Provocazione ignobile e funesta: «Carissimo Zù Totò, pensaci tu»
Ci sono notizie di cui non vorremmo mai occuparci. Chiariamo subito che non si tratta né degli orrori di qualche sito pedopornografico, né degli ingaggi di qualche minorenne nel circo pedestre del premier.
Siamo costretti nostro malgrado a occuparci di una "lettera aperta" di un sedicente "Comitato Precari Invisibili e di Serie B": «lavoratori precari "storici" con mansioni di "ausiliari specializzati socio-sanitari operanti nei servizi socio-assistenziali", impegnati nella sanità pubblica presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Messina e in tutte le altre Asl messinesi».
La "lettera aperta" è stata inviata a Totò Riina, boss mafioso capo dei corleonesi rinchiuso in un carcere di massima sicurezza in regime di 41-bis, responsabile di vent’anni di stragi mafiose in terra di Sicilia e in Italia; vent’anni di "mattanza" conclusi con gli attentati del 1993 in cui ci lasciarono le penne non solo due magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche Francesca Morvillo, gli uomini e le donne delle rispettive scorte, e tanta gente comune che ha perso la vita nelle bombe intimidatorie con cui la mafia credeva di poter piegare la vita democratica dell’Italia, in via dei Georgofili a Firenze, o in via Palestro a Milano, o nei tentativi non riusciti a Roma,al Velabro, a San Giovanni, in via Fauro, allo Stadio Olimpico.
La "lettera aperta" di questi egregi signori sedicenti "precari storici della sanità in Sicilia" (e già questo è tutto un programma, per chi conosce le vicende siciliane, per capire di che precari possa trattarsi) è del tutto simile e parallela alla famigerata "bara" innalzata da certi sedicenti "operai edili" nelle manifestazioni e nelle provocazioni di piazza di vent’anni fa a Palermo, quando su quell’osceno tabbuto nero qualcuno scrisse che le istituzioni non danno lavoro e la mafia sì.
Questa lettera, «inviata con 3000 e-mail ai Sindacati della Triplice e autonomi; ai segretari provinciali, regionali e generali; ai politici locali, provinciali, regionali e nazionali; alle istituzioni comunali, provinciali, regionali e nazionali - precisano puntigliosamente i suggeritori che stanno dietro gli autori - e a tutti i ministri di competenza; al presidente della regione Sicilia e a tutti gli assessori; a tutte le aziende sanitarie, alla stampa, eccetera eccetera», comincia con un: «Carissimo Zù Totò».
Già questo fa rivoltare lo stomaco e tutti i visceri. E chissà quanto stupefatto sarà di questo ingrato compito che ci costringe oggi a occuparci di un tale scritto, il dottor Giuseppe Linares, capo della Squadra mobile di Trapani, appena qualche giorno fa preso di mira dai mafiosi di Matteo Messina Denaro, succedaneo locale dei Riina e dei Provenzano, che hanno scritto su un muro dell’autostrada la loro ennesima minaccia: «Più Capaci Meno Linares». Tanto per dire che mai, mai, in nessun momento, anche solo malauguratamente - per uno stupido incidente di percorso o per qualche manipolazione che andrebbe meglio individuata - può passare per la testa di qualcuno l’idea di rivolgersi a uno "scannatore" come Totò Riina per chiedere giustizia e diritti.
Solo gente politicamente stupida ed economicamente analfabeta (se di questo si tratta, e non altro) può far finta di non sapere che è proprio al di sotto della "linea della palma" - tanti anni fa individuata da Leonardo Sciascia, che non si sa in questo momento dove sia arrivata - dove le mafie allignano e hanno "storicamente" allignato, che si è "storicamente" avuto lo sviluppo più basso e precario, più assoggettato all’arbitrio e alla volontà dei mafiosi e dei potenti locali, in quel meccanismo perverso che lega le clientele ai ricatti elettorali, i favori ai vincoli, l’economia sana al racket.
E poi, cari "precari storici" della sanità messinese, nessuno può fare finta di non sapere come si entra in Sicilia negli ospedali, nelle università, e nel caso specifico al Policlinico dell’Università di Messina, anche solo nelle liste di ausiliari socio-sanitari a tempo determinato.
E se non di analfabetiismo economico, si tratta di stupidità politica. Perché nessuno può far finta di non sapere chi ha gestito la sanità in Sicilia, a meno che questo Zù Totò a cui si rivolgono i "precari storici" non sia Totò Riina ma Totò Cuffaro, medico, legato da antica amicizia a tanti bei medici mafiosi come Giuseppe Guttadauro, e a tanti imprenditori della sanità convenzionata come l’ingegner Ajello, il proprietario di Villa Santa Teresa di Bagheria dove è stato curato ben nascosto Binnu Provenzano, condannato a 14 anni per associazione mafiosa in primo grado di giudizio al processo per le "talpe in procura". Altro grandissimo amico di Totò Cuffaro.
Una stupidità politica di portata epocale, se impedisce di vedere che i responsabili del disastro in cui è piombato il mondo del lavoro sono i ministri della Funzione pubblica Renato Brunetta e del lavoro Maurizio Sacconi, che tutto stanno facendo per tenere fuori dalla stabilizzazione i precari del pubblico impiego, a cominciare proprio dalla scuola e dalla sanità.
Ma per i "precari storici" della sanità siciliana questi non sono, evidentemente, i responsabili delle loro condizioni di vita e di lavoro. Perciò si rivolgono a Totò Riina: per avere "giustizia", "lavoro", "diritti", "dignità", garantiti con altri strumenti: quelli della mafia.
Ed è così che giustizia, lavoro, diritti, dignità, smettono di essere tali e diventano un’altra cosa, che non possiamo e non vogliamo condividere.
Gemma Contin
Liberazione
30/6/09
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale