Lug 12

Viaggio tra le badanti di Verona (Italia)

Si parla tanto di badanti in questi giorni. Molte di loro non sono in regola e ora, con il decreto sicurezza, temono di perdere il lavoro e di dover far ritorno al proprio paese d’origine. Un giovane ricercatore della Bocconi, Pierangelo Spano, ha pubblicato un libro-inchiesta sulla situazione nel Veronese. Uno spaccato che racconta di donne sole e volenterose e di uno Stato assente, che finge di non sapere che senza questo sommerso sarebbe un caos sociale.

Assistono per lo più anziani al di sopra dei 75 anni, per la maggior parte di loro si tratta della prima esperienza lavorativa, arrivano grazie al passaparola di chi a Verona lavora già in qualche famiglia. Sono le badanti provenienti dall’Est Europa, donne le cui faccende domestiche si mischiano a quelle infermieristiche. Signore e ragazze di cui le famiglie scaligere sanno poco o nulla, non il titolo di studio né i lavori precedenti. Rimangono almeno un anno con, quando esistono, forme di contratto ambigue e precarie, ricoprendo l’insufficienza del settore pubblico nell’assistenza agli anziani.

E’ ciò che emerge dalla ricerca di un esperto del Cergas (Centro sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale) dell’università Bocconi di Milano, Pierangelo Spano. Lo studio, basato su 862 interviste telefoniche fatte a famiglie veronesi, è ora un libro “Le convenienze nascoste dell’assistenza agli anziani”. Un testo che ha come obiettivo quello di mettere in luce quanto il nostro Welfare risparmi grazie al sistema delle badanti e che contribuisce a delineare i contorni di questa figura sempre più diffusa nella città scaligera.

A ricorrere ad aiuto esterno per l’assistenza al proprio caro sarebbe il 5,2 per cento delle famiglie veronesi, che per il 57,7 per cento contatterebbe la badante attraverso quelli che Spano chiamo i “network personali” e cioè i conoscenti o i parenti. Solo il 15,5 per cento dei casi infatti arriva nelle case scaligere attraverso agenzie o servizi messi a disposizione da strutture pubbliche. “A una selezione fatta in maniera tutto sommato poco attenta alle competenze, corrispondono – spiega Spano – una definizione altrettanto imprecisa dei compiti e delle mansioni. Spesso a queste donne si richiede più che delle vere competenze un’assistenza continuativa 24 ore su 24, è questa infatti la motivazione più frequente che sta alla base di molte scelte”.

E per il 57 per cento di queste nuove figure assistenziali, per lo più provenienti dall’Europa dell’Est (ma non mancano badanti italiane, quasi sempre vedove o pensionate), si tratta della prima esperienza lavorativa per la quale non possiedono alcun titolo di studio. Le criticità del rapporto però, a leggere i risultati della ricerca, non sono percepite nell’inadeguatezza professionale, che viene lamentata solo dall’8 per cento di coloro che hanno risposto alle interviste telefoniche, bensì nelle difficoltà di regolarizzare le immigrate e nel turnover troppo elevato (12 per cento).

Secondo il ricercatore della Bocconi il fenomeno si sarebbe sviluppato come “risposta spontanea a un’insufficienza del settore pubblico nell’assistenza agli anziani. Tutti gli attori hanno alcune convenienze nascoste a perpetuare una situazione che però non è ottimale. Per le famiglie si tratta del modo più economico di risolvere o minimizzare l’impatto di una problematica pressante; per le immigrate è un mezzo di sussistenza ottenibile senza grande specializzazione, mentre il sistema pubblico evita di doversi interrogare sull’adeguatezza delle soluzioni proposte”.

Jessica Cugini

06.07.2009

www.combonifem.it

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Lug 12

Cos’è accaduto a questo paese? La necessità di raccontare il tessuto delle responsabilità

ìLeggo riflessioni acute, appassionate, puntuali, condivisibili sull’ignobile reato di clandestinità e sui molti atti di questo governo che fanno fortemente vacillare la mia stessa cittadinanza, ma cos’è accaduto a questo paese?

