (fumo di più, mangio poco e male) a un fattore scatenante che può essere esterno alla persona (mi hanno licenziato) o interno (il mio non è il lavoro per cui mi sono preparato tutta la vita).

Ne soffrono più gli uomini o le donne?
Dipende dalla causa o dalle risorse che una persona può mettere in campo per reagire allo stress. Le donne, però, in genere si trovano a dover considerare più fattori, che possono essere un ostacolo o una via d’uscita.

Un esempio?
Di fronte a un prepensionamento una donna può reagire meglio, perché sa di poter contare su una rete di interessi e di attività extralavorative - la famiglia, i figli, gli hobby - più grande di quella degli uomini. La situazione si ribalta e gli stessi fattori possono diventare un impedimento e una causa di stress, quando a una donna vengono chieste nuove mansioni che richiedano uno spostamento di sede o frequenti viaggi di lavoro.

Lo stress - è cronaca di questi giorni - colpisce anche manager e imprenditori che, di fronte alla necessità di licenziare, possono arrivare a compiere gesti estremi. Quale consiglio si sente di dare?
Di fronte a una crisi profonda come quella attuale o a decisioni calate dall’alto, licenziare può causare non solo senso di colpa, ma di inadeguatezza, di inutilità professionale, di perdita del proprio ruolo di manager. Il suggerimento è concentrarsi su ciò che è possibile fare: se non posso decidere quali e quanti persone licenziare, posso decidere come farlo, come e in quale momento comunicarlo, scegliendo le parole giuste per renderlo meno traumatico e preparandomi alle reazioni.

E’ possibile prevenire lo stress?
Tutto il lavoro clinico funziona di più nell’ambito della prevenzione. Quando una persona è sotto stress, l’intervento dello specialista è molto più difficile perché deve innanzitutto arginare una crisi emotiva e poi dare un aiuto per uscirne. I corsi di prevenzione, invece, forniscono gli strumenti per gestire la fase emotiva e reagire allo stress in maniera consapevole e ragionata.

Lei nel libro indica alcuni metodi, anche molto pratici, per superare lo stress. Ma se non bastassero?
Nei casi più gravi ci vuole un aiuto esterno, che può essere una risorsa in più per imparare a valutare con lucidità cause e opportunità. Appoggiarsi a uno specialista non è certo una debolezza, anzi è segno di grande maturità, autoconsapevolezza dei propri limiti e capacità di scorgere intorno le opportunità per migliorare.

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Mag 29

di FEDERICO PACE

Provati dalla crisi e in attesa di tempi migliori. I neolaureati italiani escono dalle facoltà in regola con i tempi ma non sanno bene cosa farsene del titolo appena conseguito. Senza troppi esami fuori corso, con una conoscenza dell’inglese superiore a quella dei loro fratelli maggiori e una familiarità con i segreti dell’informatica che chi li ha preceduti non aveva mai avuto. Hanno frequentato molte più lezioni di chi si è seduto negli stessi banchi qualche anno fa. Non sempre gli studi sono di grande qualità, eppure i voti sono alti. Molti, soprattutto i più giovani, preferiscono la facoltà sotto casa e hanno smesso di fare l’Erasmus. Troppi costi e troppo poco tempo. Poche le speranze. Meglio laurearsi subito, poi si vedrà. Eppure quando escono dalle aule, pochissimi, tra gli operatori dell’economia e del mondo del fare, sembrano aspettarli davvero per offrirgli una chance. Tanto che molti di loro, ancor più che negli anni scorsi, tornano sui propri passi e si rimettono a studiare. O almeno promettono che lo faranno.

A mettere sotto la lente i neolaureati del 2008, gli ultimi, o i penultimi, usciti dalle facoltà italiane già in fibrillazione per i tagli che si annunciano per il 2010, è l’undicesimo rapporto di AlmaLaurea. Il consorzio universitario, diretto da Andrea Cammelli, presenta oggi, all’università di Padova, la sua undicesima indagine annuale dopo un attento studio di un campione di quasi 190 mila ragazzi e ragazze provenienti da 49 università. I temi affrontati a Padova sono molti. Dall’analisi su come il contesto socio-formativo condizioni la scelta del percorso di studio alla qualità percepita nell’opinione dei laureati. Da un confronto della regolarità degli studi tra prima e dopo la riforma alla tavola rotonda sugli iter formativi tra le tante riforme in atto e le altre riforme attese e prossime venture.

