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Giu 30

AVVERTIMENTO DELL’UNIONE EUROPEA AL GOVERNO ITALIANO

La legge 8.7.1986 n.349 in materia di danno ambientale e sull’applicazione delle norme ambientali comunitarie prevede che le associazioni possano intervenire davanti alla giustizia amministrativa per verificare o chiedere l’annullamento di atti non congrui con le norme ambientali vigenti. Uno strumento importante, dunque, per i tanti gruppi, dai comitati cittadini ai sodalizi, fino alle associazioni e alle Ong, che si occupano di ambiente e difesa del territorio.

L’attuale governo ha però pensato bene di modificare proprio l’articolo 18 che prevede questa possibilità per i cittadini: per velocizzare la realizzazione delle opere messe in discussione dai cittadini, si vuole impedire che la giustizia amministrativa possa deciderne appunto la sospensione.

E, cosa ancora più grave, si introduce il risarcimento penale del danno ai committenti dei lavori in caso di esito negativo del ricorso: ovvero se il comitato di cittadini o l’associazione perde il ricorso alla giustizia amministrativa dovrà pagare il danno a chi realizza l’opera! Una lotta assolutamente impari, e dunque un enorme deterrente lesivo delle libertà dei cittadini: chi si metterà più contro le grandi imprese che realizzano opere pubbliche e private dannose per l’ambiente, chi avrà il coraggio di denunciare un’azienda col rischio poi di risarcire danni ingenti? Ad oggi questa modifica è una proposta di legge, presentata alla Camera lo scorso marzo.

Come eurodeputati del Gue siamo intervenuti con un’interrogazione parlamentare alla Commissione Europea. La risposta, molto incoraggiante, ci è giunta pochi giorni fa. L’esecutivo europeo specifica in primo luogo che, essendo cominciato relativamente da poco l’iter legislativo del testo in questione, non può esprimere un giudizio netto su un documento il cui contenuto potrebbe evolversi.

Ma, ciò detto, segnala anche che l’Italia ha ratificato la Convenzione di Aarhus, citata anche nel testo della nostra interpellanza: si tratta di una convenzione stipulata nel ’98 (in vigore dal 2001) sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale.

Quell’accordo partiva dall’idea che un maggiore coinvolgimento e una più forte sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei problemi di tipo ambientale conducesse a un miglioramento della protezione dell’ambiente. Ed è esattamente il tipo di coinvolgimento che vede in prima linea il popolo No Tav contro la Torino-Lione, i comitati No Dal Molin, chi si oppone al Ponte di Messina o al Mose, i cittadini che lottano contro i rigassificatori, solo per citare alcuni esempi tra i più noti delle battaglie ambientaliste nate «dal basso» nel nostro Paese, negli ultimi anni.

Dunque la Commissione lancia un primo avvertimento: l’Italia ha firmato la convenzione di Aarhus, non potrà esimersi dal rispettarla. L’esecutivo aspetterà quindi al varco l’esito definitivo della modifica alla legge italiana voluta dal governo Berlusconi; nel frattempo le associazioni potranno mettere in guardia il legislatore, sul fatto che non si potrà prescindere dal richiamo alla coerenza alle norme Ue esistenti e ratificate.

Tanto più che proprio la Commissione europea in una comunicazione al Consiglio e al Parlamento del novembre 2008, riconosceva come indispensabile e positiva l’attività dei comitati dei cittadini e delle associazioni a tutela delle norme ambientali spesso disattese dagli Stati membri. «I cittadini – dichiarava la Commissione - sono spesso i primi a notare le attività che violano la legislazione ambientale derivata dalla normativa comunitaria, ad esempio lo smaltimento in discariche abusive o lo scarico di sostanze inquinanti nelle acque. Indicatori importanti dell’adeguatezza dell’applicazione sono la rapidità e l’efficacia dell’intervento ufficiale una volta che le autorità sono state avvertite. Gli Stati membri possono incoraggiare i buoni rapporti istituendo ad esempio numeri di telefono riservati,

procedure di trattamento delle denunce, organismi di controllo dell’applicazione e mediatori». Come dire, il governo è avvertito: da parte nostra non mancheremo di seguire con attenzione l’evolversi di quest’attacco (l’ennesimo, con Berlusconi) al diritto dei cittadini di mettere in discussione e monitorare l’operare dell’esecutivo in materia di infrastrutture, opere e interventi che possano ledere l’ambiente.

Vittorio Agnoletto

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale





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