Per la mia esperienza sono venute alla luce molte convinzioni prima controllate dalla chiesa cattolica da un lato e dal partito comunista dall’altro. La connivenza delle classi che detengono il potere di disporre delle risorse economiche ha portato in parlamento persone che un tempo non avrebbero ottenuto un diploma superiore, che non conoscono nemmeno quel bon ton ipocrita che metteva un confine ai peggiori sentimenti nei confronti di poveri e diversi. Aver allargato i diritti negli ultimo trent’anni avrebbe potuto significare allargare a gli strati popolari la pratica democratica, ma questo non è avvenuto. Più istruzione non ha significato più amore per la democrazia e la scuola non è esente da responsabilità.

Dal mio microscopico osservatorio non ho visto grandi cambiamenti di convinzioni ma solo cambiamento di partito e quindi, ovviamente, peggioramento di direzione politica. Ma io ricordo bene i governi DC e poi la pessima stagione craxiana, la disperazione degli anni ’80 quando i miei compagni mi consideravano visionaria perchè "sentivo" arrivare cose terribili.

Da quegli anni mi sono trovata a vivere quasi una clandestinità politica e oggi tutti si stracciano le vesti, ma ci sono poche analisi su come, passo dopo passo, siamo arrivati nella condizione di oggi. Non si tratta di trovare "colpe", ma di raccontare il tessuto delle responsabilità, dei piccolissimi passi fatti in una direzione con una dichiarata ingenuità che trovo sospetta.

Ho scritto di getto, perdonate se ci sono eccessi

Rosangela Pesenti

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Lug 12

Roma, Torino, Vicenza: la volontà di annullare ogni forma di protesta

In occasione dell’apertura del G8, a Roma sono stati eseguiti 35 fermi trasformati in arresti per 10 ragazzi, trasferiti in carcere a Regina Coeli e a Rebibbia, a cui sono stati contestati i reati di danneggiamento, resistenza e lesioni. I

Il comportamento delle forze dell’ordine è stato assolutamente premeditato nelle sedi istituzionali, come confermato dalle stesse parole del Ministro degli Interni e finalizzato a fermare e intimidire più persone possibile al fine di ridurre ogni forma di dissenso durante il G8 dell’Aquila.

Nel nostro paese dove è possibile stuprare ed ottenere gli arresti domiciliari, si viene invece trasferiti in carcere per essere stati presenti ad una manifestazione ed essere strattonati dalle forze dell’ordine.

La misura abnorme degli arresti dimostra una volontà sempre più evidente di annullare ogni forma di protesta e di dissenso, nella nostra città e nel nostro paese, come dimostrano anche gli arresti per il G8 dell’Università a Torino o il massiccio dispiegamento di forze per la manifestazione di Vicenza contro la base americana.

Noi Madri per Roma Città Aperta esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per il totale silenzio delle istituzioni, della politica e degli organi di informazione sui temi di confronto del G8 e di come questo silenzio sia riempito dal solo "controllo della piazza" con cabine di comando fuori da ogni controllo democratico.

Madri per Roma Città Aperta

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Lug 12

Australia, bottiglie di plastica al bando, sta contagiando anche altre città

SYDNEY- «Non siamo un gruppo di Verdi deliranti», assicurano. Ma la scelta della comunità di Bundanoon ha aperto una discussione in molte altre città. I residenti hanno deciso di bandire l’acqua delle bottiglie di plastica e di tornare all’utilizzo di contenitori riciclabili da riempire al rubinetto e alle fontanelle. «Un modo per impegnarci come comunità a favore dell’ambiente».

LA SCELTA- La proposta è stata adottata a grandissima maggioranza da un’assemblea di cittadini convocata dal Comune. E la scelta ha ricevuto il plauso di tutte le associazioni ambientaliste. Bundanoon, 2.500 abitanti, è una meta turistica a sudovest di Sydney. I negozianti locali hanno promosso il divieto, rinunciando ai proventi delle vendite, pur di combattere la pesante produzione di gas serra, associata con l’imbottigliamento e il trasporto attraverso il Paese. «L’industria delle bevande ha realizzato una grande campagna di marketing, vendendo qualcosa che si può avere gratis», ha detto Huw Kingston, titolare di un caffè.

L’EFFETTO A CATENA- La decisione di Bundanoon ha ispirato con effetto immediato il governo del Nuovo Galles del sud, di cui Sydney è capitale. Giovedì il premier Nathan Rees ha ordinato a tutti i dipartimenti e le agenzie statali di non acquistare più acqua in bottiglia, e di accontentarsi dell’acqua del rubinetto. Sarà un risparmio per i contribuenti e ridurrà l’impatto sull’ambiente, ha detto. A far scattare la campagna antibottiglie a Bundanoon è stata la proposta di una compagnia, respinta dai residenti, di costruire un impianto di estrazione di acqua da imbottigliare da una locale falda acquifera.

