di FEDERICO PACE
Alla fine del 2009 il numero di persone che nel mondo avranno perduto il lavoro, dal 2007, potrà arrivare a toccare i 51 milioni. Per un totale di “senza lavoro” sul pianeta che potrebbero raggiungere, nel complesso, i 230 milioni. Con altre 200 milioni di persone, soprattutto nelle economie in sviluppo, sospinte verso condizioni di povertà estrema. I numeri sono quelli del Rapporto annuale “Tendenze Globali dell’Occupazione” dell’Organizzazione internazionale del lavoro presentato oggi a Ginevra. La crisi di questi mesi, pari solo a quella degli anni ’30 del secolo scorso, rischia di aggravarsi e di coinvolgere un numero crescente di persone.
“Dati realistici e non allarmistici”, hanno tenuto a precisare gli esperti dell’Ilo. Così se è vero che nel 2007 il tasso di disoccupazione era il 5,7 per cento, nel 2008 la quota di lavoratori senza impiego che cercavano un posto ha toccato il 6 per cento e a fine 2009 rischia di arrivare fino al 7,1 per cento. Una crescita rapida e senza freno. Le imprese in ogni parte del mondo hanno smesso di assumere. E tante, già da qualche mese, hanno cominciato a licenziare. Ma gli autori del rapporto evidenziano come ci sia da attendersi anche che molti di quelli che riusciranno a mantenere un posto, ci riusciranno a condizioni peggiori. E non solo in termini retributivi. Juan Somavia, direttore generale dell’Ilo, ha sottolineato come siano necessarie azioni “più decise e coordinate su un piano internazionale per scongiurare una recessione sociale globale”. Per questo ha chiesto che in occasione del prossimo G20, che si terrà a Londra il 20 aprile, si trovi un accordo sulle misure per promuovere “investimenti, obiettivi di lavoro dignitoso e di protezione sociale”.
Quello che sta succedendo è ormai sotto gli occhi di tutti e sta toccando da vicino molti di quelli che fanno parte della popolazione attiva. Da un lato, la crisi ha spinto, e sta spingendo, spiegano dall’Ilo, un crescente numero di imprese a prendere decisioni mirate alla riduzione dei costi operativi che includono il rinvio di investimenti e la riduzione della dimensione della forza lavoro. Dall’altro, i consumatori, divenuti incerti riguardo le proprio condizioni economiche o perduto l’impiego, si trovano impossibilitati a sostenere gli stessi livelli di spesa. Una specie di spirale negativa. Gli effetti sul mercato del lavoro e sulla società, tengono a sottolineare da Ginevra gli esperti dell’Ilo, dipenderanno dalla efficacia delle misure che verranno prese dai governi e dal tempo che l’economia globale impiegherà per “trovare un percorso verso una crescita sostenibile e socialmente equa”.
Crescita e occupazione: tre scenari. Data l’incertezza e le variabili in campo, l’Ilo questo anno ha costruito tre diversi scenari che risentono delle diverse stime della crescita economica e dell’impatto di questa sull’occupazione. Non passa giorno, da qualche mese a questa parte, che istituti internazionali ed esperti rivedono al ribasso queste cifre. Per primo il Fondo monetario internazionale. Nel primo scenario, più ottimistico, se l’economia globale crescesse a un tasso del 2,2 per cento (come previsto a novembre 2008 dal Fondo monetario) il tasso di disoccupazione nel 2009 dovrebbe toccare il 6,1 per cento con un numero complessivo di senza lavoro pari a 198 milioni unità. Questo vorrebbe dire che rispetto al 2007 la crescita del numero dei disoccupati sarebbe di 18 milioni. Purtroppo però il Fondo monetario già a dicembre 2008 ha annunciato che per il 2009 la crescita del 2,2 per cento sarà difficilmente raggiunta.
Più realistico quindi rivolgere lo sguardo altrove. Il secondo scenario prefigurato dall’Ilo che si basa sulle proiezioni della relazione storica tra la crescita economica e il tasso di disoccupazione in tempi di crisi. In questo caso il tasso di disoccupazione a fine 2009 toccherà il 6,5 per cento con un aumento dello 0,8 in termini percentuali rispetto al 2007. Questo vorrebbe dire quantificare in 30 milioni il numero di lavoratori che si sono ritrovati senza un impiego.
Ma cosa può succedere se l’involuzione della crescita economica dispiegherà i suoi peggiori effetti sull’occupazione di tutti i paesi coinvolti dalla crisi? In questo caso allora il tasso di disoccupazione mondiale raggiungerà il 7,1 per cento E nelle economie sviluppate toccherà il 7,9 per cento. Nel complesso, saranno così 51 i milioni di persone senza un impiego.
La povertà e i lavoratori
Ma il tasso di disoccupazione da solo non basta a descrivere le conseguenze che la crisi può avere sulle società del pianeta. Soprattutto nelle economie in sviluppo. Qui il segmento dei “vulnerable workers”, uomini e donne impiegate in attività famigliari o in proprio, dovranno misurarsi con condizioni di lavoro sempre più svantaggiate. Secondo i dati resi noti dell’Ilo, una persona su due si ritrova ad essere vulnerabile e coinvolta in impieghi di bassa qualità, con un rischio elevato di non avere tutele mentre si è privi di previdenza sociale e di alcun diritto sul lavoro.
Gli scenari suggeriscono poi che la quota dei lavoratori “poveri”, quelli che guadagnano meno di due dollari al giorno, rischia di crescere di una proporzione compresa tra l’1,5 per cento e il 4,8 per cento ( vedi tabella). Qualora si avverasse questa ultima ipotesi, vorrebbe dire ritornare alla situazione in cui più della metà della forza lavoro globale sarebbe disoccupata o costretta in condizioni di estrema povertà.
LA CRISI E IL MONDO DEL LAVORO:
I tre scenari del Rapporto dell’ILo
INDICE DI POVERTA’:
I lavoratori sotto i 2 dollari al giorno
fonte: data.kataweb.it » Vai al post originale