Lug 20

Perché dire ancora "no" al nucleare

Via libera definitivo del Senato al disegno di legge sullo sviluppo, che prevede anche il rilancio del nucleare civile in Italia. In sei mesi dall’entrata in vigore della legge il governo predisporrà la normativa per tornare al nucleare e per la localizzazione degli impianti oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Sarà il Cipe a definire le tipologie degli impianti. I siti potranno essere dichiarati «di interesse strategico nazionale» e quindi soggetti anche a controllo militare. Prevista un’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti che verrà rilasciata dal ministro dello Sviluppo economico, di concerto con l’Ambiente e le Infrastrutture «previa intesa con la Conferenza unificata». L’autorizzazione non sostituisce però la Via (valutazione di impatto ambientale) e la Vas (valutazione ambientale strategica).

Questa la notizia. Solitamente è l’argomento relativo ai vantaggi economici che viene addotto dagli apprendisti stregoni del rilancio del nucleare in Italia. Però, ’stranamente’, non si fanno e/o non si comunicano in modo dettagliato ed articolato il costo del chilowattora nucleare. Necessita, quindi, qualche considerazione:

1. Il nucleare ha senso per risolvere il problema della dipendenza dal petrolio? No, visto che questo è usato in larga parte per il settore dei trasporti. Ora, oltre a continuare ad importare petrolio, l’Italia si candida ad importare anche uranio, il cui prezzo cresce molto di più di quello del petrolio.

2. L’uranio. Si stima che, con gli attuali ritmi di consumo delle centrali nucleari già in funzione, le scorte si esauriranno tra i 50 e gli 80 anni. Il lasso di tempo calerebbe in relazione all’aumentare di nuovi reattori nucleari. Altra osservazione, ’sui tempi’, da collegare. Per costruire una nuova centrale servono 8-10 anni. Una entrata in funzione peraltro non di poche centrali nucleari (il nucleare, infatti, acquista un senso solo se assume determinate dimensioni in certi tempi, altrimenti è solo una perdita economica ed energetica) in Italia si avrebbe dopo il 2020. Nel frattempo bisogna mettere nei costi il fatto che, per costruire una centrale, occorre spendere una energia uguale al 50% di quella che la stessa erogherà durante la sua esistenza, senza quindi intervenire minimamente ‘in positivo’ su problematiche come le emissioni di gas serra o per ridurre i costi dell’elettricità. Queste voci, anzi, peggioreranno quando le centrali entreranno in funzione. Il ciclo del combustibile nucleare prevede infatti una importante emissione di CO2.

3. Tra gli altri costi economici c’è il prezzo dell’uranio. Quello "naturale" era di 14 dollari al chilo nel 2001 salito a 220 dollari al chilo nel 2007!!! L’incremento del numero delle centrali ed una riduzione delle riserve di uranio faranno prevedibilmente salire a costi sempre maggiori la richiesta. Poi c’è il costo derivante dall’arricchimento dell’uranio. Un processo che può essere svolto da un’attrezzatura piuttosto complessa e costosa che, per varie motivazioni tecniche e politiche su cui qui non ci si sofferma, è disponibile solo in alcuni imponenti centri negli USA. Quanto costa questa sofisticatissima tecnologia? Non lo sappiamo e soprattutto è incontrollabile la fornitura di materiale arricchito (perché d’uso militare) in periodi di crisi internazionale.

4. Poi ci sono i costi derivanti dalla costruzione di tutti gli accessori alla centrale nucleare: ciclo del combustibile, impianti di stoccaggio, trasporto, smaltimento rifiuti, eccetera. Tenendo conto di essi, supponendo di avviare domani la progettazione di centrali nucleari, queste saranno in grado di fornire energia, nella migliore delle ipotesi, nel 2030. Infine il costo più grande: lo smantellamento ("decommissioning") della centrale dopo il suo tempo d’uso (una trentina d’anni) quando è essa stessa diventata una gigantesca scoria ("avvelenata" dalle varie reazioni nucleari).

5. L’analisi costi-benefici deve poi tener conto che i benefici non sono riconducibili esclusivamente al nucleare in sé, ma a tutto l’indotto-volàno di progresso tecnologico che dovrebbe essere stimolato. Ma qui si dovrebbe aprire tutto un capitolo sulla dipendenza tecnologica e produttiva italiana dagli USA. In tal senso anche le possibilità di alternative energetiche non casualmente dormono da decine di anni, perché non sono remunerative per le multinazionali dell’energia e per gli interessi geopolitici di chi ha ridotto l’Italia allo stato di colonia. La vicenda del nucleare, in tal senso, è un’utile ed ulteriore cartina al tornasole per riscontrare la dipendenza coloniale dagli USA.

A chi intendesse informarsi su altri aspetti non meno rilevanti della questione, segnaliamo :

"Dal petrolio al nucleare: analogia di una dipendenza. Proposte per un’indipendenza energetica nazionale";

"A volte ritornano. Mistificazioni sul nucleare. Intervista ad Angelo Baracca"

entrambi pubblicati sul n. 24 della rivista (cartacea) "Indipendenza". Gli interessati contattino la redazione a : info@rivistaindipendenza.org

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Lug 20

MAFIA E SANITA’

Nei giorni in cui ricordiamo gli EROI NAZIONALI Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti i sevitori dello stato martiri del cancro mafioso NON DIMENTICHIAMO che…………..

Il settore della sanità non è sfuggito alla logica perversa e dirompente della criminalità organizzata. Anzi, per certi versi, costituisce una "postazione privilegiata" da cui poter osservare lo sviluppo del sistema mafioso, la sua espansione dal mondo rurale alla "borghesia mafiosa delle professioni", il suo progressivo insinuarsi e radicarsi nella società, dapprima adeguandosi e poi distorcendo a proprio favore lo sviluppo economico. E’ quanto emerge dallo studio condotto dall’Alto commissario anticorruzione, Gianfranco Tatozzi , sulle infiltrazioni nella Pubblica amministrazione della criminalità organizzata.

Nel dossier emerge che la possibilità di infiltrazione si registra in vari casi: dalla gestione dei fondi per le spese sanitarie, alle assunzioni di affiliati alla mafia all’interno delle strutture sanitarie, alla gestione di appalti di servizi. Un dato importante riguarda la Campania che ha il triste primato di aver avuto la prima Asl sciolta per infiltrazione camorristica, ossia l’Asl Napoli4 di Pomigliano d’Arco. Critica anche la situazione in Calabria, dove la capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta nella collettività e il suo farsi istituzione è particolarmente significativa.

In Sicilia, dopo la fase stragista di Cosa nostra, i vertici mafiosi siciliani hanno seguito il cosiddetto "modello Provenzano", cioè un’azione silente ma supportata da una fitta rete di rapporti.

Un caro saluto da Michele Iannelli

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Lug 20

Noi donne in allarme.

E’ così che il nostro genere deciderà "liberamente"?

Distinguiamo.  Le "mozioni" sono procedure parlamentari che soddisfano la persona o il partito proponente, ma difficilmente contano per realizzarne i presupposti.  Se, poi, vertono su questioni internazionali, difficilmente si attuano. Infine, se in Europa o all’Onu, si ricordano di Buttiglione è perché il candore della sua difesa aprioristica delle posizioni vaticane gli costò il voto contrario dell’Europarlamento sia per la rappresentanza nella Commissione giustizia sia per la vicepresidenza dell’istituzione (non era mai successo e non successe più).

Precisato questo, il discorso sull’aborto va ripreso e aggiornato, anche perché questo governo è disposto a tutto pur di tenersi buona la chiesa cattolica e sui problemi di genere le donne sono di solito sole. Che la Chiesa sia, in linea di principio, contro l’aborto è perfino un’ovvietà.

Anche noi donne saremmo contrarie, se non fosse che siamo noi a trovarci "nei guai"; ma anche il nostro principio si evidenzia nella legge che legittima la pratica abortiva nel contesto della "maternità libera e responsabile". Questo è il punto su cui gli uomini, né laici né religiosi, intendono ragionare. Benedetto XVI ragiona nel modo che Gesù, attribuendolo a scribi e sacerdoti che scaricano i fardelli sulle spalle dei poveri, chiamò ipocrita.

Infatti, in primo luogo fa conto di ignorare che - lo dicono i dati Onu riferiti da Amnesty International - "nei paesi in via di sviluppo ogni anno vengono eseguiti sino a 19 milioni di aborti clandestini che causano la morte di circa 68.000 donne".  In secondo luogo non tiene conto di un ragionamento semplice per eliminare definitivamente gli aborti: escludendo i cattolici, tenuti - sempre in dubbia linea di principio - all’alternativa della castità, almeno ai non praticanti si dovrebbe dire che, quando due decidono di avere un rapporto - coniugale, libero, mercenario - si chiedano se sono disposti alla conseguenza riproduttiva e, se la risposta è "no", decidano se si protegge l’uomo o la donna.

Non a caso ai tempi dell’enciclica Humanae vitae il primate tedesco sostenne, contro Paolo VI, la possibilità della contraccezione. Oggi, però, gran parte di queste considerazioni ha perso valore. Infatti, se non è finito l’aborto, sono definitivamente finiti (forse restano per le cinesi, le straniere di cui non si sa quasi nulla) i ferri da calza e il prezzemolo dei miserabili che eravamo.  Funziona la legge e funzionano i privati, anche obiettori: 500 euro più o meno tutte possono trovarli. Ma dovremmo renderci conto che è cambiato il clima culturale e una riforma della legge potrebbe non incontrare tante contestazioni. Le ragazze non si allarmano se non quando non c’è più rimedio preventivo e i giovani maschi e femmine, anche spregiudicati, restano ignoranti.

In Inghilterra per evitare le gravidanze precoci mettono i preservativi alle medie, come se fosse una cosa educativa. Il problema resta e le pillole del giorno dopo e abortive sono "la soluzione" di fatto, ma escludono i ragionamenti "di genere". Le donne eviteranno di sentirsi in colpa perché "non sapranno", ma la civiltà dei rapporti e la femminile "libertà responsabile" resteranno occultate in una nuova forma di solitaria clandestinità. E’ così che il nostro genere deciderà "liberamente"?

di Giancarla Codrignani

www.womenews.net

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Lug 20

Animali (e umani) soffocati dal cemento

Venti ettari di Pianura Padana in meno ogni giorno: il terreno viene "mangiato" a poco a poco ma inesorabilmente dalle costruzioni. La denuncia è di Legambiente. La superficie a cemento per ogni cittadino è di 581 ettari in Friuli e Venezia Giulia, 456 in Emilia Romagna, 310 in Lombardia, e 296 in Piemonte. La Lombardia ha il record dell’estensione dell’area urbanizzata, 288 mila ettari di terreno, pari al 14% del terreno totale e al 55% di quello pianeggiante. Negli ultimi 15 anni, lo si apprende facendo un confronto tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005, in Italia sono spariti più di 3 milioni di ettari di superfici libere da costruzioni e infrastrutture, un’area più grande del Lazio e dell’Abruzzo messi insieme. Circa 2 milioni di ettari erano superfici agrarie. Dal 1950 ad oggi abbiamo perso il 40% dei territori liberi nel nostro Paese e l’Italia è al primo posto in Europa per la produzione e il consumo di cemento armato, 46 milioni di tonnellate l’anno.

Le cifre parlano da sole eppure non bastano. Basti pensare alle molte reazioni positive che si sono registrate nel "bel Paese" all’annuncio del nuovo "piano casa" del governo Berlusconi, che prevede la possibilità di ampliare del 20% gli edifici esistenti. Le proteste del mondo ambientalista sono subito state rimpiazzate delle "normative" che ogni regione ha varato per poter superare i limiti e le costrizioni imposte dai piani urbanistici. In modo assolutamente bipartisan, e con la parola d’ordine della semplificazione, le varie assemblee regionali hanno accolto la nuova opportunità di cementificare ed occupare territorio. Tutto questo si tradurrà in un’ulteriore antropizzazione dei territori. E gli animali?

Già, gli animali selvatici, quelli che sono sfuggiti fin qui alla caccia legale e illegale, alle automobili, ai veleni di diserbanti e pesticidi, all’annientamento delle nicchie ecologiche distrutte dalle grandi estensioni della coltivazione meccanizzata, ai cambiamenti climatici prodotti dall’attività umana? Dove stanno andando a cercare rifugio, a riprodursi, a vivere? Va considerato che, oltre a distruggere il paesaggio e ad incidere sulla produzione di Co2, le nuove colate di cemento vanno a sottrarre spazio agli altri abitanti della Terra, quelli che non hanno possibilità di far valere le proprie ragioni. Le cosiddette nicchie ecologiche si riducono sempre più, costringendo gli animali in spazi sovraffollati nei quali li uccide lo stress e la mancanza di cibo. La sovrappopolazione porta con sé la consueta pretesa di abbattimenti selettivi da parte delle associazioni venatorie e la richiesta di risarcimenti da parte degli agricoltori danneggiati nelle coltivazioni. La domanda sorge spontanea: dove dovrebbero andare questi animali a cui togliamo ogni anno qualche migliaio di ettari di territorio? Non per nulla, lupi, cervi, caprioli, ma anche donnole, tassi, lepri, ghiri, scoiattoli e addirittura ricci sono ormai animali a rischio di estinzione. Naturalmente quelli di "interesse venatorio" verranno rimpiazzati attraverso i ripopolamenti per mano umana, che ripropongono all’infinito il problema del sovrannumero. Gli altri invece scompariranno lasciando forse il posto a sontuosi ampliamenti, magnifiche verande, spaziosi terrazzi, dai quali potremo affacciarci per vedere nuovi balconi, nuove terrazze e nuove verande.