Notizia segnalatoci da

Alessandra Mazzotta

www.studiambientali.to.it

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Sep 06

I prodotti Herbalife possono agevolare lo snellimento o la perdita di peso, se inseriti nell'ambito di una dieta ipocalorica controllata. Anche se alcuni prodotti Herbalife possono essere utilizzati in sostituzione di un pasto, essi non sono tuttavia destinati ad essere usati come sostituti dell'intera dieta di una persona, e dovrebbero essere integrati da almeno un pasto completo quotidiano.
I prodotti sono notificati al Ministero della Salute. La notifica non implica accettazione, da parte del Ministero della Salute, di qualsivoglia messaggio a carattere pubblicitario.
I prodotti non sono medicinali e non sono trattamento o cura di malattie.

Tutti o quasi, sanno che lavorare da casa è oggi in una fase di forte evoluzione e intraprendenza.
Fino a qualche anno fa una famiglia poteva vivere agiatamente in presenza di uno stipendio, ora è diventato molto difficile anche con due e le cause di questo fenomeno sono molteplici.
In primis aumenta di anno in anno il costo dei beni di prima necessità, chi fa la spesa tutti i giorni lo sa, anche le spese mediche, i trasporti e molti altri servizi aumentano generalmente di più di quanto aumentano i nostri stipendi. E c'è anche un altro motivo.
Per questo motivo Herbalife propone un sistema di lavoro da casa particolarmente utile ed efficace: provare per credere!

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale »

Lug 12

Tutela dei lavoratori dall’esposizione all’amianto

La protezione dei lavoratori dal rischio amianto, oltre alle tipiche attività di utilizzazione, trasformazione e smaltimento, va attuata per qualunque altra attività lavorativa che comporti l’esposizione al rischio specifico.

L’insegnamento che discende da questa sentenza della Corte di Cassazione, una delle prime dopo l’applicazione del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 contenente il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, è che le norme emanate a tutela dei lavoratori contro la esposizione alla polvere di amianto si applicano qualunque sia l’attività lavorativa alla quale vengono adibiti i lavoratori e non solo nei casi di utilizzazione, trasformazione o smaltimento di amianto. Quella che conta, in sintesi, sostiene la Corte di Cassazione, è la effettiva esposizione dei lavoratori al rischio amianto in presenza del quale sussiste comunque a carico del datore di lavoro l’obbligo di informare i dipendenti sui rischi specifici, di consentire agli stessi di verificare mediante i loro rappresentanti l’applicazione delle misure di tutela e di sicurezza sul lavoro, di fornire ai dipendenti i necessari dispositivi di protezione connessi al rischio specifico al quale sono esposti, di provvedere ad uno specifico addestramento circa l’uso degli stessi dispositivi di protezione individuale nonché di pretendere l’osservanza da parte del medico competente degli obblighi previsti dal D. Lgs. n. 81/2008.

Nel caso in esame il responsabile legale di una società era stato condannato dal Tribunale alla pena di euro 4.000,00 di ammenda (pena interamente condonata) per il reato di cui agli articoli 5 lettera b), c), d), e) e g) del D. Lgs. n. 277/1991 in materia di protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto (disposizioni ora riportate negli articoli 257, 258 e 259 del D. Lgs. n. 81/2008)  per aver fatto svolgere ai propri dipendenti una attività lavorativa in tre capannoni forniti di copertura in cemento amianto ed adibiti a ricovero di macchinari e/o attrezzi agricoli oltre che a ricovero di animali di allevamento. Più in particolare all’imputato era stato contestato di aver omesso, in violazione dei citati articoli:

1. di informare i dipendenti circa i rischi specifici dovuti all’esposizione all’amianto;

2. di consentire ai dipendenti di verificare, mediante i loro rappresentanti, l’applicazione delle misure di tutela e di sicurezza sul lavoro;

3. di fornire ai dipendenti i necessari mezzi di protezione connessi al rischio specifico ai quali erano esposti;

4. di provvedere ad un adeguato addestramento dei dipendenti circa l’uso dei mezzi individuali di protezione;

5. di pretendere da parte del medico competente (mai nominato) l’osservanza degli obblighi previsti dalla citata normativa.

Il responsabile legale della società ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione chiedendo alla stessa l’annullamento del provvedimento affermando a proposito che nei capannoni “non veniva svolta attività lavorativa” e sostenendo pertanto “la conseguente non applicabilità della normativa di cui al Decreto Legislativo n. 277 del 1991” nella parte attinente alla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi all’esposizione ad amianto durante il lavoro. La Corte di Cassazione ha ritenuto però il ricorso infondato affermando che “va disatteso l’assunto difensivo principale secondo cui - trattandosi di capannoni ove non si svolgeva attività di utilizzazione, trasformazione o smaltimento di amianto - non si applicava la normativa di cui al Decreto Legislativo n. 277 del 1991 nella parte attinente alla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi all’esposizione ad amianto durante il lavoro” ed ha sostenuto ancora “che nella materia de qua, sono soggette a protezione tutte le attività lavorative nelle quali vi è il rischio di esposizione alla polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto”.

La Suprema Corte ha quindi concluso ribadendo che “in dette attività sono comprese non solo quelle in cui avvengono le lavorazioni dell’amianto, ma anche quelle che si svolgano con modalità tali da comportare rischi di esposizione alle polveri di amianto o di materiale contenente amianto; come nella fattispecie in esame”.

Corte di Cassazione - Sezione III Penale - Sentenza n. 10527 del 10 marzo 2009 (U. P. del 3 febbraio 2009) -  Pres. Lupo – Est. Gentile – P.M.  Passacantando - Ric. V. V. A. - La protezione dei lavoratori dal rischio amianto, oltre alle tipiche attivita’ di utilizzazione, trasformazione e smaltimento di amianto, va attuata per qualunque altra attivita’ lavorativa che comporti una esposizione al rischio specifico.

A cura di G. Porreca

www.puntosicuro.it

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Lug 12

Datore lavoro è sempre responsabile. Anche se delega ad altri i controlli sulla sicurezza

Gli imprenditori non possono liberarsi tanto facilmente della responsabilità per le morti bianche. Il compito di evitare gli infortuni sul lavoro è sempre del titolare della società, anche se ha delegato qualcuno ad occuparsene al posto suo. Con una sentenza-decalogo sugli obblighi dei datori di lavoro in tema di sicurezza, la Cassazione ha confermato la condanna della Corte d’appello di Milano nei confronti del titolare di una società di opere stradali accusato di omicidio colposo per la morte di un operaio. I giudici della quarta sezione penale della Corte, con la sentenza 27819, sottolineano che non basta che vi sia un responsabile della sicurezza sui cantieri per cancellare tutte le colpe del datore di lavoro.

La Cassazione spiega che se è senz’altro vero che il titolare della società può delegare ad altri i suoi doveri di «osservanza e sorveglianza» delle norme anti infortuni, tuttavia questa delega non può essere affidata a chiunque. Deve invece trattarsi di una «persona tecnicamente capace dotata - scrive la Corte - delle necessarie cognizioni tecniche e dei relativi poteri decisionali e di intervento». In sostanza, se il delegato alla sicurezza non possiede dei «requisiti minimi» la sua attività è come se non ci fosse e le colpe restano tutte del proprietario della ditta. Come non bastasse, la Cassazione aggiunge che se da un lato la delega deve andare a chi ha le capacità per affrontare il problema della sicurezza, d’altra parte si deve anche trattare di un documento chiaro, formalmente accettato dal destinatario.

In altre parole, il trasferimento della responsabilità della sicurezza degli operai deve risultare da documenti aziendali e non si può basare su semplici accordi verbali. L’imprenditore condannato dai giudici milanesi era accusato di non aver adottato misure di sicurezza «sufficienti per la protezione della zona di lavoro dell’infortunio». In particolare il cantiere stradale non era segnalato in modo da «garantire l’incolumità dei lavoratori». Secondo i giudici proprio a causa di queste omissioni un operaio al lavoro sulla corsia d’emergenza venne investito e ucciso da un camion.

La Cassazione conclude con un preciso monito agli imprenditori, precisando che in ogni caso, anche se è tutto in regola e la sicurezza è legittimamente affidata ad un tecnico dell’azienda, «il datore di lavoro ha comunque l’obbligo di di vigilare e controllare che il delegato usi concretamente la delega secondo quanto la legge prescrive». Come recita un vecchio detto: chi vuole vada, chi non vuole mandi.

Fonte: © APCOM.net - 08/07/2009

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Lug 12

“Ma se ogni numero corrisponde a due insiemi di numeri creati precedentemente, all’inizio con quali numeri partiamo? I naturali?”.

“No, no, niente naturali: all’inizio non esistono numeri”.

“Ma allora? Se precedentemente non esiste niente, come si fa?”.

“All’inizio non esistono numeri, ma c’è un oggetto che esiste sempre: è l’insieme vuoto”.

“Che non è un numero, però”.

“Ma è un insieme di numeri”.

“Di numeri? Ma se non contiene niente!”.

“Appunto: puoi forse dire che contiene oggetti che non sono numeri?”.

“Uh, se la metti così allora l’insieme vuoto è anche un insieme di banane”.

“Certamente. L’insieme vuoto può essere visto come insieme di qualsiasi tipo di elementi”.

“Bella roba: è un insieme che può contenere tutto ma che in realtà non contiene nulla”.

“E, però, esiste”.

“Va bene, esiste. È una scatola vuota”.

“Ci accontentiamo: ogni numero corrisponde a due insiemi di numeri (ce li abbiamo, sono entrambi l’insieme vuoto) creati precedentemente (non ci sono numeri dentro all’insieme vuoto, quindi non abbiamo il problema del regresso all’infinito). Siamo a posto”.

“Però la tua definizione specifica anche che nessun elemento dell’insieme di sinistra deve essere maggiore o uguale di qualche elemento dell’insieme di destra”.

“E infatti è così: vedi forse qualche elemento nell’insieme di sinistra che sia maggiore uguale a qualche elemento dell’insieme di destra?”.

“Ma cosa vuol dire insieme di sinistra o di destra?”.

“Allora, usiamo qualche simbolo, così ci capiamo. La definizione dice che ogni numero corrisponde a due insiemi di numeri, giusto?”.

“Sì”.

“Allora, scriviamo i due insiemi in questo modo: {A|B}”.

“Uhm, perché metti una barretta verticale invece di una virgola?”.

“Per non confondermi quando elencherò gli elementi di A o B. E poi per ricordare, in modo grafico, le sezioni di Dedekind”.

“Ah, ecco perché hai voluto parlarmi delle sezioni di Dedekind, anche se era evidente che non ti andava molto…”.

“Già. Questa costruzione le ricorda un po’. Comunque, dato che scriviamo i numeri come coppia di insiemi in questo modo, {A|B}, risulta abbastanza naturale chiamare A insieme di sinistra e B insieme di destra. Potremmo anche indicare i numeri con {S|D} o, se vogliamo fare gli inglesi, {L|R}”.

“Va bene, fino a questo livello di naturalità ci arrivo”.

“Allora, noi abbiamo a disposizione, all’inizio, solo l’insieme vuoto”.

“E questo l’ho capito”.

“Quindi l’unico numero che possiamo costruire è {∅|∅}”.

“E questo è un numero?”.

“Secondo la definizione, lo è se è vero che nessun elemento dell’insieme di sinistra è maggiore o uguale di qualche elemento dell’insieme di destra”.

“Insisto, l’insieme di sinistra non ha elementi”.

“E insisto anche io: è forse vero che l’insieme di sinistra contiene elementi maggiori o uguali di qualche elemento dell’insieme di destra?”.

“No, assolutamente no. L’insieme di sinistra non. contiene. elementi”.

“Allora siamo a posto. È un numero”.

“Non ci posso credere”.

“Le infinite e meravigliose proprietà dell’insieme vuoto ti danno il benvenuto in questo nuovo mondo”.

“Povero me. Che numero sarebbe, allora?”.

“Direi che, per cominciare, potremmo chiamarlo 0”.

“Zero?”.

“Già. Si parte da qui: 0 = {∅|∅}”.

fonte: proooof.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 12

Ormai esiste un forum in italiano che parla del videogioco e non solo, troverete anche una sezione in cui si può parlare di tutto per conoscere meglio gli utenti del sito. Potrete anche inserire i vostri video, le vostre idee e chissà potrete anche dare nuove idee per migliorarlo.
Questo forum é stato fatto in collaborazione [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 12

Si conferma in prima prima posizione il RootKit Trojan.Win32.Rootkit.ED mentre il Trojan.Win32.Agent.BEL passa dalla 3° alla 2° posizione. Il pericolosissimo Trojan.Win32.Conficker.AR passa dal 9° al 4° posto.

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Lug 12

Perché conviene utilizzare una carta revolving ?  Detenere una carta revolving  permette non soltanto di effettuare compere nella quasi totalità degli esercizi commerciali di tutto il mondo oppure di eseguire un prelevamento in ogni dove di contanti presso un sportello bancomat.
In qualche caso la carta di credito si dimostra perfino irrinunciabile: se si è [...]

fonte: www.comunicati-stampa.ws » Vai al post originale

Lug 12

Brescia: l’estate sarà più calda che mai, per i volontari dell’associazione “Diritti umani e la tolleranza ONLUS”, dopo una ristampa di materiale informativo su “Una guida per la PACE tramite i diritti umani” intendono distribuire migliaia di copie nel centro della città.
 
L’iniziativa, portata avanti in collaborazione con la Chiesa di Scientology, gli è stato dato [...]

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Lug 12

I registratori in miniatura sono uno degli apparecchi più popolari nel campo delle atttrezzature per la sorveglianza, non soltanto perché le loro dimensioni ridotte li rendono utilizzabili ovunque, ma anche per la loro versatilità, che li rende adatti ad una miriade di diverse destinazioni d’uso.
I microregistratori vocali sono un molto diffuso metodo per registrare in [...]

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Lug 12

Quando avete bisogno di ascoltare le conversazioni ad una certa distanza, ma non avete la possibilità o la capacità tecnica, quando non avete alcuna possibilità di accesso fisico all’ambiente da monitorare, o semplicemente siete all’aperto quindi impossibilitati ad installare microspie, un valido aiuto può arrivare dall’utilizzo di un microfono direzionale.
Gli operatori di polizia e gli [...]

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Lug 12

IL FOTOGRAFO AGOSTONI CRISTIAN PRESENTA SILVIA, FOTOMODELLA E ATTRICE ,
SU : www.agostonicristian.it

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Lug 12

IL FOTOGRAFO AGOSTONI CRISTIAN PRESENTA SILVIA, FOTOMODELLA E ATTRICE ,
SU : www.agostonicristian.it

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Lug 12

IL FOTOGRAFO AGOSTONI CRISTIAN PRESENTA SILVIA, FOTOMODELLA E ATTRICE ,
SU : www.agostonicristian.it