“Regolari”, voti alti e più giovani. Nel 2001 riuscivano a raggiungere l’agognato titolo, senza andare fuori corso, solo il 9,5 per cento dei neolaureati. Oggi arrivano alla stessa meta il quadruplo dei giovani. Il miglioramento, da questo punto di vista, è confortante. Allo stesso tempo, se nel 2001 si laureavano con ritardo sette giovani su dieci ora questa percentuale è scesa al 45 per cento. La votazione rimane alta anche quest’anno con una media complessiva pari a 103 su 110 e una media ancora più elevata per quelli che completano il “3+2” che ottengono un voto di 108,7 su 110. Per quanto riguarda l’età anche quest’anno si conferma una media intorno ai 27 anni nonostante si cominci a fare sentire sempre di più il fenomeno dei “fuori quota”, ovvero di coloro che si iscrivono all’università anche molti anni dopo avere conseguito il titolo di maturità.

Più informatica e lingue. Tra il 2001 e il 2008, secondo i dati di AlmaLaurea, i giovani che hanno una conoscenza “almeno buona” dell’inglese è cresciuta di sette punti percentuali. Un elemento questo che sembra fare sperare per il recupero di un gap “storico” e gravissimo che i percorsi formativi non sono mai riusciti a colmare. Il miglioramento è stato ancora maggiore nel campo dell’informatica. I neolaureati dell’ultimo anno che maneggiano con familiarità fogli elettronici, strumenti multimediali, sistemi operativi e programmi di scrittura, sono il dieci per cento in più rispetto ai loro fratelli maggiori del 2001.

Origini sociali e offerte formative. Quest’anno i dati mostrano anche un incremento in uno di quei parametri fondamentali per la mobilità sociale. Il 72 per cento dei neolaureati del 2008 ha infatti portato per la prima volta il titolo di terzo livello in famiglia. E se nel 2004, solo il 20,5 per cento dei laureati proveniva da origini sociali meno favorite, quest’anno la percentuale è salita al 23 per cento. Resta però, dice Cammelli che “a proseguire gli studi sono soprattutto i giovani provenienti da contesti familiari socialmente ed economicamente più favoriti”.

Il fenomeno dei “fuori quota”. In questi ultimi sette anni si è registrato un progressivo aumento di coloro che si iscrivono all’università anche qualche anno dopo avere compiuto i fatidici diciannove anni. Nel complesso nel 2001 erano 17 mila. Nell’ultimo anno sono divenuti 63 mila, ovvero il 21 per cento dei neolaureati. Il fenomeno diventa ancora più significativo se si pensa che quelli che entrano, o rientrano, in facoltà con dieci anni di ritardo sono passati dal 2,8 per cento al 6,5 per cento.

Più vicini a casa. Nel tempo, soprattutto i giovanissimi, ovvero i laureati di primo livello, hanno mostrato una tendenza a seguire e completare gli studi in facoltà nella sede di residenza. Oggi sono il 51,3 per cento, ovvero cinque punti percentuali in più di qualche anno fa. Così come i laureati del triennio vanno sempre meno all’estero a fare esperienze di studio come l’Erasmus. Tra le cause, indicate dal rapporto, di quest’ultima preoccupante tendenza, ci sarebbero la riduzione degli anni di studio, il ritmo serrato di lezioni e prove e la crescente difficoltà a sostenere i costi per la permanenza all’estero.

Dopo la laurea. Tanti sono i giovani che intendono continuare a studiare. Più ancora di quanti non fossero gli anni scorsi. Di quelli che hanno terminato il triennio, vogliono ripresentarsi ai nastri di partenza universitari il 77 per cento. Tutti loro vanno verso il biennio della specialistica e si rimetteranno a studiare. Ma non solo. Anche buona parte (il 43 per cento) di chi chiude il quinquennio del “3+2” manifesta l’intenzione di non volere lasciare lo studio. A dirlo sono soprattutto neolaureati delle regioni del Sud Italia. Riuscire a capire il perché di queste scelte e dare a questi giovani la possibilità di una scelta diversa, è l’urgente compito che deve essere assolto, senza più attese, da chi guida il Paese.

fonte: data.kataweb.it » Vai al post originale