Enrico Moriconi

Liberazione

16/07/2009

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Sep 09

I prodotti Herbalife possono agevolare lo snellimento o la perdita di peso, se inseriti nell'ambito di una dieta ipocalorica controllata. Anche se alcuni prodotti Herbalife possono essere utilizzati in sostituzione di un pasto, essi non sono tuttavia destinati ad essere usati come sostituti dell'intera dieta di una persona, e dovrebbero essere integrati da almeno un pasto completo quotidiano.
I prodotti sono notificati al Ministero della Salute. La notifica non implica accettazione, da parte del Ministero della Salute, di qualsivoglia messaggio a carattere pubblicitario.
I prodotti non sono medicinali e non sono trattamento o cura di malattie.

Tutti o quasi, sanno che lavorare da casa è oggi in una fase di forte evoluzione e intraprendenza.
Fino a qualche anno fa una famiglia poteva vivere agiatamente in presenza di uno stipendio, ora è diventato molto difficile anche con due e le cause di questo fenomeno sono molteplici.
In primis aumenta di anno in anno il costo dei beni di prima necessità, chi fa la spesa tutti i giorni lo sa, anche le spese mediche, i trasporti e molti altri servizi aumentano generalmente di più di quanto aumentano i nostri stipendi. E c'è anche un altro motivo.
Per questo motivo Herbalife propone un sistema di lavoro da casa particolarmente utile ed efficace: provare per credere!

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale »

Lug 20

Usa? Finto green

A L’Aquila è da poco terminato il G8 e i commenti, come spesso accade, divergono in merito all’importanza dei temi affrontati e degli obiettivi raggiunti. Affaritaliani.t ha chiesto a Vittorio Agnoletto, medico milanese ed europarlamentare uscente per Prc/Sinistra europea, di fare un bilancio del vertice. A partire dall’utilità o meno di tali eventi.

"Ci troviamo ormai di fronte a una fiera della vanità", risponde Agnoletto, che aggiunge: "Si è fatto solo un turismo in mezzo al terremoto e nient’altro". A fronte di tante promesse non si è ottenuto in concreto nulla secondo l’eurodeputato. "La cosa più vergognosa dal mio punto di vista riguarda le promesse fatte all’Africa, quando nulla è stato rispettato degli impegni precedenti. Al termine dell’incontro Fao del 2008 si decise di stanziare aiuti per 15 miliardi di dollari, ma ad oggi sono stati stanziati effettivamente meno di un quinto di tali fondi".

Nello stesso periodo, tuttavia, Usa e Ue "hanno stanziato 96 miliardi a favore di multinazionali operanti nel settore dell’agricoltura". Un sistema reso ancora più perverso dall’intreccio tra sussidi all’agricoltura ed EPA (gli Economic Partnership Agreements siglati tra la Ue e i paesi dell’Africa, Caraibi e Pacifico): "a causa dei prezzi troppo bassi dei prodotti agricoli europei, figli di tali politiche, l’agricoltura africana è stata messa in ginocchio" spiega Agnoletto, aggiungendo: "Inutile poi fingersi sorpresi che molti terreni in Africa siano stati acquistati dalle grandi multinazionali". In più i "grandi" del mondo continuano a soffrire di un particolare strabismo: ribadiscono il loro "no" al protezionismo, praticato quasi esclusivamente dai paesi meno sviluppati nel tentativo di difendere le proprie produzioni, mentre non dicono nulla contro i sussidi, di cui beneficiano le aziende dei paesi ricchi.

Se poi si guarda alle promesse fatte e a quanto mantenuto, l’Italia, ricorda Agnoletto, "destina alla cooperazione lo 0,13% del Pil, contro lo 0,7% indicato come obiettivo entro 2015. E se nel 2005 in Scozia si era stabilito di versare contributi pari a 25 miliardi di dollari l’anno, finora il totale stanziato non supera i 7 miliardi, con l’Italia che ha effettivamente stanziato appena il 3% di quanto promesso all’epoca".

Il discorso non cambia molto se si passa dalla cooperazione in campo agricolo-alimentare alla lotta contro l’Aids. "In questo caso l’Italia deve ancora stanziare i 130 milioni previsti per 2009 come contributo al fondo per la lotta contro Aids, malaria e tbc". Insomma, al di là delle fanfare "il Sud del mondo viene preso in giro".

Come fare allora a rendere vincolanti le promesse solenni assunte dai grandi in questi vertici internazionali? Agnoletto propone un sistema di enforcement: "Occorre un sistema che in caso di mancati versamento degli aiuti promessi faccia scattare compensazioni proporzionali". In sostanza la differenza tra quanto promesso e quanto effettivamente versato dovrebbe essere compensata da una cancellazione automatica proporzionale dei crediti che ciascun paese ricco vanta nei confronti di una lista di paesi poveri.

Un’ultima battuta Agnoletto la riserva al capitolo clima: "Parlare di obiettivi al 2050 è semplicemente vergognoso" visti i cambiamenti di governi, legislazioni, modelli culturali ed economici di riferimento che saranno possibili da qui ad allora. Il governo italiano, per l’eurodeputato, ha poi una posizione bifronte: "Qualche mese fa il governo ha mandato i suoi ministri a Bruxelles per cercare di bloccare la Direttiva 20-20-20, mentre ora fa ripartire il nucleare". Non cambia dunque, al di là dei proclami, il modello energivoro che ha già mostrato tutti i suoi limiti con la crisi attuale, "il G8 non modifica nulla in questo senso, non ha indicato alcuna direzione o strategie diverse rispetto a quelle del recente passato".

Parlando di protagonisti del vertice, qual è l’impressione di Agnoletto riguardo il presidente statunitense Barack Obama, che alcuni ritengono un leader di rottura e altri il "volto buono" delle lobby economiche e finanziarie statunitensi? "

"Obama non è un dio", risponde l’eurodeputato, "si possono condividere alcune scelte e non altre. A noi sta bene la sua politica di distensione in Iran, non altrettanto quella in Afganistan o Iraq, anche se da qualche segnale sembra che Obama stia cercando di invertire scelta anche in quest’ultimo caso rispetto al suo predecessore". Per Agnoletto sono "interessanti le modifiche intervenute nelle politiche sociali interne agli Usa, ma non si sono visti segnali sufficienti per quanto riguarda la politica estera, si veda anche quanto accade in vicende come quelle della base di Vicenza, che è legata alla politica verso l’Africa".

Se su Obama il giudizio è almeno su alcuni temi positivi, le è parso che dal G8 de L’Aquila siano usciti alcuni risultati di un qualche interesse o altrimenti cosa avrebbe voluto potesse emergere a fine meeting?

"No, questi vertici vanno semplicemente cancellati, non possono produrre nulla di buono. Da un lato sono un residuo del passato, dall’altro il problema è l’ambito in cui si discutono politiche economiche e finanziarie".

Ampliare la discussione dal G8 al G20 potrebbe forse cambiare qualcosa?

"Anche ampliando il "club" si otterrebbe probabilmente una rappresentazione più realistica, ma non si risolverebbe il problema di una reale democrazia per quanto attiene alle scelte dell’umanità". Meglio piuttosto puntare su organismi come l’Onu, che seppure non perfetti paiono "in grado di garantire una maggiore partecipazione e il coinvolgimento di vari settori della società mondiale". Vertici come il G8 "sono solo l’altra faccia di quella che io chiamo la triade del male: WTO, Banca mondiale e Fmi. Sono queste le strutture da cambiare se si vogliono ottenere reali cambiamenti".

Affaritaliani.it, intervista di Luca Spoldi

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Vittorio Agnoletto a Omnibus, La7

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale

Lug 20

L’ Agenzia delle Entrate  sta diffondendo le istruzioni, on line ed in cartaceo, per l’utilizzo ed i vantaggi della registrazione dei contratti di locazione  via web.

La procedura " Locazioni web" integra il servizio di registrazione telematica dei contratti, già attiva da 8 anni, consentendo di portare a termine tutti gli adempimenti senza necessità di scaricare o installare alcun software.

Il proprietario ed il conduttore di un immobile, sono tenuti, entro 30 giorni, a registrare il contratto di locazione e quindi pagare la relativa imposta sul canone pattuito (imposta non inferiore ad Euro 67,00).
Per i contratti di durata pluriennale, il pagamento può essere effettuato di anno in anno oppure in un’ unica  soluzione.

Resta comunque valido il "tradizionale"  recarsi di persona in un ufficio delle Entrate. Solo per chi possiede 100 immobili è obbligatoria la registrazione web.

                    Per  info  mail tofisco-blog@libero.it

fonte: http://blog.libero.it/Contabilizzando » Vai al post originale