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Lug 12

Qualcuno è già stufo. Per un po’ ha sopportato, ma ora già non ne può più di sentir parlare del dovere di aprire gli spazi ai giovani, di dare più peso politico ai giovani. E’ strano, perché questi “giovani” non sono da nessuna parte, se non in qualche discorso di facciata, per l’appunto. “I giovani italiani sono tra quelli con minor peso politico nel mondo occidentale”, scrivono Elisabetta Ambrosi e Alessandro Rosina in “Non è un paese per giovani”, Marsilio editore. Una ricerca sulla condizione dell’Italia, un paese che vive sulle rendite e pensa poco al futuro, nel quale il debito pubblico blocca qualunque slancio progettuale, nel quale scarseggiano le utopie, ma anche più prosaicamente, manca l’idea stessa di “bene pubblico, di bene comune”, e nel quale come conseguenza, anche la condizione dei giovani non è buona.
E’ importante, secondo me, sottolineare che le prospettive pessime dei ventenni e dei trentenni dipendono dal contesto generale. Altrimenti sembra che si facciano appunto i soliti discorsi da “largo ai giovani”, che poi giustamente suscitano la reazione nauseata dei cinquanta-sessantenni che chiedono quale senso abbia disprezzare (a parole, ben inteso) la loro esperienza e le loro competenze. E’ importante ciò che scrivono Ambrosi e Rosina:”Meno si investe sui giovani e li si valorizza e meno essi potranno giovare al proprio paese, contribuire fattivamente al suo sviluppo (…)dal successo individuale nel processo del diventare adulti dipende anche il futuro e il successo della comunità civile nel suo complesso” (p. 23). Ecco perché chi prende sul serio questo discorso, in realtà, sta facendo un discorso sull’investimento nel futuro, nella crescita del Paese. Altro che buonismo: i giovani vanno sfruttati. Vanno “utilizzati” per ciò che sanno fare: dare slancio al cambiamento. Non a caso, sia detto per inciso, il “change” vincente di Obama.
I dati parlano chiaro: siamo l’unico grande paese nel quale è occupato solo un giovane (tra i 15 e i 25 anni) su quattro; siamo l’unico grande paese che ha un’elite formata al 45% da ultrassettantenni (gli altri paesi sono al 30%). Non parliamo di stipendi bassissimi all’accesso al lavoro, di professori universitari under 35 (qualcuno una volta li ha definiti dei panda). E non parliamo di natalità, causa ed effetto dello scarso peso politico dei giovani in Italia. Oggi i giovani, anagraficamente, sono una rarità.
Guarda caso, la situazione in cui si trovano i giovani in Italia è condivisa con un’altra larghissima fetta della popolazione: le donne. Ambrosi e Rosina lo notano, anche se in un solo capitoletto: anche le donne sono state escluse dal potere. “Le redini delle istituzioni, delle aziende, dei giornali [sono] stranamente finite tutte in mano agli uomini” (p. 85). Non che qualcuno le abbia volutamente escluse, non che alcuna legge impedisca alle donne di occupare questi posti. No. “semplicemente e silenziosamente, per quei posti furono scelti sempre gli uomini”, scrivono gli Autori. E, anche in questo caso come in quello dei “giovani”, non manca chi le invoca, chi le utilizza come icone, immagini “interessanti“, chi addirittura, aggiungo io, quando si fa una nomina importante proclama che “la prossima volta” per questo posto vedrei bene una donna”. Una bella presa in giro. La verità è che abbiamo una struttura di potere “tenacemente antiquata”, che esclude i giovani, e le donne, riproducendosi sempre per cooptazione dell’uguale.
Le colpe? Al primo posto le “pratiche selvaggiamente gerontocratiche, familiste e corporative” dominanti, messe in pratica da chi ha il potere e , magari, si riempie la bocca di peana al “merito”, che però non mette in pratica.
Va detto però che qualche “colpa” ce l’hanno anche loro, i giovani, con i quali invece Ambrosi e Rosina sono forse anche troppo indulgenti. Sottolineano l’assensa di dissenso e di conflitto che li affligge. Sottolineano il loro essere spesso viziati da famiglie iperprotettive, che li hanno cresciuti nelle comodità. Notano come i giovani italiani, pur lavorando meno dei loro coetanei stranieri, ben difficilmente rinuncino (al contrario di quelli) alla macchina, al cibo buono, a vestiti inutilmente costosi e firmati”, eccetera. Ambrosi e Rosina aggiungono anche che tra i giovani italiani non solo “le utopie scarseggiano“, ma è subentrata “una privatizzazione dei fini, una riduzione della speranza al piccolo ambito quotidiano (…) E’ come se i giovani di oggi, invece di fare la rivoluzione pubblica, cercassero di mettere in atto una micro rivoluzione permanente e privata” fatta di realizzazione di sé, autenticità personale e così via.
Ma gli Autori giustificano tutto ciò con l’estrema precarizzazione del lavoro che instillerebbe incertezza e incapacità di reagire ” per paura” che qualcosa possa essere loro “tolto”. E qui la storia si incarica di dimostrare che non può essere così, che i giovani hanno sempre cercato di far valere i propri diritti, anche in condizioni estremamente sfavorevoli. Esempi a noi contemporanei di altri paesi (vedasi Iran) stanno lì a dimostrarlo.
La conclusione che se ne trae è che viviamo in un paese antiquato e bloccato. E che certi blocchi e certe “arretratezze” culturali colpiscono gli stessi giovani e le stesse donne, i quali non si rendono neanche del tutto conto delle ingiustizie, delle esclusioni che subiscono.
“Non è un paese per giovani” non lascia, alla fine, grandi speranze. Però segnala brevemente quattro “muri da abbattere” per cominciare a smuovere le acque dell’Italia bloccata. I quattro “muri” sono l’enorme debito pubblico, l’iniqua ripartizione delle spesa per la protezione sociale, i vincoli anagrafici di accesso alle cariche pubbliche, i meccanismi di rinovo della classe dirigente. Da qui, per quanto arduo, si deve partire. Add to Technorati Favorites

fonte: angelapadrone.blogspot.com » Vai al post originale