Razzismo o rispetto delle regole?
La bufera seguita all’approvazione “bipartisan” dell’ordine del giorno presentato dall’assessore provinciale all’istruzione di Vicenza, che, in sostanza, tenta di impedire che i posti vacanti di “dirigente scolastico” siano coperti da soggetti provenienti dal Sud, ha suscitato scalpore e indignazione.
Per contestare la decisione, sono intervenuti i massimi vertici del Pd, lo stesso Galan, il Governatore del Veneto, ha “preso le distanze” dal provvedimento e Miriam Mafai, attraverso le pagine de “La Repubblica”, ha rivolto un invito a non sottovalutare i fenomeni di apartheid in atto nella scuola pubblica.
Personalmente, non condivido le critiche e le contestazioni. Infatti, credo che - almeno questa volta - si possa oggettivamente ritenere di essere di fronte ad un grosso equivoco; dettato da un’insufficiente informazione e/o approssimativa conoscenza dei fatti.
Faccio una premessa.
Anticipo di aver sempre condiviso la posizione di coloro i quali ritengono che nel nostro Paese - di là da quanto determinato, nel corso degli ultimi anni, dalle posizioni (spesso) xenofobe e razziste della Lega Nord - è sempre stata sottovalutata, spesso esorcizzata e/o negata, la condizione di latente disprezzo e disistima che tanti nostri concittadini del Centro-Nord avvertono nei confronti dei meridionali.
Certo, fanno (sostanzialmente) parte di un innominabile (e vergognoso) passato quegli avvisi presenti a Bergamo, Varese, Modena (per esperienza personale), ecc, che recitavano pressappoco: ” Non si fitta a meridionali”; ciò nonostante, a mio parere, nulla ha mai dimostrato che si potessero ritenere, in assoluto, episodi e condizioni (ormai) completamente superate!
A questo riguardo, se qualcuno si era illuso che il dispregio e l’insofferenza manifestati nei confronti dei “terroni”, solo successivamente amplificati (politicamente) dalla Lega e dai suoi adepti, fossero stati definitivamente accantonati e sostituiti da un vero e proprio rigurgito razzista verso gli stranieri “di turno” - ieri gli albanesi e i romeni, oggi gli extracomunitari, specie se di colore o, addirittura, islamici - ha dovuto clamorosamente ricredersi.
D’altra parte, le cronache giornalistiche ne offrono quotidiane conferme; sarebbe sufficiente riportare il caso del bambino - figlio di meridionali residenti in provincia di Treviso - costretto a cambiare scuola perché regolarmente mortificato e deriso dai compagni di classe con l’appellativo di: ”Monnezza”!
Chiusa la parentesi, rispetto al caso in discussione, ribadisco che siamo di fronte ad una cosa ben diversa da una semplice (e scontata) manifestazione di antimeridionalismo.
In questo senso, se è vero - come, peraltro, chiaramente si evince dal primo articolo pubblicato da “La Repubblica” - che i posti attualmente disponibili in provincia di Vicenza, per la qualifica di dirigente scolastico, sono tali a seguito dell’“esaurimento” della specifica graduatoria regionale, c’è un primo elemento che finisce per essere determinante ai fini della discussione.
Secondo: se è vero, come il servizio giornalistico conferma, che i sopraccitati concorsi, banditi nel 2004, prevedevano - a livello regionale - che gli “idonei” potevano superare il numero dei posti messi a concorso al massimo del 10 per cento; se è altrettanto vero che in alcune regioni meridionali il suddetto limite fu completamente ignorato - con la conseguenza di arrivare a un numero di “idonei” ben superiore al massimo previsto - c’è un altro elemento da non trascurare.
Inoltre, se risponde a verità che, quando il governo Prodi consentì la c.d. “mobilità interregionale”, i posti vacanti nelle regioni del Nord furono già coperti con gli idonei meridionali in “sovrannumero” - perché eccedenti il limite del 10 per cento previsto dai bandi regionali - le critiche appaiono (oggettivamente) molto meno motivate.
Infatti, a questo punto, i timori dei consiglieri provinciali di Vicenza sono dettati dal legittimo timore che i 647 posti vacanti di dirigente scolastico - per i quali il ministero dell’Economia ha autorizzato la copertura - possano essere assegnati a coloro i quali, nel Lazio, Marche, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna, sono ancora presenti tra gli idonei delle vecchie graduatorie “gonfiate”, piuttosto che ridistribuiti tra tutte le regioni.
Alla luce di questi elementi, credo che parlare di ritorno all’apartheid ed evocare Rosa Parker sia, francamente, fuori luogo!
Mi pare abbastanza ovvio, invece, che, di là dallo stile e dalla forma - che (di norma) caratterizzano le iniziative dei “folcloristici” rappresentanti della Lega, più avvezzi ai “cori da osteria” (alla Salvini) contro i napoletani, che alla diplomazia - in questo caso sia stato posto un legittimo problema di rispetto delle norme.
In definitiva, ritengo condivisibile un intervento che consenta di evitare che, ancora una volta, siano penalizzati coloro i quali - in questo caso, le Regioni del Centro-Nord - hanno rispettato le norme, a vantaggio di Amministrazioni locali meridionali che, oggettivamente, hanno tanto da farsi perdonare in termini di rispetto delle procedure.
di Renato Fioretti
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale